Siamo un po’ tutti ibridi culturali, ma per favore la michelada NO!

Penso che una delle cose più belle di trasferirsi in via definitiva in un altro paese sia quella che la cultura del posto ti entra dentro e ti modifica. Almeno, questo succede se vivi concretamente nel nuovo paese e non ti sei rifugiato in una bolla di connazionali per evitarne il contatto. Così, lentamente diventi un ibrido. Questa ibridazione culturale è bellissima perché dimostra che la nostra identità è molto, MOLTO, elastica e dipende più dal nostro habitat che dalle nostre credenze che erroneamente consideriamo adamantine e infrangibili. Sei veneto solo perché sei nato e cresciuto in Veneto. Se fossi nato marocchino, saresti stato un orgogliosissimo Aziz, come dicono con ironia Los massadores nella canzone Jijo. Voglio stavolta scrivere su tutti i comportamenti ibridi che ho notato in me, e invito anche voi a dare il vostro contributo. La maggior parte dei lettori sono messicani in Italia o italiani in Messico ma ce ne sono altri che leggono da paesi differenti, sono curioso di conoscere la vostra esperienza. 
– Il tono e il ritmo della parlata, dipendono dal paese in cui avete passato più tempo ultimamente. Nel mio caso, ogni volta che torno in Italia mi dicono che sembro spagnolo. Questo si deve al fatto che se in Italia si becca uno che parla spagnolo, automaticamente è spagnolo. Anche per questo, tutti i cantanti di Reggaeton o merda affine vengono considerati cantanti iberici. Al visitare un amico che non vedevo da quattro anni, ho potuto parlare in dialetto ma lui mi ha confermato che il dialetto che stavo parlando…non era dialetto, perché il tono era completamente differente. 
– Cibi. Le pietanze e i pasti delle due culture convivono ma non si mescolano. Per esempio, di solito con mia moglie facciamo la colazione italiana e la cena messicana. Non è qualcosa che abbiamo deciso volontariamente, è più qualcosa che si impone con il tempo. La domenica la colazione è rigorosamente dolce, con cereali o fette biscottate e marmellata, e il pranzo e la cena sono sempre con le salse sulla tavola, e sono io a mettercele perché mia moglie quasi non mangia piccante. 
– i tabù alimentare delle due culture convivono invece di rompersi. Continuo a pensare con raccapriccio allo zio di mia moglie che ha messo aguacate (avocado) alla pasta al pesto che gli avevo preparato (mai più). Non mi farei mai un taco di soppressa, come non metterei mai (MAI) crema a qualsiasi pasta che preparassi, difetto che noto ogni volta che in Messico preparano la pasta. Sulla pizza la questione è differente. Se mangio una pizza italiana la mangio “all’italiana”, con olio e peperoncino in polvere al massimo (in pizzeria qui non si incontra quasi mai l’origano). Se mangio una pizza azteca o al pastor, ben volentieri ci metto Salsa Valentina. 
– i gesti si mescolano. Se in Messico uno fa o mi chiede una cosa assurda, gli faccio il gesto della manina, che fra parentesi è la gestualità italiana più famosa a livello internazionale, le dita riunite e la mano che si scuote leggermente avanti e indietro. Se attraverso la strada in Italia, alzo la mano a livello della faccia, insegnando il dorso all’autista che mi ha lasciato passare, è il gesto messicano per dire grazie. Non me ne frega niente del fatto che lui non capisca cosa voglia dire, lo faccio automaticamente e penso sempre in ritardo all’errore commesso. 
– insulti e imprecazioni creano un mix imbarazzante, comprensibile solo ai bilingue. Sparate come pinche puttaniere malparido, o fiol de na puta. Evito di scrivere le bestemmie ma anche lì c’è un sincretismo che potrei fare invidia all’Egitto tolemaico. Serapide spostati, lasciami passare. 
– alcune parole fortissime, veri fiori all’occhiello della lingua, sfondano le frontiere semantiche e idiomatiche e cercano il loro posto in tutte le conversazioni. Dallo spagnolo, parole come pinche o naco spingono per cercare di essere usate anche quando parlo italiano. Vorrei insistere con l’accademia della Crusca perché accetti in gran velocità la meravigliosa versatilità di pinche. Allo stesso modo, vorrei poter usare la parola furbo quando parlo in spagnolo, dato che non posso tradurla. E mi piacerebbe poter dire “me está tomando por el culo” perché dire che “me está viendo la cara” mi sembra troppo leggero. Però immaginatevi la reazione messicana all’ascoltare la prima espressione. 
– rimarranno pochissime abitudini alimentari quelle incompatibili o che non riescono a metter radice nella tua o altrui persona. Io considero ancora un’aberrazione ogni modifica che si faccia alla birra. Lasciatela in pace! Cristo, la salsa maggy NO! E nessuno che io conosca qui in Messico mangia la liquirizia con piacere. Sono battaglie perse. 
– anche gli istinti negativi, come il razzismo, diventano in qualche modo compatibili con la persona immigrata o in certa forma più “comprensibili”. Ho già scritto tanti articoli sul razzismo messicano, perché ora lo posso intercettare facilmente, però il fatto stesso che uso con frequenza la parola naco significa che sto disprezzando una persona per il suo modo di comportarsi (di solito alla guida) definendolo con un termine quasi etnico. Conosco anche dei messicani in Italia che sono diventati razzisti “all’italiana”, chi ha orecchie per intendere intenda!
– per ultimo, il tema più importante. La tua personalità stessa cambia. Non è solo questione di cucina e lingua, è proprio un’altra forma di vivere la vita. Trasferendomi nella capitale, non mi è toccata la versione soft del Messico, quella che sempre viene idealizzata, tipo trovare il gusto di vivere in tutto, mantenere la calma e il contegno, poter scherzare su ogni tema, pure la morte. So che in cinque anni sono diventato più aggressivo ma anche più consapevole delle mie capacità. Mi stresso come sempre ma questa volta vedo risultati e digerisco le piccole e grandi tragedie con una resilienza che mi sorprende, almeno finché non sono in famiglia! Quando mia mamma ha sbagliato uscita in autostrada, rischiando di farci perdere il volo, sono sclerato come d’abitudine!
Se dovessi tornare in Italia a vivere, sono sicuro che la versione messicana di Denis mi sarebbe molto utile. 

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La comodità di avere eroi della patria

Tutti i paesi del mondo, o almeno, tutti quelli di cui ho conoscenza, funzionano con un concetto artificiale che è la nazione. 

Non voglio che questo articolo si trasformi in un saggio di filosofia politica o in una sparata di antropologia politica, perché non ho il tempo di farlo e soprattutto non ne ho la capacità, ma magari posso lasciare qualche idea per farvi pensare mentre bevete il caffè. 

Siamo un gruppo (ora numeroso) di animali, sparsi ormai sull’intera superficie asciutta di questo pianeta. Le differenze genetiche sono minime, questo ci identifica come un’unica razza. Se volete fare una prova empirica, basta vedere le coppie “multirazziali” (concetto stupido già in partenza): se un uomo e una donna provenienti dalle parti opposte del pianeta possono avere un figlio sano e fertile anch’esso, significa che non sono di due razze diverse. Per lo stesso motivo, sarebbe stupido continuare a parlare di “razze di cani”. Mettete insieme una Chihuahua e un pastore tedesco e avrete una cucciolata sana e una madre sventrata ma felice. 

Bene, quest’ideale di unità è ancora più chiara se visto da satellite. Il pianeta è cosparso di montagne, oceani, fiumi. Pochissime volte le frontiere geografiche coincidono con le frontiere politiche di un paese. Diteglielo all’Irlanda del Nord. Così, gli ultimi quattromila anni di storia scritta ci hanno insegnato delle divisioni artificiali fra un “noi” e un “loro” comodo ma difficile da giustificare. All’inizio magari era un semplice al di qua e al di là del mare, poi una differenza nel nome che si usava per definire l’invisibile, poi una differente maniera nell’esprimersi, nel gesticolare. Il tribalismo è un concetto visibile in tutta la storia del mondo. Questa divisione culturale, squisitamente umana, ha avuto una nuova arma con la nascita del concetto di nazione. Che diavolo è una nazione? Normalmente è un gruppo di persone accomunate da una lingua, un territorio, una storia in comune. Chiaro che i limiti si possono stiracchiare finché volete per poter farci stare dentro chi preferite. Così, abbiamo la nazione palestinese (senza territorio) o la nazione Svizzera (con tre lingue) o la freschissima nazione del Montenegro che ancora non ha una storia nazionale semplicemente perché era parte del più grande percorso della penisola balcanica. Cosa importantissima per definire una nazione è che le altre nazioni la riconoscano. Cioè, è autopoietico! Sono nazione se un’altra nazione dice che lo sono. E così si spiegano i vari tentativi indipendentisti, come la Catalogna, che non sarà nazione finché la nazione in cui si trova (la Spagna) la riconosca come…nazione. 

 

Questo concetto di identità nazionale ha bisogno per forza di cose su cui puntellarsi, perché fa acqua da tutte le parti, ed ecco entrare in campo gli eroi nazionali. Sono facilissimi da identificare, perché li potete trovare sulle monete, sulle vie e sulle piazze. Nel caso messicano, il pantheon è un’accozzaglia di persone prese da 700 anni di “storia patria”, mescolando vinti e vincitori e creando una linea continua che esiste e esisteva solo nella testa di chi è al potere e vuole indottrinare il popolo. Abbiamo quindi gli eroi che si vedono e ripetono nella toponomastica e nelle banconote: Nezahualcoyotl, Benito Juarez, Sor Juana, Miguel Hidalgo, Morelos, Zapata, Madero…poi qualche decina di rivoluzionari, che quasi tutti i messicani conoscono solo di nome. Meno presente avete Francisco (Pancho) Villa, forse per la componente violenta del suo personaggio, anche se viene nominata in suo onore la stazione Division del Norte, la truppa che lui comandava. 

Effettivamente ci sono due enormi, ciclopici assenti. Li indovinate? Hernan Cortez e Porfirio Diaz. Ora, se vogliamo creare un punto di origine del Messico attuale, questo è proprio la Conquista. Cortez ne è il protagonista indiscusso. Allora, perché si evita? Credo sia abbastanza evidente, perché sarebbe come celebrare un massacro. Eppure, noto a volte una certa tendenza a “angelicare” gli aztechi o a rendere più buono un bando. Le uniche opere che ho visto in cui si dimostrava l’estrema violenza e ingiustizia di tutti e due gli schieramenti, sono dei quadri di Orozco che sono nel museo Carrillo Gil. Lì si possono vedere dei demoni battersi fino alla morte. Non vien voglia di tifare proprio per nessuno. 


Quindi, Cortez non si celebra perché è un distruttore di mondi. Sì, peccato che senza di lui il Messico non esisterebbe come oggi noi lo conosciamo. 

Passiamo a Porfirio Diaz. Questo presidente messicano è, a titolo di fatto, un dittatore, cioè un politico che non ha mai voluto rinunciare alla suprema carica istituzionale e perciò viene (giustamente) mal visto da un paese che (si dichiara) democratico. Ciononostante, più che a un despota Neroniano io lo paragonerei a un Ottaviano Augusto. Il Messico che Porfirio ha plasmato è un paese sorprendente, con un’industria in crescita, numerosissimi contatti diplomatici e intese soprattutto con la Francia (non per nulla Porfirio scappò e morì proprio a Parigi). La ferrovia si stava sviluppando, e il progetto fu abbandonato solo alla caduta del Megapresidente. Per invogliare artigiani abili, si organizzarono dei bandi a livello mondiale e questo portò alla migrazione di piccole comunità europee sul suolo messicano (vedi Barcellonette e Chipilo). Questa fu una spinta per l’attività artigianale e industriale grazie alle tecniche che gli artigiani portavano inevitabilmente con sé. Era un paese che cercava di stare al passo con il ruggente secolo che stava terminando, e quasi ci riusciva. Però non voleva cedere il potere. Se è per questo, neppure Benito Juarez voleva farlo, però la sua figura pubblica ha avuto un destino ben differente. 

Cosa differenzia un rivoltoso, un eroe e un martire? Il rivoltoso comincia una ribellione che viene schiacciata. L’eroe comincia una ribellione che rovescia il potere e crea una nuova storiografia autocelebrandosi. Il martire fa una ribellione, muore, poi altri con idee simili riescono a vincere e lo “ripuliscono”, strumentalizzando la sua morte e trasformandolo in puntello per il nuovo governo. Da questo punto di vista, politica e religione possono avere delle coincidenze inquietanti. 

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Elezioni nell’Edomex, ridiamo per non piangere

In Messico due settimane fa ci sono state le elezioni “provinciali”, diciamo che alcuni stati della Repubblica dovevano votare le giunte e il governatore del proprio territorio. Cercate sempre di ricordare che il sistema politico messicano e quello italiano sono differenti e gli Stati messicani hanno più potere legislativo delle regioni italiane. 

Fra gli Stati che avevano le elezioni c’era anche l’Edomex, lo Stato del Messico. Questo Stato circonda quasi completamente la capitale ed è cruciale per tutta la repubblica. Non solo per la sua centralità o il numero di abitanti, ma anche perché è una cartina tornasole dell’opinione politica nazionale. Come dire, chi vince nell’Edomex, vince nella Repubblica. 


Ora, per capirci un attimo devo dare un minimo di spiegazione dei partiti politici. 

Il Pri (Partito rivoluzionario istituzionale) è stato per decenni il partito di governo, come se fosse una Democrazia Cristiana messicana. Nonostante il nome ossimorico (a chi cazzo è venuto in mente di usare il nome rivoluzione e istituzione nello stesso titolo) è un partito di destra. Quasi completamente marcio, è funestato dalla corruzione e dal nepotismo. Secondo partito è il Pan (partito di azione nazionale), anche questo di destra. Ha avuto il merito storico di rompere il monopolio della Dc…perdon, del Pri. Nel 2000 ha messo alla presidenza il panista Fox e nel 2006 il panista Calderon. Nell’elitismo messicano, ho visto che il pan viene considerato un partito di persone ricche, perciò molte volte viene votato da chi è (o spera di potersi considerare) di una classe sociale alta. Il Prd (partito della rivoluzione democratica) è di sinistra e ha conquistato differenti stati della repubblica, e soprattutto è il partito vincente nella capitale. La sua vera forza, però, era Amlo, Andres Manuel Lopez Obrador. Questo politico è stato governatore della capitale e nel 2006 era candidato presidenziale. Ha sfiorato la vittoria, e ha fatto una cazzata mastodontica: dopo aver dichiarato che c’erano stati brogli, è andato in piazza e ha fatto il giuramento come presidente. Come potete immaginarvi, c’era il rischio reale di una guerra civile. Dopo vari mesi di proteste, è tornata la tranquillità. Nel 2014 per conflitti interni al partito è uscito ed ha fondato Morena (Movimento di Rigenerazione Nazionale) attualmente il quarto partito papabile alla presidenza. Ripetendo, i partiti importanti sono Pri, Pan, Prd e Morena. Poi esistono le briciole, partitini senza speranza che solo servono per fare coalizione. Il più ipocrita e spregevole è il Partito Verde. 

Ok, riprendiamo. L’Edomex è la roccaforte del Pri, ha sempre votato per questo partito. Nell’Edomex si è presto visto che c’erano solo due possibili vincitori, il Pri e Morena. Il Pri ha postulato il cugino dell’attuale presidente (cof cof, nepotismo) e Morena ha postulato una politica di nome Delfina. 


Appena cominciata la campagna elettorale sono partite le corruzioni di massa del Pri. Alla gente vengono regalate borse della spesa, cisterne da mettere sul tetto, elettrodomestici o direttamente una banconota da 500 pesos, tutte con la fascetta del Pri e il viso deretanico del cugino presidenziale, chiamato Del Mazo. I gadget si sprecano.


 I giorni delle elezioni, si sono manifestate enormi e vistosissime irregolarità. Alcuni seggi non sono stati aperti, dove la zona era quasi completamente devota al partito Morena. Teste di maiale sono state scaricate davanti a tre sedi del partito Morena, per minacciare. 

Ci sono stati acarreados come sempre, cioè persone pagate (a volte solo con un panino e una bibita scadente) per venire trasportate a votare o a fingere di manifestare a favore del Pri. Al momento del conteggio, scene ridicole, con scrutatori che mentre contavano passavano da 500 a 800 direttamente. Per fortuna ci sono prove audio e video. Terminato il conteggio, risulta vincitore il Pri con Del Mazo. Morena denuncia un broglio elettorale e pochi giorni dopo a questo partito si aggiungono tutti gli altri. L’Istituto federale per le elezioni, organismo nato proprio per evitare i brogli…conferma i risultati. Due giorni dopo, con una faccia di merda degna di un film parodico, il governo dello Stato approva degli aumenti di tutti i trasporti pubblici. Come dire, grazie per aver votato per noi, eccovi la supposta. Per concludere in bellezza, a pochi giorni dalle elezioni si è svolta una manifestazione degli acarreados, che si lamentavano di non essere stati pagati con i 900 pesos promessi dal Pri! Messico, davvero un paese surreale o distopico. Vedendo il clima che si è presentato nell’Edomex, credo che alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo la situazione diventerà pericolosa. 

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Che fare se vi maciullate in terra azteca, e una vagonata di classismo di contorno

Partendo dall’Italia, sono stato terrorizzato da mia mamma che mi faceva pressione per cercare di convincermi a comprare un’assicurazione sanitaria privata per il viaggio. La mia prima uscita in Messico era prevista di un solo mese, poi si è prolungata a quattro…quindi potete immaginare che un intero trimestre sono rimasto completamente scoperto e sprovvisto di protezione sanitaria. Girano “voci” e leggende di stranieri che si sono rotti una gamba e non potevano più tornare in patria perché l’ospedale li tratteneva finché non avessero pagato la somma esorbitante che stavano chiedendo. Do qualche dritta così magari evitiamo falsi allarmismi. 

Allora, se prevederete di venire in Messico per due o tre settimane, effettivamente è una buona cosa pagare un’assicurazione sanitaria che si può contrattare già in Italia in qualsiasi agenzia di viaggi, i prezzi variano poco. Se il vostro soggiorno in Messico si prolunga per più mesi, allora sarebbe meglio cominciare a pensare a qualcosa di locale. Il sistema sanitario messicano si divide in due grandi branche: pubblico e privato.

Il sistema sanitario pubblico è normalmente mal visto anche dagli stessi messicani. In realtà, il problema principale è il sovraffollamento, che causa ritardi, disagi e stress ogni volta che uno deve andare all’ospedale. Detto questo, i servizi sono di qualità. Non fatevi ingannare dalla leggenda oscura che circonda tutto quello che è legato al Messico, tante volte abbiamo questa idea per colpa dei film gringos. Ragazzi, se avete visto Logan, a Città del Messico stanno creando mutanti. Altissima qualità medica e ospedaliera. 
Scherzi a parte, se siete stranieri potete tranquillamente usufruire di questo servizio sanitario se siete in coppia con un/una messicano/a. Basta che andiate in un ufficio che già non ricordo come si chiamava, e presentate dei documenti di identità (tuo e del/della partner) e un comprobante de domicilio, cioè un certificato di residenza. E voilà, siete ufficialmente concubini. Sì perché lo stato messicano riconosce lo status di coppia di fatto col nome di concubinato e allarga a questa situazione la copertura sanitaria completa, basta che accettiate di sentirvi chiamare concubina. Non è necessario vestirsi da donna dell’harem ma sicuramente aiuta. Curiosità, nemmeno è necessario che siate uomo e donna, perciò nel caso più disperato se avete un amico o un’amica che vi vogliano dare una mano, potete iscrivervi come coppia gay. Poi siete liberi di rompervi tutte le gambe che volete. 

L’unica volta che sono stato in un ospedale qui in Messico è stato proprio in un ospedale pubblico, quando mi ha morso un cane

Il sistema sanitario privato è molte volte costosissimo. Come detto in altre situazioni, il Messico è un paese spaventosamente classista. In quasi tutto si trova un qualcosa di popolare e un’altra cosa elitista, e gli ospedali non sono da meno. Se siete stranieri e dopo esservi chingado il ginocchio (per usare un’espressione popolare e riprendere l’esempio sempre fresco della gamba rotta) entrate in un ospedale privato, bellino luminoso e con infermiere sorridenti…state facendo la cazzata più mastodontica della vostra vita. I prezzi sono molto alti, anche se non impossibili. Ma tipo, esami della gamba e un gesso ti danno un prezzo che si aggira sui settemila euro, facendo una media fra i vari ospedali. Una pedata sulla palle, vi potevate comprare almeno quattro viaggi di andata e ritorno dal Messico. Molte volte le imprese offrono ai dipendenti dei contratti con prezzi agevolati con alcune case assicurative, così il prezzo si ammortizza se si vuole andare in un privato. Altre volte, gli stessi ospedali offrono dei pacchetti interessanti, come il pacchetto parto, che sono tipo 1000- 2000 euro per avere il tutto incluso, cesarea con due giorni in ospedale e la possibilità di ricevere visita di una persona che accompagni la mamma. UNA. Alcuni ospedali sono rinomati e venire internati lì è proprio chic. Vien voglia di spaccarsi la testa per dimostrare il proprio livello sociale. Su internet ho visto una chat che una ragazza ha pubblicato, in essa una signora stava scrivendo a una medico, dicendole che l’aveva scelta per “madrina di cesarea” nell’ospedale Angeles, uno dei più “lussuosi”. In occasioni di matrimoni e feste, la gente può chiedere di fare da padrino per qualcosa per poter ricevere aiuto finanziario in quella cosa. Ma non esiste il padrino di cesarea. La ragazza alla fine della chat cercava di scaricarsi da questo “onore scomodo” e la signora la copriva di insulti. 

Altre volte ho visto un’immagine in cui si mostrava la foto di un bambino, e si localizzavano nell’ospedale Angeles (ancora una volta) per vantarsi con tutti. Peccato che le coperte che circondavano il bambino avessero il logo dell’ospedale pubblico. Sarebbe da ridere se non fosse ridicolo e tragico questo spasmodico tentativo di mostrarsi superiori. 

IN RIASSUNTO: siete in coppia fissa o sposati con un/una messicano/a che lavora? Potete iscrivervi al sistema sanitario pubblico. Imss è il più grande, Isste è per i lavoratori statali. Altrimenti esiste il seguro popular per tutti i cittadini anche disoccupati. 
Non siete in coppia fissa o il vostro periodo di permanenza non è molto grande? Potete contrattare un’assicurazione privata, tipo Axxa, direttamente all’agenzia assicurativa o in un’agenzia di viaggio, italiana o messicana. 
In ogni caso, evitate di farvi male. 

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Due pacchetti-turista comodi a confronto: Xcaret e Grazzano Visconti

Ad attirare i turisti ci sono di solito delle bellezze naturali, architettoniche, storiche o culturali. O il semplice shopping! Ma vista qual è la formula vincente, perché non farne una bella miscela? E chi se ne frega che sia artificiale?? Tanto in Messico quanto in Italia potremmo vederne due esempi, che rispettivamente si chiamano Xcaret e Grazzano Visconti. 

Xcaret si trova lungo la costa Maya, a poca distanza da Playa del Carmen. È un parco a tema, e il tema è…il Messico. Potrebbe sembrare stupido o insulso fare una cosa del genere, cioè mettere in uno spazio recintato una formula che è presente in tutto il paese, invece funziona. A Xcaret si possono vedere esemplari della fauna locale, un cimitero messicano ironico, fare un giro per la giungla (questo sembra sia l’elemento reale e che era preesistente al parco), visitare le spiagge con l’acqua cristallina, assistere a spettacoli di Charros e aztechi che fanno “balli locali” e poter vedere lo spettacolo finale che celebra la storia del Messico concorde alla vulgata nazionale, concentrata nei momenti focali della Conquista, la Virgen de Guadalupe, l’indipendenza e la Rivoluzione. 


Tutto il pacchetto si può assorbire in un giorno. E così puoi dire che conosci il Messico. A questo dovete aggiungere un sacco di ristoranti con “cucina locale” e negozi per comprare le cose più classiche, sombreri, tequila, stampe di Pancho Villa e quant’altro. Alla fine ti passi una bella giornata e quasi non ti rendi conto che ti hanno venduto un’illusione, un miraggio.

Grazzano Visconti ha una formula simile, è un paesino emiliano con una struttura medievale perfettamente conservata. Infatti è tutto finto. C’è un piccolo castelletto, di fine ‘300, e gli eredi del castello e del parco che lo circonda hanno deciso a inizio del ‘900 di costruire un villaggio rinascimentale. Ecco risolto il “mistero” della conservazione così bella. Tutto il villaggio è pieno di negozietti, a tema medievale, pseudo-mistico e naturalistico. Il villaggio ha scelto di prendere come mascotte il gufo, perciò c’è una quantità ammirevole di gadget, iniziative e icone a tema gufesco. Alcuni giorni dell’anno, il villaggio fa il pienone, altri giorni invece lo puoi visitare in tutta calma, meta soprattutto delle scolaresche da tutto il centro-nord Italia. 

Perché costruire un borgo rinascimentale in Italia, dove quasi tutti i borghi hanno un nucleo medievale? Perché sì. Non è uguale visitare un villaggio con un rudere autentico ma fatiscente o un bellissimo villaggio ma completamente falso. Come per Xcaret, si tratta di un miraggio, ma il turismo stesso è un’illusione. Gente che viene 4 volte in un paese e dice che “lo conosce”. Sempre prendo in giro i turisti che vengono in Italia e si fanno il “curriculum basico”: Venezia, Firenze, Pisa e Roma. In una settimana. Poi dicono che conoscono l’Italia e hanno ricordi a sufficienza per parlarne una vita. È un’illusione, e allora perché non spingerla in po’ più oltre? Xcaret ha le spiagge, i cenotes e la fauna locale, con l’aggiunta artificiale della storia. Grazzano Visconti ha la zona giusta, effettivamente era sotto l’influenza dei Visconti, ed ha un elemento vero che è il castello e una piccola cappella della famiglia. Quello che ha di falso è il villaggetto. I turisti ricevono esperienza e i locali i soldi. Tutti vincono! 

Ah, sono in vacanza, per questo mi sono permesso di scrivere questo articolo fuori tempo e con tema ibrido. Tornerò il 2 giugno e a partire da quel momento riprenderanno gli articoli con il solito ritmo!

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I messicani dall’altra parte

Pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di fare un viaggio negli Stati Uniti. Questo mi ha fatto capire due cose, una buona e una cattiva. Parto sempre dalla cattiva: il mio inglese è una merda secca. Ultimamente mi stavo ringalluzzendo con il mio orgoglio, vedendo che faccio progressi in tutte le lingue con cui entro in contatto. In inglese sapevo di avere un livello decente. Cazzate. Non capisco niente. Probabilmente ho un livello decente parlando con i messicani che hanno imparato l’inglese. Notizia buona: lo spagnolo è incredibilmente utile negli Stati Uniti. C’è un motivo se può tranquillamente concorrere al ruolo di lingua nazionale negli USA. 


Di solito succedeva così. Cominciavo a costruire frasi sgangherate in inglese con tono insicuro e grammatica più schifosa di quella di alcuni miei studenti. Sì, tu che stai leggendo. Sto parlando proprio di TE. Poi mi voltavo per chiedere qualcosa a mia moglie, e quando mi rigiravo la persona mi parlava in spagnolo. BUM, ed è subito festa. Sì perché ormai parlare in spagnolo mi dà serenità e mi fa sentire più sicuro. 
Il primo contatto è stato quello più intenso, arrivando in hotel. Quando il tizio della reception ha scoperto che l’italiano che aveva davanti veniva dal Messico, si è aperto e ha cominciato a raccontarmi tutta la sua storia personale. Con mia moglie che aspettava fuori, in macchina. Mi ha detto che con suo papà ha attraversato la frontiera illegalmente, di notte, e che più volte si è steso perché i fari di qualche vigilante non lo beccassero, anche se ha tanti flashback e nessun ricordo sicuro di quell’esperienza. Si sono installati in Texas, poi appena possibile hanno continuato il viaggio verso nord, finché si sono stanziati a Chicago. Boia, è il primo mojado che conosco, ed ero negli Stati Uniti da solo 10 ore. 
Lo stesso è successo nei ristoranti dove mangiavamo, appena riconoscevano che in coppia parlavamo in spagnolo, scattava il discorso e così potevo sapere da dove venivano. Due messicani erano chilangos! Conoscevano la zona dove noi viviamo. 
Passare un po’ di giorni lassù mi ha anche fatto arrivare ad una conclusione: chi sputa sugli statunitensi, sta sputando su tantissimi latini tra cui una gran quantità di messicani. Il “gringo” tipico è in minoranza. Quella sì che è una società multirazziale. Farebbe strappare i capelli a qualsiasi leghista e buzzurro italiano con diritto di voto. Il giorno in cui l’Italia diventerà un tale crogiolo di popoli, sarà un giorno di festa, altro che crisi di civiltà e scontro religioso. 
Altra conclusione: ragazzi, studiate spagnolo. Non per la Spagna. Non per l’America Latina. Fatelo per la gigantesca comunità di ispanofoni sparsi per il mondo. Ovunque troverete un’isola di gente con cui condividere una lingua meravigliosa. 

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Una lezione surreale

Il Messico è un paese surreale. Un mio studente mi ha raccontato che quando il padre del surrealismo, Andre Breton, è venuto in visita, ne ha sofferto le conseguenze. Quando arrivò all’aeroporto, non c’era nessuno ad accoglierlo. Ha preso un taxi e ha chiesto di essere accompagnato al miglior hotel che il tassista conosceva e l’ha portato a Tepito. Lì si è fatto indicare una locanda per mangiare, dove ha cominciato una scazzottata ed è finito nel reclusorio oriente. Il giorno dopo il comitato d’accoglienza è venuto all’aeroporto. Si sono resi conto dello sbaglio nel giorno di arrivo. Così sono risaliti al tassista, all’albergo, al ristorante, al reclusorio…lì lo hanno incontrato. Disse che era venuto in Messico per dare una conferenza sul surrealismo, ma non aveva proprio nulla da insegnare.

Ecco, potrei dare il mio piccolo contributo a riguardo. Una persona che conosco mi ha detto che suo zio voleva imparare italiano di base, per sopravvivere durante un viaggio in Italia in settembre. Chiamo il signore e mi dà appuntamento nel Sanborn’s di Coyoacan, un ristorante. Mi dice però che per vederci, quando arrivavo dovevo comunicare che avevo la tavola a nome “orchidea”. Mi è sembrato strano, non mi era mai capitato uno che chiedeva il tavolo con un nome in codice. Ma vabbè, mi presento al posto e all’ora concordata, dico Orchidea al signore con il libro delle prenotazioni dei tavoli e lui mi fa segno di seguirlo. Arrivo al tavolo e ad aspettarmi c’è Porfirio Diaz. Giuro! Un signore con capelli bianchi ma soprattutto con dei baffi bianchi e dritti, propio come Don Porfy. Per rispetto della privacy, d’ora in poi per comodità lo chiamerò Don Porfirio.
Cominciamo a parlare e concordiamo il metodo e un buon prezzo della classe. Dovete sapere che quando si contratta una lezione privata, la trattativa è come quella con una prostituta. Si stabilisce cosa si fa, cosa no, il prezzo dipende anche dalla durata. Del corso, non del coito.
Comincia a chiacchierare, dice che da un po’ di tempo viaggia per l’Europa senza nessun aiuto. La Spagna, la Francia, ora vuole andare in Italia. Mi spiega come è partito tutto. Normalmente faceva vacanze negli Stati Uniti, ma l’ultima volta che ha comprato un biglietto per gli USA ha notato che era scaduto il suo visto da messicano. Così ha detto “que chinguen a sus madres los pinches gringos”, parole sue. Porfirio è un gentiluomo. E ha pensato di andare in Europa. Gli è piaciuta tanto che ora vuole esplorarla tutta. Usa ostelli, viaggia leggero e non programma nulla. Praticamente è un sessantenne che viaggia come un adolescente, che figo. Gli chiedo che lavoro fa ma lui non mi risponde, dice che dopo vedrò. Mistero. Chiediamo da mangiare e vedo che lui parla alle cameriere chiamandole per nome e che molti lo salutano. A quanto pare è un cliente fisso.
Terminata la colazione insiste per pagare lui e mi dice che se voglio possiamo continuare la lezione dove vive, a dieci minuti da lì. Meglio perché nei ristoranti la lezione è sempre difficile, c’è tanto rumore (vero, Giorgio e Julieta?). Così ci avviamo alla casa, e appena entrati capisco che è una villa, nascosta bene nel tessuto del quartiere. Già dall’entrata si vede che è una casa dallo stile messicanissimo.
Sembra di vedere la magione di un signorotto dell’epoca della colonia. Tutto bellissimo. Mi spiega quindi il suo lavoro, è l’amministratore di varie case di un architetto. Praticamente, un maggiordomo. Che figo, ho avuto studenti di tante professioni, ingegneri, avvocati, dentisti, medici, psichiatri, commessi, baristi, informatici, autisti, allenatori, sommelier, pittori, attori, cantanti, ricercatori, ma Porfirio è il primo maggiordomo che conosco. Ci stiamo per sedere e mi chiede se voglio una coppa di champagne. Sono le 10:40. Ma ho problemi di alcool quindi accetto con piacere. Poi lo champagne è elegante. Non conta come alcool.
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Così, la lezione prosegue davanti a due coppe di vino. Insegno la fonetica e gli spiego che come turista, l’utilizzo più utile di questo tema sarà quando dovrà ordinare al ristorante. Così, una volta che ha finito di pronunciare bene tutte le combinazioni difficili (cia, ge, gli, ghe, gnu…) gli metto davanti un falso menù del ristorante e comincia a sorprendersi perché dice che lui sa preparare la maggior parte di quei piatti. Arriviamo ai vini e sembra ricordarsi di una cosa. Corre alla cucina e ne esce con una bottiglia e mi chiede se era italiano. È una bottiglia di moscato, importata. Gli dico di sì e gli chiedo di leggere l’etichetta. Porfirio pronuncia tutto e mi dice che me la regala. Cerco di respingerla con poca convinzione, alla fine accetto. La lezione dura altri venti minuti e devo continuare a rifiutare altro champagne. Finito il corso, ci salutiamo e ci diamo appuntamento per la prossima volta. Esco dalla villa e mi ritrovo nel centro di Coyoacan, alticcio, stranito e con una bottiglia di moscato fresco in mano. Che gran paese, il Messico.
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