I messicani e i diminutivi

Chi ha vissuto qualche mese in questo paese o ha passato un buon periodo con un messicano, si sarà sicuramente reso conto che i messicani usano moltissimi diminutivi, e a volte il risultato può sembrare infantile o vagamente Cursi, sdolcinato.

Son 40 pesitos por favor

Me da un poquito de jamoncito?

El quesito es bien bara bara!

En la mera esquina hay una tiendita donde vended de todo

Agréguele un tantitito de sal

Te vas derechito al infierno!

Y otras ridiculeces…perdon! Questo genere di alterazioni ti danno la sensazione di star parlando con un bambino, o che l’adulto che ti sta di fronte ti stia trattando come bambino o si stia prendendo gioco di te. In realtà, nella maggior parte dei casi l’interlocutore nemmeno si accorge di quel che sta dicendo, lo fa per abitudine, sicuramente per averlo adottato dalla famiglia e da tutte le persone con cui parla quotidianamente. Possibilmente, il parlare con diminutivi rende più leggera una richiesta e sembra trasformare in più amabile il discorso con un amico, parente o uno sconosciuto. 

È anche probabile che questo genere di tono sia indicativo della fragilità e dell’incertezza del carattere messicano, che cerca sempre di evitare parole troppo forti per non rompere quello che considera importante. 

Un caso eclatante di diminutivo è il sostituire Hombre e mujer con niño e niña. In questo caso, si cambia proprio la parola e il risultato è qualche volta agghiacciante. Tipo, “éste es el baño de niñas, los niños van allá.” No manches, e io dove piscio, che sono adulto?

O “es que estoy saliendo con una niña que es muy celosa”. Mi congratulo o ti denuncio come pederasta?

Ho appena avuto una breve avventura ospedaliera e questo mi ha permesso di vedere che i diminutivi non sono parte solo della lingua popolare ma che entrano anche in ambiti professionali alti come quello medico. Frasi come “levante su patita”, “le voy a picar la espaldita”, “cierre su manita”, “ahorita pasamos y le ponemos otro parchecito” non erano dette al reparto pediatrico, ma da un dottore cinquantenne e visibilmente professionale a uno straniero villoso e acciaccato. 

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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5 risposte a I messicani e i diminutivi

  1. Michele ha detto:

    Si notato. Infatti mi domandavo spesso se un messicano possa davvero vivere fuori dal Messico e non sentirsi davvero diverso.

    Hanno un modo tutto loro di vivere, che probabilmnete solo altri paesi sudamericani hanno in comune.
    Tempo fa’ parlavo con un ragazzo italiano che vive da molti anni a Citta’ del MEssico e mi disse che ha paura a trasferirsi in Europa, perche’ la sua ragazza si annoierebbe a vivere in qualsiasi citta’ europea. forse solo a Madrid o Londra, sarebbe diverso . Era un discorso suo ovviamente, che io condivido comunque.
    Io aggiungo che avrebbe difficolta’ ad integrarsi in un mondo MOLTO diverso. Nell’altro verso invece, noi vivere in Messico, e’ piu’ facile, basta accettare I compromessi.
    Secondo me per un messicano, trasferirsi in Europa(escludendo la Spagna e l’Italia meridionale), sarebbe lo stesso shock cultare di un italiano a trasferirsi in Germania.

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    • giuliacalli ha detto:

      Invece il mio compagno, che è anche lui del DF, si è trasferito anni fa in Italia per studio, in Lombardia. Ne è rimasto entusiasta. Non tanto della Lombardia di per se, ma di tutte quelle caratteristiche “italiane” che ormai a noi passano quasi indifferenti, che diamo per scontato. Poche difficoltà di integrazione, e conoscendo anche gli altri (pochi) messicani trasferiti in Italia, è un’opinione diffusa. Poi certo, la noia dipende dal posto in cui vivi: Milano o altre grandi città italiane non sono nemmeno paragonabili al DF, ma comunque hanno tantissimo da dare per uno straniero che viene a vivere in Italia.

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  2. Nat ha detto:

    Siamo culturalmente diverse. Per esempio in Francia gli italiani quando parlano sembrano troppo duri o che parlano troppo alto. Ho avuto discussioni con il mio ragazzo perché ho parlato con cortesia di dare la mia opinione e mi ha detto che lui pensa che ho messo su un piano più alto. Così si impara che ciò che pensiamo, non è iguale ovunque. Penso che dovrebbe imparare che il Messico ha bisogno di più tempo per capire che non è infantilismo o debolezza. Alla fine, gli messicani quando ci arrabbiamo e urlare siamo enserio ..

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  3. Elsa María Díez Martínez ha detto:

    Sono messicana e abito nel nor d’Italia (sposata con un fantastico friulano). La abitudini dei messicani di parlare in diminutivo proviene già dai nostri antenati che si riferivano ai doni dei dei sempre in diminutivo, quindi i diminutivi si utilizzavano principalmente quando si parlava di cibo, dopo la cosa è degenerata e adesso si utilizzano per tutto (incluso avervi, ess.: ahorita, al posto di ahora)…e no, non ci accorgiamo finché qualcuno ce lo fa vedere, cosa vuoi? Ci sembra meno duro o meno offensivo parlare cosi.

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