La comodità di avere eroi della patria

Tutti i paesi del mondo, o almeno, tutti quelli di cui ho conoscenza, funzionano con un concetto artificiale che è la nazione. 

Non voglio che questo articolo si trasformi in un saggio di filosofia politica o in una sparata di antropologia politica, perché non ho il tempo di farlo e soprattutto non ne ho la capacità, ma magari posso lasciare qualche idea per farvi pensare mentre bevete il caffè. 

Siamo un gruppo (ora numeroso) di animali, sparsi ormai sull’intera superficie asciutta di questo pianeta. Le differenze genetiche sono minime, questo ci identifica come un’unica razza. Se volete fare una prova empirica, basta vedere le coppie “multirazziali” (concetto stupido già in partenza): se un uomo e una donna provenienti dalle parti opposte del pianeta possono avere un figlio sano e fertile anch’esso, significa che non sono di due razze diverse. Per lo stesso motivo, sarebbe stupido continuare a parlare di “razze di cani”. Mettete insieme una Chihuahua e un pastore tedesco e avrete una cucciolata sana e una madre sventrata ma felice. 

Bene, quest’ideale di unità è ancora più chiara se visto da satellite. Il pianeta è cosparso di montagne, oceani, fiumi. Pochissime volte le frontiere geografiche coincidono con le frontiere politiche di un paese. Diteglielo all’Irlanda del Nord. Così, gli ultimi quattromila anni di storia scritta ci hanno insegnato delle divisioni artificiali fra un “noi” e un “loro” comodo ma difficile da giustificare. All’inizio magari era un semplice al di qua e al di là del mare, poi una differenza nel nome che si usava per definire l’invisibile, poi una differente maniera nell’esprimersi, nel gesticolare. Il tribalismo è un concetto visibile in tutta la storia del mondo. Questa divisione culturale, squisitamente umana, ha avuto una nuova arma con la nascita del concetto di nazione. Che diavolo è una nazione? Normalmente è un gruppo di persone accomunate da una lingua, un territorio, una storia in comune. Chiaro che i limiti si possono stiracchiare finché volete per poter farci stare dentro chi preferite. Così, abbiamo la nazione palestinese (senza territorio) o la nazione Svizzera (con tre lingue) o la freschissima nazione del Montenegro che ancora non ha una storia nazionale semplicemente perché era parte del più grande percorso della penisola balcanica. Cosa importantissima per definire una nazione è che le altre nazioni la riconoscano. Cioè, è autopoietico! Sono nazione se un’altra nazione dice che lo sono. E così si spiegano i vari tentativi indipendentisti, come la Catalogna, che non sarà nazione finché la nazione in cui si trova (la Spagna) la riconosca come…nazione. 

 

Questo concetto di identità nazionale ha bisogno per forza di cose su cui puntellarsi, perché fa acqua da tutte le parti, ed ecco entrare in campo gli eroi nazionali. Sono facilissimi da identificare, perché li potete trovare sulle monete, sulle vie e sulle piazze. Nel caso messicano, il pantheon è un’accozzaglia di persone prese da 700 anni di “storia patria”, mescolando vinti e vincitori e creando una linea continua che esiste e esisteva solo nella testa di chi è al potere e vuole indottrinare il popolo. Abbiamo quindi gli eroi che si vedono e ripetono nella toponomastica e nelle banconote: Nezahualcoyotl, Benito Juarez, Sor Juana, Miguel Hidalgo, Morelos, Zapata, Madero…poi qualche decina di rivoluzionari, che quasi tutti i messicani conoscono solo di nome. Meno presente avete Francisco (Pancho) Villa, forse per la componente violenta del suo personaggio, anche se viene nominata in suo onore la stazione Division del Norte, la truppa che lui comandava. 

Effettivamente ci sono due enormi, ciclopici assenti. Li indovinate? Hernan Cortez e Porfirio Diaz. Ora, se vogliamo creare un punto di origine del Messico attuale, questo è proprio la Conquista. Cortez ne è il protagonista indiscusso. Allora, perché si evita? Credo sia abbastanza evidente, perché sarebbe come celebrare un massacro. Eppure, noto a volte una certa tendenza a “angelicare” gli aztechi o a rendere più buono un bando. Le uniche opere che ho visto in cui si dimostrava l’estrema violenza e ingiustizia di tutti e due gli schieramenti, sono dei quadri di Orozco che sono nel museo Carrillo Gil. Lì si possono vedere dei demoni battersi fino alla morte. Non vien voglia di tifare proprio per nessuno. 


Quindi, Cortez non si celebra perché è un distruttore di mondi. Sì, peccato che senza di lui il Messico non esisterebbe come oggi noi lo conosciamo. 

Passiamo a Porfirio Diaz. Questo presidente messicano è, a titolo di fatto, un dittatore, cioè un politico che non ha mai voluto rinunciare alla suprema carica istituzionale e perciò viene (giustamente) mal visto da un paese che (si dichiara) democratico. Ciononostante, più che a un despota Neroniano io lo paragonerei a un Ottaviano Augusto. Il Messico che Porfirio ha plasmato è un paese sorprendente, con un’industria in crescita, numerosissimi contatti diplomatici e intese soprattutto con la Francia (non per nulla Porfirio scappò e morì proprio a Parigi). La ferrovia si stava sviluppando, e il progetto fu abbandonato solo alla caduta del Megapresidente. Per invogliare artigiani abili, si organizzarono dei bandi a livello mondiale e questo portò alla migrazione di piccole comunità europee sul suolo messicano (vedi Barcellonette e Chipilo). Questa fu una spinta per l’attività artigianale e industriale grazie alle tecniche che gli artigiani portavano inevitabilmente con sé. Era un paese che cercava di stare al passo con il ruggente secolo che stava terminando, e quasi ci riusciva. Però non voleva cedere il potere. Se è per questo, neppure Benito Juarez voleva farlo, però la sua figura pubblica ha avuto un destino ben differente. 

Cosa differenzia un rivoltoso, un eroe e un martire? Il rivoltoso comincia una ribellione che viene schiacciata. L’eroe comincia una ribellione che rovescia il potere e crea una nuova storiografia autocelebrandosi. Il martire fa una ribellione, muore, poi altri con idee simili riescono a vincere e lo “ripuliscono”, strumentalizzando la sua morte e trasformandolo in puntello per il nuovo governo. Da questo punto di vista, politica e religione possono avere delle coincidenze inquietanti. 

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Una risposta a La comodità di avere eroi della patria

  1. Darío ha detto:

    Questo dell’origine anche “etnica” del Messico attuale è un discorso delicato, che mi intriga molto. E’ vero che sarebbe “impensabile” celebrare Cortez, però è anche vero quello che dici sul fatto che senza di lui non ci sarebbe il Messico così come lo conosciamo oggi. In altri paesi latinoamericani, direi più che altro sudamericani c’è molta più contrarietà al riguardo e le statua di Colombo p.es. non stanno facendo una bella fine, ma il Messico ha comunque una sensibilità diversa al riguardo. Mi incuriosisce molto ad esempio la figura di Gonzalo Guerrero, il conquistador che divenne maya e secondo la tradizione/leggenda/mitologia diede origine per primo all’attuale “razza” mestiza messicana. A Merida, Yucatan, c’è un monumento a lui dedicato, per dire.

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