Una lezione surreale

Il Messico è un paese surreale. Un mio studente mi ha raccontato che quando il padre del surrealismo, Andre Breton, è venuto in visita, ne ha sofferto le conseguenze. Quando arrivò all’aeroporto, non c’era nessuno ad accoglierlo. Ha preso un taxi e ha chiesto di essere accompagnato al miglior hotel che il tassista conosceva e l’ha portato a Tepito. Lì si è fatto indicare una locanda per mangiare, dove ha cominciato una scazzottata ed è finito nel reclusorio oriente. Il giorno dopo il comitato d’accoglienza è venuto all’aeroporto. Si sono resi conto dello sbaglio nel giorno di arrivo. Così sono risaliti al tassista, all’albergo, al ristorante, al reclusorio…lì lo hanno incontrato. Disse che era venuto in Messico per dare una conferenza sul surrealismo, ma non aveva proprio nulla da insegnare.

Ecco, potrei dare il mio piccolo contributo a riguardo. Una persona che conosco mi ha detto che suo zio voleva imparare italiano di base, per sopravvivere durante un viaggio in Italia in settembre. Chiamo il signore e mi dà appuntamento nel Sanborn’s di Coyoacan, un ristorante. Mi dice però che per vederci, quando arrivavo dovevo comunicare che avevo la tavola a nome “orchidea”. Mi è sembrato strano, non mi era mai capitato uno che chiedeva il tavolo con un nome in codice. Ma vabbè, mi presento al posto e all’ora concordata, dico Orchidea al signore con il libro delle prenotazioni dei tavoli e lui mi fa segno di seguirlo. Arrivo al tavolo e ad aspettarmi c’è Porfirio Diaz. Giuro! Un signore con capelli bianchi ma soprattutto con dei baffi bianchi e dritti, propio come Don Porfy. Per rispetto della privacy, d’ora in poi per comodità lo chiamerò Don Porfirio.
Cominciamo a parlare e concordiamo il metodo e un buon prezzo della classe. Dovete sapere che quando si contratta una lezione privata, la trattativa è come quella con una prostituta. Si stabilisce cosa si fa, cosa no, il prezzo dipende anche dalla durata. Del corso, non del coito.
Comincia a chiacchierare, dice che da un po’ di tempo viaggia per l’Europa senza nessun aiuto. La Spagna, la Francia, ora vuole andare in Italia. Mi spiega come è partito tutto. Normalmente faceva vacanze negli Stati Uniti, ma l’ultima volta che ha comprato un biglietto per gli USA ha notato che era scaduto il suo visto da messicano. Così ha detto “que chinguen a sus madres los pinches gringos”, parole sue. Porfirio è un gentiluomo. E ha pensato di andare in Europa. Gli è piaciuta tanto che ora vuole esplorarla tutta. Usa ostelli, viaggia leggero e non programma nulla. Praticamente è un sessantenne che viaggia come un adolescente, che figo. Gli chiedo che lavoro fa ma lui non mi risponde, dice che dopo vedrò. Mistero. Chiediamo da mangiare e vedo che lui parla alle cameriere chiamandole per nome e che molti lo salutano. A quanto pare è un cliente fisso.
Terminata la colazione insiste per pagare lui e mi dice che se voglio possiamo continuare la lezione dove vive, a dieci minuti da lì. Meglio perché nei ristoranti la lezione è sempre difficile, c’è tanto rumore (vero, Giorgio e Julieta?). Così ci avviamo alla casa, e appena entrati capisco che è una villa, nascosta bene nel tessuto del quartiere. Già dall’entrata si vede che è una casa dallo stile messicanissimo.
Sembra di vedere la magione di un signorotto dell’epoca della colonia. Tutto bellissimo. Mi spiega quindi il suo lavoro, è l’amministratore di varie case di un architetto. Praticamente, un maggiordomo. Che figo, ho avuto studenti di tante professioni, ingegneri, avvocati, dentisti, medici, psichiatri, commessi, baristi, informatici, autisti, allenatori, sommelier, pittori, attori, cantanti, ricercatori, ma Porfirio è il primo maggiordomo che conosco. Ci stiamo per sedere e mi chiede se voglio una coppa di champagne. Sono le 10:40. Ma ho problemi di alcool quindi accetto con piacere. Poi lo champagne è elegante. Non conta come alcool.
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Così, la lezione prosegue davanti a due coppe di vino. Insegno la fonetica e gli spiego che come turista, l’utilizzo più utile di questo tema sarà quando dovrà ordinare al ristorante. Così, una volta che ha finito di pronunciare bene tutte le combinazioni difficili (cia, ge, gli, ghe, gnu…) gli metto davanti un falso menù del ristorante e comincia a sorprendersi perché dice che lui sa preparare la maggior parte di quei piatti. Arriviamo ai vini e sembra ricordarsi di una cosa. Corre alla cucina e ne esce con una bottiglia e mi chiede se era italiano. È una bottiglia di moscato, importata. Gli dico di sì e gli chiedo di leggere l’etichetta. Porfirio pronuncia tutto e mi dice che me la regala. Cerco di respingerla con poca convinzione, alla fine accetto. La lezione dura altri venti minuti e devo continuare a rifiutare altro champagne. Finito il corso, ci salutiamo e ci diamo appuntamento per la prossima volta. Esco dalla villa e mi ritrovo nel centro di Coyoacan, alticcio, stranito e con una bottiglia di moscato fresco in mano. Che gran paese, il Messico.
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2 risposte a Una lezione surreale

  1. SweetRoocks ha detto:

    Me encantó tu artículo… de repente creo que fido esto me haga falta …. 😰

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  2. claintheclouds ha detto:

    Stupendo post! Che avventura affascinante!

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