Vado al museo per odiare


Adoro i musei. Credo di essere stato l’unico bambino alle elementari che effettivamente era contento di andare a vedere qualche mostra o qualche museo locale. Con il tempo questa passione è aumentata perché quello che avevo davanti non erano solo cose sorprendenti ma erano effettivamente cose che stavo imparando a riconoscere, di storia, religione, antropologia o arte. Per me una visita al principale museo della città che sto visitando è un appuntamento immancabile…ciononostante, ho visto che con l’andare del tempo è andato aumentando anche un sentimento contrastante, un odio quasi puro, verso alcuni barbarismi che vedo da parte dei visitatori. Credo che questo dipenda dal fatto che sto sacralizzando l’antichità e l’arte, che per me hanno valore superiore al nostro misero vivere quotidiano. 

Quando vedo qualche lurida bestia che con le sue manacce comincia a palpare un orcio olmeca del 200 avanti Cristo, io gli spaccherei i denti. Perché se tu stai strisciando in questa valle di lacrime da quanto? 30, 40 anni? Bene, ci si aspetta che quel reperto che stai palpeggiando, ne ha viste molte, ma molte più di te. Quando gli artigiani lo stavano modellando, i tuoi luridi antenati stavano ancora rotolando nel fango per attenuare il prurito delle pulci che li flaggelavano. BESTIA, NON TOCCARE. Quando sarai carne per vermi, il vaso sarà ancora disponibile per l’ammirazione e lo studio delle generazioni che seguono. Tu potrai avere questa fortuna solo se dopo morto finirai secco, in formato mummia. Sbrigati a farlo, e muori male. 

Fosse per me aumenterei la sicurezza e i vetri di protezione a tutto quello che viene esposto. Perché se non c’è un vetro, puoi starne certo che le scimmie cominciano ad allungare le mani. E non sempre il guardiano arriva o vede in tempo. Nel museo di Chicago, c’era un’enorme porta, alta tipo 4-5 metri, in pietra intagliata, proveniente dal Medioevo indiano. Bene, il padre idiota ha cominciato a palparla per bene, e il figlio è salito su uno scalinetto scavato nella porta stessa, e si è aggrappato alle figurine. QUITA TU REPINCHE ESCUINCLE, MALPARIDO. Io volevo alzarmi per fare giustizia da solo, ma mia moglie mi ha bloccato dicendo che non era il mio compito, che quello era il lavoro dei guardiani e se loro non c’erano, era colpa loro. Giuro, ho dovuto girarmi dall’altra parte per cercare di evitare la tortura visuale. Dopo un po’, un’altra ragazza (che evidentemente non aveva la moglie a bloccarla) ha chiamato il guardiano, che ha sgridato la famigliola di facoceri. I soggetti in questione si sono allontanati quasi offesi. 

Altra Basura umana sono i selfisti (grazie a Gabbani per il neologismo), quelli che si fanno le selfie davanti alle opere d’arte più importanti dell’umanità. Ma la tua testa di minchia neanche si merita di stare nella stessa foto con un Van Gogh! Togliti di mezzo, fetente pezzo di idiota, che quel sorrisino puoi farlo quando ti liberi dalla stitichezza. Occupano un chingo di spazio perché nella foto vogliono solo esserci loro e il quadro. 

 Per intenderci, io raddoppierei il numero di guardie presenti in ogni sala. Il “toccare” dovrebbe essere multato pesantemente. Ma a questo punto, siamo all’assurdità, perché entriamo in un controsenso. I musei hanno due obbiettivi: proteggere e rendere pubblico. Proteggere le opere, difenderle dal passo del tempo, dai furti, restaurarle. Diffondere la luce della civiltà, rendendole pubbliche, con una modica cifra. Illuminare le folle di beoti, quasi un monolito toccato dalle scimmie, come di kubrickiana memoria. Per trasmettere la bellezza, l’abilità artigianale e i miracoli che in ogni tempo si sono compiuti, bisogna sopportare o digerire anche queste angherie. Altrimenti, qual è l’alternativa? Una torre d’avorio, protetta, intoccabile, lontana e quindi sterile. Quindi… “Don’t touch please. Please, sir. No toque. Por favor! No photo, no pictures. No flash…”

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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2 risposte a Vado al museo per odiare

  1. Darío ha detto:

    Oh, buongiorno! Non ti avevamo ancora mai letto così battagliero, si vede che ci tieni davvero 😀 Comunque concordo e sottoscrivo ogni parola che hai scritto, anche sul paradosso finale: l’artefatto e i manufatti che ereditiamo dalle epoche precedenti in realtà forse dovrebbero poter essere universalmente fruibili, anche direttamente, perfino fisicamente. Il prezzo però è l’usura e quindi in ultima analisi il lento danneggiamento, anche in assenza di facoceri a due zampe e scimmie nude che si fanno i selfie.

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  2. claintheclouds ha detto:

    Ah, ma non è una puntata di Narcos! Grande Den! Mi ricordo ancora quando hai campato a gelati preconfezionati per tre giorni pur di permetterti i musei di Stoccolma!

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