“Nouvelle cuisine” della capitale messicana. Porcherie buonissime.

La cucina messicana è rinomata a livello mondiale, e giustamente! Vivendo in questo paese, si scopre poi che ogni stato o macroregione ha le proprie specialità e varianti, con delle differenze negli ingredienti e nella preparazione. Ecco quindi che le cucine regionali più famose sono quelle di Puebla e di Oaxaca, così tanto particolari. Per opinione personale, tornerei a Oaxaca anche solo per mangiare. 

E la capitale? Normalmente viene schifata. Per via della centralità, della tracotanza dei suoi cittadini e dell’aria “nice” che in teoria dovrebbe trasudare, la valle del Messico è di solito ignorata e disprezzata dal punto di vista culinario. Come dire che l’unica cosa buona è che nella capitale puoi incontrare ristoranti di altre cucine regionali e che si può mangiare il cibo messicano standard, qualunque cosa esso sia. In realtà, pure qui ci sono delle unicità e delle cose originali e magari vale la pena passarci qualche minuto a descriverle. 

In generale, il carattere che accomuna queste prelibatezze chilangas è quello di esagerazione. Il messicano pensa di non avere tabù alimentari. Non è assolutamente vero. Ci sono cose che non si possono fare o non si possono combinare, ma a Città del Messico, si incontra pure cibo “eretico”. 

Per esempio, c’è l’idea che qualsiasi cosa se viene messa in un panino, diventa migliore. Fino a un certo punto tutti siamo d’accordo. Ma ci sono dei limiti che sarebbe meglio non valicare. Ho già parlato varie volte dei tamales, (qui e qui) queste robe meravigliose e che tanto mi piacciono. La loro versione in un panino si chiama guajolota, cioè tacchina. È pesantissima, un pugno allo stomaco che ti regala almeno 8 ore di sazietà. Sul serio, se la mangio alle otto, poi resisto fino alla cena. Riguardo allo strano nome, qualche studente mi ha detto che si chiamano così perché quando le mangi diventi gordo gordo gordo (ciccione), facendo il suono dei tacchini. Messicani, in Italia i tacchini fanno glugluglu. Sappiatelo.

Altra bontà sono i panini di chilaquiles, cioè un piatto di totopos fritti con salsa verde o rossa, cipolla, panna, formaggio fresco grattuggiato. Il tutto IN UN PANINO. Un’altra bomba calorica. Prendono il nome poetico di tecolotas, un altro tipo di uccello, simile alla civetta. Questo piatto si può comprare nella catena di negozi Samborn’s se siete dei cagoni. Effettivamente l’animale simbolo della catena sono i tecolotes quindi è possibile che siano stati loro a battezzarli così. In ogni caso, se siete meno borghesi potete tranquillamente incontrarla per strada, prima delle nove. Guajolotas sono ovunque, tecolotas un po’ meno frequenti. Nella colonia Condesa c’è un posto di Tecolotas così buono e così famoso che la gente fa la fila addirittura girando attorno al quartiere pur di prendersi uno di questi panini. Sfortunatamente, ancora non sono potuto andare a mangiare in questo posto perché non ho nessuna lezione in zona. Si trova tra le strade Alfonso Reyes e Tamaulipas, all’angolo.

 

Un altro prodotto ibrido tipico e originario di questa città sono i tacos al pastor, in teoria originati e ispirati dai kebab che i libanesi hanno importato negli anni ’50. Meravigliosa creatura, come diceva Renga.

Nella colonia Guerrero, il “mero centro” della città, incontriamo i machete, quesadillas spaventosamente grandi, lunghe un braccio. Anche in questo caso, l’esagerazione è data dalla dimensione.

Infine, un piccolo diverbio si incontra riguardo alla quesadilla. Questo prodotto in teoria si prepara con queso (formaggio) e tortilla, da qui il nome. Semplice? No. A Città del Messico, le quesadilla non hanno formaggio. Se chiedi una queca (termine affettuoso per quesadilla) di funghi, ti arriva una tortilla calda con dentro funghi. Se vuoi una quesadilla con funghi e formaggio, devi chiedere “una quesadilla con queso y hongos”. La capitale difende con furia la definizione di quesadilla senza formaggio, mentre nella “provincia”, la quesadilla ha per definizione il formaggio sempre presente. Per chi tifo? La provincia. Porca puttana. È come se chiedessi “un macchiato con latte, per favore”. Fanculo, con cosa lo vuoi sennò?

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