Babyshower

Domenica ho avuto l’opportunità di andare ad un baby shower, una celebrazione che si fa quando manca poco alla nascita di un bambino. Ne avevo parlato un sacco di tempo fa, ma dato che ora ho potuto assistere di persona a uno, posso portare notizie fresche e di prima mano!

Essendo il tema principale un bebè, tutte le decorazioni sono inerenti, perciò aspettatevi un’esplosione di addobbi in stile asilo nido e tinte confetto. I dolci e le cibarie sono pure adeguate alla situazione e hanno continui rimandi alla nascita o all’infanzia. Qui le pasticceria e i negozi di dolciumi danno la possibilità di personalizzare il tutto, stampando o producendo biglietti e richiami al nome del nascituro. 

Quello che però rende il babyshower differente da una festa tematica sono i giochi. Essendo una festa di preparazione alla maternità e alla paternità, i giochi simulano situazioni o difficoltà tipiche del periodo. Questo quando non hanno qualche richiamo al parto o non ti fanno impersonare direttamente il neonato. Potrebbe sembrare una fonte di vergogna, ed effettivamente credo sia parte dell’esperienza questa sorta di “ritrosia” a farlo. Questo perché si chiede di giocare un ruolo che non è il proprio o che in qualche maniera si vede come “alieno”. Non per nulla, questa domenica appena la “futura nonna” ha annunciato l’inizio dei giochi, una coppia di amici della neo mamma si è alzata e se ne è andata in tutta fretta, senza aver mangiato nulla, lasciando solo il regalo per i genitori. Qué poca madre! 

Un gioco a cui ho partecipato prevedeva legare un palloncino gonfiato alla pancia e si chiedeva di allacciarsi le scarpe. Chiaramente, era una simulazione di una delle difficoltà delle donne incinte!


In un altro, si doveva imboccare una seconda persona che faceva la parte di un neonato. Il problema era che chi imboccava aveva gli occhi bendati e chi era il neonato poteva fare suoni ma non parlare, non poteva indicare dove era la bocca. Potete immaginare il macello. 

Altro, quattro persone dovevano simulare dei neonati e vinceva chi era più “convincente”. 

Altro, si creavano due squadre e queste dovevano travestire da bebè uno dei partecipanti, usando cartapesta e altri materiali. Divertente!

Altro, una gara di bevuta di biberon, chiaramente premiando chi finisce per primo. 
Altro, si mettono dei pupazzetti di plastica (gli stessi che si incontrano nella rosca de reyes) dentro dei cubetti di ghiaccio, e si chiede alle persone di sciogliere il cubetto e liberare il “bambino”, solo strofinandolo con le mani. Il primo che ce la fa deve dichiarare che gli si sono rotte le acque. 
Ore potete forse capire perché la prima coppia sia scappata!!
Andiamo all’origine della festa. Dio Google (lode a dio) dice che esiste la tradizione di baby shower in vari paesi, a volte prima, a volte dopo la nascita di un figlio. Forse la parte più stramba è il nome. Un collega cinese di mia moglie è rimasto (giustamente) terrorizzato da questo termine. Si immaginava la scena raccapricciante di un gruppo di persone che lavavano tutte insieme il pancione di una ragazza. Orrore puro. No, non siamo (ancora?) arrivati a questi livelli, anche se un leggero tocco di feticismo si può notare in questa stecca di cioccolato che ha una forma che a prima vista ci sembrava una rana. No, è un neonato.


La parola shower, doccia, dovrebbe indicare “una doccia di regali” per il neonato. Un sacco di regali. Altra possibile origine, il fatto che in epoca vittoriana i regali si mettevano dentro un ombrello. Quando la ragazza festeggiata lo apriva, veniva investita da “una doccia” di regali. Un’altra teoria l’avevo incontrata l’ultima volta: La tradizione fu iniziata da un immigrato tedesco, Franz Schauer, nel XVIII secolo. Schauer era un argentiere che cercava di far comprare i suoi lavori come regali per la gente di ceto più elevato a New York.”
Molto meno devastante mentalmente che l’immagine promiscua della doccia di gruppo con la gravida. 
(Gracias Paty y Andres!)

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