Alberi di traverso e cecchini amatoriali

Corro al parcheggio. Ho esattamente mezz’ora per arrivare alla casa dove darò lezione a tre bambini. La zona dove vivono è “Las Lomas”. Be’, una delle tante Lomas di questa città. Las Lomas sono, semplicemente, le colline. Da toponimo geografico, sono però diventate toponimo socioeconomico, infatti quasi sempre le zone denominate Lomas (de Chapultepec, Verdes, de Santa fe…) sono costellate da villette e palazzine con appartamenti di alto lusso. Fra un po’, sono sicuro che si chiameranno Lomas anche delle zone completamente piatte ma fornite di palazzi costosi. Sembra il destino manifesto di questa parola. 

Essendo appunto una zona collinare, le strade sono tutte un saliscendi. E la palazzina dei fratelli si trova in una discesa molto ripida. Quindi, faccio una curva in discesa, poi la strada continua dritta con un grado di pendenza ancora più forte, e devo girare a sinistra mentre le macchine che salgono sotto sforzo devono lasciarmi passare. Quindi, faccio la curva…e vedo un macello di gente assiepata attorno a un groviglio di rami, e gente con gilet sgargianti. 

“Cacca”. Sono esattamente di fronte al portone dove normalmente lascio un documento per poter entrare. Niente, comincio a entrare in panico. Annullo la lezione? Chiamo la famiglia? Torno a casa direttamente e poi telefono? Tutto questo mentre sto scendendo al rallentatore, dato che non posso fare altro. Arrivo alla fine della collina, giro la macchina e mi prendo delle strombazzate, meritatissime. Parcheggio al bordo della salita, e corro verso la casa. Un albero è caduto sopra un carro attrezzi e un’auto. Lo stesso carro attrezzi sta cercando di liberarsi, tirando con sé l’albero. Un nugolo di avvoltoi filmano e fotografano il tutto. Cerco il poliziotto dell’edificio per chiedere cosa fare, quando ascolto chiamare il mio nome e arriva la bambina più piccola, poi anche la mamma. Entrambe sono bloccate fuori casa, come me. Parliamo col poliziotto e dice che se vogliamo io posso già salire a dare la lezione. Sono un po’ preoccupato perché non voglio che la polizia stradale si porti via la mia macchina, parcheggiata “a cazzo”. Mi assicurano dicendo che appena si libererà l’entrata mi faranno un segnale per muovere l’auto. Salgo, do 20 minuti di lezione, arriva il segnale. Corro giù un’altra volta, ma insieme a me arriva un camion dei pompieri, che blocca ancora la strada. Siamo al punto di prima. Sento urlare DENIIIIIII, guardo in su, è il mio personale fan club che mi saluta dalla finestra. Sto perdendo la speranza, quando uno dei portinai vede liberarsi un parcheggio di fronte e si offre di tenermelo occupato mentre faccio manovra. Ce la faccio!

Comincia la lezione, con quasi mezz’ora di ritardo. Segue la serata abbastanza tranquilla. Verso la fine chiedo di andare al bagno. Mentre mi lavo le mani ascolto grida e pianti. Due minuti da soli e già si stanno scannando. Rientro nella sala e vedo che quella più piccola sta piangendo disperata. La sorella media mi spiega: “***** ha lanciato una clip nell’occhio di *****” 
Perché?
“Lei lo ha fatto per prima ma no tiene buena punteria (non ha buona mira)”

Il fratello si avvicina, cerca di chiedere scusa e di calmarla. Dopo un po’ le dice

“Ti ricordi la settimana scorsa, quando hai rovesciato il mio tè?”
“Si”
“Ti ricordi che ti ho chiesto scusa? E in cambio cosa hai fatto?”
“Non ho detto niente alla mamma”
“Ecco, brava”

Sto assistendo alla nascita di un sicario mafioso? 

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Una risposta a Alberi di traverso e cecchini amatoriali

  1. Rita ha detto:

    Mi hai fatto ridere, mi sembra proprio di vederti!

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