Insegnare a bambini e sopravvivere nell’intento

Ogni fase della crescita ci fa persone differente e di pari passo studenti differenti. Se è differente parlare con un bambino, un adolescente o un adulto, immaginate quale differenza sarà dare lezioni a queste tre diversi studentesche!
Tre mesi fa la mia direttrice ha saputo che ero improvvisamente libero una sera della settimana e mi ha proposto di andare a dare lezione in casa di una famiglia, non era molto scomoda la zona quindi ho accettato. Mi avevano parlato di lezioni per due bambini e per i genitori, possibilmente un’ora e un’ora. La lingua ancora non era certa, forse italiano, forse francese, dipende da quello che decidevano. Probabilmente francese.

Arrivo a casa loro, e sorpresona. Sono tre bambini, di 13, 10 e…5 anni. E la mamma non sa se è meglio che prendano la lezione tutti insieme o separati. Io avevo preparato qualcosa, ma tutto va subito “in mona” dato che lo scenario previsto è saltato completamente. Una cosa buona (anzi ottima) che ho notato è che ho una gran capacità di improvvisazione e questo mi salva moltissime volte da cambi di rotta durante le lezioni. Comincio a far ripetere e memorizzare l’alfabeto, poi cominciamo con gruppi vocalici, poi la pronuncia di parole intere…tutto in forma di gioco e in maniera più pagliaccia possibile. Mi risulta facile dato che in fondo in fondo sono un idiota. 

Già per la settimana seguente mi ero preparato e sapevo a cosa stavo andando incontro. Così, portò una lavagnetta e comincio a mostrare la lezione. I bambini cominciano a litigare perché vogliono usare la lavagna. Ma tutti e tre e contemporaneamente. Quando terminano di copiare il tema, vogliono cancellare e litigano per quello. Mi arrangio di conseguenza e mia moglie mi regala dei colori e dei pennarelli, da usare sulla carta, residui della sua vena artistica ora soffocata da ettolitri di olio motore. Arrivo dai bambini, offro pagine e pennarelli. Niente. Vogliono la mia lavagna. Sono violentissimi con i pennarelli da lavagna, finché arriva sconsolato un “profe, ya se acabaron”. FUISTE TÚ, CHAMACO!
Le prime due lezioni sono state sfinenti, arrivavo a casa distrutto e mi bevevo un tequila per ritornare in carreggiata. Capitemi, io ho per studenti mandrie di ingegneri cocciuti, ma tre bambini valgono come un intero reparto ingegneria. 
Dopo te o quattro lezioni, ho cercato di “sbarazzarmi” di questa classe. Parlando con la direttrice, mi ha chiesto come andassero le lezione e le ho detto che mi stavano togliendo molta energia, e che se lei conosceva qualche professore che potesse andare al posto mio…effettivamente una professoressa era libera in quell’orario. Però il padre dei bambini fu categorico: non volevano nessun altro professore, accettavano solo me come insegnante. Questo mi fece un po’ commuovere, dato che io stavo cercando di liberarmi di loro. Ho cercato quindi di cogliere questa opportunità. Be’, non avevo poi tanta altra scelta!

Lezione dopo lezione, ho cominciato a prendere il loro ritmo e a divertirmi invece di stancarmi. Sono diventato giudice delle loro litigate e interrompo i loro berrinche (capricci) solo quando comincia a volare la frutta. Non parlo di mandarini. Parlo di mele. MELE. Bombe vere e proprie. 
Ho anche imparato a conoscerli, così già non li vedo più come un’orda di Unni. 

La bambina di 10 anni è la secchiona del gruppo, cerca sempre di fare bella figura, sta facendo un quaderno ordinato e con colori rispettati in maniera maniacale, risponde per prima e alza subito la mano quando faccio domande ai fratelli. Ciononostante, è spietata con la sorella più piccola. Essendo nata prima, ha più autorità, come le conferma la mamma.

La bambina di cinque anni è forse la più dotata. Ha una memoria spaventosa e a volte ricorda termini visti tre settimane prima. In più, fa i compiti di inglese MENTRE prende lezione di francese. Fa paura. In compenso ha l’espressività di uno zucchino. In un gioco, un bambino doveva fare delle espressioni con la faccia e l’altro doveva dire in francese quale era il sentimento. Content, excité, énervé, fâché, embarrassé, così via. Quando è stato il turno della più piccola, ha fatto un’espressione stranissima. Il fratello ha chiesto se fosse contenta o se stesse ca*ando.


Il fratello maggiore è una versione messicana e ricca di mio fratello Davide. Biondo, fa gli stessi gesti, le stesse urla, ha le stesse manie alimentari di quando mio fratello aveva quell’età, come dire che non mangia niente. È intelligente ma pigro, “non si applica”. Con lui chiacchiero di videogiochi e da quando gli ho detto che anch’io gioco, mi rispetta visibilmente di più. Ultimamente ha una mania per le teorie del complotto degli Illuminati, una sorta di lobby segreta, che si chiama proprio con questo nome, la parola italiana “illuminati”. Quando gli insegno foto e deve dire cosa vede in francese, sempre cerca dei simboli occulti, tipo la squadra, il compasso, un occhio dentro un triangolo. Gli ho spiegato che quelli sono simboli massonici e non degli Illuminati, e che il singolare di Illuminati è illuminato. Ora è convinto che io sia uno di loro. Gli lascio fare, perché questo mi dà potere.

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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4 risposte a Insegnare a bambini e sopravvivere nell’intento

  1. claintheclouds ha detto:

    Grandissimo, Den!

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  2. o ho avuto esperienza lavorando con bambini (insegnando lingua inglesa), poi in Italia insegando la mia lingua, (spagnolo) sia con gli adolescenti che con gli adulti e davvero ogni gruppo é un universo, appunto , ogni persona é un universo. Con i gruppi si devve chercare il piú possibile di raggiungere un equilibrio dato che ogni uno ha diversa energia, diversa manera d’ imparare, diversi interessi e gusti , é un processo di conoscere ogni persona e le sue necessitá. Peró con tutte le cose positive e negative insegnare é una grata sperienza, ogni giorno é come essere in una montagan russa. Ho dato anche lezioni privati a 3 fratelli , e altro che insegnante doveva essere come un arbitro quando si pichiavano.

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  3. jrnogalblue ha detto:

    Sei un valoroso, un vero prode!

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  4. Pingback: Insegnare a bambini e sopravvivere nell’intento — Estoy Messicando! – PROGETTO SCIENZE

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