En el tráfico todos somos mamones

Oggi piccolo sfogo personale, ho visto altre volte che scrivendo un articolo su un tema mi sono liberato di alcune magagne!
Il traffico ti sfianca completamente. Questa città si è assicurata il record della città con più traffico veicolare del mondo, e sinceramente ci credo. 

Traffico non significa un po’ di fila per arrivare al lavoro. Traffico significa che una bestia invisibile ti sta divorando cinque ore della tua giornata, ti sta mangiando la benzina, sta consumando i tuoi nervi. La gente si innervosisce, perché tutti stanno soffrendo la stessa agonia, e diventiamo tutti un po’ bestie. Così non ci si fanno tante remore per aventar lamina (tagliare la strada), fregarsene di chi non ti dà la precedenza. Arrivano certe mattine che raggiungo la mia scuola e devo parcheggiare, la scuola e il parcheggio si trovano a sinistra. Bene, la fina di macchine che vanno in senso contrario, tutte incolonnate e ferme, non mi permette di parcheggiare. È impossibile che pensino che io voglia svoltare, perché sono fermo a metà della strada, con la freccia accesa, e loro non mi lasciano neanche lo spazio per entrare nel parcheggio, prima di riprendere la stessa fila in cui sono impantanati. Perché? Perché siamo tutti mamones (stronzi) quando siamo nel traffico. Perché il nervoso ci spinge a non lasciare respiro agli altri, perché siamo bestie. Perché odiamo quelli che si vogliono immettere, per il semplice motivo che ci stanno facendo perdere due secondi della mia giornata, due secondi che potevo piacevolmente spendere in fila, bestemmiando e con in faccia i fari rossi della macchina che mi precede. Perché usano il clacson, quando sono disperati. Suonano e suonano, enorme massa di idioti, capre convinte che se suonano possono accelerare la fila.

Sono anni che lo vedo, e penso sempre di farci finalmente il callo ma non è così. Quando sono tornato dalla vacanza in Italia, è stato come un pugno allo stomaco, il lunedì mattina. Ho avuto una crisi di nervi per una serie di coglionate, e l’ultima non è stata neppure colpa loro: in una strada che è un budello e in cui si passa solo per un pelo con due macchine affiancate, a un furgone è esplosa la ruota e ha reso tutto ancora più difficile.

Mi rendo conto che lo stress mi (ci) sta consumando dentro, e solo quando comincio a lavorare riesco a sentire un balsamo tranquillizzante, perché ho la fortuna di avere un lavoro che amo, altrimenti comincerei la giornata già incazzato e prima di sera la bile mi avrebbe già disfatto. 

Così, rendendomi conto che non posso fare nulla per cambiare quel che mi circonda, ho deciso che sarebbe stato meglio cambiare me stesso. Sto cercando di guidare prendendo tutto meno di petto e trasformandomi in un buon samaritano su quattro ruote. Se siamo in fila e vedo macchine che vogliono immettersi, che cercano di parcheggiare, che vogliono fare inversione, che sono in salita e sperano che qualcuno gli permetta di passare, mi fermo e li faccio avanzare. In caso, abbasso il finestrino e con la mano gli faccio segno che possono avvicinarsi. Anche tre, quattro volte aiuto altri automobilisti prima di arrivare al lavoro. Si arriva al punto che la macchina dietro me comincia a usare il clacson, incazzata per la mia pazienza. E io me ne frego. Anzi, ne godo. Con un sadismo che sinceramente riconosco, sono felice che l’animale che è nella macchina dietro di me si stia encabronando perché sta perdendo cinque secondi. Sono felice che ne soffra, perché lui è un mamón. Lo sono anch’io, ma non oggi. 

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5 risposte a En el tráfico todos somos mamones

  1. Darío ha detto:

    O mamma! Questo sì che è stato uno sfogo! 🙂 La parte migliore dell’articolo, per me, oggi, rimane l’ultimo paragrafo, comunque. E’ l’unico modo di sopravvivere e rendere più umana la bestialità a cui noi stessi contribuiamo quotidianamente. Basta guardare al numero di macchine con una sola persona a bordo… Pazzesco. Ma mi sono perso qualche passaggio: quando sei passato dal trasporto pubblico all’auto privata per spostarti in città? Eh, benedetta teleferica… 😀

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    • merkaura ha detto:

      Lentamente le mie lezioni si sono concentrate sempre di più in una zona della città, così ho potuto offrire anche le “ore vuote” ad altre scuole. Ora ho molte lezioni concentrate e a volte ho solo trenta minuti fra una e l’altra, e questo grazie e per colpa della macchina! Guadagno molto di più ma ci sono giorni che mi stanco tantissimo o perdo la voce

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  2. Darío ha detto:

    Torni a casa stanchissimo, perdi la voce e un po’ di serenità, oltre che tanto tempo, nel traffico… Sei proprio sicuro di “guadagnare molto di più”? 😮

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  3. Michele ha detto:

    tutti lavoro tanto, il ritmo di vita e’ frenetico. Non ho mai vissuto a Milano, per esempio,immagimino sia simile. Pero’ le statitische dicono che i messicani sono i primi per ore lavorative nella classifica stilata dall’ OCSE. Quindi lavorano piu’ degli americani e giapponesi. Lo stereotipo del messicano che fa’ la siesta e’ proprio sbagliato.

    Chi fa’ un lavoro che gli permette di avere alcune ore libere, studia e cerca di ottenere dei certificati. I messicani lavorano eccome. Immagino la competezione sia molto alta ina una citta’ cosi grande, bisogna essere super preparati.

    Ti dai da’ fare e’ questo e’ da ammirare.
    E’ pure vero che lo stresso positivo mantieni giovani, pero … ce’ un limite.

    Ciao

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