Una famiglia del pueblo

Questa che vado a raccontare è una storia vera che ho potuto ascoltare dai diretti interessati, uno squarcio di Realtà di alcune persone che vivono a duecento metri da casa mia. Ho pensato che potrebbe essere utile “chismear”, spettegolare, perché in questa storia si possono vedere alcuni dei problemi del Messico di oggi. Modificherò i nomi per salvaguardare la privacy. 

La famiglia è composta di cinque persone, Carlos e Marcela, due genitori cinquantenni, con i loro tre figli, Lucas, Juan e Karen, quattordicenne. Li conosco perché una mia parente ha fatto da madrina di battesimo ai tre ragazzi. La famiglia infatti non aveva voluto battezzare nessuno, e solo dopo essere stata convinta da mesi di indottrinamento da parte di una zia, ha battezzato tutti i figli in un colpo.

Vivono in un pueblo, un villaggio di collina nella periferia della capitale. Di lavoro organizzano fiere itineranti, con le giostre e bancarelle per mangiare, come le sagre di paese in Italia. Il loro lavoro gli permette un guadagno onorevole, e spendono i soldi ingrandendo il loro allevamento, principalmente di maiali. Periodicamente organizzano enormi feste, macellano un animale (o più di uno) e preparano barbacoa e carnitas. Quando dico enormi, intendo che le feste sono colossali: prevedono cibo per 500-1000 persone e sono disponibili anche il giorno dopo per l’inevitabile recalentado

Al momento di conoscerli, la ragazzina (Karen) aveva 14 anni. Come quasi tutte le ragazzine messicane, era emozionata dall’idea della ormai prossima festa di quinceañera. Una mia parente si era offerta per farle da madrina de vestido, cioè le avrebbe comprato il vestito, che si aggira sugli 800-1500 euro. Sì, euro, non pesos.

L’emozione per l’evento venne spazzata via quando il fratello maggiore fu incarcerato. Lui assieme ad altri due giovani del pueblo furono messi in prigione con l’accusa di omicidio. La famiglia era sicura che lui fosse innocente, ora il problema era farlo uscire dal carcere, perché in questo paese ognuno è colpevole fino a prova contraria. È quindi cominciato un periodo lungo e difficile. Ogni volta che era possibile la famiglia andava al carcere e passava al ragazzo soldi e sigarette di nascosto, da usare come merce di scambio dentro la prigione. Dopo una buona oliata agli avvocati e al sistema giudiziario, Lucas fu rilasciato. La famiglia, finalmente ricomposta, festeggiò il lieto evento organizzando una camminata alla Basilica di Guadalupe. Partirono a mezzanotte e dopo sette ore di camminata in notturna, riuscirono ad essere presenti per la prima messa della mattina. La camminata è una bella esperienza che ho potuto provare anch’io.

La famiglia intera e felice, la tragedia alle spalle…si poteva finalmente festeggiare la quinceañera, dato che la festa era stata rimandata per ovvie ragioni. Se non fosse per un problemino: la quindicenne si scoprì incinta. Per definizione, la quinceañera è una festa per presentare alla società la nuova donna. Arrivare alla festa dei 15 anni già incinta è come presentarsi ad un compleanno con il regalo già aperto e la torta già mezza mangiata. 

Entra quindi in scena un altro protagonista: quello che aveva già scartato il regalo e mangiato la torta. Manuel, originario dello Yucatàn, un ventenne che vende pollo crudo in paese. Manuel viene chiamato dalla madre della ragazza e le cose vengono messe in chiaro: Karen ha una famiglia unita che la ama. Se vuole rendersi responsabile, benvenuto in famiglia. Se non vuole, se ne vada subito, perché se lo scoprono a farla soffrire…dovrà vedersela con il padre e i due fratelli. 

Vista la calda benvenuta, Manuel decide gioiosamente di entrare in famiglia. 

Ricordate che una mia parente si era offerta di pagare il vestito dei 15 anni? Be’, visto che i piani sono cambiati, Karen le chiede se vuole tramutarsi in madrina del vestito da sposa (che costa 3 o 4 volte più di quello da quinceañera). La mia parente rifiuta. 

Li ho rivisti più di un anno dopo. Il bambino era già nato, e stavano organizzando una festa per il battesimo e il compleanno di non so chi. Karen sembrava triste, Manuel se la passava servendo i tavoli con i “cognati” (le virgolette ci sono perché non c’è mai stato matrimonio). L’ultimo chisme è che lo yucateco faceva gli occhi dolci a tutte le ragazze del pueblo e Karen doveva tenerlo d’occhio costantemente. Un vero e proprio latin lover del pollo spennato. 

Come vedete, in questa micro-macro storia familiare potete trovare quasi tutti i fenomeni tipici di questo Messico. Ingiustizia, feste popolari, gravidanze infantili, la Guadalupe, la barbacoa, i padrini per la festa…sembrerebbe un romanzo da macchietta, se non fosse tutto vero. 

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8 risposte a Una famiglia del pueblo

  1. Lupita Marquez ha detto:

    Buona Sera. Maestro Dennis me gustan mucho las historias que escribe y publica , porque refleja la realidad de algunas costumbres de nuestra ciudad y pais. Lo felicito por esto. Esto me hace no olvidar mis raices. Saludos , besos y abrazos.

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  2. Giuseppe Pierri ha detto:

    Vivo in Messico da soli 3 mesi ( a San Juan del Rio, Querétaro) e seguo il tuo blog con molto interesse. Questa storia mi fa riflettere e anche se non conosco molta gente qui al momento, mi sembra di vedere ogni giorno molte ” Karen” ed anche molti ” Manuel” in giro……

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    • merkaura ha detto:

      Grazie mille Giuseppe! Effettivamente, è davanti agli occhi tutti i giorni, quasi impossibile non vedere questo problema. Assurdo come sia l’esatto problema opposto di quello europeo, no? Dato che sei “fresco” di Messico, se hai qualche tema di cui vuoi avere qualche approfondimento o se hai delle domande sono disponibile, così magari scrivo qualche articolo mirato 🙂

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  3. Ciao! Sono Mariella, una messicana del nord del Messico che ha visutto per quasi cinque anni nel nord di Italia, (ed spossata con un Piemontese) ho gia letto pian piano buona parte del tuo blog e mi piace il modo in cui racconti il nostro paese. (Scusa se ho una ortografia di orrore quando scrivo in italiano, perche e giá tanto che non scriveva nella tua lingua).
    Per quello che riguarda a questa “entrada del blog” hai totalmente raggione nel descrivere cosí a questa famiglia che in realtá é un microcosmos di uno dei tanti fenomeni del nostros paese, che per essere sincera, mi fanno sentire un po’ schifo per essere cosí con queste idee retrograde e primtive e per solo pensare nella riproduzione umana, e fare feste. Cosí é il Messico: Surrealista e pieno di sorprese sempre.

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  4. Pingback: Virali alla meta: i 15 anni di Ruby e Lady Wuuu | Estoy Messicando!

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