L’agua de Jamaica che non è di Giamaica

L’agua de Jamaica è una bevanda popolarissima in Messico. Il suo colore rosso forte può contraddistinguere le tavole di una fonda (trattoria), un ristorante o una famiglia messicana, che la beve al posto dell’acqua semplice. Tradotta, sarebbe acqua di Giamaica. Io non ne so nulla di botanica, e quando mi han detto che quella era una pianta originaria del Messico, ci ho creduto. Ma se era originaria del Messico, perché la chiamate agua de Jamaica? Perché no agua de México? Bo. Strani, sti messicani.
Questa parentesi di ignoranza abissale è durata fino a due mesi fa. Erano quasi le 19 e sono andato in uno Starbucks per dare l’ultima lezione della giornata, che sarebbe finita alle 20:30. Avevo in corpo un litro e mezzo di caffè, quindi prenderne un altro non mi sembrava una buona idea. Controllo fra le bevande più economiche e trovo solo tè e infusi. Bleah, mai stato un appassionato. In ogni caso, vedo un nome nuovo, ibiscus, e chiedo un tè freddo di quella roba. Quando comincio a berlo mi rendo conto che è agua de Jamaica. Porca puttana. Ho speso quasi 30 pesos per un bicchiere di agua de Jamaica? Ma come minimo devi anche regalarmi qualcosa da mangiare! Alla fine, noto che come sempre la semantica è importante. Se metti in uno Starbucks la possibilità di comprare agua de orchata o Jamaica, nessuno la comprerebbe. Troppo plebeo. Cosa siamo, normali mortali? No no. Té de hoja entera de ibisco? Sì, grazie, bicchiere Venti. 

Dopo questa badilata in faccia di realtà, mentre aspettavo che arrivasse lo studente banchiere, ho cominciato a googlare e ho scoperto ciò che segue.
La pianta di ibisco è una pianta di origine asiatica, ora diffusissima in Africa, Asia, America (grande produzione in Jalisco!). Dai suoi fiori si ricava un infuso conosciuto in quasi tutto il mondo, chiamato…karkade. Ta daaaaan, altro nome che conoscevo ma che non potevo visualizzare. Rinfrescante, diuretico, leggermente lassativo e con un chingo di altre proprietà positive. I messicani sono convinti di essere signori e padroni culturali di questa bevanda, lo stesso pensano egiziani e mediorientali in generale. Ne ho avuto un esempio: una vicina di casa era andata in viaggio in Israele. Dopo aver fatto qualche giro turistico, le avevano offerto una bevanda “tipica israeliana”, unica. Bevuto un sorso, si è resa conto che era la stessa agua de Jamaica che beveva a casa propria. 

Curiosità ulteriore: per un certo periodo è stata anche “la nostra” acqua. Nel periodo coloniale italiano. Per chi non sapesse, l’Italia aveva colonie in Africa: la Libia, la Somalia, l’Eritrea e l’Etiopia. Proprio in occasione della conquista di quest’ultima terra, la comunità internazionale aveva alzato delle sanzioni contro l’Italia, esattamente come si fa oggi per la Russia, la Corea del Nord. Risultato, il tè era diventato quasi introvabile e carissimo. In cambio, l’Italia importava dalla colonia Eritrea i fiori di ibiscus. In quel periodo, il karkade venne conosciuto come “il tè degli italiani”. En tu jeta, Jamaica!

(Foto da internet)

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