Perché non parlo di tragedia?

Stavo per scrivere il nuovo articolo. Sul Reggaeton, sulle alegrias? Su un caso simpatico di salvataggio da un matrimonio trappola? Sugli aguacate? Poi mi sono reso conto che stavo sentendo una brutta sensazione, simile alla colpa. In questi giorni, l’ennesima tragedia “alla messicana” si sta svolgendo in provincia, nello Stato di Oaxaca. Mentre mi accingevo a scrivere l’articolo spensierato a cui vi siete già abituati, mi sono sentito un ipocrita. Allora, credo che la cosa migliore sia dedicare questo articolo a cercare di precisare questo punto: perché non scrivo di tragedie?
– Partiamo col precisare una cosa: una persona che per conoscere il Messico legge il mio blog, dopo 20-30 articoli comincia a provare simpatia per questo paese. E a disprezzare l’Italia, pensando a come la sua vita potrebbe prendere una svolta incredibile arrivando in questo paradiso tropicale così colorito. Vorrei correggere il tiro: questo è un paradiso maculato di inferno. “Casi el paraiso”, come il titolo del famoso libro di Luis Spota, che tra l’altro consiglio di leggere (parla di un truffatore italiano e di un Messico che non esiste più ma è comunque bellissimo). Il Messico è un paese piagato da una violenza onnipresente, domestica, stradale, governativa, xenofoba, lessicale, istituzionale e basica. Il Messico moderno è sorto da un bagno di sangue e col sangue ha continuato la propria storia. Molti messicani nobili hanno cercato di trasformare questo paese in una terra di giustizia, ma la loro opera è lungi dall’essersi completata. Io vivo in una posizione di comodo, straniero in una terra che adora i bianchi e gli europei. Non mi immischio con la politica né con la battaglia civile che questo paese sta combattendo per i propri diritti. Perché? Perché voglio vivere. Puro e semplice. In questo paese, se qualcuno alza la voce contro le ingiustizie o per difendere gli oppressi…scompare. In Messico muoiono più giornalisti che in Afganistan durante l’ultima guerra. Quindi, primo motivo per cui non parlo di tragedie: perché non voglio diventare parte di una.

– secondo motivo: mi piace sempre parlare e scrivere di temi in cui ho acquisito una certa esperienza. Diciamo, di prima o al massimo di seconda mano. Se parlassi di tragedie nazionali, questo mio approccio non servirebbe. Perché per ogni fatto crudele, esiste una pluralità di versioni. La governativa, e una miriade di altre, appoggiate da foto e video che “stanno per essere cancellati e bisogna diffonderli il più rapidamente possibile”. Quindi, anche mettendocisi di impegno, è molto, molto difficile capire cosa stia succedendo realmente. 

– terzo motivo: se dovessi cominciare a scrivere di tragedie…non la finirei più, e questo snaturerebbe completamente la natura del blog che sto portando avanti ormai da più di un anno. Come potrei parlare di garnachas e di quanto è divertente prendere un microbus, se pensassi che devo avvisare il mondo che la schiavitù in questo paese continua ad esistere? Come potrei scrivere di feste e tradizioni simpatiche quando vorrei comunicare che la prostituzione di bambine sequestrate e il femminicidio sono pane quotidiano in questa terra? Non potrei. Dovrei smetterla di festeggiare e proclamare le gioie del Messico, per parlare solo dei suoi buchi neri, profondissimi e spaventosamente numerosi. 

In questi giorni si sta svolgendo una strage a Oaxaca, dove vari professori per mesi hanno bloccato o dato il filo da torcere al normale svolgimento della vita istituzionale, rendendo impossibile il transito in alcune strade, bruciando seggi elettorali nel periodo elettorale, organizzando manifestazioni continue. Questo perché sono contrari alla riforma scolastica che obbligherebbe tutti i professori a fare un esame per qualificarli o eventualmente licenziarli. Secondo l’opinione del sindacato dei professori, questa riforma non tiene conto della situazione delle zone periferiche del Messico, molto spesso carenti di risorse, strutture e professori con una formazione “standard”. Per questo, il braccio di ferro fra il governo e i professori continua da qualche anno, due o tre se non mi sbaglio. Due giorni fa, il governo ha deciso di intervenire e ha mandato l’esercito a Oaxaca. Hanno usato la violenza e per ora ci sono almeno 7 morti e più di cento feriti. Il governo ha smentito l’uso di armi. Le foto e video lo contraddicono. Già si parla di decine di “levantados”, professori “prelevati”, fatti scomparire. Quasi certamente, Oaxaca si aggiungerà alla lista delle altre ecatombi messicane: Tlatelolco, El Halconazo, Ayotzinapa, Tlataya…
Domando scusa se questa volta ho scritto un articolo “nero”, prometto che dalla prossima volta tornerò ipocrita.

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8 risposte a Perché non parlo di tragedia?

  1. Ander Son ha detto:

    Credo che lei abbia scritto un articolo ‘bianco’ o ‘criollo’. Coloro che hanno cominciato e mantengono la violenza in America!

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    • Michele ha detto:

      Ciao Ander Son, non so se tu conosci il blogger e se hai letto i suoi posti precedenti.
      Perche’ pensi questo? perche’ pensi che siano i ‘bianchi’, come li chiami te a portare la violenza nel Messico di oggi?

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  2. Terribile, avevo letto e volevo chiedertene…

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  3. Michele ha detto:

    Terribile, purtroppo il divario tra ricchi e poveri e’ evidente in Messico. Io sento che i messicani vorrebbero liberarsi del “peso” della parte povera del Messico per poter fare il salto in alto. Pero’ il Messico non e’ Citta del Messico dove ci sono posti dove c’e il lusso sfrenato. Il Messico e’ soprattutto il resto del paese. Tu sei dalla parte buona, e spero’ ti andra’ sempre bene, e se non sara’ cosi’, puo sempre ritornare qui, con tua moglie ovviamente. Sei provileggiato, non siete costretti a rimanerci. Ma per molti non c’e scelta, rimanere e basta , cercando di farsi valere.
    Io ho paura di mollare tutto qui e venire li’ anche per queste cose. Per esempio, quando sono venuto li’ a dicembre ho preso una multa assurda per il parcheggio….la mia ragazza era arrabbiata perche’ cosi’ le forze dell’ordine avevano il suo nome, ed altre informazioni.

    Non ho mai capito il motivo perche’ era preoccupata di cio’, per me era solo una multa. Tempo fa parlavo con una donna italiana che aveva vissuto in Venezuela 10 anni, dove aveva tutti i lussi di questo mondo. Pero mi disse questa frase che mi colpi’, “quando vai li’ devi cambiare il tuo modo di pensare, se ti succede una cosa non puoi andare dall “polizia”, perche’ la polizia non ti difende”
    Frase estrema magari, e per di piu’ in un contesto diverso. Pero’ io ho proprio paura di non riuscire ad accettare di invertire il mio modo di vedere le cose, tra bene e male.
    Spero di non farti nascere dubbi, incertezze. Alla fine l’articolo ruguarda la sopressione di una rivolta. Io magari sono andato oltre.

    ciao

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  4. Darío ha detto:

    Michele, interessanti le tue riflessioni. Mi sono solo un po’ perso sulle indicazioni di qua, di là, cosa intendi? Dove vivi? 😮

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  5. Michele ha detto:

    Io vivo a Dublino, pero’ sono in un dilemma da piu’ di un anno se lasciare Dublino, l’Europa per andare a vivere in Messico. Insomma ci sto pensando troppo, quando in realta’, l’unico modo per farlo e’ proprio non pensarci. Ho lasciato anni fa’ l’Italia alla ricerca di qualcosa di meglio, e dopo sforzi .. lo trovato sicuramente dal punto di vista lavorativo. Comunque questo e’ un posto che riguarda il Messico non l’Irlanda 🙂

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  6. Pingback: Gasolinazo e sciacalli, veri o mediatici | Estoy Messicando!

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