Insegnare italiano a un hispanohablante (5): guida per dummies

Dopo aver tralasciato per abbastanza tempo questo tema, riprendo la gioiosa e scoppiettante guida per maestrini alle prime armi! Avete di fronte a voi dei baldi giovanotti che sanno usare la maggior parte dei verbi, creando frasi di senso compiuto e con la concordanza perfetta fra sostantivi, articoli e coniugazione. Bene, è ora di spaccargli le reni. Dimostrate loro che questa boria di “so tutto io” gliela potete togliere con un soffio. È arrivato il momento di spiegare i verbi irregolari. 

Cosa diavolo sono? All’inizio, non ci sarà facile riconoscerli perché…be’, per voi tutti i verbi sono “regolari”. In realtà, i verbi irregolari si riconoscono perché la loro coniugazione non rispetta una forma precisa o di routine, o perché a volte si coniugano a cazzo di cane. Così, senza un perché. 

I verbi irregolari fondamentali sono: andare, venire, rimanere, stare, dare, sapere, fare, uscire, bere, dire, la famiglia porre, la famiglia durre.

Partiamo con semplificare loro il compito, descrivendo…

La gaia famiglia irregolare
Esiste in italiano una famiglia di verbi irregolari che hanno un comportamento “simile”, sono imparentati fra di loro. Gli alunni già ne conoscono uno: avere. Fateglielo coniugare alla lavagna. Ora, mettete a fianco la coniugazione del verbo stare. Mostrate loro che il verbo stare, come avere, ha due malformazioni: tu termina con -ai e loro termina con -anno. A fianco, scrivete il verbo dare. Vedete? La malformazione continua a ripresentarsi. È una tara familiare. Ora, affrontate le bestie. Mostrate loro la coniugazione del verbo fare. Partite ricordando loro come si dice cara in italiano (faccia), questo gli darà il la per la prima persona. Dimostrate come la malformazione continui ad esistere. Ora il verbo sapere. Attenti: gli studenti saranno tentati a cominciare coniugando io sapo, tu sapai, con evidente effetto comico dato che in spagnolo io sapo significa io rospo. 


Potete permettervi quattro risatine, ma chiudete il siparietto mostrando loro come del verbo sapere, in realtà, si usa solo la s- come radice. A parte in sappiamo e sapete. Perché? Perché la vita è brutta. Andiamo ad un altro Don, il verbo andare. Coniugatelo interamente, e rimarcate che il verbo io ando NON ESISTE. In spagnolo sì, quindi sarà una mina per tutto il corso. 20mila volte ascolterete “io ando a lavorare”, e se all’inizio vi farà sorridere, dopo un po’ avrete le orecchie sanguinanti. Siate implacabili, non permettete che il morbo “ando” si diffonda.

A lato del verbo andare, potrete insegnare altri due verbi del movimento o stato in luogo. Partiamo con venire. Dite loro di partire come in spagnolo (io vengo) poi fare il dittongo (rottura di vocale con inserimento di un’estranea) proprio come in spagnolo: vieni, viene. Noi e voi si salvano. Loro prende la forma di io: loro vengo-no. Questa è una caratteristica frequente: la testa e la coda del verbo, io e loro, hanno la stessa forma. Dimostriamolo con un altro verbo: rimanere. Sapranno interpretarlo come quedarse perché in teoria l’inglese li aiuta (to remain). Dite loro che il verbo parte con un frutto. Ri-mango. Ha ha ha. Grasse risate. 

Poi il verbo continua come se fosse regolare. A parte loro, che prende la forma di io: rimangono.

Verbo dire. Parte con una nota impresa messicana di mobili. Muebles Dico (dico es diconomiaaaa). Coniuga tutto uguale, ricordando che voi si ottiene sempre cambiando la r con la t dell’infinito (dite, non dicete) e ancora una volta, loro prende la forma di io, dicono. 


Verbo bere. Per fortuna in spagnolo parte quasi uguale. Fate attenzione che scrivano bevo e non bebo, problema peggiorato dal fatto che in questo paese c’è una gravissima confusione fra la lettera b e la v. Altra attenzione: come il verbo essere, anche in questi verbi la persona voi non si ottiene cambiano la r con la t, altrimenti otterranno bete.

Famiglia porre, come proporre, comporre, deporre. In spagnolo pure esistono, solo che finiscono con poner, componer, deponer, proponer…dite loro di partire come in spagnolo (propongo) e continuate con la sola n (proponi, propone…). Anche in questo caso, la testa è uguale alla coda: propongo, propongono.

Famiglia durre, come condurre, ridurre, produrre…anche questi esistono in spagnolo, finendo in ducir, conducir, traducir, reducir…dite loro di partire come in spagnolo ma eliminare la z (produzco – produco) e continuare con quella forma del verbo. Un’altra volta, la testa è uguale alla coda, produco, producono.

Passiamo alle bestie rare, volere e potere. Hanno un ritmo simile , voglio posso, vuoi puoi, vogliamo possiamo (come la forma io) volete potete, vogliono possono (la testa uguale alla coda). I problemi sono solo alla terza persona. Sì, perché lui vuole, ma in potere lui…può. Notate? Manca un pezzettino di verbo. Effettivamente, quella codina si è persa nel tempo, ma si può ancora vedere nel vecchio Dante (dove si puote ciò che si vuole e più non dimandar). 

Dovere: quasi uguale allo spagnolo! Solo, fate attenzione un’altra volta che usino la v, e non la b. Quando gli studenti vedono dobbiamo, con due b e per di più b di burro e non di vacca (se chi legge non è mai stato in Messico non capirà mai questa frase) si sconfortano…ma amen. 

Credo sia tutto. Come vedete, questo tema è molto difficile, se possibile affrontatelo in almeno due ore, con tantissimi esercizi scritti e orali perché facciamo pratica! Io scherzo sempre con la cattiveria con gli alunni, ma non scoraggiateli, è uno scoglio davvero difficile!

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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2 risposte a Insegnare italiano a un hispanohablante (5): guida per dummies

  1. Andrea ha detto:

    Wow! questo si che è una tema divertente da affrontare! mi viene in mente proprio quando studiavo le stesse cose, però in spagnolo! che confusione…. o.O

    Devo dire, da italiano, che mi hai illuminato su un paio di cose pure a me! ahaahah
    curiosità…usi qualche libro di testo particolare? o schede? o solo la tua pura conoscenza?

    ciao!

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    • merkaura ha detto:

      Perdonami! Mi rendo conto che non ti ho più risposto! Io uso quasi sempre il Progetto Italiano, è ottimo, in alternativa puoi usare il Rete! Non so dove li puoi trovare in Italia ma in teoria non dovrebbe essere difficile

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