Il prezzo del güero

Essere stranieri in Messico è colto comodo. In generale la gente ti riceve con curiosità e allegria, e dopo aver rotto un po’ il ghiaccio o dopo averti visto per tre o quattro volte, prendono coraggio e ti domandano di dove sei. Non importa da quale paese tu venga, l’accoglienza è sempre ottima. Una forma leggerissima di pregiudizio l’ho vista quando parlano degli argentini, che qualificano come cagoni e superbi, e gli statunitensi, che vedono come…be’, come gringo. Però sono casi rari, e di cui ho sentito commenti negativi solo sporadicamente. Il messicano medio ha una conoscenza geografica pessima (come l’italiano medio, per cui il Messico si trova in sud America…aprite sto cazzo di atlante) ma sempre associa l’Italia all’Europa e quindi alle sue derivazioni culinario-culturali: arte, calcio, mafia, buona cucina, vestiti, gente contenta, vino. Praticamente la somma algebrica delle pubblicità della Barilla, Mulino Bianco e quella del Tavernello con il film del Padrino. Questo cosmo di idee sull’Italia è condiviso da tutti, perfino dai lavoratori delle farmacie Similares, che a mala pena hanno la licenza di scuola media. Sarà anche per questo che la gente sorride quando gli dite la vostra provenienza.

Restano comunque pochi casi in cui essere stranieri è ancora un peso. La cosa più classica, è che andrete per sempre (SEMPRE) in giro con la vostra faccia da “foresto”, come si dice nel mio dialetto, lo straniero. Abbronzatevi quel che volete, non serve. Si tratta proprio degli zigomi, colore dei capelli, è il totale che vi frega. Siete dei semafori tra la folla. Questa vistosità ha come controindicazione la visibilità anche nei confronti di malfattori, criminali o semplici piccoli truffatori. Uno straniero in centro=un turista. Un turista= fulano (tizio) con soldi. Se vi avvicinate a attrazioni turistiche e archeologiche, arrivano nugoli di pseudo-guide, attratte come le api dal miele. Se scendete da un bus, uscite da un bar, arrivate in una stazione del metro o salite in superficie, sarete oggetto di interesse dei tassisti. Un Güero che prende il microbus? Ma quando si è visto!

Come ha detto il mio amico Jacopo quando abbiamo fatto l’ultima camminata urbana, vedere due biondi attraversare il mercato della Merced deve essere sembrata una visione onirica e per questo non siamo stati avvicinati da nessun venditore. 

A parte le conseguenze tragiche, in realtà il risvolto più comune di essere visibilmente straniero è quello globalmente diffuso: il lievitare misterioso e quasi mistico dei prezzi quando sei tu che chiedi quanto costa. Il primo mese di permanenza qui, ho dovuto farmi delle foto tessere (foto tamaño infantil) per i primi maledetti processi burocratici. Sono andato con la mia ragazza, comprato e pagato. A Migración mi dicono che non vanno bene le foto. Torno il giorno seguente, da solo. Il prezzo è superiore del 40% alla quantità originale. Lo faccio notare al venditore, che mi risponde “Ieri erano in offerta”. Perché c’era mia moglie, chiaro.
L’ultima volta è stata la settimana scorsa, in cartoleria. Chiedo di fotocopiare un libro di 220 pagine. Il cartolaio mi dice che ogni copia sono 50 centesimi. Dieci secondi per usare la calcolatrice (!!!) e mi dice che il prezzo sarebbe 220 pesos. Chiedo spiegazioni e lui mi dice che è perché le fotocopie sono fronte retro. Quindi costano un peso. Ciascuna. Mi limito a guardarlo in faccia e poco dopo dice Ah, mi sono sbagliato, e livella il prezzo alla sua quantità corretta. 

Lo stesso dicasi per luoghi come Coyoacan o mercati turistici. Io mando sempre in avanscoperta qualche messicano che mi accompagna per chiedere il prezzo, poi mi avvicino io. Credo che tutte le coppie miste che stanno leggendo questo articolo concorderanno. In realtà è una tecnica utile in tutto il mondo. Chi visita Venezia potrebbe avere tre prezzi diversi di alcuni articoli, dipendendo se a chiedere è uno straniero, un italiano o un veneto. 
Unica volta che ho potuto regatear (mercanteggiare) bene è stata a Teotihuacan, dove ho comprato una maschera a un quinto del prezzo originale. E sono sicuro che in ogni caso il venditore ci ha guadagnato abbondantemente. 

Stanco di questo approccio e di vedere la lievitazione magica dei prezzi, ho cambiato abbordaggio. Ora, prima che vedano la faccia che dice “vengo da un posto un chingo lontano”, parto con la domanda del prezzo, pronunciata bene e rapida, per dimostrare che non sono turista. “A como es?”, “a como son?”. Rapido. Non titubare. Se è un venditore di frutta o cibo, completate la frase con il nome dell’oggetto. A como son los pampazos? Non sono mai stato fregato con questa frase. Dimostrate che siete di lì, che anche voi andate alla tortilleria, che sapete bene quale salsa pica (brucia) e quale no. Tristemente, quando chiederete quale salsa è la più piccante, il venditore malinterpreterà la domanda e vi indicherà la più scialba, convinto che la vostra questione sia perché volete evitare la salsa piccante. Mentre io voleva bruciarmi masochisticamente come ogni buon messicano. 

L’altro risvolto quasi comico è che ogni volta che qualcuno si avvicina per parlare, o che ha voglia di quattro chiacchiere con lo straniero, parte parlando inglese. O se ti va comodo, ti dice “De donde nos visita?”. De la delegación Álvaro Obregón.

A parte queste macchioline, tipiche di ogni approccio fra un paese e lo straniero, non ci sono altre conseguenze. Come ho già detto varie volte, il razzismo non colpisce gli europei, anzi, siamo visti (a volte immeritatamente) molto bene. Il razzismo locale è il malinchismo e colpisce gli stessi messicani. Perciò, come ho detto all’inizio…essere stranieri in Messico è molto comodo. 

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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