La alumna francesa

Lunedì arrivo alla scuola poco dopo le sei e mezza. Ancora ho davanti un sacco di tempo prima della lezione. La studentessa è una francese che lavora per un’impresa qui in Messico, alle spalle ha solo due mesi di permanenza in questo paese. Parla uno spagnolo fluente, fa pochissimi errori e la pronuncia è quasi perfetta, quindi insegnarle spagnolo significa quasi solamente chiacchierare, eventualmente mettendo nel discorso le parole che si devono vedere in questa lezione. 

I temi di stavolta sono assurdamente semplici, infatti la lezione è impostata per essere la prima lezione di un nuovo livello, con gente nuova e che non si conosce. Ci sono istruzioni tipo “fa’ che uno studente intervisti l’altro”, “chiedi alle persone di presentarsi a turno”. Ottimo, vedendo che è solo una e che ha già preso un sacco di lezioni. Non posso neppure uscire dalle righe e anticipare altri temi, perché il metodo di questa scuola super cara obbliga i professori a seguire rigidamente lo schema di insegnamento. Come dire, arrangiati.

Cominciamo tranquillamente, vedo che conosce già tutto quello che dovrei insegnarle. Ci aggiorniamo, le chiedo come vanno le cose, vedo che sorride con molta difficoltà, difatti quando è arrivata aveva un’espressione come se qualcosa fosse andato storto, tipo non trovare parcheggio o dimenticare delle cose a casa. 

Approfitto del fatto che ora dovrei “fare domande al presente e al passato per praticare il preterito” e così comincio a simulare un’intervista. Parto con cose semplici per poi passare al nocciolo della questione, cioè il passato, e le chiedo sulla sua vita in Francia e i piatti tipici. Non riesce a ricordare quale sia il nome del piatto che più caratterizza il suo territorio…e poi scoppia a piangere. Le chiedo cosa succede e mi spiega che è stressata, che non ce la fa più, che non ci capisce niente del suo lavoro, che ha troppe cosa da fare e non ha tempo per dormire, che le manca il suo paese, che odia il traffico, che è perfezionista e se le cose non le escono bene non le accetta, una valanga di motivi per stare triste. 

La sala ha pareti in vetro, solo due muri sono in cemento, il resto è tutto trasparente. Porta compresa. La gente fuori dalla scuola e dalla segreteria sta vedendo dentro, ma non c’è altro che io possa fare. Cerco di consolarla, le dico che anch’io all’inizio avevo nostalgia del mio paese, che gli inizi sono sempre difficili (è un detto del Talmud), che ora si prenda un po’ di tempo per lei stessa, passeggiare, mangiare qualcosa prima di entrare a lavorare (mancava ancora un’ora). Dopo cinque minuti recupera un po’ di equilibrio emotivo e se ne va. Mi lascia dentro un po’ di amarezza, anche se so di non essere la causa di questo crollo. Però è brutto essere la goccia che fa traboccare il vaso!

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7 risposte a La alumna francesa

  1. claintheclouds ha detto:

    Capisco questa ragazza… a volte anche se si è scelto consapevolmente di cambiare paese ci si può sentire un po’ come in “cattività”…

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  2. Michele ha detto:

    E che dire, se arrivi li da solo/a magari senza nessun appoggio, in una megalopoli come citta’ del messico puo essere traumatico. La mia ragazza mi diceva spesso che LA vita li e’ diversa, molto piu veloce. Anche te, leggevo nei tuoi posts che hai perso un bel po’ Di chili il primo anno.

    Ma eri al lavoro alle 6.30 del Mattino? Cacchio prestissimo.

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    • merkaura ha detto:

      Si, mia moglie comincia prestissimo a lavorare, io ne approfitto per offrire lezioni a ore criminali o per andare in palestra se non ho lezioni 🙂

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      • Michele ha detto:

        Grazie per la risposta , ma tua moglie inizia presto per ‘saltare’ il traffico? Finisce prima pero?! Scusami per ste domande, ma cerco Di capire se sono scelte o necessita’..

        Ciao

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      • merkaura ha detto:

        No, inizia prestissimo e finisce verso le 5 o 6, dipendendo dall’urgenza dei problemi e dai fusi orari con Italia e Stati Uniti 😀

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  3. Darío ha detto:

    “E’ brutto essere la goccia che fa traboccare il vaso”, mai quanto è bello invece essere stato la persona che ha offerto un sostegno in un momento terribile. Non so cosa dica il Talmud al riguardo…

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  4. jacopo ha detto:

    Ma cosa gli fai tu alle donne?

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