Insegnare italiano a un hispanohablante (4): guida per dummies

  
Altra puntata del micro corso per professori alle prime armi, yeeeee.

I vostri studenti, ora, sanno descrivere le persone, e possono parlare di alcune loro caratteristiche, perché sanno usare con dimestichezza i sostantivi, gli articoli, essere e avere. Andiamo ora a spiegar loro le gioie e i dolori dei verbi regolari.

VERBI REGOLARI

Prima di tutto: se è la prima volta che insegni ad uno straniero, devi renderti conto che non tutti i verbi che usi sono regolari. I verbi regolari sono quelli che “conservano la stessa faccia” durante tutta la coniugazione e hanno un ritmo che ti permette di coniugarli senza nessuna sorpresa. Se l’italiano è la tua lingua natale, potrebbe non essere facile per te trovare dei verbi irregolari. Be’, pensa ai verbi andare, volere, fare, proporre. Coniugali mentalmente. Vedi? Sono dei veri e propri MOSTRI. Lungi da me. 

Come sempre, vi consiglio di non scrivere subito la coniugazione alla lavagna, e di usare un po’ di frasi semplici per tranquillizzarli ma farli parlare già da subito. Usate verbi che abbiano un’assonanza simile in spagnolo, siano facilmente comprensibili e/o possano essere capiti con la mimica. Io uso sempre: parlare, mangiare, scrivere, dormire, guidare, cantare, lavorare, partire, usare, cucinare…se volete usarne altri, ben venga, però coniugandoli mentalmente controllate che siano “regolari”. Poi partite con delle domandone facili. Io parlo italiano, tu cosa parli? Io guido come una vecchia, tu guidi lentamente o velocemente?(ricordate che hanno già imparato aggettivi quando hanno visto il verbo avere) Quante email scrivi al giorno? (Già conoscono i numeri) canti quanto fai il bagno? (Anche se il verbo fare è irregolare, generalmente capiscono la domanda, altrimenti potete mimare una doccia. Non sensualmente) lavori in Microsoft? E così via.

Come potete vedere, sono solo domande con tu, lentamente capiranno che per rispondere con io devono solo usare la o alla fine del verbo…come in spagnolo, d’altronde. Poi, invertite l’esercizio. Domandare su di voi. Tipo: parlo spagnolo? Scrivo un blog? Cucino bene? Con il dito, indicate voi stessi perché all’inizio penseranno ancora che le domande siano rivolte a loro. Se la risposta non è logica, accennate con la testa un sì o un no, così loro risponderanno: Sì, cucini bene.

ATTENZIONE! Ora dovete introdurre la differenza fra no e non. Ve ne accorgerete perché qualche studente dirà No, tu no parli spagnolo. Per un hispanohablante questa frase ha perfettamente senso. Dovete spiegare loro che il No si usa come risposta pura, contraria al sì. Il non si usa per negare un verbo. E che possono lavorare insieme. Generalmente metto una domanda tipo: hai fame? E le tre possibilità: No. Non ho fame. No, non ho fame. Dopo due minuti, vedrete che questa differenza diventerà subito chiara.

Bene, ora è il momento di introdurre le altre persone del verbo, sempre facendo domande. Tipo, indicate un tizio o una foto e fate una domanda, lui parla inglese, lui cucina piccante, lei parte oggi. Poi il noi: mangiamo in classe? Cantiamo in coro La cucaracha? Per lavoro, vendiamo il corpo? Vedrete che le risposte saranno sempre facili da assemblare. 

Finalmente, ora sì, potete coniugare alla lavagna. Mostrate come i verbi si dividono in are ere ire. Spiegate loro che la prima cosa da fare è tagliare e eliminare la desinenza, facendo rimanere solo la radice. Fate un po’ di esercizio con loro: partire? Part. cantare? Cant. Scrivere? Scriv.

Poi, coniugate evidenziando bene quali vocali o lettere mettete in ogni pronome, nelle tre coniugazioni. 
Fatto questo, e vedendo le prime facce frustrate, potete regalare loro LE REGOLE D’ORO. (Ooooooh)

I verbi coniugati con io sempre terminano con o.

I verbi coniugati con tu sempre terminano con i. 

I verbi coniugati con noi sempre terminano con iamo.

Fate loro ricordare i verbi essere e avere. Vedrete che anche con quelli funzionano le regole d’oro. (Ooooooh) Applausi, abbracci, gente commossa. Studenti che vomitano per l’emozione. 

 

Finita la magia? Assolutamente no! Esiste un trucco per coniugare la persona voi nella maggior parte dei verbi. Dovete prendere l’infinito e cambiare la R con la T. Mangiare, mangiate. Dormire, dormite. Leggere, leggete. Altro giro di abbracci, conati e emozione. Questo trucco, El chiste lo chiamo in spagnolo, funziona quasi sempre. Le poche eccezioni: essere, bere, porre e derivati (proporre, deporre…) trarre e derivati (contrarre, ritrarre…) durre e derivati (produrre, tradurre…). Significa che funziona nel 99% dei casi. Un buon rendimento! 

  
A conti fatti, dovranno solo fare attenzione con la terza persona. Se è lui lei con il verbo are, usa A (parla, canta), se è ere ire usa E (parte, scrive)…come in spagnolo! In loro le coniugazioni sono ANO ONO ONO.

Fine della magia? No! C’è anche la coniugazione extra, il bonus track…il fenomeno isc!

Que es eso? Una “malformazione” di alcuni verbi ire. Il più famoso è capire. Qui in Messico, quando in un film c’è un mafioso, un italiano o uno che vuole fingere di essere italiano, muove la manina e dice qualcosa tipo “capici” o capish. Assolutamente orribile e ridicolo. Vi potrebbe però servire come base da correggere. Il fenomeno isc è un tipo di parassita che entra nella normale coniugazione del verbo ire. Cap-isc-o, cap-isc-i…gli unici che si salvano sono le persone noi e voi. Se chi sta leggendo non è professore, sicuramente si sarà sorpreso perché non l’aveva mai notato. Non esiste nessuna regola precisa per capire se un verbo ire si coniuga con isc o no. L’unica è studiare i più importanti: capire, pulire, finire, costruire…
Piccola curiosità: non ho la più pallida idea del perché, ma i verbi ire “organici” o del corpo sono fenomeni isc! Digerire, partorire, tossire, starnutire…incredibile. Qualcuno sa il perché?

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