Insegnare italiano ad un hispanohablante (2) (guida per dummies)

Ciao! Stavamo spiegando quali erano i punti più importanti da sviluppare quando si danno lezioni di italiano a un hispanohablante, quindi continuo con il discorso 🙂

Fonetica

Tranquillizzate gli studenti, dicendo che chi parla spagnolo ha una fonetica molto simile all’italiana. Fategli alcuni esempi, scrivendo alla lavagna o nel quaderno parole che non possiedono le lettere c o g. Per esempio: trottola, parziale, televisione. Vedrete che la pronuncia sarà praticamente uguale a quella italiana. Perciò, dovrete concentrarvi sui punti di contatto e conflitto fra spagnolo e italiano, le lettere c e G. Dovete scrivere tutte le combinazioni vocaliche e fonetiche che si possono produrre con queste due lettere, facendo esempi di pronuncia. Ripeto, come l’altra volta: non fate esempi difficili. Se usate come esempio ghermire o genuflessione vi siete tirati la zappa sui piedi!

Ca che chi co cu, e parole esempio tipo casa, cuore, chi?, maschera,…

Cia ce ci cio ciu, tipo cioccolato, ciuffo, cena,…

Ga ghe ghi go gu: importantissimo: fate pronunciare lamborghini. In Messico la pronunciano con “gi”. Lamborgini. Brr.

Gia ge gi gio giu come Giovanni (che qui scrivono Giovani), Giulio, gente…

Scia, sce, sci, scio, sciu: prosciutto, sciopero, scemo…

Gn: la ñ italiana come ragno, gnomo. 
E l’ultimo suono, l’unico che non esiste nella fonetica spagnola e creerà problemi: gli. 

Spiegate come sia un suono importante, che si usa in parole fondamenti come famiglia, figlio, foglio, oltre a essere un articolo. Entreranno in panico all’ora di pronunciarlo, dovete dir loro che la lingua ostacola l’uscita della lettera L. La “spalla” della lingua tocca il palato. Se avete dei bonbon o delle caramelle, fate loro pronunciare “li” mentre hanno la caramella in bocca. Quasi sempre funziona. 

Detto questo, con il pennarello o con la matita cominciate a toccare i singoli gruppi fonetici a caso, così vedrete se ricordano bene come si pronunciano. Fate questo esercizio finché non ci saranno più errori e ricorderanno bene le pronunce. Ora arriva il bello. Scrivete alla lavagna delle parole test, parole che contengano la c e la G, possibilmente in combinazioni “difficili”. Gli esempi che sempre utilizzo sono ghiaccio, scoiattolo, sciarpa, scarpa, scarafaggio, schermo…se possibile, createvi una lista di 40-50 parole da utilizzare. Per il primo mese, all’inizio di ogni lezione mettete qualche parola test alla lavagna, per mantenerli in allenamento.

Maschile femminile singolare e plurale

Questo è divertente. Utilizzate parole che abbiano la versatilità di cambiare vocale quando le usate al maschile femminile singolare o plurale. Se sono parole che esistono anche in spagnolo, meglio ancora. Io parto sempre con la parola “gatto”. Chiedo loro se è maschile o femminile. Poi domando come potrebbe essere al femminile. Il genio della classe dirà gatta. Ooooooh. 
  
Date loro altri esempi di questo tipo. Ragazzo ragazza. Bambino bambina. Italiano italiana.
Ora spiegate che il plurale di gatto, non è gattos in italiano. Bensì gatti. Ma che il plurale di gatta è…gatte. Colpo di scena! Gente che sviene.
Fate ripetere lo stesso tipo di esercizio con ragazzo, bambino, italiano, passando dalla versione maschile al plurale, poi alle femminili. 

Ora che sono felici e soddisfatti, dategli il colpo di grazia. Chiedetegli di parole che terminano con e, come sole, mare, luce, pace, pane. Sono maschili o femminili? Terrore. Spiegategli il trucco. Devono pensare le parole “in spagnolo”. Sole in spagnolo è maschile o femminile? E pane? E luce? E pace? Ritorna il sorriso in questa valle di lacrime. Spiegate che questo trucco funziona nella quasi totalità dei casi. E per stroncare la fiducia nascente, mostrategli le eccezioni: sale, miele, fiore, latte, sangue (in spagnolo sono femminili), mappa (maschile in spagnola).

Spiegate che le parole che terminano con e fanno plurale con i. Ora. Potete dare la tavola fondamentale di conversione singolare plurale:

O -> I

A -> E

E -> I

Ora, dite loro di concentrare l’attenzione sulle parole italiane che conoscevano già dall’inizio: graffiti, salami, paparazzi, confetti. Sono singolari o plurali? Oooooooh. Epifania celeste.  

Momento delle eccezioni! Spiegate che come per ogni regola, bisogna conoscerne i limiti. Per esempio, le parole di origine straniera. Computer, golpe, würstel, tapis-roulant, kamikaze. Non sono italiane, quindi per regola il plurale deve rimanere uguale al singolare, perché non si può pretendere di conoscere le regole grammaticali di cinque lingue diverse. Confermate loro l’esistenza di italiani che insistono mettendo la s nell’inglese plurale, dicendo selfies, computers, monitors per dimostrare al mondo che conoscono l’inglese. Suggerite agli studenti di massaggiare questi italiani dietro le orecchie per soddisfare il loro ego.

Altre eccezioni, le parole troncate. Auto, cinema, moto, foto. Per riconoscere se sono maschili o no, devono considerare la parole intera originaria: fotografia, cinematografo, motocicletta, automobile. Perciò, anche se moto termina con la o, non è maschile perché è motocicletta. E il plurale? Non si tocca. Rimane uguale al singolare. Non si può dire due moti o tre foti.
Altra eccezione: l’accento. 

Accento

Spiegate che in italiano si usa l’accento grave, o se preferiscono, l’accento “contrario” allo spagnolo, nel 99% dei casi. E che si mette sono al finale della parola, se la parola termina “ascendendo”. L’accento non va mai all’interno di una parola. Esempi: papà, caffè, università. E quando uso l’accento acuto, tipo quello “spagnolo”? L’unica parola che deve interessare loro in questo momento è la parola “perché”. Sono sicuro che un buon 50% degli italiani che stanno leggendo non ha mai notato questa differenza. Be’, c’è sempre tempo per imparare cose nuove. 
MOLTO PIÙ AVANTI, potete spiegare altri casi, come sono i numeri che terminano con tre (trentatré…) altri connettori (sicché, poiché, giacché) o delle particelle che usano l’accento per non confondersi con altre (Luigi pensa solo a sé, non mangio né carne né pesce). 
Bene, dite loro che le parole che terminano con accento non fanno plurale. Non esistono tre caffì, e ancor meno 5 universitè.

Ora, potete concludere con un momento culturale. 
Chiedete loro perché cazzo Starbucks insista chiamando “panini” anche al singolare. O cosa diavolo è “un piadini”? Instillate in loro l’odio verso gli errori ortografici e di traduzione. Il mio alunno ideale è una persona che quando ascolta la parola “lamborgini” dà una testata sui denti a chi l’ha detta. Il mio alunno ideale, va in uno Starbucks, chiede un panino, e se la cassiera lo corregge dicendo “un panini?” rovescia il barattolo delle mance. Una classe di grammarnazi dà sempre grandi soddisfazioni.
Fra due articoli (domenica) continuerò con la spiegazione!

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7 risposte a Insegnare italiano ad un hispanohablante (2) (guida per dummies)

  1. Gabriela ha detto:

    E poi quando arrivi a “le lenzuola” o “il pijama” rimangono 60 secondi di silenzio e un punto interrogativo a caratteri cubitali orbita sopra tua testa… E dici… Allora no. Ho capiro un cavolo!!

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  2. Darío ha detto:

    Piccolo errore nel titolo!

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  3. Darío ha detto:

    Ora che ho finito di leggere l’articolo, ti rivolgo un plauso pubblico e sincero per la sottolineatura del non utilizzo del plurale delle parole inglesi in italiano, che gli pseudo dotti qui in italia si ostinano fastidiosamente ad usare. Badilate sulle gengive.

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  4. Andrea ha detto:

    Il tuo alunno ideale è….violento….ci piace! muahahah!
    Grazie per questa guida fantastica, mi sarà utilissima!
    Ancora ancora ancora!!!!

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