Insegnare italiano ad un hispanohablante (guida per dummies)

  
Un lettore (Ciao Andrea!) mi ha raccontato che sta per ricevere la visita di un messicano e che quest’ultimo gli ha chiesto il favore di insegnargli un po’ di italiano. Andrea mi chiede alcune dritte sul metodo di insegnamento, quindi ne approfitto per dare alcuni consigli agli aspiranti professori 😀 diciamo che questi articoli serviranno per le prime tre-quattro ore di lezione, finché finalmente avrete fatto un po’ di esperienza.

Ho dato lezioni in tre università, quattro scuole, un’impresa e svariati alunni privati, e alcune volte ero obbligato ad apprendere e usare un metodo specifico, magari il metodo che quella scuola aveva brevettato. Con il tempo ho sviluppato la mia personale maniera di insegnare, prendendo quel che più mi piaceva dei vari metodi o quello che sul serio funzionava. Quindi, ribadisco una cosa: il mio metodo di insegnare non è il migliore in assoluto, ma decisamente non è il peggiore, la mia maniera di fare le cose, gli altri colleghi sono liberi di sperimentare e magari trovare quella più consona alle proprie abilità e punti di forza!

Cominciamo col dire che il corso deve essere (quasi) completamente in italiano. Per quanto possibile, evitate di parlare allo studente in spagnolo. Un hispanohablante può arrivare ad uno straordinario 85% di comprensione, scritta e orale, dell’italiano! Questo significa che, se parlate ad alta voce, spaziando bene le parole e ad un ritmo decente, il messicano vi capirà facilmente. Altro trucco: cercate di usare le parole italiane che più somigliano a quelle spagnole. Esempio: non è la stessa cosa dire “Ci vuole impegno” che “è necessario studiare”. La seconda frase è decisamente più comprensibile, perché somiglia alla struttura spagnola. Perciò, all’inizio del corso, evitate frasi che “non hanno nulla a che vedere” con lo spagnolo. Almeno all’inizio! Poi sarà una delle ricchezze delle vostre lezioni. Il giorno in cui potrete insegnare “me la posso cavare” o “ce la possiamo fare” arriverà, ma richiede almeno un livello A2.

Usate lo spagnolo solo quando lo studente entra in panico completo, si rattrista per l’incapacità di comprendere o per dare una regola fondamentale e che dovete essere sicuri che venga capita al 100%.

Altro grande consiglio: USATE LA MIMICA, LE MANI E IL CORPO. La gestualità è un linguaggio universale, usatelo sempre, quando dite tu, io, lui, indicate sempre la persona. Quando volete dire leggere, mangiate, studiate, andare…usate le mani, mimando il gesto. Vedrete che lo studente sorriderà e farà di sì con la testa, per farvi capire che è chiaro. È una delle cose più carine e spontanee che potrete apprezzare in questo bellissimo lavoro. 

Debutto
Chiedete agli studenti di scrivere le parole che conoscono in italiano. Subito vi diranno che non sanno niente, ma voi insistete. Suggerite di pensare parole di film, musica, cucina, cognomi famosi. Vedrete che con calma usciranno le parole. Nella top ten: pizza, spaghetti, lasagne (anche se scriveranno lasaña), mafia, Toscana, Roma, dolce vita, buongiorno (con varie storpiaggini, ma non ridete, o si scoraggeranno), Ferrari, Bellucci. Una volta che avrete le parole (almeno 4 o 5), provate a imboccare altre parole che sono italiane e che loro già conoscono. Esempio, paparazzi, graffiti, salami, espresso, confetti, bravo. Sono parole conoscete in tutto il Messico, a volte in tutto il mondo, e la gente non sa che hanno origine italiana. Fatto ciò, dite agli studenti di concentrarsi: con cosa terminano le parole italiane? Due secondi di smarrimento, poi risponderanno, “vocales”. Ora potete dare la prima “regola fondamentale”: le parole italiane finiscono in vocale. Sempre. Ora date alcuni esempI di trasformazione: pan, Brasil, mes, dormir. Ditegli come diventano in italiano. Vedrete il mega sorrisone, che vi confermerà che state lavorando bene e hanno capito. Chiaro che ci sono eccezioni alla vocale finale, come gli articoli, le congiunzioni (per, con), o troncamento per ritmo o eleganza (poter mangiare, il mal di vivere) ma per favore, NON COMPLICATEGLI LA VITA durante la prima ora di lezione. Ci sarà tempo più avanti per vedere le eccezioni. E uno studente triste è un cliente perso. 

Alfabeto
Dite come prima cosa che l’alfabeto italiano è più piccolo di quello inglese, francese e spagnolo. Si dovranno eliminare alcune lettere: x, w, k, j, y, ñ. Poi pronunciate le lettere l’alfabeto, e fateglielo ripetere. Poi, cominciate a fare pronunciare le lettere a caso, saltando da una lettera all’altra, indicandole con il pennarello alla lavagna. Così, vedrete se hanno memorizzato a pappagallo o se hanno imparato le singole lettere. Ora, il momento di giocare: dite che state per dire il vostro cognome, la vostra città di origine o qualche piatto che amate. E cominciate a farne lo spelling, lettera per lettera. Ogni studente scriverà quello che intende, e spesso escono risultati simpatici. Poi ripetete, perché possano correggere l’errore. Ora, al contrario: loro dovranno dire i propri due cognomi, recitandoli lettera per lettera. Voi dovete scrivere sulla lavagna, o sul quaderno, quello che ascoltate. Se dicono una lettera che non esiste, guardateli in faccia con uno sguardo tipo interrogativo. Esempio, la lettera c la pronunciano “se”. Uno studente che si chiama Carrazco e comincia a dettare partendo da una “se”, si merita uno sguardo tipo questo. 

  
Poi, fategli esempi come computer, kiwi, judo, kamikaze. Chiedete loro se sembrano parole italiane. Alla risposta no, potete spiegare come l’italiano sia una lingua esterofila, perciò parole provenienti da tutto il mondo sono entrate nell’utilizzo comune, quindi non devono sorprendersi di incontrare “lettere proibite” come la j e la k in questi termini di origine straniera.

Wow, il tema sembra più lungo di quel che pensavo! Ditemi la vostra opinione come colleghi, nel prossimo articolo continuerò con questo tutorial di base di come mi guadagno la tortilla 🙂

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7 risposte a Insegnare italiano ad un hispanohablante (guida per dummies)

  1. beatricedepretis ha detto:

    Ciao!
    Condivido in pieno, anche io durante le prime lezioni con studenti nuovi adotto queste tecniche induttive. Funzionano sempre, soprattutto con ispanofoni. In questo momento mi trovo in Turchia e, nonostante il notevole divario linguistico, funzionano anche con i turchi.
    In bocca al lupo!

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  2. Emanuela ha detto:

    Ciao! Ho insegnato italiano per due anni in Messico presso il CCLE della UANL di Monterrey, buon lavoro!

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  3. Darío ha detto:

    Non so se usi qualche manuale in particolare, ma alcuni fra i più diffusi qui in Italia hanno lo stesso tipo di approccio iniziale. Per quanto riguarda la mimica, sono assolutamente d’accordo, io a volte sono un totale pagliaccio in classe oppure faccio gesti eclatanti. Il punto è che rimanga impressa nella memoria l’associazione espressione/gesto. Comunque non vedo l’ora di venire ad insegnare in Messico! (Con tutto il rispetto, ma non ne posso più di rifugiati afghani/pakistani…)

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  4. giuliacalli ha detto:

    Mi piace! Io non posso darti opinione da collega vera e propria, perché l’italiano per stranieri che ho insegnato è stato per fini di volontariato e non professionali. Ma questo articolo mi sarà utile comunque, ottimi spunti 🙂 Io da principiante, quando ho iniziato a insegnare italiano a stranieri, sbagliavo proprio nel complicargli la vita senza accorgermene. Volevo iniziare con le cose semplici, come dei piccoli dialoghi di presentazione, ma poi mi sono resa conto che era comunque difficile soprattutto per gli studenti che non avevano delle buone basi scolastiche nemmeno nella loro lingua (ed erano la maggioranza). Quindi avevo ripiegato sull’insegnamento base del lessico, mostravo oggetti di uso comune -> nomi in italiano. Ed era più facile, soprattutto perché le mie classi erano veramente un mix di nazionalità e livelli di istruzione diversi…un bel casino, che ricordo con molto affetto però.

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