Le estorsioni telefoniche: veri imbecilli recitando falsi sequestri

Un delitto frequentissimo in questo paese è il cosiddetto “falso sequestro telefonico” o fraude o extorsión telefónico/a. In sé, questa esperienza non ti lascia quasi mai indifferente, perché almeno per pochi secondi può arrivare a turbarti, immaginandoti il peggio. Chiaro, se ti è già capitato una volta, la seconda è pan comido, cioè molto meno perturbante.
La frode si svolge quasi sempre usando un cellulare rubato e/o in carcere. Con il cellulare che hanno a disposizione i criminali cominciano a comporre vari numeri. Quando una persona risponde, parte la sceneggiata: un uomo o una donna comincia a piangere o a gridacchiare, dicendo frasi o parole scomposte, poi ti dice qualcosa tipo “mi stanno picchiando” o “mi hanno sequestrato”. Se resti ancora in linea, la persona potrebbe passarti un uomo che ti dice che hanno un tuo parente, poi ti dice quanto pagare e la modalità di pago. Come ti mettono angoscia? Generalmente la prima persona (piangente) o la seconda (falso sequestratore) dichiarano l’identità o il grado di parentela. Chiaramente puntano su qualcosa di ovvio: se a parlare è una donna adulta, si dichiara moglie, sorella o madre, e così via. 

In un giornale dell’anno scorso avevo letto che nel 2014 un’impennata dei furti di cellulare aveva avuto un parallelo con una crescita delle frodi telefoniche. Chiaramente i due fenomeni sono legati, dato che per poter fare questo reato è necessario usare sempre numeri differenti, perché una denuncia lo renderà inattivo. Spesso è risultato che queste telefonate partivano dal carcere. Questo dovrebbe far riflettere sul fatto che 1- la popolazione carceraria non viene assolutamente controllata come si dovrebbe 2- esiste una modalità di consegna delle schede SIM o dei cellulari, perché i carcerati possano “lavorare”. 

  

Vi racconto il mio caso personale: due anni fa ero in una plaza comercial, avviandomi verso la mia macchina. Vedo una chiamata di un numero nuovo. Molte volte sono studenti, clienti o potenziali clienti quindi vedere una telefonata di un numero che non conosco non mi insospettisce quasi mai. Rispondo, e c’è una donna che piange (o che sa fingere bene). Dopo aver piagnucolato un po’, mi ha detto “Soy tu madre”. A quel punto ho riagganciato, contando sul fatto che mia mamma non chiamerebbe mai dall’Italia sul cellulare. E, ah già, non parla spagnolo. Ma se avessi avuto tutta la famiglia messicana, la situazione sarebbe potuta peggiorare.

Magari state pensando: chi è lo stupido che potrebbe cascarci? Come si può credere in scemenze simili? Be’, giuro che se anche solo l’1% delle persone contattate cade nella truffa, l’affare conviene. Perché le somme richieste sono molto alte, dai 10 ai 50 mila euro, stando ben attenti a non chiedere cifre spaventosamente elevate che renderebbero impossibile il pagamento e quindi, a livello della realizzazione della truffa, sono controproducenti.

Più volte è stata pubblicata una lista di risposte pronte alle domande più frequenti che vengono poste per rubare o pescare informazioni, ve la allego!

  

Una mia studentessa è passata per questa esperienza poco prima di arrivare alla lezione. Ha reagito prontamente e ha subito chiamato la polizia, sporgendo denuncia. La polizia le ha suggerito un’app, e io vi passo l’informazione: si chiama No+Xt (no más extorsiones, mai più estorsioni).  

 Il funzionamento è geniale: quando ti arriva una chiamata di estorsioni, tu la puoi etichettare come tale. Tutte le altre persone che hanno l’app e ricevono una telefonata da questo numero, vedranno apparire l’icona di un losco figuro vicino al numero, il simbolo di un ladro e capiranno che il numero è un probabile truffatore. Così eviti di rispondere. Cosa ancor più simpatica, anche i contatti di Bancomer e Banamex, due delle principali banche messicane, vengono etichettati come ladri. Tu dun psssss.

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