“En la nada”: la carretera, l’autostrada messicana

Il Messico è un paese enorme, e per dare le proporzioni allego un’immagine che lo confronta all’Europa.
  

Il Messico, però, ha solo 1/6 degli abitanti che ha l’Europa. Detto questo, si può capire come la maggior parte del territorio nazionale sia “nada”, cioè uno spazio vuoto, non urbano, di altopiani, deserti, pianure o selve. Ore e ore di strada che attraversano il nulla, prima di arrivare alla seguente città. Per chi viene dall’Italia, questo non è facilmente immaginabile. Certo, anche noi abbiamo le grandi pianure con campi coltivati, le zone montuose, gli spazi “poco urbanizzati”, ma niente che si possa lontanamente comparare con la nada messicana. Intendetemi, non sto criticando il niente interurbano: proprio in questi spazi si può trovare la fauna e la flora originaria e libera. Solo sto avvisando che esiste.

Quando si deve lasciare la città per andare verso un’altra, dovrete quindi attraversare questo nulla. La maniera più veloce è la macchina, seguita dai bus turistici. Certo, questo quando non vogliate prendere l’aereo. Dovrete quindi affrontare una bestia rara: l’autostrada messicana, la carretera. 

  
Quasi sempre fra due grandi città si sviluppano almeno due possibilità di transito: la strada senza pedaggio, chiamata la libre, è quella a pagamento, la de cuota. Prendere la libre significa risparmiare soldi, ma aggiungere un buon 30-40% al tempo necessario. Buche, dossi e “imprevisti” sono compresi nel pacchetto gratis. La de cuota è…bè, leggermente migliore. 

Una cosa che sorprenderà gli europei sarà il metodo di pagamento. Voi entrate al casello autostradale…e pagate subito, entrando, non uscendo. Mi sono stupito perché ho pensato “come faranno a indovinare fino a dove arriverà sto tizio? Magari possiamo guidare per altre 8 ore senza farci scoprire”. Ben presto ho avuto la risposta. Appena finisce quel tratto di autostrada, devi pagare un’altra volta. E così via. Cioè, ogni singolo tratto, di 20-50 minuti, o di poco più di un’ora, merita il proprio casello. Il tutto rende molto scomoda e decisamente fastidiosa questa esperienza. Vi faccio un esempio per farmi capire meglio. Uno che parte da Venezia deve andare a Milano. Imbocca l’autostrada per Padova, e paga entrando. Esce a Padova, imbocca la strada per Verona, paga entrando…poi per Brescia, poi per Milano. Assurdo. E molto, molto caro. 

Il vostro viaggio verrà comunque incuriosito da alcuni imprevisti, piacevoli o meno. 

Il debbio, per esempio. Nella stagione secca, enormi zone della nada sono arse dal sole e altamente infiammabili. I contadini usano l’antico metodo del debbio, cioè danno fuoco a queste estensioni di terra, perché la cenere possa rendere di nuovo fertile il campo. Ecco quindi che se passate per la zona giusta nel mese giusto, potreste vedere uno scenario quasi post-bellico: un’enorme distesa piatta, interrotta solo da colonne di fumo spesso che si levano verso il cielo senza nuvole. 

Un’altra caratteristica dell’autostrada, anche quella di cuota, sono i venditori lungo i margini. Molti agricoltori si dispongono per la strada con cartelli che possano essere visti anche a 120 km/h. Vendono quel che la stagione offre: fragole, mandarini, carciofi, fichi d’india…i prezzi sono ridicolmente bassi, come mezzo chilo di fragole a meno di un euro. Come forse immaginerete, chi fa i migliori affari non è mai il primo contadino posizionato. In genere, si vede la bancarella abusiva con il primo venditore, ma si va troppo veloce per inchiodare. Dopo due minuti si trova un secondo, poi un terzo…quindi il primo e l’ultimo venditore sono i più “baucchi”, come si dice nel mio dialetto, tonti. 

Per non farvi annoiare potreste pure trovare un pellegrinaggio. Centinaia di fedeli, armati di statuone in gesso, mega quadri della Virgen e su vari mezzi a motore o non, camminanti, pedalanti o tirati da un trattore che sembra un carro mascherato, si possono trovare tutto l’anno, non solo nel più atascado/ingolfato dicembre. La polizia vigila e protegge i pellegrini, che percorrono l’autostrada occupando una corsia. Non mi sorprende leggere ogni due o tre mesi notizie come “Queretaro, 30 pellegrini falciati da un camion, 8 morti”. 

  
Ultimo e meno piacevole incontro, la criminalità. In puro stile western, alcune carreteras sono prese d’assalto da bande di malviventi, che ne scoraggiano il percorso. A volte, per far fermare le macchine, mettono delle trappole, per esempio fingono un incidente o una persona che abbia bisogno di aiuto. Quando il buon samaritano si ferma, escono dei complici e viene derubato. Quando sono andato a Morelos, l’ultima volta che ho preso la carretera, la città si stava preparando per la visita del Papa, quindi c’era molta sicurezza, non c’è stato nessun rischio. L’unica volta che mi è capitato qualcosa di strano è stato nel 2012. Stavamo tornando da Acapulco, quando un posto di blocco ha obbligato l’autobus a fermarsi. Sono saliti dei poliziotti e hanno fatto scendere tutti i maschi. Dividere i maschi dalle femmine? Non mi sembrava una procedura di routine. Mi sono un po’ spaventato, ci hanno perquisito. A quel punto ho anche aperto lo zaino e l’ho tenuto aperto di fronte a me. Il poliziotto mi è passato davanti senza neanche buttare un occhio. A quanto pare non avevo una faccia sospetta. Più che altro avevo una faccia ingenua. 

Il mio amico Jacopo aggiunge: In Chiapas (ma immagino non solo) altre forme di “assaltare la diligenza” sono: tendere una corda (possibilmente d’acciaio) tra albero ed albero a mo di rasoio (efficace soprattutto con le moto) e buttare sulla carreggiata, di preferenza in curva, olio e simili in modo da far finire il povero passante fuori strada.

Non amo guidare, quindi non ho tanta esperienza di carreteras, e sempre sono stato passeggero, vedendo la nada che circonda Teotihuacan, Queretaro, Morelia, León, Guanajuato, Oaxaca… Insomma, non ho visto tante autostrade, ma so che chi ama il senso di libertà e la vertigine dell’infinito potrebbe trovarsi bene in questi ambienti. Io preferisco un divano, possibilmente non a 150 km orari. 

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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Una risposta a “En la nada”: la carretera, l’autostrada messicana

  1. jacopo ha detto:

    In Chiapas (ma immagino non solo) altre forme di “assaltare la diligenza” sono: tendere una corda (possibilmente d’acciaio) tra albero ed albero a mo di rasoio (efficace soprattutto con le moto) e buttare sulla carreggiata, di preferenza in curva, olio e simili in modo da far finire il povero passante fuori strada.

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