Il Papa in Messico e le reazioni (più qualche meme per sdrammatizzare)


La settimana scorsa, il papa Francisco I ha concluso la sua visita qui in Messico. Ovviamente questa occasione non ha lasciato quasi nessuno “intatto” tra gli abitanti della capitale. I messicani che si ritengono cattolici, hanno approfittato dell’occasione per vedere di persona il pontefice, mentre i più disinteressati o i non-credenti hanno colto l’occasione per lamentarsi tutto il tempo. In ogni caso, quasi nessuno se ne è stato zitto.
Già prima del suo arrivo la città si stava mettendo in movimento, o almeno a livello ideologico. È stata fatta un’inchiesta, in cui risultava che la metà matematica della popolazione messicana se ne frega della visita papale. Il risultato è stato fatto girare nelle reti sociali, ma non ho idea della validità del risultato, né dell’obiettivo. Se a qualcuno non importa niente della visita di una persona famosa, be’, gridarlo ai quattro venti mi sembra una manifestazione del contrario.
Il papa alloggiava nella Nunziatura, un edificio che si trova nel sud della città. Alcune arterie principali sono state chiude per 15-18 ore al giorno, quasi cinque giorni. Io ho annullato una lezione perché era impraticabile raggiungere alcune zone del sud il sabato. Per il resto, il blocco di alcune zone era praticato con nastri di plastica e poliziotti che dirigevano le persone verso altre strade. Anche il mercoledì mattina alcune zone erano off-limits, con la gente un po’ esasperata perché non capiva il perché, visto che il periodo di fuoco già era passato.
Molta polemica è stata provocata dai fautori dello stato laico. Il Messico, effettivamente, è uno stato laico nel vero senso della parola, non hanno ora di religione a scuola, né l’8X1000. Molti hanno criticato la scelta della repubblica di mettere super cartelloni in ogni lato, ogni trasporto pubblico, ogni stazione. Alcuni hanno criticato il fatto che questo fosse in contraddizione con la supposta laicità statale. In realtà, io non ci ho visto nulla di strano. Anche se lo stato messicano è, a livello teorico, laico, il cattolicesimo è la religione praticata dalla stragrande maggioranza della popolazione. O almeno, la maggior parte della popolazione CREDE (ed è convinta) di essere cattolica. Perciò, se anche il paese ha voluto mettere dei cartelloni “pubblicitari” riguardo la visita del Papa, lo ha fatto tenendo in conto della religione maggioritaria. Ripeto, nulla di strano, né di originale.
Passiamo alla critica politica. In molti si sono chiesti quale fosse il “guadagno” del papa per passare. In realtà, non è necessario pensarci tanto: a livello di contributi e donazioni, il Messico è il secondo paese al mondo per finanziamento della chiesa cattolica (dati del 2014, non so se questo è valido ancora oggi). Oltre a ciò, il Messico è territorio di “battaglia di anime”, molte infatti sono le sette o gruppi religiosi, soprattutto cristiani protestanti, che sono riusciti a fare un gran proselitismo in questa terra. Altrettanto poderosi sono altri culti, pseudo-cristiani, come alcuni culti esasperati degli angeli e altri movimenti con guru che copiano la teologia cristiana. Quindi, nonostante la presenza della Guadalupe, questo Messico è un cristianesimo di frontiera e terra di perdita di fedeli. Era normale e anzi necessaria la vista del pontefice, dal punto di vista religioso. Il problema è che questa visita è stata al tempo stesso un viaggio pastorale e politico. Lì è il fulcro di ogni contraddizione. Un capo di stato deve preoccuparsi delle relazioni tra i due paesi e delle conseguenze delle proprie parole. Un pastore di anime deve preoccuparsi del benessere materiale e spirituale di ogni singola persona fedele. Per questo, è stato visto come un tradimento il silenzio papale su due temi che feriscono il Messico come pugnalate: i ragazzi di Ayotzinapa fatti sparire e le vittime della pedofilia ecclesiastica, devastante in questo paese. Secondo quanto dice il giornale Proceso, i genitori dei 43 e le vittime della pedofilia avevano chiesto da mesi di poter incontrarsi con il Santo Padre, ma la loro richiesta non è stata accolta, anzi, i due temi non sono stati toccati in nessun discorso papale. D’altro canto, alcuni studenti che ho, hanno apprezzato la sincerità con cui il papa ha criticato l’atteggiamento altezzoso di alcuni vescovi, con un rimprovero sottinteso al vescovo della capitale. Dunque, i temi non sono stati toccati per ragioni politiche e accordi previ alla visita.
Le zone che il Papa ha visitato sono città e regioni di profondo disagio e con problemi sociali e criminali. La visita è cominciata dalla capitale e la necessaria tappa della Guadalupana. Poi Ecatepec, nell’Estado de México (città celebre per criminalità organizzata e povertà diffusa), segue Morelia (narcotraffico e conflitti con le autorità), Chiapas (povertà e realtà etniche poliedriche) e Ciudad Juarez (ex zona flagellata dal feminicidio e dalla tratta delle donne, oggi superata di molto dall’Edomex). Insomma, l’agenda del papa sembra comunque che sia stata programmata anche per i risvolti sociali e per “calmare” alcune zone bollenti del Messico, ma non ha potuto superare la logica da capo di stato, o almeno questa è la mia opinione!
Concludo con un po’ di ironia, per alleggerire il tema. Questi sono i meme più divertenti che ho trovato riguardo questa visita pontificia 🙂

AGGIORNAMENTO: Sotto richiesta, pubblico le traduzioni dei memes

 

Ancora non arrivo in Messico e vi ho fatto il miracolo di asfaltare le strade a Ecatepec

 

 

Qual era il limite di velocita su Insurgentes?

 

Si, una multa, Sua Santita’. Ieri andava a piu’ di 80 su Churubusco

 

 

Quando ti dicono che devi visitare Ecatepec: “Pregate per me”

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6 risposte a Il Papa in Messico e le reazioni (più qualche meme per sdrammatizzare)

  1. rita ha detto:

    E per chi non riesce a tradurre dallo spagnolo come facciamo a capire le battute?

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  2. Maria Teresa ha detto:

    Come al solito ..genial!

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  3. Maria Teresa ha detto:

    Sarò’ a Città’ del Messico giusto tra tre giorni.

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