Snorkeling e mille avventure gastriche

In questo articolo parlerò dell’esperienza dello snorkeling, dato che merita il suo spazio!Per chi non avesse letto l’articolo precedente, a Huatulco ho potuto comprare un tour che ci permetteva di provare a fare snorkeling nelle acque del Pacifico. 
Abbiamo comprato il tour che comprendeva 10 ore totali con il catamarano che ci portava in una baia altrimenti non raggiungibile per via terra. Così, verso le 11 eravamo in un porto e per 100 pesos (7 euro) abbiamo noleggiato l’apparecchiatura necessaria, cioè le pinne, il giubbotto salvagente, il boccaglio e la mascherina. Saliamo a bordo del catamarano, un centinaio di persone, e comincia il viaggio. All’inizio è tutto piacevole, mettono un po’ di musica naca ma non importa, offrono bibite e danno una breve spiegazione di quello che si può vedere. Chiedono da dove vengono le persone, e quando tocca a quelli di Città del Messico l’animatore dice “Si riconoscono perché sono quelli che si nauseano per primi”. Grasse risate. 

  
Dopo 40-50 minuti arriviamo ad una baia dove ci sarà la parte importante del giro. Le persone che vogliono fare snorkeling vanno da una parte, chi invece non vuole verrà portato a terra su una barchetta dove potrà rilassarsi su una spiaggia che è stata giudicata una delle dieci più belle del mondo. La nostra amica in visita sceglie il “tour spiaggia” mentre io e mia moglie andiamo dall’altra parte. A quel punto esce già la mia parte fifona perché mi immagino che dovremo saltare dalla barca direttamente in mare. O forse la barca neanche si fermerà? Dovremo saltare dal mezzo in movimento? Oddioddioddio…ma risulta che son tutte paranoie inutili. Oltretutto vengo a sapere che nel gruppo ci sono pure persone che non sanno nuotare. Ho un sacco di problemi e carenze atletiche, ma so galleggiare dignitosamente e perfino muovermi “a cagnolino” mantenendo un certo ritmo e sacrificando ogni dignità. Sono un super atleta, messo in confronto a ‘sti tizi che vanno in vacanza in Oaxaca senza saper nuotare. 
Mi avvio verso la parte di barca dove si stanno raggruppando gli altri, e mi rendo conto che nel poco tempo perso per salutare la mia amica ho già perso una parte della spiegazione. Oddioddioddio. Mi innervosisco un po’, poi comincio a fare prove con mascherina e boccaglio e vedo che tutto funziona. Ci avviamo ad una scaletta che porta ad una piccola piattaforma e lì la gente scende in acqua. Niente tuffi, niente salti. Quando è il mio turno, mi infilo le pinne e mi siedo sul bordo, poi con la grazia di un tricheco storpio mi giro e riesco ad entrare in acqua. Ci sono. Entusiasmo breve, poi mi allontano perché qui come in tutti i posti si deve lasciare spazio, e già si sta formando calca. Mi ricordo allora delle raccomandazioni di mia moglie. Sono senza occhiali quindi ci vedo poco (niente). Perciò devo trovare Silvia. Che ha un boccaglio color verde. E non c’è. Cacca. Mi metto a cercare, nel frattempo vedo quale trattamento è riservato a chi non sa nuotare. Viene messo in acqua un enorme salvagente, una ciambella, e chi non nuota si attacca al bordo della ciambella. La guida prende la ciambella e comincia a trascinarla. Figo. Dopo qualche minuto, finalmente riconosco mia moglie, poi avanziamo insieme. Passiamo sotto una corda con dei galleggianti, che ci indica che quella è l’area riservata allo snorkeling, poi ci dicono che possiamo già immergere la testa e cominciare ad osservare.
Bellissimo. Quando mi avevano parlato di coralli, io mi immaginavo la barriera corallina da film, quella rossa e ramificata, avete presente? Quello invece era un altro tipo di corallo, quello “a palla”, grigio e con rughe…cercherò una foto per mostrare cosa intendo. Ecco.

  

Come probabilmente immaginerete, non avevo cellulare in quel momento e se l’avessi avuto mi sarei messo ad urlare perché sicuramente non è impermeabile. 
Sul fondale si muovono vari pesci, generalmente color azzurro e mentre avanziamo nuotando con calma vediamo che il fondo ha una propria orografia impensabile dalla superficie dell’acqua. Si alza e si abbassa, sprofonda, e arriviamo ad un punto in cui possiamo vedere che il terreno scende di due/tre metri, mia moglie si emoziona (o si spaventa) perché fa un gorgoglio dalla maschera. Bello, molto bello. Mi rilasso, stando attento solo a non beccare un riccio, l’unica raccomandazione che la guida ci aveva dato in tema di sicurezza. Dei baldi idiot…perdon, dei baldi giovani si tolgono il giubbotto per avere la libertà di immergersi e esplorare altre zone. La guida si offre di fare le foto ad ogni gruppo o famiglia che si trova in quel tour, una foto in immersione. Concordo con mia moglie sulla boiata dell’iniziativa e seguiamo per conto nostro. Ciò che ci avevano spiegato nel catamarano era che il corallo è tagliente ma soprattutto è fragile e prezioso. Un’idiozia nostra può costare anni di sviluppo al corallo. Mi sembra avessero detto che cresce di un centimetro ogni cinque anni e che un imbecille una volta se n’era portato via un metro e mezzo. Dovevamo evitare di avvicinarci alla scogliera, dove il fondale chiaramente diventa più vicino e “a portata di mano”, e rimanere nella zona in cui il fondale è a 2-4 metri di profondità. Dopo una mezz’ora comincio ad avere nausea, non so se per la pressione allo stomaco, per l’acqua salata o per la stanchezza. Mia moglie non sta tanto meglio. Continuiamo un altro po’, ma non riesco più a immergere la testa per tanto tempo perché la nausea è abbastanza forte. Finalmente la guida ci avvisa di tornare alla barca, è finita l’ora di snorkeling. 
Dopo cinque minuti arrivano anche le persone che sono rimaste in spiaggia. Beviamo qualcosa di frizzante per ruttare allegramente e ridurre la nausea. Finalmente mi sento tranquillo e felice. Riparte il catamarano con la canzone del taxi (continua con nacadas). Dopo un po’ la situazione diventa fastidiosa perché la barca sta prendendo tutte le onde di petto, quindi si alza e si abbassa violentemente. All’inizio la gente ride e scherza, poi smette di divertirsi. Gli unici che sorridono, nella mia parte della barca, sono la tipa che distribuisce la Coca-Cola e il marpione / capo tour che continua a girare per chiedere se stiamo tutti bene. Dopo dieci minuti, c’è qualche movimento sul lato destro (non ho la minima idea se si chiama babordo tribordo o che), sembra ci sia una balena, ma non ho la forza di alzarmi, men che meno di osservare il mare che sale e scende, sale e scende…ormai ho una nausea molto forte, lo comunico al marpione tatuato e lui mi suggerisce di guardare un punto fisso, verso il nulla. Mi concentro sul cielo, e chiedo quando manca per arrivare. Mezz’ora. Gli dico che non resisto così tanto, lui allora mi rovescia un bicchiere di acqua gelida sulla nuca. Fantastico! Tutto si calma e mi regala 5 minuti di pace. Col passare del tempo, vedo che sono in buona compagnia. Due, tre, quattro…altre persone vengono verso il fondo della barca e cominciamo a osservare l’orizzonte tutti insieme. Sembrerebbe un impeto poetico di gruppo se non fosse un tentativo disperato di non vomitare. Alla fine, quando già manca poco alla meta, qualcuno non resiste più e restituisce al mare oaxaqueño quel che ha mangiato, qual sacra offerta agli dei abissali. Finalmente, la baia. Ci mettono in barchette e ci fanno scendere, riusciamo a toccare spiaggia. Ho lo stomaco in subbuglio, ci portano al ristorante di frutti di mare che ci avevano consigliato. Vedo che anche negli altri tavoli c’è gente particolarmente pallida. Il marpione ordina tre “sueros”, flebo, cioè bicchieroni di acqua sale e limone, per calmare lo stomaco. Arrivano e dopo un po’ mi torna addirittura la fame. 

  Ordino una roba di pesce, mia moglie chiede una cosa ma il cameriere è scortese e se ne frega, poi comincia a sparare prezzi assurdi per una coca cola che lei voleva dicendo che non è prevista in quel tal menù. Chiediamo il conto perché non ci piace come ci stanno trattando e scopro che il bicchiere di acqua e sale costava 3 euro. Sti cazzi. Per fortuna noto che l’ignoranza del cameriere ha fatto giustizia e nel fare il conto finale ha dimenticato 100 pesos nella somma. Soddisfatto del karma, ci allontaniamo e raggiungiamo una parte di spiaggia lontani dal gruppo del tour. Ci avevano informato che da quella baia era possibile tornare all’albergo in taxi e così decidiamo di fare, non volendo rimettere piede nel catamarano maledetto. Ci godiamo due ore di sole e quando sta quasi per tramontare cerchiamo il taxi. Il tassista ci dice che il mare era particolarmente difficile per colpa di qualche fase lunare. In albergo, scopriamo che non siamo stati i soli, varie famiglie hanno preferito evitare l’ultimo tratto in barca. Nausea a parte, è stato comunque un gran giorno.

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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Una risposta a Snorkeling e mille avventure gastriche

  1. rita ha detto:

    bello, mi hai fatto fare una buona risata con il tuo racconto.

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