Huatulco

Il posto in cui abbiamo scelto di passare le vacanze di fine anno è Huatulco, nello stato di Oaxaca. Avevo già avuto la fortuna di conoscere la città di Oaxaca, articolo qui, anche se questa regione è famosa per le sue spiagge e io non avevo avuto l’occasione di poterle vedere. Per fortuna ho rimediato!

Huatulco è facilmente raggiungibile in aereo, ci sono collegamenti diretti che partono da Città del Messico.
Abbiamo preso un aereo di Volaris, una compagnia low-cost. Odio queste compagnie. Non è per chissà quale disgusto medio-borghese, semplicemente mi sono reso conto che sono molto instabili, sia dal punto di vista della sicurezza che per l’effettivo verificarsi del volo. I loro aerei, per il semplice fatto che sono piccoli, quindi “leggeri”, vengono sballottati fortemente dalle correnti, hanno problemi più spesso in fase di atterraggio e se non riescono a riempirsi di passeggeri, perché magari non han venduto tutti i biglietti…annullano il volo. Trenta minuti prima della partenza. Dai 17 ai 23 anni ho sempre volato con Ryanair in Europa, ma ora mi viene la pelle d’oca a pensare di tornarci. Chiudo questa parentesi fobica.
Appena arrivati ci si rende conto che siamo in una zona vacanziera. L’aeroporto ha tutti gli edifici con il tetto in paglia e legno, come se fossero delle capanne caraibiche, invece che una zona di atterraggio. Bellissimo, una splendida accoglienza. La mia amica che era in visita ha detto che tutti gli aeroporti dovrebbero essere così. L’immagine è presa da internet perché era proibito scattare foto nella zona aeroporto.


Per raggiungere l’albergo abbiamo pagato un taxi, e mentre raggiungevamo la nostra destinazione, il tassista ha cercato di guadagnarsi la propria mancia dandoci una spiegazione di base della zona. Huatulco è una destinazione turistica abbastanza recente, il paesino in sé è molto piccolo, un pueblo. A rendere incredibilmente famosa questa zona sono le baie (bahías), ben 9, e le 36 spiagge disponibili. Momento di silenzio, poi il tassista riprende con “Sicuramente vi chiederete la differenza tra baia e spiaggia”. Altro momento di silenzio incomodo. “La baia è l’arco montuoso che racchiude una parte di mare, la spiaggia è la spiaggia”. Applauso mentale.

Prosegue spiegandoci che esistono due tour, uno di mare e uno di terra che possiamo prenotare. Ci rendiamo conto che quello di terra l’abbiamo già fatto in aprile, ma ci interessiamo a quello di mare, che prevede un giro in catamarano per vedere le baie più belle della zona, con eventuale esperienza di snorkeling, cioè osservare i coralli e i pesci, nuotando con le pinne e il boccaglio.
Arrivati in hotel abbiamo una spiacevole sorpresa. L’hotel ha una spiaggia prenotata, una sorta di club turistico, che si può raggiungere con un bus privato che esce dall’hotel ogni venti minuti. Peccato che quella sia l’unica baia, Chahué, in cui non sia permesso nuotare per via dell’alta pericolosità dei mulinelli che si formano in mare. Scopriamo presto che l’hotel si trova però esattamente di fronte ad un altra baia, raggiungibilissima a piedi e tranquilla per poter nuotare, la baia di Santa Cruz.


Abbiamo avuto fortuna con il clima, tutti i giorni fra i 24 e i 32 gradi. Le spiagge erano bellissime e non sovraffollate. La sabbia aveva pezzi di corallo e conchiglie “rare” se uno è abituato a vedere quelle del nord Italia. In mare passa un motoscafo tirando una banana, una cosa gialla enorme che viene cavalcata dalle persone che “si divertono così”. A volte non capisco la gente.
Ho anche potuto provare una schifez…pardon, una specialità delle località balneari, la birra con gamberetti. Non a fianco, dentro. In un calice grande mettono dei gamberetti già puliti, poi una salsa di pomodoro e frutti di mare chiamata clamato, salsa inglese, salsa maggy, polvere di tajin. In questa merda (perdonate lo sbocco di sincerità) viene aggiunta una povera birra. Ho chiesto al cameriere se era possibile darmeli separati, gamberetti e birra ancora in bottiglia, non mescolati. Nessun problema, ha detto. Dopo venti minuti li ho mescolati io perché sono alla continua ricerca di integrazione, mi sforzo di adattarmi ai gusti locali, anche a quelli che ancora non riesco ad accettare o a condividere completamente. Non posso dire che “mi è piaciuta un sacco”, ma è accettabile, non è malaccio! Ah, ho aggiornato l’articolo sulla birra in Messico aggiungendo questa cosa.


Il capodanno lo passiamo in spiaggia, abbiamo pagato per una cena sulla baia con cibo e bevande comprese e illimitate, banda che suonava, fuochi artificiali e lanterne cinesi come finale. È stato bello, per la prima volta ho passato il 31 dicembre con i piedi nella sabbia.


Non guardate l’uomo sofferente per la partenza del globo de cantoya (lanterna cinese).

Il viaggio in catamarano e lo snorkeling meritano un articolo a parte, sia per l’unicità dell’esperienza che per la dimensione che sta assumendo l’articolo.
Una notte abbiamo voluto esplorare il pueblo, il paesino vero e proprio, e il taxi ci ha portato alla Crucecita, diciamo la parte più urbanizzata di questa zona, per il misero prezzo di 25 pesos, 1 euro e venti. Lì ho ritrovato la struttura tipica di tutti i paesini di mare, con le decine di negozi un po’ tutti uguali, offrendo artigianato locale, accessori e medicine per la spiaggia, vestiti estivi, boiatine da ricordo. Amo i frutti di mare, quindi ho potuto apprezzare cucina messicana marittima, una rarità per me che vivo a Città del Messico e sono sposato con una donna che apprezza solo tonno e gamberetti come prodotti marini. Han cercato di fregarmi sul conto, ma questo è il prezzo della pelle, non importa quanti anni passerò in Messico, e quanto sia forte il mio spagnolo “cantadito de chilango”, avrò sempre una faccia da straniero.
Finita la vacanza, siamo tornati al capitale, felici ed entusiasti di questa esperienza. È davvero un posto bellissimo e ve lo consiglio. Una sola nota finale ornitologica: nel giardino dell’hotel ho visto questa roba, enorme, quasi un tacchino, appollaiato su un albero:

Qualcuno lo riconosce? La cameriera mi ha detto che lo chiamano pájaro travesti (uccello travestito) ma è possibile che mi abbia preso in giro. Ho cercato su Google “pájaro travesti Oaxaca” e mi escono solo indirizzi di locali gay. Non attinente al tema.

AGGIORNAMENTO: la bestia si chiama Chachalaca! Grazie a Daniela Rescigno e JR per aver risposto il pajaroquiz! 😀

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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6 risposte a Huatulco

  1. rita ha detto:

    Denis non è che per caso rappresentino quelli che voi avete sul piccolo alberello che voi chiamate “dei tacchini”?

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  2. martibens ha detto:

    “destinazione”, non “destino”, anche se forse per qualcuno potrebbe ben esserlo! ahahaha….l’ultimo nota sul pajaro: spettacolare!

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  3. Jr ha detto:

    Credo che l’uccello che hai visto è una chachalaca (https://en.m.wikipedia.org/wiki/Chachalaca).j

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