Studenti da incubo (parte 2 di 2)

Come avevo promesso qualche giorno fa, oggi continuerò con alcune esperienze “particolari” che comunque mi han fatto crescere come professore.
Il secondo caso di cui volevo parlare è quello di un alunno professionista, adulto e benestante. L’avevo conosciuto per passaparola e mi ha proposto di dargli delle lezioni nel suo studio professionale. È una persona eclettica, intelligente e interessante. Siamo partiti col piede giusto ma già alla prima lezione ho visto una crepa. Nonostante il tempo fosse stato concordato di un’ora e mezza, la lezione è andata ben oltre il tempo previsto. Avevo la sensazione reale di non poter uscire dall’ufficio, se non quando lui lo avesse permesso. Di fatto, quella prima lezione è coincisa con una delle poche volte in cui avevo concordato di andare al cinema con mia moglie la sera. Sono arrivato in ritardo, quasi disperato e irritato dalla situazione, mi rendevo conto che non avevo avuto il controllo completo del mio tempo e questo mi spaventava e mi frustrava. Sono sensibile quindi è abbastanza facile sconvolgermi 😀 mi ero ripromesso di interrompere subito questa lezione, ma non è stato così. Perché? Avarizia, pura avarizia. Volevo guadagnare e il suo orario si incastrava bene fra altri due gruppi. Così, sono andato avanti per vari mesi. Le lezioni erano molto strane. Quando arrivavo, sempre sapevo cosa avrei dovuto insegnare, ma lui riusciva a sviare il discorso, portandolo dove voleva, cambiando il tema o addirittura passando allo spagnolo quando non voleva più usare l’italiano. Mi rendevo conto, a volte, che dopo aver passato 100-120 minuti di “lezione”, solo 15 o 20 erano effettivamente temi di cui volevo discutere. Poi, altra rottura: ha cominciato ad arrivare sempre più in ritardo. Prima dieci minuti, poi venti…siamo arrivati all’assurdità di un’ora e un quarto di ritardo. E poi, la giustificazione, o meglio la sua assenza. A volte diceva che aveva trovato traffico, ma altre volte…stava pranzando, o semplicemente doveva fare qualcos’altro. Perché non mi avvisava, se non quando già avevo aspettato moltissimo? Mi sono allora reso conto che si stava approfittando della situazione, vedendo che io ero “buono”, per non dire idiota. Dopo 7-8 mesi di lezione, sono arrivato a spiegare i pronomi diretti (ancora una volta! A quando pare sono un tema da point-break). Stavo spiegando come funzionavano, e lui mi ha detto che non capiva nulla, che non ho spiegato bene, che non ho MAI spiegato bene, che non sapeva cosa stava vedendo e cosa stavamo facendo, che tutti i suoi appunti erano sparsi e scoordinati. E così dicendo, ha sparpagliato tutte le carte su cui aveva preso appunti in quel periodo. Effettivamente, i suoi appunti erano senza uno schema e senza nemmeno un quaderno…ma era colpa MIA? Chi li ha presi, quegli appunti? Poi ha cominciato ad ordinarmi come dovevano essere le lezioni da quel momento in poi, cosa dovevo dire e fare. Zero chiacchiere, zero conversazione. Arrivo, muto, scrivo il tema, do esempi, do la regola. Fine. Come se fossi io quello che sviavo il discorso e facevo perdere ore e ore. Siamo arrivati al punto che mi sentivo fisicamente minacciato dal suo comportamento e mi sono reso conto che il suo studio professionale non era un luogo dove mi sentissi a mio agio. Avevo paura, e cominciavo a mettere in dubbio il perché mi trovassi lì. Dopo 10-15 minuti, sembrava si fosse reso conto di aver esagerato. Mi ha chiesto scusa, mi ha detto che non voleva spaventarmi né attaccarmi, mi ha chiesto quanto doveva darmi e ha concluso chiedendomi perché mi comportavo così bene con lui, perché ero una persona così buona anche dopo che mi aveva trattato male. Ne ho approfittato per dirgli che avevo ricevuto una nuova offerta di lavoro (era vero) e che dal mese successivo non sapevo se avrei potuto continuare a dargli lezioni in quel giorno e quell’orario. Mi ha risposto che capiva e che non c’era problema e che se mi fossi liberato, avremmo potuto continuare con il corso. Non l’ho più rivisto, anche per la situazione pesante che aveva creato. 
Cosa posso consigliare, dopo questa esperienza?
Scegliete bene il posto dove dare la lezione: se non conoscete ancora bene lo studente o se non siete sicuri, scegliete un luogo pubblico, come un bar o un caffè
Chiedete i soldi corretti, cioè il tempo che vi stanno occupando: se avevate previsto una lezione di due ore e lui/lei arriva dopo un’ora, peggio per lui/lei, voi in ogni caso avevate dedicato quel tempo alla lezione, potete cobrarla, chiedere i soldi corrispondenti. 
Cercate di avere sempre il controllo diretto e completo della lezione: certo, se lo studente vuole cambiare tema o ha un dubbio grammaticale, la lezione può essere tranquillamente “stravolta” a fin di bene, ma se la persona non riesce o non vuole seguire il percorso didattico che avete preparato, pensate se val la pena continuare. Potreste avere la spiacevole sorpresa che più tardi lo studente vi rinfacci questa anarchia che lui stesso ha creato. 
Ora vi saluto, ci sarà una piccola pausa al blog perché in questo queste vacanze sarò un po’ impegnato, ma ci vedremo dopo il giorno della Befana! Felici feste!

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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2 risposte a Studenti da incubo (parte 2 di 2)

  1. Jacopo ha detto:

    “Avevo la sensazione reale di non poter uscire dall’ufficio, se non quando lui lo avesse permesso. ”

    A quedto punto ho iniziato a temere una cosa tipo 50 sfumature di Denis 😛

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