Studenti da incubo (parte 1 di 2)

Questa volta l’articolo parlerà di alcune esperienze negative che ho avuto come insegnante, più che come immigrato in Messico. 
Ho pensato tanto se scrivere o no questo articolo, per il fatto che parla di esperienze che non sono state per nulla positive e perché anche solo ripensarci a volte mi fa tornare la rabbia o la frustrazione. Poi però ho capito che forse la mia esperienza poteva essere d’aiuto ad altri professori, quindi meglio mettere tutto nero su bianco, anche perché di solito mi capita che quando parlo di un tema, riesco a digerirlo e ad analizzarlo meglio, per poi finalmente liberarmene. Desquitarme, sfogarmi. 
Quindi, partiamo. 
In quattro anni di insegnamento in questo paese ho avuto l’enorme fortuna, orgoglio e gioia di conoscere decine e decine di persone fantastiche. La relazione doveva essere di professore-studenti, ma molte volte sono tornato a casa avendo imparato cose nuove, o avendo passato delle ore divertenti e piacevoli che non mi sarei mai azzardato a chiamare lavoro. Come recita il detto di Confucio, “scegli un lavoro che ti piaccia e non dovrai lavorare neanche un giorno della tua vita”.
In questo mare di esperienze positive e gratificanti, spiccano però due casi isolati e per nulla facili né piacevoli da ricordare, durante e dopo averli vissuti.

Il primo caso è un ragazzo che vive vicino a dove abito io. Ci siamo conosciuti per forza perché i cani hanno bisogno di uscire quasi alla stessa ora. Quando ha saputo che sono un professore di lingue, si è interessato e mi ha chiesto di cominciare un corso con lui. Per me andava benissimo, perché avere uno studente vicino significa eliminare il tempo di trasporto. Gli ho quindi offerto un prezzo ridicolmente basso, perché per me era utile eliminare i tempi morti che avevo alcune mattine. 
Il corso è cominciato bene e tranquillamente. Con l’andare delle settimane, però, ho cominciato a notare che il suo atteggiamento cambiava e diventava sempre più aggressivo, verbalmente e gestualmente. Varie volte ha chiamato “idioti” gli italiani perché “pronunciavano male”, nel senso che pronunciavano in maniera differente agli ispanofoni. Perché lasciavo passare, perdonavo questi insulti? Perché lo diceva scherzando, o almeno così sembrava, inoltre io stavo lavorando, quindi mentre lui pagava potevo cercare di sopportare le sue stronzate, sempre e quando non fossero attacchi diretti. Un altro lato del tempo condiviso con lui che è diventato sempre più odioso è stato il suo malinchismo schifosamente razzista e vergognosamente ignorante (se non sai cos’è il malinchismo clicca qui). Ritenendosi di razza iberica quasi pura, come se fosse appena sbarcato da una caravella all’epoca di Felipe II, si permetteva di chiamare in maniera aggressiva tutti i propri connazionali “inferiori”. È stato proprio da lui che ho ascoltato per la prima volta insulti come naco, indio, gato, frijolito. La propria ignoranza arrivava al punto di negare tutto quello che di buono ha dato il Messico al mondo. Pensate che secondo la sua teoria personale, i peperoncini sarebbero una modifica di alcuni peperoni spagnoli, arrivati dopo il 1500. Come dire, neanche il chile ha di buono questo paese. Mi sono quindi reso conto che questo suo malinchismo in realtà rifletteva un profondo atteggiamento masochista e autodistruttivo, perché alcuni lati della sua storia personale e relazionale mi davano l’idea di una persona profondamente martoriata e contorta. Non era e non è un ragazzo felice, ma non faceva nulla per migliorare la propria situazione. Non ammetteva di commettere errori. Un giorno stavamo praticando la concordanza dei pronomi diretti. Una frase tipo “le ho visti”. Gli ho detto di controllare nel quaderno, e infatti aveva scritto male, aveva messo che il pronome LI doveva cambiare il participio passato con la vocale e, “viste”, e il pronome LE si adeguava con la vocale i, visti. Un semplice errore di svista, niente di grave. Bè, non ha potuto ammettere di aver sbagliato a scrivere. Al contrario, ha cominciato ad insistere perché ammettessi che ero stato io ad avergli dettato male. Come se non fosse proprio con questo che mi guadagno il pane. Ha cominciato a ridere in maniera inquietante e con l’atteggiamento è diventato sempre più pesante, quindi per tagliare lì il discorso ho usato una tecnica che mi permette di dare ragione sorridendo anche quando è chiaro che l’altra persona ha torto marcio. Si chiama “matrimonio felice”. Solo che lui non è mia moglie, quindi non vedo perché fosse necessario doverla usare con un semplice cliente. Sì, cliente, perché se fosse stato uno studente ci sarebbe stato un po’ di rispetto reciproco, mentre ora era solo una questione di soldi. Parlando di questo…a parte il prezzo ridicolmente basso, mai e poi mai sono stato pagato a tempo, a volte ritardava un mese per poi pagarmene solo una parte, io non facevo una piega perché per me era un guadagno extra, comodo ma non necessario. Con l’andare del tempo e con altre offerte di lavoro più allettanti ho dovuto e potuto modificare alcuni orari del mattino, rendendo quindi più difficile dargli lezione nei tempi e giorni stabiliti. Contando col fatto che siamo vicini di casa e gli stavo offrendo un corso “di favore”, quasi gratuito, speravo nella sua disponibilità. Imbecille che sono. Quando gli ho detto che dovevo accomodare le sue lezioni perché altri studenti dovevano cominciare, mi ha risposto (la sua traduzione letterale): “Non mi interessa se hai altri studenti, questo non deve interferire con me.” A quel punto, ha superato un limite. Gli ho risposto che ho molti studenti e che per me tutti hanno la stessa importanza e meritano lo stesso rispetto, e che questo era il mio lavoro, perciò gli ho proposto gli orari che mi rimanevano liberi. Non ha più risposto e ha tagliato i contatti. Ora lo vedo le poche, sgradevoli volte che lo incrocio fuori casa e non si risparmia mai una volta per lanciare una frecciata malvagia, comportarsi di merda o cercare di intimidire, col suo atteggiamento da gigante che cerca di nascondere il fatto che è completamente solo e a causa di se stesso. Mi deve ancora 500 pesos.

Cosa ho imparato e posso suggerire da questa esperienza?

Metti dei paletti: ci sono limiti di aggressività verbale o fisica che non vanno ignorati né accettati. Se lo studente si dimostra una persona sgradevole, molla tutto. I soldi non sono tutto e se alla fine della lezione non hai voglia di sorridere, c’è qualcosa che non va. 

Impermeabilizzati, lascia scorrere: quel che succede a lezione e quel che succede in casa devono essere ambiti completamente separati. Qualsiasi cosa negativa ti passi al lavoro (non vale solo per i professori…) deve rimanere lì, tua moglie/marito/genitore non merita di vederti assente quando sei “a riposo”.

I problemi della persona si riflettono sulla classe: se una persona è psicologicamente ed emotivamente lesa o problematica, sarà uno studente difficile. Siamo professori, non consulenti psichiatrici: la prima salute mentale di cui ci dovremmo preoccupare è la nostra. 

Ho già scritto la seconda parte dell’articolo con l’altro caso difficile che mi è capitato ma ho visto che il testo è diventata enorme, quindi vi racconterò questa esperienza il prossimo lunedì, fuso orario italiano, prima di segnalarvi che ci sarà una pausa nella pubblicazione del blog, fino al 6 gennaio. Vi auguro ancora buone feste!

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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8 risposte a Studenti da incubo (parte 1 di 2)

  1. Darío ha detto:

    Grazie per gli auguri e per i consigli. Se posso dire una cosa, secondo me sei stato fin troppo paziente con il coglioncello iberico e avresti dovuto/potuto tagliare corto molto prima. Ma questo lo hai già capito, mi pare. Grazie per la condivisione e per ciò che scrivi, sempre. Felices fiestas!

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  2. lucia1301 ha detto:

    Auguri affettuosi da Roma! Lucia

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  3. Maria Teresa ha detto:

    Ho dato lezioni di italiano per alcuni mesi ad una donna manager polacca che viveva a Milano. Un giorno a lezione mentre le spiegavo il tempo imperfetto della lingua italiana mi ha verbalmente aggredito perche’ sosteneva che non fosse importante. TROPPO DIFFICILE. Secondo lei sarebbe stato sufficiente imparare il presente e il passato prossimo. Non ho ribattuto, mi sono alzata e le ho detto che quella sarebbe stata l’ultima lezione e che non mi interessava insegnare l’italiano a una che esprimeva il suo rancore nei confronti di un paese in cui era costretta a vivere per lavoro offendendo la nostra lingua. Quei soldi mi avrebbero fatto comodo ma la dignita’ non ha prezzo

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