Chido, chafa, naco, güey: le origini di alcuni “messicanismi”

  
La lingua che si parla qui in Messico è lo spagnolo. Siamo tutti d’accordo. Ma lo spagnolo che si utilizza qui è differente da quello che si parla nella penisola iberica, per ragioni linguistiche, storiche, geografiche. Come il lettore affezionato sa bene, sono sempre curiosissimo di trovare l’origine delle parole e come funzionano. Anche per questo ho già scritto e reso disponibile un dizionario chilango-italiano, che puoi trovare qui, e un elenco di modi di dire messicani, più o meno intraducibili, che puoi vedere qui.Un’amica, autrice del bellissimo blog Teschio di zucchero, mi ha segnalato una pagina dove vengono indicate le origini di molte parole dello slang messicano. La maggior parte le potete trovare come traduzione approssimata anche nel dizionario. Le traduco e ve le rendo disponibili, magari posso appagare la curiosità di altri chismosos 😀
Chafa: di bassa qualità, potrebbe derivare dal greco chafallada, cosa senza valore, o dall’inglese chaff spreco, o dal verbo chafar, schiacciare o stropicciare.
Chale: espressione negativa, di sorpresa sgradevole. Dovrebbe derivare dallo spagnolo pucha a cui è stato aggiungo le, come orale, se guardi più in basso. Quindi puchale, poi chale. Cosa significa pucha? È una espressione volgare di disprezzo, tipo porca troia.
Chamba: si usa come sinonimo di lavoro, deriva dal portoghese “opportunità”
Chela: birra. Dovrebbe derivare dalla parola Maya chel che significa azzurro. Con questo nome venivano indicati gli spagnoli biondi e con occhi azzurri. Dal colore biondo dei capelli, poi, si sarebbe trasferito al colore biondo della bevanda. 
Chido: fico, fantastico. Secondo l’articolo, deriverebbe dalla parola gitana chiro, che significa splendente, o dalla parola asturiana xidu. L’esodo dalla Spagna prima, durante e dopo il periodo franchista verso il Messico dovrebbe aver permesso il passaggio di questo termine allo slang messicano. 
Gringo: già quando ero in Italia avevo ascoltato che poteva essersi originato dalla frase Green go, verde vattene, urlata contro i soldati americani. Quel che avevo sentito in Italia era che poteva essere comparsa in Vietnam, qui in Messico si dice che veniva gridata durante l’invasione statunitense del 1847, ma come dice l’articolo i soldati nordamericani erano vestiti di verde, non di blu. L’ipotesi che si propone nell’articolo è che derivi da griego, greco. Dire che sembra scritto in greco o parla come in greco significava che era quasi incomprensibile, o come diciamo in Italia, “sembra scritto in arabo”
Güey: usata e abusata, può indicare un tizio o un amico o essere un insulto, dipende dal tono. L’origine più probabile è dalla parola buey, bue, in questo caso potrebbe avere anche un riferimento come cornuto. Altra possibilità, dal nahuatl uey o huey, cioè grande. Ricordate il huey tlatoani, l’imperatore azteca?
Naco: il burino o il cafone. A questa parola ho già dedicato un intero articolo riportando le possibili origini che avevo trovato, puoi leggerlo qui. Un’altra ipotesi sull’origine di questa parola viene riportata nell’articolo. Si dice che nella colonia i servitori che venivano maltrattati erano chiamati chinos, cinesi, e da cui chinacos, indicando i mezzosangue, i meticci che rappresentavano la classe medio bassa, e da qui la parola nacos come derivazione. 
Neta: parola usata per indicare una cosa vera, la pura verità, o per chiedere se è vero quel che si sta dicendo, in tono di domanda: neta? Davvero? Potrebbe derivare dal francese net o dall’italiano netto, cioè pulito, puro, non lordo. 
No mames: non scherzare, non esagerare, o smettila. Si diceva a Città del Messico per dire di non essere infantile, infatti la traduzione sarebbe un non succhiare, e la risposta era “no mamo, tomo chichi con popote”, non ciuccio, bevo dalla tetta con una cannuccia. Televisa, la rete televisiva messicana, dovrebbe aver popolarizzato questa espressione con una leggera modifica, no manches, non macchiare.
Órale: parola poliedrica, che può esprimere approvazione, sorpresa. Dovrebbe derivare da Ahora, cioè ora, più le. Ahorale, poi órale. 
L’articolo originale lo trovate qui: http://culturacolectiva.com/chido-orale-wey-y-el-origen-de-las-palabras-favoritas-de-los-mexicanos/

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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Una risposta a Chido, chafa, naco, güey: le origini di alcuni “messicanismi”

  1. jrnogalblue ha detto:

    Nel “Martin Fierro” uno dei capolavori della letteratura Argentina, il protagonista chiama “gringos” agli … italiani! Se la parola fosse inventata nel 1848 nel Messico, è improbabile che nel 1972 fosse conosciuta nell’Argentina, lontana 8000 chilometri. Credo che la parola gringo allora era usata in qualche paese ispanofoni come sinonimo di qualcuno straniero.

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