Santa Fe, il pueblo e la valle del vizio

A Città del Messico può sorprendere il contrasto che esiste fra le aree urbane. Uno può percorrere 50 metri a piedi e passare una barriera invisibile che lo trasporta in un altro mondo. Tutto questo è frutto di logiche urbanistiche e architettoniche che non rispettano l’ambiente naturale e umano circostante, o semplicemente se ne fregano, per dare un’idea di progresso o di cambiamento totale, di avanzamento. Il caso più eclatante e che conosco meglio è quello di Santa Fe. 
Santa Fe era un pueblo, un paesino nel sud ovest della città. Sorto nel 1537, è nato grazie all’opera di Tata Vasco de Quiroga, importantissimo personaggio del Virreinato, un pastore d’anime ma soprattutto un filantropo che cercò di creare una città perfetta, copiandola dall’Utopia di Tommaso Moro. Merita un articolo, chiaramente. Vari paesini in Messico sono sorti grazie a questo sacerdote che cercò di fondare villaggi in cui il lavoro fosse umanamente accettabile e le condizioni di vita e di rispetto umano fossero ammirabili per quel tempo. Ci riuscì e il suo esperimento poté ripetersi in altre parti del Messico.
L’espandersi della città ha inevitabilmente inglobato questa realtà di villaggio, quindi le feste e le cerimonie annuali di questo pueblo sono diventate “feste di quartiere”. Poi, negli anni ’80 e ’90, è partito il mega progetto: creare un’area commerciale e di terziario avanzato. Per costruirla, hanno utilizzato l’area che era accanto al pueblo e che veniva utilizzata come immondezzaio e cava di ghiaia. Detto, fatto: sono arrivate decine di progetti per la costruzione di edifici e grattacieli futuristici, ancora oggi simbolici di questa area cittadina, come il pantalon, la lavadora, ma soprattutto il mega centro commerciale. Questo tempio del consumismo è attualmente il più grande centro commerciale d’America Latina, con i suoi 6 piani di negozi visitabili con 500 locali e un parcheggio per 10.000 posti auto. Ci troverete di tutto…bueno, tutto quello che i soldi possono legalmente comprare. All’interno, a parte un cinema multi sala e decine e decine di ristoranti, c’è pure una pista di ghiaccio, e vicino c’è un campo da golf. Il lusso sfrenato e l’ambiente chic mi hanno sorpreso già dalla prima visita, tutto luccica, tutto brilla, tutto ipocrita, ma fa parte del pacchetto, non si può spendere tranquillamente se ti rendi conto che stai solo vivendo un’illusione, allora tanto meglio buttarcisi dentro e lasciarsi andare. L’unico momento calmo per farci un giro è la domenica mattina prima delle 11, quando chi ha davvero soldi ancora si trova sotto le coperte. 

  
Attorno al centro commerciale sono sorti altri poli del terziario come le migliaia di uffici del settore bancario, automobilistico, assicurativo e degli intermediari commerciali. Questi hanno reso Santa Fe la patria e il cuore pulsante dei Godinez (articolo qui), termine che indica l’impiegato medio, intristito dalla vita nel cubicolo e dai ritmi e le gerarchie di lavoro, ma immancabilmente fornito di camicia, badge e caffè di Starbucks in mano (o di Oxxo, quando la quincena è un miraggio lontano).

  
Negli anni ’90 e 2000 questa area è diventata una delle più gettonate a livello residenziale. Se vivevi in questa bolla di lusso e di illusioni, pagavi caro. Mega grattacieli di appartamenti sono sorti come funghi, costellando e rendendo ancora più “cosmopolita” il paesaggio di questa zona. 

 

El Pantalon

 
Per facilitare i trasporti da e verso Santa Fe (ormai ingolfati da schiavi in camicia e cravatta e compratori compulsivi) sono stati costruiti due ponti che tagliano di 40 minuti il tempo minimo che era necessario per arrivarci puebleando (se non sai cosa significa, leggi qui). Inoltre, è stata allacciata un’uscita della supervia, una sorta di autostrada molto cara e che è lunga meno di 30 km.

 

La lavadora (lavatrice)

 
Un paradiso, allora? Non proprio. Due anni fa, il capo della Delegación ha deciso di togliere l’acqua di una sorgente di un pueblo vicino per incanalarla verso Santa Fe, la valle delle illusioni dorate. È scoppiata la rivolta, con tanto di cittadini con machete che si sono scontrati con poliziotti antisommossa e elicotteri federali che sorvolavano l’area. Questo tema merita un articolo a sé, ma vi basti sapere il risultato, l’acqua ora è incanalata ad uso e consumo della zona commerciale. 
La costruzione di un treno e di una mega opera viale hanno provocato altri scontri e contestazioni, dato che i cantieri che si dovranno aprire dovrebbero distruggere una parte del paese…senza prima aver consultato gli abitanti. Altro tema meritevole di articolo. 
Come se non bastasse, da un mese c’è una collina che sta franando. Effettivamente, il materiale è sabbioso e ghiaioso. Peccato che ci abbiamo costruito sopra due grattacieli e che i condomini paghino la bellezza di 3 o 4mila euro al mese per vivere su un palazzo costruito sulla sabbia (letteralmente). Questo caso ha spalancato il vaso di Pandora, e sicuramente ci saranno indagini successive per trovare le (chiarissime) tracce di corruzione e menefreghismo che hanno costellato la costruzione e il boom di questa indifferente e cosmopolita bolla spendacciona. 

  
Vale la pena farci una visita, magari mettete in coppia un giro per il centro commerciale per poi spostarvi verso il “vero” Santa Fe per vedere una delle feste locali!
(Immagini prese da internet)

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