Quattro stagioni in ventiquattro ore

  
Il Messico si estende su un territorio molto grande (poteva essere anche di più se non fosse per Santana e gli statunitensi). Come è logico pensare, un’estensione tale ha come conseguenza una grande varietà di climi, dipendenti dall’altitudine, le influenze oceaniche, lo smog, le correnti. Ecco come si risolve un apparente mistero: come è possibile che a 2300 metri sul mare ci sia una megalopoli con al nord un deserto arido e al sud una foresta? Se pensiamo all’Italia, a quell’altezza troviamo solo qualche capra, vegetazione alpina e mio cugino Ernesto, grande appassionato di montagne. La posizione fortunata ha creato per il Messico un microclima splendido negli altopiani centrali, con grande ricchezza d’acqua, originata dai monti che circondano la valle del Messico. Addirittura una città, a poca distanza dalla capitale, famosa per avere temperature miti per tutto l’anno, tanto da essere conosciuta come la ciudad de la eterna primavera, Cuernavaca, dove l’imperatore Massimiliano aveva l’amante.

Le temperature nella capitale sono abbastanza miti, fra i 5 e i 30 gradi come estremi annuali. La cosa bizzarra è che l’escursione termica più violenta non è su base annuale ma…giornaliera. I classici tre strati di vestiti qui sono indispensabili. Se avete letto, l’escursione massima annuale è di 25 gradi, no? Bene, l’escursione giornaliera è di 20! Molte mattine, vedo che quando usciamo sono previsti 4 gradi e nel primo pomeriggio già 24. Quindi è un ciclo di s-cipollamento/ cipollamento. Alle 13 ho sempre un fagotto sotto braccio o nello zaino, ex giacca e maglione. Parlando delle precipitazioni, sono il paradiso per le piante. Esiste infatti una stagione delle piogge che dura più o meno quattro mesi, da luglio a ottobre (con qualche variazione). Questo vuol dire che proprio in estate le precipitazioni non permettono alle temperature di alzarsi troppo, facendo in cambio esplodere di vita tutte le piante. In quel periodo, si è praticamente certi che verso le 16 comincerà a piovere. Per quasi cento giorni! Cosa molto rara, invece, la pioggia mattutina. Come esempio chiarificante, la pioggia diventa violenta solo quando sto per tornare a casa o devo spostarmi per raggiungere il posto della prossima lezione.

I messicani sono ipersensibili, soprattutto al freddo. “Que pinche frio”…ed erano 12 gradi. Vi auguro un inverno in Veneto, per vedere cos’è veramente il pinche frio. Col tempo anch’io sono diventato una checca, lamentandomi di freddo e caldo come se non sapessi quali sono gli estremi reali delle temperature. A proposito, oggi ha fatto un pinche calor. Quasi 23 gradi!

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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4 risposte a Quattro stagioni in ventiquattro ore

  1. consuelomurgia ha detto:

    Ah, ah, tutto verissimo. Io odio l’escursione termica giornaliera di Città del Messico. È come quando in Italia vai in montagna: se c’è il sole fa caldo, ma non appena il cielo si annuvola o arriva l’imbrunire fa freddo. Quello che più mi dà fastidio è dover reggere in mano maglia e giubbotto o dovermi portare dietro uno zaino. Poi è davvero strano dover dormire con tre coperte di lana ad agosto. La cosa bella è che per via della latitudine il sole tramonta mediamente più tardi, verso le sette di sera, e adesso che qui a novembre è già notte alle cinque… Mi manca davvero qualche ora di luce in più!

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  2. Luca Martinelli ha detto:

    è vero! sempre verso le 16!

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  3. Pingback: Aprile violetta: jacarandas a Città del Messico | Estoy Messicando!

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