Andiamo a botanear (non incito alla prostituzione)

Una specializzazione messicana di cui voglio parlare oggi è la botana. Come può mostrare il titolo di questo articolo, la parola in sé può dare origine a equivoci, e mi ha fatto ridere la prima volta che l’ho sentita. Cos’è la botana? È l’insieme di cibi che si mangiano come stuzzichini, uno potrebbe dire le porcherie che si mangiano prima del pasto. Non posso chiamarle antipasto perché non ne hanno le caratteristiche, perciò torno alla prima definizione: stuzzichini. Come tali, sono buonissimi ma quasi sempre fanno male. Dalla parola botana è nato il verbo botanear, cioè mangiucchiare prima dei pasti.
Il re e la regina della botana sono la patata e il cacahuate, cioè l’arachide. Il nome nahuatl di quest’ultimo era tlalli, cacáhuatl, ‘tierra, cacao’, Cacao di terra. Entrambi vegetali di origine americana, si trovano in ogni piattino prima di un pranzo degno di questo nome. Le patate fritte artigianali sono presenti ovunque, dalla fermata del bus alle strade dei pueblos, fino a dei carrettini che si spostano con le borsette già pronte. Dato che siamo in Messico, la patata fritta in sé è troppo banale. Per questo quasi sempre si trovano almeno tre versioni: classica, al formaggio e al chipotle. Le borsette di patatine fritte vengono pure sommerse con altre cose, se il cliente lo vuole. Quasi tutti infatti chiedono che venga spremuto un limone nella borsa e ci aggiungono poi salsa Valentina. Col risultato che è poi inevitabile smerdarsi per mangiare.

  
Passiamo ai bagigi, le arachidi, i cacahuates, come vengono chiamati qui. Le preparazioni più desiderate sono con chile (ancora e sempre) o il cosiddetto “cacahuates estilo japonés”, cioè stile giapponese. Cos’è? È un tipo di arachidi ricoperto da una crosta gustosa. Curiosamente, questo tipo di arachidi sono effettivamente giapponesi ma anche al 100% messicane. Come questo sia possibile è presto detto: sono state inventate da un giapponese qui in Messico. Nel 1945, Yoshigei Nakatani era un giapponese che lavorava vendendo arachidi nella Merced, il popolare mercato di Città del Messico. Una ventina di anni dopo, già era nata Nipon, l’impresa condotta in maniera familiare e che ha appunto le arachidi “giapponesi” come prodotto di punta. 

  
Altra botana importante, oltre che ingrediente di molti piatti, è il chicharron. Per botanear, si può trovare in due versioni, il chicharron vero, di origine animale, e una versione falsa, vegetale. Il chicharron vero è praticamente grasso di maiale fritto nell’olio. Si può vedere e comprare in fogli enormi, marroni e ruvidi, grandi quasi un metro quadrato o più.

 

Chicharron di maiale, nelle sue dimensioni naturali

  Il chicharron falso si compra in borse, è fatto di farina di grano poi fritto. Quest’ultimo tipo di chicharron si mangia con la salsa Valentina, mentre il chicharron di grasso di maiale si mangia con “pico de gallo” (becco di gallo) cioè pomodoro, cipolla, coriandolo, peperoncino tagliato tutto a pezzettini, a volte con l’aggiunta di aguacate. 

   

chicharron de harina, il chicharron “falso”

 
Un’altro must sono i dorilocos. I Doritos sono una marca di patatine e di snack a base di mais. Il sacchetto viene tagliato per la parte lunga e si aggiungono carote a filetti, pezzetti di cetriolo e jicama (una verdura di cui parlerò fra poco), arachidi giapponesi e salsa a piacere. Si mangiano con la forchetta (per fortuna). 

  
Chi finora ha letto, può essersi fatto l’idea che dire botana vuol dire nominare solo cose che fanno male alla salute, ingrassanti o piene di aromi artificiali. In effetti, è così per quasi tutta la botana, ma c’è una verdura che si salva, la jicama.  

 Che diavolo è? Sembra un patatone, ha una pasta bianca e al mordere una consistenza tipo carota. Il gusto…non ce l’ha. O magari ce l’ha ma è leggerissimo, anche se i messicani ne vanno matti. Ecco quindi come fare un piatto di botanas salutari: si taglia in pezzettini la jicama, dei cetrioli, delle carote, e si mette al centro un po’ di salsa, può essere salsa Valentina, immancabile, o la salsa bufalo. In alternativa, l’onnipresente sale e limone con un po’ di polvere tajin (cioè una polvere di…indovinate? Peperoncino, sale e limone).

  
Spero di avervi fatto venire fame. Buon appetito!

(Le immagini sono tratte da internet)

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2 risposte a Andiamo a botanear (non incito alla prostituzione)

  1. claintheclouds ha detto:

    La jicama sembra il cavolo rapa, conosci? Io l’ho scoperto qui in Germania, regno dei cavoli 🙂 non sa di granché…

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  2. Darío ha detto:

    Buongiorno Denis e buon lunedì (è bello iniziare la settimana leggendo il tuo nuovo post mentre vado in treno al lavoro). Condivido le mie osservazioni in ordine sparso: amo il cacahuate japonés, potrei mangiarne a kili. Aborro il chicharron, quello vero. I dorilocos devono essere una cosa decisamente chilanga, perché in Guerrero non li ho mai incontrati. E chiudo con una nota comica, che riprende il titolo del post. Nonostante gli anni di conoscenza dello spagnolo e del Messico, ogni volta che sento la parola “botana”, non posso fare a meno di pensare ai film trash di Lino Banfi e aggiungere mentalmente: “…di tua sorella!” 😀

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