Come sono uscito vivo da un inferno burocratico per sposarmi tre volte in sei mesi (con la stessa donna, legalmente e senza essere minacciato) – parte uno

  
Ora vi vorrei raccontare le mie odissee nuziali. Non succederà sempre, potrebbe essere semplice questione di sfortuna ma vi giuro che è tutto vero, e come è successo a me può succedere ad altri.Verso ottobre novembre del 2012 ho fatto la proposta di matrimonio a Silvia, dato che una parte della famiglia, quando dicevamo che ci saremmo sposati presto, diceva che “senza anello non vale, sono solo chiacchiere”. Ho fatto quindi la procedura classica, con tanto di richiesta ai genitori e blabla. 

Sono tornato in Italia in dicembre e verso i primi di gennaio ero di nuovo qui, in Messico. Data prevista di matrimonio, verso metà Maggio. Avevo davanti a me 5 mesi di preparazione. Sono abbastanza? Ora vedrete.

Cominciamo col primo ostacolo. 
1) Per sposarmi, dovevo avere una fm3, cioè un permesso di lavoro che avesse una durata valida per almeno altri 6 mesi. È già li sono cazzi, perché il mio scadeva in febbraio. Allora sono andato a Migración, per fare richiesta di rinnovo e lì ho scoperto che non potevo, finché non fosse scaduta. Cioè, dovevo aspettare fino a febbraio. E così ho fatto. Arrivata la data fatidica, ho cominciato o calcolare che secondo me, ce l’avrei fatta con abbastanza tempo di avanzo. Oh, grosso, ingenuo imbecille. Ho consegnato la fm3 che stava per scadere, pagato il bollo, consegnato anche gli altri documenti necessari e aspettato. 
2) Tre settimane dopo mi arriva una mail urgente: presentarsi negli uffici di Migración con due testimoni entro e non oltre 72 ore. Mi son preoccupato perché non mi era mai successo prima. Sono quindi andato lì con mia suocera e sua sorella, ho scoperto che il motivo era che (rullo di tamburi)…la mia firma era leggermente differente a quella fatta nel passaporto che era del 2003. I due testimoni servivano per assicurare che io fossi realmente io. Hanno anche dovuto prendere una mia dichiarazione. Alla loro domanda, sul perché la firma fosse differente, ho risposto che le persone cambiano nell’arco di dieci anni e scrivere di fretta o con nervosismo può modificare la leggibilità della firma. E così hanno scritto, letteralmente. Dopo un altro mese mi è finalmente arrivata la fm3. Ho quindi cominciato di corsa a vedere i documenti necessari per il matrimonio civile. Non sembrava tanto difficile, bastavano i certificati di nascita, un certificato di residenza, la fm3… 
3) Ho chiesto alla famiglia di inviarmi un certificato di nascita. Con posta veloce, in 5 giorni ce l’avevo. Ho scoperto che non era valido, aveva bisogno di una postilla. Per chi non lo sapesse, è un timbro che ogni paese può fare per confermare che il documento è legale e valido. Quindi, altra richiesta alla famiglia, con passaggio alla Questura per la postilla, stavolta. Altra settimana, ed il documento è arrivato. Nel frattempo, correvo da un juzgado civil all’altro. Cosa sono? Sono i luoghi dove si può celebrare un matrimonio civile in Messico. Hanno tre prezzi: se lo celebri nel juzgado, se chiedi al giudice di presentarsi fuori del juzgado ma dentro la stessa delegación (circoscrizione della capitale), cioè in un ristorante o a casa di qualcuno, o se chiedi che esca della delegación. Bene, ne ho passati 4 o 5 prima di beccare uno che fosse disponibile un sabato di maggio. 
4) Passo successivo: traduzione del certificato di nascita. Contatto un traduttore ufficiale, riconosciuto a livello federale, e me lo traduce in poche ore. Pago, finalmente calmo. Mi presento al juzgado civil e mi dicono che non è valido. Il traduttore deve essere uno iscritto all’albo dei traduttori del Distrito. Non della Repubblica. Ripeto il dilemma kafkiano: io avevo una tradizione di un perito federale, valido per l’intero territorio nazionale, ma avevo bisogno di un perito iscritto all’albo della capitale. Che fa parte della nazione. Per quanto possa sembrare assurdo, questa era la situazione. Uscito dal juzgado, mi sono catapultato in un punto informatico del metro, di quelli che ti danno 30 minuti di internet gratis. Ho cercato l’elenco dei periti e non l’ho trovato, nulla di facile almeno. Chiamo mia moglie (in quel momento l’avevano mandata in un Estado per lavoro) e lei in cinque minuti mi manda vari indirizzi e numeri dei traduttori. Incredibile. Lei trova tutto. Dai calzini, ai jeans, ai periti traduttori del Df.
5) Dopo tre giorni e l’incontro con un’amabile vecchietta della Gustavo A. Madero che per campanello aveva un palo con un cartello “battere la porta” (LEI era una perita traduttrice del Df), ho finalmente portato tutti i documenti al juzgado con l’apparentemente gentile giudice. Che senza vergognarsi del fatto che dietro di lei ci fosse un cartello che recitava “Non si deve mai pagare nulla ai giudici”, ci ha detto che quando lei lavora di sabato non la pagano, perciò dovremmo darle una…paghetta. Cioè una tangente. Io e mia suocera abbiamo sorriso e siamo usciti, e lì è cominciato il dilemma morale. Pagarla o no? In ogni caso noi volevamo offrile il pranzo, cioè metterla fra gli invitati se lei aveva tempo e se poteva accettare.
6) Arriva il giorno fatidico. Mentre mi preparo vestendomi, sento un po’ di solitudine, perché dall’Italia nessuno è venuto per la cerimonia e in uno dei giorni più importanti della mia vita mi ritrovo solo in camera, aspettando che mi dicano che possiamo già avviarci al ristorante, Silvia si stava preparando a casa di sua zia mi sembra. Uscito di casa, mia suocera mi dà la benedizione e partiamo. Al ristorante tutto bene, la giudice arriva con mezz’ora di ritardo, firmiamo e gli do la bustarella. Col cazzo che ti offro la colazione. The end? No.
7) Poche ore dopo la cerimonia, ci rendiamo conto di un errore fatale: nei documenti qualche bestia scribacchina ha scritto che i miei genitori vivono in provincia di Vicenza, nel Distrito Federal. Ma chiaro! La famosissima delegación di Vicenza, patria dei molletes con formaggio asiago e dei tacos con baccalà. Praticamente, il matrimonio era nullo. Siamo dovuti tornare in delegación 5 giorni dopo. Stavolta eravamo sudati, stanchi e incazzati, entrambi siamo dovuti uscire dal lavoro a metà giornata per arrivare in tempo. Due firme e siamo sposati. Per la seconda volta. E per continuare con le mie disgrazie, dovrete aspettare solo pochi giorni 🙂

Annunci

Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
Questa voce è stata pubblicata in La mia avventura e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a Come sono uscito vivo da un inferno burocratico per sposarmi tre volte in sei mesi (con la stessa donna, legalmente e senza essere minacciato) – parte uno

  1. Berenice ha detto:

    Ciao! Io sonó messicana sposata con un italiano e seguo il tu link,, me piacciono e mi aiutano a imparare e capire meglio il tuo idioma….voleva dirti che questo quasi sempre succede a me mi è successo a Napoli hanno messo mi nazionalità come italiana nel comune, mi sono reso conto due giorni dopo che ho andato a tramitare il permiso di soggíorno è daaiii a fare il giro al comune, quello della postilla è la stessa strada a Napoli e qua è un casino ancora peggio di quello di lá,,perché qua c’è la gente stracomunitaria del Africa é il profughi della guerra, (credo può immaginare )…Saluti è non lasciare di raccontar tutto quello bello,bruto o diversi che vedi nel mio bello Messico. Arrivederci!!

    Mi piace

  2. rita ha detto:

    Il dispiacere di non esserci quel giorno mi fa ancora male adesso ogni volta che ci penso!!!!

    Mi piace

  3. Marta Vitali ha detto:

    Quindi non é solo la burocrazia italiana ad essere ingarbugliata…

    Liked by 1 persona

  4. consuelomurgia ha detto:

    Ciao Denis! Ho letto la tua intervista su Voglio Vivere Così e vorrei ascoltare anche quella per Radio Kiss Kiss… Ci sono novità? Funziona il link adesso? Fammi sapere!

    Mi piace

  5. Pingback: Come sopravvivere a un matrimonio ben riuscito – parte due | Estoy Messicando!

  6. giuliacalli ha detto:

    Mi viene il mal di pancia solo a leggere! Fra burocrazia messicana, spagnola e italiana c’è da farsi venire i capogiri per le incongruenze 😦

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...