Turisti per caco: un italico disagio

Stavolta l’articolo si basa su dei pensieri che mi vengono spesso, ogni volta che torno in Europa o, facendo un viaggio, becco dei connazionali in ferie. Seguendo la retorica classica, siamo un popolo di santi poeti e navigatori. Magari questo era ancora valido qualche secolo fa, ma quando a me capita di trovare un italiano, turista all’estero, spesso mi fa venire la pelle d’oca. Capitemi: non sto dicendo che TUTTI gli italiani siano incapaci di viaggiare. Sto dicendo, invece, che quando un italiano che si trova all’estero è imbranato, diventa estremamente visibile, perciò risalta. E non sto criticando noi come nazione né come popolo. No, sto criticando quel gruppuscolo di imbecilli con passaporto che rovinano la reputazione di tutti gli altri connazionali (comprendendo me e il lettore). L’errore principale dell’italiano che viaggia è pensare:
  Qui nessuno mi capisce, posso dire quel che voglio. 
Cazzate. Primo: di italiani ne è pieno il mondo, siamo in ogni luogo turistico degno di questo nome. Secondo: come dicono i miei studenti alle prime lezioni (oh, poveri illusi, anime già perdute) “l’italiano è facile”. Questa frase andrebbe riscritta per farla diventare una realtà: L’ITALIANO È FACILMENTE COMPRENSIBILE. Un quarto di mondo, chi parla francese, spagnolo e portoghese, può facilmente interpretare le parole italiane grazie alla comune radice latina, arrivando ad uno straordinario livello di comprensione orale e scritta di quasi il 60% (l’avevo letto in un articolo che non trovò più, mi spiace non poter citarne la fonte). Senza contare che se tu, italiano medio, sei in un luogo turistico, significa che molti, MOLTI dei camerieri che stai insultando conoscono almeno la base della tua lingua. Ecco quindi come non è una buona idea partire per un puttantour e mettersi a commentare tutto, durante la colazione nell’hotel a quattro stelle. L’italiano che è in viaggio di nozze con la moglie e che sta mangiando a fianco (su servidor, yo) non ve ne sarà grato. 

Se sei al semaforo e vuoi insultare pesantemente tua moglie prima di attraversare le strisce, evita di farlo urlando, altrimenti pure i turisti che parlano una lingua ugrofinnica capiranno che c’è qualcosa che non va.

L’altro grave errore del turista burino (naco) deriva ancora una volta dalla differenza linguistica: generalmente l’italiano parla solo un’infarinatura di inglese, nulla più. Questa non è una colpa: tutti abbiamo il diritto (mi piacerebbe tanto poter dire il dovere) di viaggiare e non pretendo che tutti sappiano bene un’altra lingua, ma è necessaria (prendere nota)…UMILTÀ. Tanta umiltà. Ci sono milioni e milioni di cinesi e giapponesi che non capiscono un piffero di lingue europee e che si divorano il mondo, armati solo di pazienza, sorriso e calma. Alcuni italiani no: perciò, spiccicano quattro parole in inglese e se il cameriere o il responsabile dell’hotel non li capisce, gli urlano in faccia. IN ITALIANO! Ma senti, quello che hai di fronte non è un idiota, né un testardo che non vuole capirti, quindi urlargli contro (usando pure la tua lingua) non mi sembra un colpo di genio.

Mi è capitato pure di vedere una famiglia litigare con la receptionist dell’hotel perché avevano prenotato e pagato per tre notti e ora volevano andarsene chiedendo i soldi indietro. Poteva essere una scena normalissima, tranquilla e immaginabile in ogni luogo e con ogni nazionalità, finché la madre, stanca di vedere che la figlia non poteva comunicarsi in inglese, disse alla fanciulla (no, anzi, gridandole in faccia) STATTE ZITTA! Proseguendo poi rivolta alla receptionist (che parlava francese e inglese, poverina, ignorante lei che non parlava anche italiano…è sarcasmo), che loro se ne andavano ORA e che le augurava tante belle cose. La famigliola è quindi salita a raccogliere i bagagli, e quando ho potuto parlare alla receptionist (ero in fila aspettando il turno) lei quasi piangendo mi ha chiesto scusa del disagio. Se il lettore pensa “perché non sei intervenuto?”, rispondo dicendo che io cerco sempre di evitare di mettermi in un vespaio, come chi ha letto gli alti articoli sa bene. 
Un altro errore dell’italiano all’estero è il giudicare usando il metro del proprio paese e la propria cucina. L’espressione “che schifo” andrebbe evitata come la peste. Ti giuro che il gorgonzola, la liquirizia e la carne di cavallo fanno schifo a milioni di non-italiani. Sei all’estero e hai di fronte a te un piatto che per un’intera nazione è giudicato come “buono”, perciò provalo. Poi, puoi dire che non ti piace, è nostro diritto avere dei gusti. Come per il cibo, questo discorso potrebbe funzionare anche per le usanze, le architetture, le feste…
Spero di non aver offeso nessuno, la mia critica è sorta dopo aver visto in vari viaggi dei connazionali comportarsi proprio male. Sarebbero sufficienti pochissime regole di buon comportamento:
– NON PENSARE CHE LA GENTE NON TI CAPISCA; parla come se fossi nella piazza del tuo paese. Nel bar di fiducia, parleresti del tuo problema di disfunzione erettile o di emorroidi grandi come pompelmi? No, vero? Considerate che la parola emorroide è uguale in quasi tutto il mondo. Così, per dirne una.
– SE NON CONOSCI BENE UNA LINGUA STRANIERA, NON È UN PROBLEMA. INCOLPARE GLI ALTRI DELLA TUA IGNORANZA, SÌ LO È. Non pretendere che la gente ti capisca se parli solo italiano. Usa i gesti, fatti capire come puoi, ma non arrabbiarti. 
– SEI ALL’ESTERO, NEI LIMITI DELLA SICUREZZA, PROVA TUTTO QUELLO CHE PUOI, RISPETTANDO I LOCALI. Quel dolce, quel liquore, quel piatto così strano da non capirne gli ingredienti, non li ritroverai mai più. Se non sei per strada e non sei preoccupato per le condizioni igieniche, assaggiali. Se ti offrono un giro in un quartiere tipico e poco turistico, accettalo, senza tanto lamentarti. Non sai quanti messicani si lamentano degli orari impossibili dei ristoranti italiani anche nelle grandi città. 
Queste tre linee guida del turista rispettoso andrebbero segnalate in ogni volo Alitalia. Altro che mostrare le uscite di emergenza! Come si dice nella mia regione:
Viagiar descanta, ma chi parte mona resta mona

Viajar despierta pero quien parte pendejo, se queda pendejo

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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6 risposte a Turisti per caco: un italico disagio

  1. giuliacalli ha detto:

    Applausi applausi applausi! Condivido tuttissimo e il grande fastidio nell’assistere a scene simili di italiani in vacanza. Una volta ho anche scritto un post quasi in diretta mentre una coppietta in vacanza litigava sotto casa mia (http://www.trentanniequalcosa.com/vita-di-quartiere-2/italiani-in-vacanza-a-barcellona-1/). La prima regola mi sembra la più ignorata, e per me è una vera goduria far capire a un turista italiano (o francesce, che pure quelli abbondano) a Barcellona che guarda caso parlo la sua lingue (e come me un’altissima percentuale di gente nei paraggi). Io purtroppo sono una che rischia di mettersi nel vespaio quando vede scene come quella che descrivi tu fra famiglia maleducata e receptionista, entra in scena la traduttricrocerossina che è in me. Molto male, a volte.

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  2. Jacopo Tonet ha detto:

    Oro colato! quelli che poi riescono a farmi venire veri e propri attacchi d’ansia e disprezzo sono quelli che si trasferiscono nel paese “vittima” e comunque continuano a fare tutto quello di cui sopra.

    Basta andare a visitare una nota spiaggia/città messicana, in un famoso caffè sulla strada principale, per trovarne a pacchi…
    Qualche mese, in detta località, fa mi sono scontrato con il classico gregge di italiani al caffè, facile 15 expat divisi tra vari tavolini sparsi per mezza terrazza, comunicando gli uni con gli altri ad urli (perché erano più bestiali che umani), il momento top però è stato lo “stop and go” di quello che verosimilmente doveva essere il capobranco, armato di una cosa tipo dune baggy arriva, grida saluti un paio di minuti e poi se ne va sgasando.

    In quel momento ho seriamente pensato di unirmi all’ISIS

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  3. Pingback: Comoda guida di sopravvivenza per il primo mese a Città del Messico (ARTICOLO NUMERO 100!!) | Estoy Messicando!

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