Hogar(es): quante case ci può permettere il cuore

  

Lo spagnolo ha una parola bellissima che è hogar. Se uno cerca la traduzione in italiano, trova casa. Ma la parola casa esiste anche in spagnolo! Allora qual è la differenza fra casa e hogar?
Penso che l’espressione più giusta per tradurre hogar sia focolare domestico. Infatti molte pubblicità, di mobili, cibi precotti o elettrodomestici, hanno come slogan “Per trasformare la tua casa in un hogar”. L’hogar, ha un qualcosa in più della casa, ha il calore umano, ha l’idea che quello è il tuo nido, e non sono solo quattro mura in cui si può abitare.
Quanti hogar(es) può avere una persona? Senza tanto pensarci, si potrebbe dire uno solo. Solo a casa propria uno si sente completamente a proprio agio, circondato dalle comodità e dagli affetti che gli sono indispensabili. Gli affetti sono anche una parte indispensabile per costruirsi una casa mentale: dov’è c’è famiglia c’è casa, anche se il concetto di famiglia che intendo abbraccia qualcosa di più grande del riferimento biologico e giuridico di questa parola: due cani che ti aspettano già sono famiglia. Se uno convive con altri quattro studenti ed esiste una buona relazione fra loro, possono essere una famiglia surrogata. 
Penso quindi di toccare un tema abbastanza chiaro a tutti gli italiani nel mondo quando dico che di case, o almeno case affettive ne possiamo avere due. O più! 

  
Me ne sono reso conto durante il secondo viaggio di ritorno in Italia, nel 2012. Mi stavo spezzettando. Non potevo stare in Messico e sentirmi completamente bene perché i miei familiari, alcuni amici e la terra che tanto amo erano in Italia. Una volta in Italia, sentivo la mancanza del cibo, della terra e del ritmo messicano di vita! L’unica fortuna era che in quel viaggio come in ogni viaggio seguente, c’era mia moglie a seguirmi, l’unico asse indispensabile per vivere la mia vita (e non lo dico per difendermi! 😀 normalmente lei non legge i miei articoli). 
Cos’è allora un hogar? Un hogar è un sentimento, che ti dice che sei nel posto giusto, il posto che è per te, dove ti stavano aspettando, dove sei qualcuno, e cosa ancor più importante, dove quel qualcuno che sei corrisponde esattamente alla tua persona completa, non hai bisogno di maschere. Ecco quindi spiegato come possiamo avere più hogares. 
Se vado a comprare le uova e il formaggio fresco e la Señora dell’abarrotes (negozio di alimentari) mi chiede come sto e mi parla di gossip del quartiere, quella è casa.

Se sono seduto a tavola e mio papà continua a riempirmi il bicchiere di vino, e riesco finalmente a fare un discorso decente con mio fratello tecnofobo che non riesce a dire neanche due parole in Skype, quella è casa.

Se sto vedendo un film con mia moglie, e due cani insistono per salirci sulle gambe per poi litigare nel tentativo di toccarci almeno con una zampa tutti e due senza cadere, quella è casa. 

Se posso fare una passeggiata con amici che ho da una vita, sparando cazzate e senza vergognarmi della figura che posso fare, quella è casa. 

  
Ecco quindi come ogni ritorno in Italia si trasforma per me in un INGOZZARMI. Ma non parlo (solo) di cibo! Ingozzarmi di ogni esperienza che posso aver solo lì. Ogni pranzo in famiglia, ogni amico che voglia vedermi, ogni spritz al bar, ogni passeggiata di fronte alla chiesa del paese dove ho fatto battesimo comunione cresima e matrimonio, ogni chiacchierata coi miei genitori, ogni carezza al mio cane matusalemme (così differente dalle cagnette adolescenti che ho a casa).

Tutto questo con la consapevolezza che ho i giorni e le ore contate, che quella esperienza sta per finire, perché sto per tornare a…casa? Capisco quindi il dubbio che ha avuto Paola, un’amica di famiglia. Salutandomi alla fine della laurea di mio fratello, mi ha detto “Spero che abbiate un viaggio tranquillo verso…casa?”. La frase aveva un tono di dubbio perché non si può essere completamente sicuri se un emigrante abbia riconosciuto il paese che lo ospita come il proprio hogar o no. Nel mio caso, fortunatamente, sì!
Anche se questa accettazione, ha una conseguenza abbastanza amara, il sapere che ovunque mi trovi, non mi sentirò mai completamente “a mio agio”. Ogni volta che torno in Italia, ho una rassicurante illusione che nulla è cambiato, che ho lasciato un’ancora mentale lì che mi permette di rivivere ciò che era la mia vita in Italia. Ma non è così: come giustamente ho detto, questa è un’illusione. La topografia urbana e umana cambia sempre. Luoghi che pensavi immutabili, ora sono stravolti. Amici che per te sono importanti, già non si parlano fra di loro, e se li vuoi vedere lo devi fare separatamente. Persone che ritenevi importanti nella tua vita, ti han già messo da parte, e ti fanno capire quanto l’idea che tu avevi di loro fosse sbagliata. Tutto cambia. Che noi siamo lì, o no. L’Italia e la gente che ho lasciato non è mai la stessa che rivedo quando torno. 
Il terrore che condivido con altri italiani che ho conosciuto qui, è che qualcuno muoia durante la nostra permanenza all’estero. È normale, succederà sicuramente, ma questo non riduce di molto il disagio che mi (ci) provoca questo pensiero. Sapere che non possiamo vivere assieme ai nostri parenti o ai nostri cari, giorni e occasioni che non torneranno mai. La tecnologia ha permesso tanto, ma questo miracolo ancora non può compierlo.  

 
Possiamo fare qualcosa? No. Meglio allora tagliare i ponti con l’altra sponda, dove abbiamo lasciato mezza anima? No, assolutamente no. Preferisco vivere appieno questa esperienza, sapendo che sto cercando di divorare il tempo e le esperienze che vivo, i paesaggi che vedo, assaporandoli ancora di più, dopo aver considerato quanto fugaci e importanti siano per me.
Come avete visto, questo articolo è pieno di foto “non messicane”, ma mi sembrava giusto dare uno sfondo più locale, della mia zona di origine, alle mie parole!

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17 risposte a Hogar(es): quante case ci può permettere il cuore

  1. Erika ha detto:

    Molto bello Denis!
    Come diciamo qui, “l’hogar è dove il cuore sia”.
    Grazie per condividere i tuoi sentimenti.
    🙂

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  2. Andrea ha detto:

    Ho letto l’articolo e mi sono quasi commosso. Mi si sono bagnati gli occhi, giuro. Stammi bene Denis! Presto sarò di nuovo nella tua casa – che dico! hogar – messicana

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  3. Darío ha detto:

    Bell’articolo Denis, mi ha coinvolto molto perché vivo questi sentimenti letteralmente da quando ho memoria, essendo a mia volta figlio di genitori espatriati. Il prezzo di avere la fortuna di viaggiare e avere più hogar è proprio quello di sentirti sempre seppur minimamente o solo mentalmente a disagio, fuori luogo, altro, diverso, straniero… Il bello e il difficile della vita che abbiamo scelto di vivere. Ma io a 43 anni ti dico che ho veramente pochi rimpianti.

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  4. Ernesto ha detto:

    Letto tutto d’un fiato.
    L’hogar c’è l’hai nel cuore caro Denis.
    Ed è un bellissimo focolare scoppiettante.
    Un grosso abbraccio a te a Silvia e a tutti los amigos mexicanos!!!

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  5. giuliacalli ha detto:

    Hai descritto benissimo la sensazione di chi ha più di un posto in cui si sente a Casa. E una volta che inizia questo “sdoppiamento” non esisterà più un posto perfetto, ci sentiremo sempre un po’ mancare quando ci allontaniamo dai nostri Hogares. Buon ritorno a Casa!

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  6. merkaura ha detto:

    Denis sei bravissimo ad esprimere i tuoi sentimenti, come vi ho detto prima della partenza la vostra casa italiana è sempre pronta ad accogliervi!

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  7. Bertilla Michelon ha detto:

    Ciao Estoy Messicando,

    Sono Bertilla, la bibliotecaria ossia la mamma di Tobia, visto che un tuo fratello ha percorso qualche anno scolastico assieme. Ebbene, ti leggo e questo della “propria casa” ha toccato il cuore, unisono !!!!!! Buona vita, Bertilla

    Inviato da iPad

    >

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  8. Cagliari Girl ha detto:

    Querido Messicando,
    Gracias por querer tanto mi país y sobre todo, gracias por tomarte el tiempo de escribir de el y de todas tus experiencias. Yo estoy igual que tú, solo que mi esposo es Sardo y yo vivo con el acá en Sardegna.
    Me encanta leerte y me encanta saber que finalmente, encontraste la forma de “traducir” lo que es el Hogar.
    Un abrazo fuerte desde Sardegna!

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