Allacciati le cinture e “encomiéndate a Dios”

Continuo il discorso della guida! L’ultima volta che ho parlato della strada messicana, ne ho descritto gli ostacoli architettonici, oggi parlerò di un altro pericolo da non sottovalutare, i conducenti stessi. Il fatto che viva nella capitale può aver condizionato il mio punto di vista, infatti credo che in provincia, negli Stati esterni alla capitale, la gente guidi con un po’ più di calma. Ma non è colpa mia se sono nel mero alveare.Partiamo dall’inizio, la patente. Costa 600 pesos, quasi 40 euro. Punto. Non c’è nessun esame, teorico né pratico. Poi uno si stupisce meno quando vede certi comportamenti. La legge sta cercando di porre rimedio, infatti da gennaio 2015 si prevede che nel Df per avere la patente si dovranno superare degli esami. Ma finora non viene applicata. Quindi avanti tutta, foto allo sportello e ricevuta di pagamento, e buona guida. Cerchi di non ammazzare qualcuno uscendo dal parcheggio.

La fretta, il traffico quasi costante, gli abusi e la cattiveria altrui trasforma il conducente medio messicano in un animale aggressivo, costretto ad attaccare per primo se non vuole essere mangiato. È il clima generale che ti costringe ad essere cattivo alla guida. Ogni biforcazione, incrocio, ogni strada che si accorpa alla principale diventa una gara, un punto di collisione fra pressioni crescenti, quasi una tettonica delle placche in formato veicolare. Non esiste “da’ precedenza a chi arriva da destra”, o se c’è un segnale di precedenza non é un messaggio vero e proprio, è solo l’indicazione di come le cose dovevano essere. La precedenza ce l’ha chi è il più gandalla o chi guida la pinche mamimobil. Si definisce mamimobil un mezzo enorme, inutilmente gigantesco, guidato spesso da una signora che si ritrova fra le mani un’arma che le permette di riprendersi una rivincita contro la società machista che la schiaccia nella vita quotidiana. Spesso, è proprio una mamma della classe sociale alta, che porta in giro i suoi pulcini in un mostro ciclopico. Pensate che una volta stavo guidando, con mio cognato a lato che mi spiegava la strada, e ho visto che una persona cercava disperatamente di infilarsi nella corsia principale. Io ho rallentato e ho dato due colpi di abbagliante per dargli il via libera. Lui ha abbassato completamente il finestrino e ha alzato il braccio, nel segno messicano di grazie. Mio cognato mi ha fatto notare che il mio gesto è stato talmente raro da valer la pena addirittura abbassare il finestrino per ringraziarmi per bene. 

I mezzi più grandi, camion, autobus, camion della spazzatura, hanno un codice stradale a parte. Si chiama legge della giungla. Tradotto: sono più grande di te, quindi ho più diritti di te. I camion possono parcheggiare in curva, in un incrocio, in un semaforo, e l’unica cosa che si può fare per difendersi è minacciare di chiamare la grua, cioè il carro attrezzi. Che non ha nessuna possibilità di vittoria con un tir. Se due autisti di autobus si riconoscono mentre stanno lavorando, guidando in direzioni opposte, la maggior parte delle volte si salutano con un semplice colpo di clacson, ma se hanno qualcosa di urgente si fermano e cominciano a chiacchierare amabilmente dal finestrino, bloccando entrambi i sensi di marcia. Uno di loro si è addirittura organizzato il sabato sera, pensando a dove avrebbero mangiato tacos e quando passare a prendere las viejas. Giuro, io ero di fianco a lui, in piedi sul bus! “E perché non gli hai detto niente?” Perché non sono scemo, e cercare rogne con un microbusero non è una grande idea per uno che prende gli autobus tutte le settimane.

Ci sono anche varie modalità di assalto lungo la strada, o furto, che ogni volta si aggiornano o diventano più machiavelliche. L’ultima di cui mi hanno avvertito, è quella in cui ti lanciano un uovo al finestrino, tu usi il tergicristallo e questo lo spalma, rendendo impossibile vedere, quindi accosti ed è a quel punto che si avvicinano per rapinarti. Il danno più comune è però il cristalazo, cioè il colpo al finestrino, quando vedono che hai una borsa o uno zaino nel posto del sedile del passeggero. Questo credo sia mondiale, quel che pero mi sorprende è che qui esista addirittura un nome specifico, tecnico, per indicare questo crimine.

E sicuramente vi chiederete: ma non c’è la polizia? Non cerca di regolare la situazione? Sì, c’è, ma a volte è la soluzione, altre volte è parte del problema. Ma di questo parlerò in un articolo a parte! 🙂

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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3 risposte a Allacciati le cinture e “encomiéndate a Dios”

  1. claintheclouds ha detto:

    Spesso mi chiedo come fai a vivere lì… Poi mi ricordo del proverbio veneto che ricorda quanto sia trainante il fascino femminile rispetto ad un carro di buoi e tutto torna 😀

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  2. Darío ha detto:

    Guarda, per restare in argomento, te ne voglio raccontare anche io una che mi è capitata nel DF. Qualche anno fa, ero in visita di piacere alla città, dopo aver visitato non ricordo se Teotihuacan o la residenza del Virrey tornando verso la città in direzione basilica di Guadalupe, incolonnati nel traffico su un micro, tre corsie piene e immobili (noi nella corsia di sinistra) mentre in direzione opposta il poco traffico scorreva allegro e sorridente. Beh, l’autista a un certo punto, fra l’incredulità generale (ti lascio immaginare la mia faccia e quella dei miei amici italiani), monta sul marciapiede sinistro, scavalca l’ampia aiuola che faceva da spartitraffico, ridiscende nella corsia di sorpasso in senso opposto e si fa 2-300 metri a manetta contromano, fino all’incrocio dove doveva svoltare,per poi proseguire, immagino fiero e soddisfatto, la sua corsa normale. A pensarci bene, forse a cose fatte, ci sarà stato anche qualche passeggero ben contento e fiero del proprio microbusero 🙂

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  3. Pingback: Come realizzare una pausa di tre settimane alla bestialità alla guida; ovvero, il nuovo Codice Stradale | Estoy Messicando!

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