Pelea de gallos – Lotta di galli nel bus. E poche precisazioni!

Ieri sera alle 20, finita la lezione, due studenti mi dicono che dovevano commentarmi qualcosa su Messicando. Mi spiegano che dovrei cercare di dare temi più belli, più positivi, e mi fanno come esempio gli ultimi articoli sulla cucaracha e sui baches (buche della strada). Dicono che così facendo spavento gli italiani, poi più nessuno vorrà venire in Messico! Quasi sicuramente stavano scherzando, il fatto è che io scrivo su quello che vedo e su quello che penso e sento, ciò che questo paese mi sta ispirando. È logico quindi che non tuttotuttotutto può essere splendido e super positivo! Cerco di essere il più oggettivo possibile, e quando esprimo la mia opinione sempre la presento come mia opinione personale, per non confonderla con i fatti. Credo che questo paese sia un paradiso, maculato di inferno, ma in questo momento lo preferisco al purgatorio italiano. Quindi mi spiace Rubén e Diana! 😀 come avete notato, in questo blog evito il più possibile di parlare di politica e narcos, perché 1) sono temi spinosissimi, metterci le mani (e il becco) è come infilare il braccio in un vespaio 2) per quanto siano temi fondamentali per questo paese…finora non mi hanno toccato. Per fortuna. Per tutto il resto non mi pongo limiti di tema, come chi mi legge da tempo può ben aver capito (dopo aver parlato di cessi, insulti, Storia e vita quotidiana).Stamattina mentre aspettavo che arrivasse uno studente, avevo già quasi finito l’articolo che volevo pubblicare oggi, sui modismos, modi di dire messicani (che vedrete lunedì). Però, come è già successo altre volte, la mia routine ha deciso di confondere le carte e suggerirmi un altro tema di cui parlare. Dato che sempre do priorità alla “freschezza”, scrivo mentre ho ancora tutto bene in mente.

  
13.30 circa, sono fuori del metro. Sono in larghissimo anticipo per la lezione, ma prendo lo stesso il bus, al massimo leggerò nei divanetti mentre aspetto che arrivi l’ora della classe. Arriva il bus che si ferma vicino al metro per aspettare che si riempia un po’, pago e mi siedo in terza fila. L’autista ha il naso un po’ strano, con le narici larghe e ben esposte in avanti, questo assieme alle guance gonfie gli dà un’aria da porcellino. Un porcellino giovane, avrà vent’anni, in camicia e pantaloni formali. 

Sempre dimentico in quale lato del bus ci sarà il sole che picchia, sempre mi siedo sperando di essere nel lato che starà all’ombra. Salgono altre poche persone, non passano neanche due minuti quando un tizio si avvicina al chofer. 

“Pendejo de la chingada…” Debutta con un insulto. Niente di strano, qui come in Italia a volte gli amici si salutano con falsi insulti o con pacche sulle spalle.

Stavolta però è diverso. Il porcellino non risponde a tono, non sorride, mentre il tizio continua con una sferza di insulti. Poi riesco a captare altre parole, es mi carnala imbecil, es mi carnala, è mia sorella. E vedo che si avvicina al Pork, poi alza la mano come per colpirlo, e quest’ultimo si sbilancia verso sinistra, verso il finestrino, alza le mani per difendersi, ma il colpo non arriva, era un bluff per spaventarlo. 

La situazione si mette pesante, guardo fuori dal finestrino, poi guardo le ginocchia. Che faccio? Scendo? No, dovrei passare a lato di loro. In più ho già pagato. Sei pesos sono sei pesos, eh! Mi ci potrei comprare i bagigi (cacahuates) con i soldi persi. Allora infilo l’orologio dentro il polsino della camicia, nascondendolo. Perché? Non lo so, forse penso che la minaccia possa trasformarsi in un asalto, un furto.

Guardo il tizio che minaccia, e vedo che ha una maglietta aderente, e pantaloni a vita un po’ bassi. Mmm no, non sembra che abbia una pistola. Quindi al massimo vorrà picchiare a mani nude l’altro tipo. 

Visto che la situazione si è rivelata decisamente meno pericolosa di quanto temevo, un altro istinto sopraggiunge. Sono curioso. Voglio sapere perché è tanto incazzato. Avrei voluto sedermi molto più avanti, per ascoltare meglio! Sai che articolazzo che mi usciva!

Niente, l’unica cosa che riesco ad ascoltare è che stanno litigando per un qualche tipo di sgarbo fatto a una donna. “Le robaste a una señora, güey, y es mi carnala, mi carnala”, mentre l’altro mugugna solo che No, è stato un altro a farlo prima, lui ha solo rifatto la stessa cosa. Con il corpo continua a stare sbilanciato verso sinistra, alla difensiva, mentre l’altro prende coraggio e comincia a urtarlo, ma gli dice che questa volta è lì solo per parlare, non sarà così la prossima. 

Altre due signore salgono nel bus, e pagano l’autista, stranamente questo viene concesso e la lotta resta quasi in pausa. Il tizio minaccia ma lascia passare le clienti. 

Poi gli scappa una frase fantastica: “Yo soy del barrio, cabrón”. Questa frase l’ho già sentita altre due/tre volte da quando sono qui. Il barrio è il quartiere popolare, il quartiere povero, e dire questa frase significa normalmente affermare che si è del posto, che si conoscono tutte le altre persone che sono di lì e/o che sanno com’è la regola della strada, la regola della giungla, sanno come sopravvivere. Come dire, ha pelo sullo stomaco e non è solo. Senza aggiungere il fatto che questa frase poteva dire che era de El Barrio, El barrio Bravo, Tepito, che è quasi il Bronx di Città del Messico.
Ad un certo punto, guardo intorno per vedere se qualcuno pensa di sbloccare la situazione, e solo allora mi rendo conto del coro dei clacson. Il bus infatti si era mosso, forse per “suggerire” al tizio minaccioso di scendere, e ora ostruiva la strada, con tutti i bus dietro che strombazzavano. Ma nessuno si avvicina.

Allora Porky cerca di capovolgere la situazione, si alza in piedi e entra in contatto con la fronte con l’altro tizio. Sembra quasi che stiano per baciarsi. Continuano a minacciarsi e insultarsi a vicenda, tutte le frasi terminano in un crescendo di toni acuti, tipici delle sonorità degli abitanti di Città del Messico. Questo fronte a fronte, questo essere a contatto ma ancora senza usare la violenza, ha qualcosa di atavico, di scontro fra maschi nella stagione degli amori. Poi si allontanano ancora, sembra che la cosa stia per finire, ma il tizio decide di sfidarlo a scendere e risolvere tutto ora e lì. Allora Porky usa la carta magica e sfodera dalla tasca laterale un bus un…qualcosa di legno. Sembra un tagliere per il salame. No, è più stretto e grosso, sembra l’affare che usa mio papà per fare le righe agli gnocchi. Bo, non ho idea di cosa sia, ma Porky lo impugna per dimostrare che è pronto. Era la scelta giusta perché finalmente il tizio scende, non prima di aver detto che si rivedranno presto. 

Salgono altri due, un anziano che si mette alla guida , obbligando il Porky a sedersi sul cruscotto in stile triclinio romano, e un giovane che si siede nei primi sedili, e cominciano tutti e tre a chiacchierare. Scopro così che il tizio che era salito lo chiamano El Pinqui (o Pinky?), e che ha solo minacciato, non l’hanno ferito. Poi il bus parte, mettono la musica e continuano a chiacchierare. Salgono altre persone e ormai non riesco più a sentire nulla. Mi rendo conto che sono un pinche chismoso (maledetto impiccione, anche se in Messico questo insulto è più pesante) ma vorrei sapere il perché di tutto. Niente.

Verso la fine del viaggio, quando quasi sto per scendere, finalmente il bus è quasi vuoto e il Porky si alza dal cruscotto e si siede nei primi sedili. Il vecchietto alla guida gli fa:

“Sul serio non hai paura, Daniel?”

“No, perché? Se capita qualcosa gli dico che posso telefonare all’abuelito [il nonnino] e lui mi manda il suo amico, o un guarura [gorilla, guardia del corpo]. Come si chiama il tuo amico?”

“Manuel, ma sarebbe meglio non chiamarlo”.

Ormai si avvicina il mio capolinea, mi alzo e chiedo di farmi scendere alla fermata, che non esiste ma che l’autista interpreta sempre bene lasciandomi al punto giusto. 
Scendendo, resisto alla tentazione di dire “Suerte, Manuel”.
(Foto presa in un altro autobus)

Comunicazione piacevole: un’amica mi ha intervistato per il suo blog! Voleva sapere l’opinione di un italiano riguardo il Dia de muertos, se volete leggere l’articolo lo trovate qui: 

http://teschiodizucchero.com/2015/07/22/dia-de-muertos-opinione-di-un-italiano-in-messico/

Il suo blog si concentra sulla festa dei morti e sulle calaveritas, i teschietti commestibili tipici di quel periodo, è un’ottima lettura per chi è interessato al tema!

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4 risposte a Pelea de gallos – Lotta di galli nel bus. E poche precisazioni!

  1. consuelomurgia ha detto:

    Ciao Denis! Non dare retta ai commenti di certa gente che si sente fresa (snob o pariolina come diremmo a Roma) e continua a parlare del bene e del male senza ipocrite censure. Il tuo blog non è mica visitmexico.com (Mexico Tourism Official Website) dove devi parlare solo delle cose belle. Un conto è un resort a Cancún o le facce e le ville di una telenovela e un altro è la vita quotidiana della maggior parte della popolazione.

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  2. claintheclouds ha detto:

    Sembrano scene tratte da Breaking Bad :-0

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  3. Jacopo ha detto:

    più che altro è il Bronx che è il Tepito di New York 😉

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  4. Darío ha detto:

    Forse, come dici tu, gli studenti che ti hanno fatto quell’osservazione stavano solo scherzando, perché in caso contrario significa che non hanno letto il tuo blog fin dall’inizio o di certo non l’hanno capito. Il tuo blog trasuda sincera passione per il Messico da ogni poro.

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