Campo minat…perdon, manto stradale in Messico

Odio guidare. Partiamo da questo presupposto. Tutto ciò che dico e penso, quindi, deve essere calibrato al fatto che io, già di mio, aborro la macchina. Me ne frego dei motori, non mi interessa nulla delle nuove uscite o nuovi modelli, riconosco le macchine per colore e forma. “Che macchina ha il tuo amico?” “Una grigia, grande. No aspetta…forse bianca?” Per me la macchina è ciò che rappresenta la sua stessa definizione originaria: una macchina automobile, cioè una caffettiera che si muove da sola. Abbastanza comoda, magari con una radio. Punto. Non la macchina Fiat, punto, dico punto e basta.

Sono sempre stato imbranato alla guida, pure per prendere la patente ho dovuto fare una macello di guide con l’istruttore, forse 20-25…stavo praticamente mantenendo la scuola guida. Ma l’ho sempre visto come un male necessario. Vivevo in campagna e la bicicletta e i mezzi pubblici non permettevano di arrivare dove volevo e soprattutto QUANDO volevo.

Cambiare paese non ha modificato di molto la situazione. Anzi. 

Quando mia moglie ha insistito tanto per comprare una macchina, ho cercato di fare resistenza. A cosa ci serve, dicevo. Sopravviviamo bene con il trasporto pubblico, certo gli orari sono da morire, ma io mai e poi mai andrei fino al centro o al nord della città guidando. Ma potremmo uscire di più, rispondeva Lei. Andare al cinema, a teatro, uscire con amici il sabato sera. 

Alla fine l’abbiamo comprata. La vita sociale non ha avuto l’impennata che lei prospettava. Alle 21 il pigiama ci attacca. Ciononostante, devo ammettere che quando diluvia è comodo poter tornarcene a casa senza avere il gomito di qualcuno in bocca, situazione tipica del bus negli orari di ritorno. È decisamente più piacevole tornare a casa asciutti, anche se ascoltando Radio Disney, l’unica stazione radio che mia moglie accetta (appena possibile, io metto il programma il Tlacuache, 101.7).

Mi rendo però conto che quando facevo resistenza ad avere una macchina, il mio timore non era verso il mezzo in sé. No. Avevo paura dei messicani al volante e più in generale delle strade del Messico.

Immaginatemi, io povero pulcino innocente e passivo, abituato a guidare fra i campi e che impazziva quando andava in macchina nella metropoli, Vicenza (???). Fa da ridere, a pensarci ora. Qui il codice della strada è leggermente differente. 

Ma voglio cominciare con le infrastrutture. Il governo stesso non si fida dei messicani, perciò ogni volta che ha un rettilineo lo riempie di dossi (topes) per evitare che possano correre troppo. All’inizio mi davano fastidio, ora li benedico, perché mi rendo conto che effettivamente riesce a frenare o rallentare i matti. A volte sono vere e proprie colline in miniatura e se lì non rallenti, salti come Bo e Luke (Dukes of Hazzard). 

  
La natura aiuta il governo: le piogge torrenziali concentrate in pochi mesi provocano la distruzione rapida del manto stradale e la creazione di buche enormi (baches). E uno pensa: c’è una buca, cosa possiamo fare? 
1 – Riempiamola di asfalto e chiudiamola

2 – Ignoriamola, gli abitanti del luogo faranno la sua conoscenza e poi la eviteranno

3 – Mettiamoci un birillo. 

  
4 – O uno pneumatico, se è veramente enorme.

  
Incredibilmente, le soluzioni prese dal governo sono quasi sempre la 2, la 3 e la 4. Io stesso, appena scopro una nuova buca, la metto nell’itinerario personale. Quando guido, più o meno il mio filo del pensiero è così: avanti, ora buca a destra, dosso, dosso, altra buca a destra, poi buca a sinistra, controlla l’altra corsia e se qualcuno viene dietro, per poter invadere la corsia e evitare l’abisso che si trova a destra, dosso, dosso, attento che lì in curva c’è un altra buca a sinistra…

  
Santa Fe è una zona moderna di Città del Messico, frequentata quotidianamente da uomini d’affari, stranieri, gente snob che cerca di fare shopping. Insomma, non è ultimo villaggio “in culo ai lupi”, espressione poetica usata dalla mia carissima amica Laura, toscana DOC. Uno pensa che il manto stradale in una zona come questa avrà un minimo di manutenzione rispetto ad una normale zona residenziale. Invece no. Dopo una tempesta terribile, era caduto un albero di un’aiuola spartitraffico (camellón en español). La chioma aveva invaso una corsia, quindi delle tre che normalmente esistevano, solo due erano utilizzabili. Quanto pensate che sia rimasta così la situazione?

5 settimane. Come è stata risolta? Hanno rimosso l’ostacolo? No. Hanno spostato l’alberello sopra l’aiuola. Peccato. Io mi ero già abituato, e avevo già messo nel mio itinerario mentale “alberello morto il cui corpo ostruisce il cammino”.

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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8 risposte a Campo minat…perdon, manto stradale in Messico

  1. Andrea ha detto:

    Pensa che di guide io ne ho fatte 42 😀

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  2. rita ha detto:

    E’ già tantissimo che tu guidi là, con la diversità di strade di provincia di qua e di metropoli di là!

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  3. consuelomurgia ha detto:

    Certe buche non sono semplici buche, ma veri e propri crateri. E i dossi… Se senza accorgertene passi sopra ad uno di quelli non dipinti… Voli come sulle giostre! Per quanto possibile preferisco muovermi con la metro, ma la macchina è davvero utile per raggiungere la stazione del treno suburbano. A Città del Messico nelle ore di punta c’è davvero troppo traffico, anche sull’autostrada, nonostante abbia tre corsie per senso di marcia. Il problema è che ci sono troppi milioni di abitanti concentrati in un unico posto. Il giorno che siamo tornati da Puebla in un’ora eravamo già nel D.F. e allora chiamo mia cognata per dirle di tenersi pronta perché stiamo per passare a prenderla a Tenayuca… Erano le due di pomeriggio e siamo riusciti ad attraversare la città solo dopo tre ore di traffico estenuante con il navigatore che mi faceva notare che stavamo avanzando di 100 m ogni 15 minuti. E meno male che non guidavo io!

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  4. Jacopo ha detto:

    Ma no! hai interpretato male la cosa, non sono semplici buchi, li fanno per rilancire l’economia locale.

    (Ti giuro che non avevo idea esistesse radio disney)

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  5. SweetRoocks ha detto:

    Secondo me, l’albero è stato spostato dalla stessa gente che si è “stancata” di vederlo in mezzo alle..macchine! 😛

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  6. Federico ha detto:

    che bello questo blog! ricco di racconti di vita vissuta…. io da poco ho aperto una community dedicata al messico e sto cercando qualche italiano residente in Messico che voglia parteciparvi. Se a qualcuno fa piacere segnalo il sito che è http://www.mexicoitaly.com

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  7. Pingback: Il Messico quotidiano: quattro chiacchiere con “Estoy Messicando!” | Agave e derivati

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