Desierto de los leones (senza deserto e senza leoni)

  
Ho la fortuna di vivere vicino ad una delle rare zone boschive del Distrito Federal, si chiama Desierto de los leones. Il nome è fuorviante perché si tratta di una zona boschiva umida. Allora perché questa definizione? 
Deriva dalla struttura più rappresentativa che vi si trova, il monastero di Nuestra Señora del Carmen de los Montes de Santa Fe, ma che tutti conoscono come monastero del Desierto de los Leones. Quindi, il termine deserto indicava luogo di isolamento, infatti il monastero era di tipo eremitico, i frati avevano la possibilità di isolarsi dal mondo. Dei leoni, non c’è traccia. La guida del posto ci ha detto che c’erano probabilmente puma nella zona e che tutti i grandi felini venivano chiamati leoni, da qui forse l’equivoco.
Cosa offre una visita a questa area della città? Per prima cosa, chiaramente il monastero, una struttura che ha già 400 anni di storia. È un monastero che fu utilizzato da frati dell’ordine carmelitano, per un massimo di 26 uomini. 

  Facevano voto di silenzio, a parte le normali povertà, castità e obbedienza. Era proibitissima l’entrata alle donne, tanto che verso l’inizio dell’area del monastero esisteva uno steccato che avvertiva ciò, informando che la pena era la scomunica. Non solo, se una donna veniva trovata nel bosco che era giurisdizione del monastero, poteva essere violentata, ed era colpa sua, dato che era andata a turbare la sacra pace dei monaci. Questo aneddoto ci fu raccontato durante la prima visita, mentre l’ultima volta che siamo passati non ci han detto nulla del genere, forse han capito che non è un dettaglio molto gratificante. La visita alla struttura permette di vedere l’interno del monastero, una cella tipica, i giardini e l’orto che servivano a mantenere la comunità, anche se i monaci si facevano rifornire di vettovaglie quasi tutto l’anno perché erano molto frequenti le gelate che distruggevano i già scesi raccolti. Poi si passa alla “cappella dei segreti”, chiamata così perché è l’unica area in cui era concesso parlare, ma a bassa voce. Due monaci entravano e si mettevano faccia al muro, ai lati opposti della cappella, e parlando sottovoce potevano comunicarsi, questo grazie alla particolare struttura della cappella che rendeva possibile la trasmissione del suono in maniera molto nitida.

  
Una parte curiosa della visita è la passeggiata al buio, nelle cisterne sottostanti al monastero. Si entra con la guida da un lato della struttura e si passeggia con il cellulare acceso o una torcia per illuminare i passi, poi verso la metà la guida consiglia di spegnere tutto, per provare la sensazione di trovarsi nel buio più assoluto. 

  
Finita la visita storico-religiosa, resta l’altra grande attrattiva di quest’area, il cibo!
Tutto intorno al monastero si possono infatti trovare ottimi ristorantini che offrono di tutto, dalle più classiche garnachas, a piatti un po’ più raffinati come trota, manzo e altro. Si consiglia di accompagnarli con un caffè de olla dato che spesso il clima invoglia a bere qualcosa di caldo!
Finito di mangiare, potete scendere per una scalinata in pietra e cemento che vi porterà in una zona di bosco con un fiumiciattolo e le oche. Qui se volete è possibile sedersi per fare la carne alla brace, ma il clima capriccioso per tre quarti dell’anno non vi renderà facile l’impresa.

   
 Insomma, se vivete a Città del Messico o siete qui di passaggio e volete trovare un bosco in stile europeo con un monastero sconsacrato, questa visita è super consigliata!
(Foto prese da me in un raro giorno di sole in marzo)

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