Il truffatore italiano (e altre due comunicazioni più liete)

La settimana scorsa ho rivisto Rodrigo, un alunno che è stato due settimane a Torino per lavoro. Mi ha raccontato un’esperienza curiosa che gli è capitata vicino a dove vive, nella piazza commerciale Axomiatla.

Un uomo ha cominciato a chiamarlo, attirando la sua attenzione…in italiano. Già questo è strano, dato che non deve essere così frequente beccare uno che parlo italiano in una zona commerciale di Città del Messico. Ma vabbè.

Dopo aver attirato la sua attenzione, hanno cominciato a parlare in italiano. Il Tizio gli ha detto che viene dall’Emporio. Alla domanda “Quale emporio?” ha risposto Emporio Armani.

Accipicchia.

Per confermare la propria identità, ha dato a Rodrigo il suo biglietto da visita. Questo.

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Già qui, Rodrigo ha cominciato a insospettirsi perché come potete leggere la sua mail ha ben poco di professionale, o proprio nulla di mail da venditore Armani. Come mi hanno fatto notare (grazie Andrea e Dario!) il dominio della mail non esiste, l’Italia ha il .it, mentre il Messico ha .com.mx, quello che si vede nel volantino sembra un ibrido. Non solo, Milano ha una via che si chiama Montenapoleone, mentre qui si vede via Montelone. Insomma, tarocchissimo (chafisimo).

Ha quindi raccontato a Rodrigo che in qualche ora sarebbe dovuto andare all’aeroporto per intraprendere un viaggio d’affari, ma aveva un problema, perché non poteva portare con sé quattro giacche, perché avrebbe avuto problemi con la dogana. Rodrigo ha risposto che non dovrebbero esserci problemi, la dogana è abbastanza tranquilla in Italia. Ma il “rappresentante” ha insistito, dicendo che ogni giacca valeva 16mila pesos e aveva bisogno di una mano, ha aperto il bagagliaio della macchina mostrando le giacche a Rodrigo e dicendo che gliele avrebbe vendute tutte a soli 8000 pesos (500 euro). Ha anche usato un accendino per mostrare che erano di vera pelle, ma si vedevano false. Rodrigo ha detto di non essere interessato, allora il sedicente specialista della moda gli ha chiesto di dirgli quanto volesse dargli per comprare tutte le giacche (!!!). A quel punto, Rodrigo ha confermato che non poteva aiutare, e se n’è andato.

Questo post è più per i messicani di Città del Messico che per quelli che sono in Italia, se vedete una “rata elegante”, un truffatore in giacca e cravatta che usa un metodo simile stateci alla larga.

Cambiando discorso e passando a temi più piacevoli: la settimana scorsa ho avuto il gran piacere di conoscere Consuelo Murgia e la sua famiglia, lei è una scrittrice di libri ambientati in Italia o Messico e autrice del blog https://consuelomurgia.wordpress.com/, e anche la sua è una famiglia mista italo-messicana. Se ne avete l’occasione, provate a leggere alcune delle sue opere!

Seconda comunicazione: volete essere parte di un articolo? Sto per scrivere un articolo sui gesti che si usano qui in Messico, come il segno per i soldi, il dito indice che fa il sì, il grazie, chiedere il conto al ristorante…se vi va potete aiutarmi, mandandomi le vostre foto mentre fate alcuni di questi gesti! Il primo che manda una foto è quello che si aggiudica quel gesto, se ci saranno ripetizioni chiederò se per favore me ne mandate una con un gesto che magari manca! Spero che mi vogliate aiutare 🙂 porfiiiiis! (Petición de nena). POTETE MANDARE LE FOTO A: buongiorno.messico@gmail.com

Grazie e a lunedì!!

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4 risposte a Il truffatore italiano (e altre due comunicazioni più liete)

  1. SweetRoocks ha detto:

    Purtroppo questa storia dei truffatori italiani non è nuova.. 10 anni fa ad Aguascalientes capitava la stessa cosa, solo che quando ti portavano alla macchina a vedere le “camicie”, ti rubavano anche il portafoglio… 😦

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  2. Andrea Manfroi ha detto:

    Il biglietto da visitia é uno spasso: in Via “Montelone a Milano “!!!! hahahahaha. Occhio ce ne
    sono un sacco in giro per il mondo (ne ho incontrrati in Germania Olanda oltre che in Mx) e la cosa triste e che tutti si spacciano per italiani….

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  3. marina ha detto:

    Infatti, “valigie” con campionari di ogni marca di abiti, scarpe, tovaglie, occhiali da sole e quant’altro (tutto taroccato) e, quando qualcuno abboccava, veniva rapinato. Ormai e’ una vecchia storia. Attenzione a chi e’ appena arrivato!

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  4. Pingback: Back from Mexico | Consuelo Murgia

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