Botte da orbi fra taxi e Uber (e già che ci sono, che diavolo è?)

  

La settimana scorsa i tassisti di Città del Messico hanno deciso di manifestare, bloccando per ore alcuni dei punti nevralgici della circolazione cittadina. Tutto questo per obbligare il governo ad agire legalmente contro Uber, che gli sta “rubando il lavoro”, e per cercare di rendere pubblico il loro problema.
Prima di tutto…che diavolo è Uber? È un’app, un programma per il cellulare che ti permette di contrattare un autista (di Uber, cioè un privato). Il prezzo della tratta che deve percorrere esce in anticipo, lo paghi dal cellulare con carta di credito e non hai sorprese di sovrapprezzo. Arriva la macchina e una persona vestita in giacca e cravatta ti accoglie e ti offre una bottiglia d’acqua mentre ti porta a destinazione. Il prezzo? Più caro dei taxi, diciamo che si avvicina ad una tariffa europea. Chi è il tassista? È una persona automunita che vuole guadagnare qualche soldo e che si è reso disponibile per Uber. Mantiene la macchina pulita e il servizio impeccabile, per quanto possibile, dato che alla fine del viaggio l’utente potrà dare una valutazione all’autista, un feedback. Non solo, anche l’autista farà la valutazione del cliente, così sapranno con chi hanno a che fare quando la persona chiederà un altro passaggio. 
Possiamo allora capire perché i tassisti siano “encabronados”, incazzati. Uber permette di contattare un veicolo e un’esperienza che a tutti gli effetti è migliore. Perciò ruba i clienti. Non solo: i tassisti devono pagare ogni anno bollo, revisione e altre tasse per avere il permesso di lavorare. Uber no. Perciò, lo denunciano come scorretto, e chiedono al governo di tassarlo, o meglio, eliminarlo se possibile. 
Cerchiamo di metterci dal punto di vista di un tassista: Uber mi sta rubando clienti? Sì. Ma quali clienti? Gente con soldi, che si può permettere quelle tariffe. Quindi mi ruba tanti clienti?…no. Perché la gente sceglie Uber quando può? Perché prendere un taxi capitalino (della capitale) può lasciarti l’amaro in bocca. Il tassista può aver taroccato, manomesso, il taximetro (l’apparecchio che calcola quanto si deve pagare) o averlo nascosto. Si può concordare un prezzo, che all’arrivo lievita magicamente perché “c’era traffico”. Può rendere disponibile, e farti ascoltare, il meglio della sua musica preferita, a tutto volume, CHE TU LO VOGLIA O NO. Se lascia il finestrino aperto, puoi passare tutto il viaggio con folate di aria fredda e fetida in faccia, e se sei ammalato e chiedi di chiudere il finestrino (come è capitato a me) può risponderti che LUI invece ha caldo. E questo quando il tassista non è un vero criminale, che deruba, molesta o violenta il/la cliente. La maggior parte dei tassisti sono onesti lavoratori, rispettosi e chiacchieroni, ma la loro reputazione è rovinata da alcune carogne che malgrado tutto non cambiano lavoro, né vengono rimosse o allontanate dai colleghi. 
Certo è che anche il Governo potrebbe fare qualcosa, regolarizzando Uber, cioè tassandolo, e rendendo più civile il servizio dei taxi, facendo più controlli sul personale e sopratutto sulle tariffe. Se ricevono una chiamata di denuncia, PROVVEDERE. L’impunita è il padre dei problemi di questo paese. La corruzione è la madre. Infatti i tassisti si lamentano che per avere la licenza per lavorare, devono “oliare” vari ingranaggi, corrompendo vari impiegati e quella è una spesa che Uber non ha. Ci rendiamo conto?? 
Ma veniamo alla battaglia. I tassisti bloccano le strade, Uber risponde. Offre a tutti e solo fino alla fine di quel giorno, due passaggi gratis con un limite di 200 pesos, 12 € per passaggio. Il sito di Uber registra quel giorno l’800% di iscrizioni in più rispetto al giorno prima. Vittoria apparente per Uber. Se non fosse che cominciano le violenze: gli autisti di Uber vengono attaccati o presi a sassate. Un’auto viene distrutta. Come fanno a riconoscerli? Bé, sono in giacca e cravatta, escono da un’auto e fanno sedere nel sedile posteriore il cliente. Come se non bastasse, cominciano gli agguati e le trappole. Arriva una richiesta da un cliente falso. All’arrivo dell’autista di Uber si trova circondato da tassisti che lo attaccano fisicamente. Così, la società ha dovuto correre ai ripari: si consiglia agli autisti di vestirsi informali e con jeans, di far sedere il cliente nel posto del passeggero a lato, non dietro, e di chiedere al cliente di farsi trovare già in strada se possibile. 
Ecco quindi che un conflitto economico e di interessi si sta trasformando in una vera battaglia. Soluzioni? Se fossi un tassista, migliorerei il mio mezzo, pulendolo, togliendo l’altare che fa bella mostra di sé sul cruscotto, NON FREGANDO. Aver bloccato mezza città credo abbia solo rovinato l’idea che la gente aveva dei taxi (come se prima fosse stata candida). E il governo, appunto, dovrebbe cercare di eliminare il processo di corruzione che i tassisti subiscono, e tassare Uber per quello che è, una società di trasporto pubblico, perciò “se guadagni, paghi”. 
Ci sono 120 milioni di potenziali clienti in questo paese. Chi ha più soldi, che li spenda chiedendo un autista che ti offre acqua fresca e che ti accoglie in cravatta. Chi ne ha meno, ha comunque il diritto di essere rispettato e di dare lavoro ad un onesto tassista, senza averne paura. 
(Foto tratta dalla pagina Facebook “Cronicas chilangas”)

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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9 risposte a Botte da orbi fra taxi e Uber (e già che ci sono, che diavolo è?)

  1. Elena ha detto:

    Uber tutta la vita!!
    Comunque non esiste solo in Messico ma in vari paesi tra cui l’Italia…dove credo sia stato eliminato a causa delle proteste dei tassisti…

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  2. rita ha detto:

    Denis se guardi la sentenza di 6 giorni fa qui in Italia per la stessa cosa dove per il momento hanno dato ragione ai taxi, e anche qui ci sono le proteste, sembra che parli di qui!

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  3. Darío ha detto:

    Problemi simili in Italia, aggravati dal fatto che qui una corsa Uber costa mediamente meno di quella di un taxi. Qui momentaneamente hanno blocato uno dei servizi Uber, credo quello più economico e diffuso, lasciando stare quello di lusso tipo Ncc. Non so, è vero che i taxisti si svenano lì per la corruzione e qui per la licenza, però… la concorrenza è concorrenza. Se posso scegliere, prendo un mezzo più bello, nuovo, pulito, economico tutta la vita se è legale. Non è colpa mia e non devo risolverli io i problemi dei taxisti, o no?

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  4. Karma Kosmico ha detto:

    Come vedo, non solo chi scrive, ma anche i lettori di questo blog sono attenti ed informati commentatori, i più fervidi complimenti.

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  5. Karma Kosmico ha detto:

    Articolo preciso ed equidistante dalle posizioni, come la ripresa dal cielo in hd della superficie che risulta ricca di dettagli ma mantiene il originale significato dal punto di vista paesaggistico.

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  6. Pingback: Di male in peggio, contingencia ambiental | Estoy Messicando!

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