Giochi universitari

Tempo fa ho detto che più che scegliere i temi di cui parlare, sono loro che mi saltano addosso, e così è successo.

Ieri all’università era il penultimo giorno di corso e sono stati organizzati dei simpatici giochi universitari in cui le squadre dovevano affrontare varie prove di conoscenza, abilità e grammatica (italiana). Questa iniziativa mi è piaciuta molto, ma mi ha anche fatto riflettere su come la conoscenza della lingua non deve essere MAI disgiunta dalla conoscenza delle terre in cui questa lingua si parla.

Le squadre erano divise per colori, e a turno dovevano scegliere dei bustoni colorati che erano pieni di domande, noi sostenevamo i bustoni come sensualisssssssime veline. Già qui la prima difficoltà, perché alcuni alunni hanno un problema nel distinguere la pronuncia di rossa con rosa. Ma il delirio è esploso quando dovevano distinguere fra due tipi di viola, diciamo uno più scuro e l’altro tipo lilla. Uno studente ha scelto viola, ma non si capiva quale, perciò ha urlato “Viola FORTE!”. Per qualche secondo abbiamo perso il controllo della quarantina di studenti perché questa frase, letta in spagnolo, significa qualcosa tipo “Stupra forte”.

Al momento delle domande di storia e cultura, però, si è visto di tutto.
Sul numero dei Re d’Italia, se fossero stati 0, 4 o 23, un alunno borioso ha risposto 0 perché è una repubblica.
Sulla legge del divorzio, un alunno ha risposto correttamente e uscendo per andare al bagno mi ha detto “Grazie Professore” perché il capitolo a tema matrimonio e divorzio l’avevamo visto due settimane prima.
Su quali condimenti fossero accettati sulla pizza, una ragazza ha detto aceto. Bleah.
Su chi era l’Eroe dei due mondi, han detto Enea. Ma quando ho aiutato dicendo che è la piazza con i mariachi, han gridato Garibaldi.
Dove era ambientata la storia di Giulietta e Romeo, per fortuna è uscita Verona, lo stesso per dove è nata la pizza (Napoli)
Su quale non sia stata un’invenzione italiana, fra autostrade, telefono e aeronautica moderna, tristemente hanno detto telefono, significa che Meucci continua a macerare nell’oblio, con la sola colpa di non aver potuto accumulare i soldi per pagare il brevetto della sua invenzione, a differenza di Bell.
Bene in chi ha detto veni vidi vici (Cesare) e la prima capitale italiana (Torino).
Catastrofe nella domanda apparentemente (per me) semplice di quale fosse la città del Parmigiano. Dopo aver provato con Napoli e Palermo (forse perché comincia con Pa?) hanno provato un’atroce Parigi. Non pensavo che qualcuno mi potesse dire Parma e Reggio Emilia, ma almeno la prima sì!!
Se esiste la pasta Alfredo in Italia, uno studente ha detto “No?” e gli han dato per buona la risposta.
Chi ha inventato il presepio, han detto la Chiesa (Grazie. Fu san Francesco)
Quale fosse la città con più numero di italiano fra Napoli Milano e New York, han detto Napoli. La risposta era New York, io in ogni classe che ho, insisto moltissimo sulla presenza di italiani all’estero per le emigrazioni, la terza città italiana è Sao Paulo in Brasile, Milano è solo la quarta.
Dove si trova Cinecittà, la Hollywood italiana, una vecchia prima di permettere al gruppo di scegliere insieme la risposta ha urlato Los Angeles.
Altre domande erano sui gesti italiani. Sorprese anche lì.
Nel gesto “Cosa vuoi?”, il gesto più universalmente riconosciuto come italiano (lo potete vedere come foto di questo articolo), i ragazzi han fatto quello di “Bo”, cioè han alzato i palmi delle mani verso l’alto, sollevando le spalle.
Per il segno di Non ti digerisco/non ti sopporto, hanno cominciato a mettere la mano sulla pancia, tipo indigestione.
Per il segno di Furbo, (con il pollice si va dall’occhio verso il basso della guancia destra) una vecchietta ha cominciato a fare dei strani segni con le due mani da sopra la testa. Indeciso su come interpretare, poteva essere Belzebù o un coniglio.
Molto bene nel gesto Me ne frego, in cui una mano strofina il mento verso l’esterno, ma una professoressa mi ha chiesto se quello non volesse dire il “Vaffan…”

Una cosa che quindi ho capito è che faccio bene nel dare un po’ di peso alla storia e ai gesti italiani durante le mie lezioni. Credevo di renderle pesanti o di insegnare cose inutili, ma se uno va in Italia e comincia a simulare Belzebù cercando di trasmettere l’idea di furbo, al suo corso è mancato qualcosa.

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2 risposte a Giochi universitari

  1. Luca ha detto:

    ahahaha rosa e rossa…è vero…mission impossible anche dopo 8 anni in Italia!

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  2. Darío ha detto:

    Ti segnalo un post che ho trovato molto interessante sul blog di una mia ex compagna di università, credo ti possa piacere ed essere utile: http://www.blog.link-lab.it/perche-italiani-parliamo-mani-dovremmo-andarne-fieri/

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