Oaxaca!

Mentre ho ancora la memoria fresca, scrivo un post sui luoghi del recente viaggio, Oaxaca! Con questo nome conoscevo solo il formaggio ma ogni volta che dicevo a qualcuno che sarei andato lì, mi diceva che era un posto bellissimo, quindi diciamo che son partito “preparato”.

Oaxaca è effettivamente una città bellissima, molto tranquilla, potrei dire “lenta” ma nel senso di calma, ti dà un altro ritmo di vita, un toccasana per chi arriva da Città del Messico. Fa caldo quasi sempre, e tutto sembra luminoso. Abbiamo visitato le chiese principali ed è praticamente impossibile non scontrarsi con i due oaxaqueños più importanti della storia, Benito Juarez e Porfirio Diaz, il dittatore, che qui preferiscono ricordare come il generale, quando ancora non gli era preso il pallino dispotico. Una cosa strana, nessuno ricorda i legami che Benito ebbe con l’Italia e gli italiani, ne parlerò in un articolo che dedicherò al “benemérito de las Américas” (mi amiguis Benny).
A livello gastronomico, abbiamo praticamente mangiato Oaxaca per tre giorni. La colazione era composta dal tipico e buonissimo cioccolato oaxaqueño, che si può assaporare nella versione con acqua o con latte, e che accompagnano sempre con un pane tipico, credo lo chiamino pan de nata.
 
Oaxaca è pure famosa per i suoi sette mole, cioè salse con una miriade di ingredienti. Il più famoso di tutti è ovviamente il mole nero, con cioccolata. Abbiamo pure comprato i tamales di mole, qui sono enormi, il doppio di quelli che ti vendono nel Df i venditori di “tamales oaxaqueños”. Sinceramente, il mole non è il cibo messicano che preferisco, a Oaxaca ne ho provate più varianti possibili, però confermo, ognuno c’ha i suoi gusti, io continuo a vedere il mole come “quello che resta nel piatto una volta finita la carne”. Perdonate il sacrilegio!
IMG_0928-1Imperdibili anche le tlayudas, dei mostri della gastronomia, si possono vedere come dei taco di mezzo metro, anche se la mia guida li definiva come pizze di Oaxaca 😀 sono appunto delle tortilla grandi quanto pizze, e farcite con fagioli, formaggio, pomodoro, aguacate e carne. Difficilissime da mangiare!
Grazie a dei piccoli tour molto economici (15 euro al giorno, tutto compreso con trasporto e guida) abbiamo potuto visitare anche un po’ dell’Estado, cioè l’area circostante (è grande quanto il Portogallo!).
Abbiamo visitato il famosissimo Monte Alban, un’area archeologica di più di 2000 anni di storia, con una spianata splendida e con uno dei primi campi da gioco di “pelota” ritrovati (senza il canestro!) la guida ci ha detto che l’ipotesi più gettonata parla di partite in cui la palla doveva rimanere sempre in volo, perdeva chi la lasciava cadere.
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Abbiamo visitato un laboratorio artigianale di alebrijes, animali o mostri intagliati nel legno e poi dipinti a mano, a volte boiatine che si trovano in vendita anche in Italia a un euro (le ho viste a Vicenza!), ma in questo caso vere opere d’arte.
A San Bartolo Coyotepec abbiamo potuto vedere un altro apice dell’artigianato oaxaqueño, cioè la lavorazione del barro (terracotta) nero, unico al mondo. Qui, per errore negli anni cinquanta hanno scoperto la maniera di produrre terracotta nere lucidissime, che son diventate oggetti per l’estetica della casa, più che contenitori.
A Teotitlam del Valle abbiamo visto un’altra forma di artigianato locale, la produzione, colorazione e lavorazione dei tessuti con metodi precolombiani. Hanno usato mia moglie come cavia, spiaccicandole una cochinilla sul palmo della mano. Cos’è? È un insetto parassita che vive sul nopal (il cactus che si mangia!). Questa bestia, quando la schiacci, produce un sacco di colore rosso. Le donne, alla vista dell’insetto spappolato che produce un’onda di “sangue”, invece di fare gridolini di ribrezzo, fanno Oooooo meravigliate. Di per sé, già questo è un miracolo. La cochinilla veniva (e viene) utilizzata per tingere di rosso la lana, con del limone diventa arancia, con del bicarbonato diventa viola, e insomma, sta bestia parassita si merita proprio di venire spappolata.IMG_0922
A Hierve el Agua abbiamo visitato una meraviglia naturale, una sorgente, in cima a delle colline, che aveva creato delle piscine a strapiombo su una voragine. Per fare da contorno, si vedevano dietro delle cascate pietrificate. Bellissimo! Nonostante il nome (Bolle l’acqua), l’acqua è molto fredda, solo che il rumore che produce quando sgorga dà l’idea che stia bollendo.
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A Mitla siamo potuti entrare in due tombe di nobili, non ricordo se zapotechi o mixtechi (le due etnie principali che vivevano nella regione prima dell’arrivo degli aztechi).
Per finire, abbiamo potuto visitare una fabbrica di livello familiare di mezcal! È un liquore che si produce dall’agave (esattamente come il pulque e il tequila), la pianta viene ripulita dalle foglie, quindi diventa una specie di ananas enorme, e cotta sottoterra. Questo dà alla bibita che se ne ricava un gusto un po’ affumicato. A parte cambiare il tipo di agave utilizzata, si possono anche ricavare varianti mettendo dentro il verme del maguey, facendo riposare cinque o otto anni, o lasciando in infusione…un petto di pollo. No, sul serio. Io mi immagino la scena della nascita di codesto prodotto. Messicano ubriaco si avvicina alla tina di mezcal, e gli cade dentro la cena a base di pollo. Lascia nascosto il malfatto, e scopre che l’errore non è stato poi così male. Non potevo andarmene senza comprare la mia bottiglia con vermetto, da sfoggiare quando ho ospiti!
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Abbiamo pure scoperto, in pieno centro a Oaxaca (calle Hidalgo) la Libera Università Hipster di Oaxaca! Un centro universitario costosissimo, super trendy dove tutti gli studenti hanno barba, capelli tinti o vestono da finti sciatti ma con bicchierone di Starbucks. Non poteva mancare la mostra interna di “arte contemporanea”, con tanto di fusione di matematica con tessitura, riproducendo codici numerici in base a algoritmi scelti a caso (per dichiarazione degli stessi “artisti”, un team congiunto di oaxaqueños e belgi, come se fosse necessario creare un gruppo internazionale per fare nodi ad un pettine, ma andate a lavorare).
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Insomma, a parte l’arte super-contemporanea, che quella mi è odiosa in ogni latitudine e in ogni cultura, Oaxaca è davvero bellissima e la straconsiglio a tutti!
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2 risposte a Oaxaca!

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