Día de muertos (1)

  Finalmente oggi parlo della festa più bella che il Messico possa offrire, Día de muertos! (UUUIIIIIII!!)

Il primo anno che ero qui, l’ho descritta “luminosa come Natale, però coi morti”. Devo aver centrato il segno, perché mia moglie ripete questa definizione ad ogni persona con cui ci incontriamo fra ottobre e novembre!

Día de muertos è una festa di origine precolombiana, che la Chiesa Cattolica non è riuscita a distruggere. Dato che la Chiesa non è, non è mai stata e non sarà mai un organizzazione stupida, ciò che non può distruggere, eliminare, lo assorbe, rendendolo parte di sé, e inglobandone la potenza. Ecco quindi come i punti più importanti dal punto di vista religioso non vengono mai completamente annichiliti, semplicemente vengono sovrapposti da nuovi punti e simboli di tipo cristiano, classico esempio ne sono le chiese costruite sopra precedenti pempli pagani e mitrei (Europa) o presso antichi centri di culto dei nativi americani. O la “madonnizzazione” delle tante dee pagane che erano potentissime in tutta Europa, Asia e America.

Ecco quindi come la festa dei morti era considerata troppo importante per i messicani, e la Chiesa, non potendola assorbire ha dovuto accettarla come commemorazione del giorno dei Santi e dei morti (Ognissanti, 1 novembre, e il 2 novembre).

Qui si considera il primo novembre il giorno dei morti bambini (los ninos difuntos) e il 2 quello degli adulti. I morti arrivano la sera precedente, quindi i bambini arrivano il 31 ottobre! Esattamente come in alcune feste corrispondenti in tutto il mondo, si crede che in questi giorni i portali che dividono il mondo dei vivi dai mondi dei morti, si aprano. Sebbene possa sembrare un’occasione spaventosa, non lo è. Si tratta infatti dell’unica possibilità che abbiamo di passare un po’ di tempo assieme ai nostri cari defunti. E qui in Messico, si parla letteralmente di “convivir”, cioè passare insieme alcune ore divertendosi e mangiando. In alcuni paesini, infatti, si celebrano i morti andando a pranzare assieme a loro: le famiglie preparano ceste da picnic con tovaglia e tutto e vanno al cimitero, mangiando sopra o attorno alla lapide, passando alcune ore, parlando e ubriacandosi, poi escono chitarre e senza rendersene conto stanno festeggiando dentro al cimitero. Ora, immaginatevi la scena in Europa: ci sarebbe uno scandalo spaventoso, mentre qui è una parte bellissima del folclore locale. Non solo il giorno dei morti si può fare ciò, ricordo infatti che quando ho visitato il cimitero di Leon (in aprile) ho visto una famiglia che faceva colazione con tamales e atole appoggiata sopra la lapide di un parente. I bambini giocavano, le donne chiacchieravano sedute sulla lastra. Una scena di una pace assoluta!

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Il fiore tipico di questa festa è il Cempasuchil, un fiore messicano al 100% che si vende in quantità enormi in quel periodo. Anche l‘arredo urbano si adegua, per esempio Reforma viene trasformata in una bellissima striscia arancione, dove sono stati trapiantati i fiori. Si possono anche strappparne i petali, e con quelli le famiglie possono cospargere le strade che dal cimitero, dalla tomba del defunto, conducono alla loro casa, per ricordare al/alla morto/a come arrivare a fargli visita. Il colore del fiore non deve essere casuale, infatti ho letto su una rivista che l’arancione era per le culture dell’America Centrale il colore dell’oltretomba, ma non ho nessuna conferma a riguardo e anche la mia amica antropologa non mi può aiutare, quindi questo dato va preso con le pinze.

Le case  e le strade diventano coloratissime e bellissime. Tutta la semantica della morte, i teschi, gli scheletri, le ossa, non danno mai un’idea di tristezza, anzi: sono vivissimi, e spesso sarcastici o cinici!

Nei mercati si comprano delle rappresentazioni in papel picado (cartapesta) con disegni e messaggio di “vita quotidiana” dei morti: passeggiate, scheletri che giocano, scheletri che si ubriacano, scheletri a cavallo.

Mi piace moltissimo quando mia moglie decora la casa con papel picado, perché i colori sono incredibili.

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1458659_10151819962484580_1855621357_nQuando si va in luoghi specifici come Coyoacan o el Zocalo, si possono trovare persone decorate o dipinde da morto. La decorazione più classica è quella della Catrina, un personaggio inventato da Jose Guadalupe Posada, grande artista, disegnatore e genio messicano dei primi anni del Novecento, che venne però ignorato e disprezzato per la sua arte “povera”dai suoi contemporanei. Cos’è la Catrina? È una bella signora morta, vestita all’ultima moda (dell’inizio del Novecento) con tanto di ombrello da passeggio. Non so se si possa dire gnocca ad uno scheletro, ma diciamo che viene rappresentata bella. Assieme alla Catrina, il compagno, Catrino, anch’egli vestito molto elegantemente. Altri travesitimenti si possono incontrare, tipo da morte, da zombie, ma diciamocelo: vestirsi da licantropo il Dia de muertos fa un po’ tanto cagare.

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Esistono anche delle produzioni poetiche del periodo, che si chiamano Calaveritas literarias: sono delle produzioni in rima, in quartine, che hanno per tema una persona, una cosa, un luogo, tutto connesso con la morte, tipo “la morte svegliò Zia Adelina e le disse “va in cucina” e preparami una minestrina…

Mi rendo conto che anche questa volta l’articolo si sta ampliando troppo! Dovrò quindi dividere a metà, parlando in un’altra occasione delle tradizioni tipiche nella casa, la gastronomia del giorno dei morti e las ofrendas, bellissima tradizione domestica!

(foto de Catrina presa da https://www.flickr.com/photos/hesenrre/2994737740/)

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