Charreria, i “cowboy messicani”

Oggi parlerò di charros e charreria, perché ho la fortuna di avere fra i miei studenti Ricardo, un charro DOC. Cos’è un charro? Verrebbe da dire che è un “cowboy messicano”, ma Ricardo mi precisa che i cowboy sono un derivato dei charros, e non il contrario. Approfittando che i suoi colleghi avevano “tirato pacco” non presentandosi a lezione, sfrutto l’occasione per intervistarlo e per avere più informazioni su questa tradizione affascinante. Nelle foto potete vedere Ricardo in tenuta da charro. ITALIANE: Ricardo è ancora single.

Gli spagnoli non volevano che gli indios, i nativi messicani, apprendessero come cavalcare,perché volevano evitare che si impadronissero di un animale che era stato fondamentale durante la Conquista. La prima attestazione di permesso di cavalcare a non-spagnoli  è solo del 16 novembre 1619 quando il Vicerè concede al gesuita Gabriel de Tapia di insegnare a cavalcare a 20 indios, che dovevano prendersi cura di 100mila capi di bestiame. Mi dice Ricardo che la charreria ha origine probabilmente nel 1800, quando i lavoratori delle haciendas, grandissimi latifondi a uso agricolo o pastorale, cominciano a specializzarsi nel rapporto col cavallo, non piu solo per questioni di lavoro. Infatti, nel 1880 Ponchano Diaz diede origine alla charreria professionale, aggiungendovi grandi numeri di spettacolo. Ponchano divenne quindi protagonista di canzoni e corridos. Mi informa Ricardo che la più antica pratica potrebbe essere stata quella della cattura del toro, che si eseguiva con 3 persone: una lanciava il lazo per bloccare la testa, una per le gambe dietro, e una terza pronta a intervenire in caso di perdita di controllo. A disputarsi l’origine sono due Stati messicani: Hidalgo e Jalisco. Ricardo è di Hidalgo, e logicamente difende con orgoglio la propria opinione, dicendo che di sicuro la charreria è nata in Hidalgo nei LLanos de Apan.
Ciò che differenzia charros e cowboy sono i vestiti ma soprattutto la tecnica. Mi spiega infatti che i charros, prima di catturare l’animale, “florean”. Resto sorpreso perché il verbo florear significa fiorire. In questo caso indica però una serie di movimenti di grande perizia, precisione e estetica, che anticipano il senso “pratico” dell’esercizio, cioè la cattura. Niente di meglio che aggiungere un video, che sostituisce tanti inutili giri di parole:
La charreria è una questione familiare. I charros sono persone che vivono dell’ allevamento e quindi usano questa tecnica ogni volta che devono marchiare, curare un cavallo o un toro. “Charro si nasce”, ma ci sono anche dei corsi di charreria per bambini, non necessariamente nati in famiglie di allevatori.
Possono essere charros anche le donne. Chiaramente i vestiti sono diversi e cavalcano con le gambe di lato, inoltre non eseguono l’operazione pericolosa di cattura dell’animale, facendo quindi solo una pratica di estetica e padronanza del lazo.
 

I charros fanno competizioni molto seguite a livello locale. Ricardo lo definisce lo “sport nazionale” vero e proprio, perché è un’attività al 100% messicana, anche se deve riconoscere che non può competere con la marea di tifosi che ha il calcio. Esistono anche dei circuiti di gare in cui i soldi girano in somme elevatissime. in particolare, mi parla del “Circuito Excelencia”, una gara annuale che richiede come prezzo di iscrizione 100mila pesos per squadra, quasi 6mila euro, ALL’ANNO. I premi però corrispondono alla stessa quantità elevata e di questo lavoro si può addirittura vivere, come infatti fanno i cugini di Ricardo.
Mi racconta che i charros che vivono in paesini piccoli, quando vanno a fare baldoria e finiscono ubriachi fradici, possono venire caricati sul cavallo, che li riporterà automaticamente a casa, sani e salvi.
Ho avuto la fortuna di vedere uno spettacolo di charreria a Xcaret, una sorta di “parco di divertimenti” a tema messicano, vicino a Playa del Carmen, sulla costa maya. Ammetto che sono impressionanti, anche se sicuramente quello che ho visto è stato il pacchetto preconfezionato per i turisti.
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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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2 risposte a Charreria, i “cowboy messicani”

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