“Pasele güeritaaaa, que le damos?” Il tianguis o mercato

AGGIORNAMENTO: Ringrazio per le precisazioni: Elena Mazzetto

Oggi parlerò del tianguis, il mercato! Come potete notare, anche questa parola è di origine Náhuatl, il cui nome originario era TIANQUIZTLI. Come ogni società umana, anche la civiltà azteca aveva organizzato dei tempi e dei luoghi per i mercati. Quando i conquistadores giunsero a Tenochtitlan, quella che oggi è Città del Messico, scoprirono nella zona di  Tlatelolco un mercato immenso; pensavano di trovarsi di fronte al più grande mercato esistente al mondo, più grande anche di quello di Costantinopoli (tratto da Historia verdadera de la conquista de la Nueva España, di Bernal Díaz del Castillo, grazie Elena!). A quel tempo Tlatelolco era una parte al nord della laguna che costituiva Tenochtitlan, oggi è solo una zona del nord della città, con la propria stazione del metro e che è stata teatro della omonima strage di studenti del 1968. Il commercio nell’impero azteca era in mano a una classe di mercanti, i Pochteca, che servivano non solo per l’interscambio delle merci, ma anche per operazioni di spionaggio. Grazie alla rete dei commerci, fondarono tianguis, cioè mercati in tutta l’area del centro America. Non usavano monete, facevano il baratto, che qui si chiama trueque. A volte si utilizzava come “moneta” i semi di cacao, ma questo diede origine ai primi casi di moneta falsa: alcuni semi venivano svuotati e si riempivano di creta, rendendoli ancora utilizzabili!

Ancor oggi questi termini si usano tutti i giorni: tianguis è il mercato periodico, come quelli italiani che arrivano solo in determinati giorni, conosciuto anche come “mercado sobre ruedas”, mercato su ruote, e ancor oggi si usa la parola trueque per indicare lo scambio di materie, soprattutto in ferie specializzate, tipo scambio di libri o di semi o piante.
Proprio ieri sono stato al tianguis a comprare, e questo mi ha dato l’ispirazione per questo articolo. Si presenta esattamente come il mercato che abbiamo in Italia, cioè un sacco di bancarelle coperte da tende o tendoni. Quel che cambia è ciò che si offre! Alcune “stranezze” sono:

– banco di frutta: chiaro che la frutta qui è tutta un’altra cosa. Non potete dire di sapere che gusto ha un mango finché non ne avete provato uno qui. La frutta “tropicale” qui è di casa, mango, mamey, guayaba, papaya, tuna(fico d’india), ananas, anguria… tutto l’anno. La tuna ha stagioni in cui costa di meno o quasi costa nulla.  Mentre scegli, il commerciante ti regala un pezzo di qualcosa. Tutto si può toccare, per controllare la qualità. Non si potrebbe mai mettere un cartello come quello che ho visto in Italia “Le donne sorprese a tastare la frutta verranno sottoposte allo stesso trattamento”.



– banco della carne: tutta la carne viene venduta direttamente di fronte alla strada, non in banchi frigoriferi e senza nulla che la divida o protegga dalla gente che passa. Solo nella stagione molto calda, il commerciante deve continuare a smuovere una sorta di ventaglio o qualcosa per spaventare le mosche. Credo che questa sia l’unica cosa che ancora oggi mi dà un po’ di insicurezza, perché so che la carne diventa presto nociva se non conservata bene. In ogni caso, anche ieri ho comprato mezzo chilo di longaniza(tipo salsiccia) quindi potreste dire “che cazzo parli a fare”, e avete ragione. Non mi è mai successo nulla, ho avuto problemi di stomaco solo una volta per colpa di alcuni tacos fuori del metro Zapata, ma questo perché non ha seguito una regola d’oro: tutto quello che si vende dentro al metro o subito al di fuori va evitato. Tornando al mercato: molti venditori di carne hanno a lato il/la figlio/a che cucina carne e che vende pure tacos, quindi mentre voi scegliete la carne, vi regala un taco di carne o di moronga, tipo sanguinaccio.

– banco di garnachas: ottima occasione per pranzare o fare colazione in maniera economica, in ogni mercato ci sono dei banchi di quesadillas, gorditas, pambazos, tlacoyos, vi invito a leggere l’articolo relativo se non sapete cosa sono!

– banco dei cd,DVD,film e videogiochi pirata. Scordatevi il venditore ambulante che appena vede arrivare i carabinieri si mette a correre. Qui il pirata ha il proprio banchetto. Offre centinia e centinaia di pellicole e cd musicali, a volte usciti la stessa settimana nelle sale o nei negozi. Si può chiedere se la qualità è “del cine”, cioè qualche buontempone ha filmato direttamente in sala, o se è qualità “clon”, cioè bello come se fosse dvd originale. La polizia chiude un occhio o entrambi, vedo a volte il poliziotto chiacchierare col venditore di cd. I prezzi sono incredibili, 3 film a 1,50 euro. 


I venditori del mercato si rivolgono sempre alle donne, usando un lessico fantastico. La frase comincia sempre con “Pasele…”, cioè Passi, seguito da:

Güerita, cioè biondina, per lusingare la ragazza giovane alludendo alla sua bellezza. Ricordate che qui si abusa della parola biondo. 
Reyna, cioè regina, sempre per lusingare la giovin pulzella.
Madre, quando la signora ha sui 40-79 anni e/o può essere accompagnata da un bambino.
Marchanta, “che acquista”. Il marchante però è il venditore!

“E come ti chiamano, a te?” Quando mi va bene, Joven, giovane. Altrimenti Güero, dato che non ho capelli neri e non ho pelle scura. Quando va male Güey (controlla Dizionario chilango). Quando va peggio, cabrón. 




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7 risposte a “Pasele güeritaaaa, que le damos?” Il tianguis o mercato

  1. Darío ha detto:

    Pensare a quanto ci fanno smadonnare in Italia sull’igiene, la sicurezza, le normative UE, i permessi, le autorizzazioni, i bolli, le licenze… Anche solo per questo meriterebbe mollare tutto e scappare in Messico!

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  2. Laura Contreras ha detto:

    Ciao, sono io di nuovo, che pensi di scrivere qualcosa delle piramidi in teotihuacan, oppure del cibo stagionale come los chiles en nogada en septiembre, o el mole durante las bodas, o el pozole tan tipico en la fiesta patria (septiembre), Ho anche una domanda per te, sapevi che ho un figlio da 5 anni, e nell asilo come lo chiamano qui alla scuola della infanzia, non si fa il lunedi “honores a la bandera” como en México? Questo mi ha sorpreso! perché per noi è inculcato da piccolini il rispetto ai nostri simboli patrioti, non so se tu lo sai, ma in Messico tutti lunedi i bambini vanno a scuola con suoi abbigliamento bianco impeccabile e sue scarpe più che pulite, e si fa come culto rigoroso, los honores a la bandera y el juramento a la bandera, ricordo che da piccolina non mi piaceva quello, ma mi manca veder mio figlio così con tutta la cerimonia dei lunedi a scuola.
    Ti ringrazio per tuo blog come sempre, saluti!!

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    • merkaura ha detto:

      Ciao! Grazie per i suggerimenti! Sì pensavo di scrivere degli articoli sul mais e gli utilizzi quindi parlare di pozole e esquites, poi un altro articolo con Teoti. Anche pensavo di parlare della bandiera quando scrivevo del nazionalismo, ma forse merita un capitolo a parte! In Italia non c’è nessun tipo di nazionalismo, e vedi i danni, gli italiani si sentono tali solo quando ci sono le partite di calcio, per il resto neppure esiste tanto la “coscienza di essere italiani”. Credo che gli italiani si vedono solo allo stadio e in cucina, dal cibo 🙂

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