Caronte, o il microbusero

Dopo aver parlato dell’autobus, è ora di parlare di un soggetto colorito e caratteristico, l’autista o come si chiama qui, chofer o microbusero. Prendo l’autobus 10-15 volte a settimana, quindi parlo con esperienza.
Voglio chiarire: ci sono tantissimi operatori che sono persone oneste, grandi lavoratori, professionisti e rispettosi dei clienti. E poi ci sono gli animali. Come riconoscere un professionista da un animale? A volte è semplice, se ti sembra che l’autista abbia 17 anni, significa che HA 17 ANNI, e quasi certamente rientra nella seconda categoria. Se è un signore maturo, vai tranquillo che quasi sicuramente sa fare il suo lavoro.
Quel che stupisce l’europeo, è la strana e pericolosa mescolanza fra pubblico e privato del sistema di trasporto Microbus. Mi spiego meglio: ogni autobus, più che essere uno della flotta pubblica, è quasi un mezzo privato del conducente. Perciò: “a casa mia si fa quel cazzo che voglio io”.
Spiego tecnicamente come si realizza la mescolanza. Mettiamo che una persona vuole diventare autista di bus. Primo passo, compra un bus. Non scherzo, quasi sempre il bus è suo, e può costare fino a 70mila euro. Quindi, un gran investimento. Poi, si mette sulla “ruta”, cioè la rotta, la tratta che dovrebbe fare. Per far ciò, deve pagare una tassa, tipo iscrizione all’albo, per poter lavorare in quella ruta. Una volta fatto, gli daranno un punto di partenza e uno di arrivo, e gli chiederanno di cercare di essere puntuale. Qui non ci sono “orari di partenza”, ti metti in strada e aspetti il primo bus. Quello che cambia è la frequenza. In “hora pico”, orario di punta, può passare un bus ogni 3 minuti. La domenica potrebbe passare uno ogni dieci. Ecco quindi che il nostro microbusero si ritrova schiacciato fra due colleghi. Teoricamente non può andare troppo lento, perché sennò quello dietro lo raggiunge, né troppo veloce, o si mette in coda a quello davanti. Lungo il tragitto, in punti specifici, ci sono persone specializzate in calcolare la distanza e avvisare l’autista, chiamate “checador”. Questi però esempio salgono al bus e dicono “il Guero è passato sei minuti fa, devi andare più lento”, e in cambio ricevono 5 pesos. Vivono di mance, non sono dipendenti pubblici. Il sistema dovrebbe permettere a tutti di avere un numero giusto di clienti, le anime disperate che alzano la manina al Caronte. Giusto? No. Qui sopraggiunge l’animale. Quando l’autista è provvisto di poca umanità, morale o intellettiva, comincia a correre come disperato cercando di “chingar”, fottere, il collega che ha di fronte. Lo cerca di superare in tutte le maniere, per rubargli i clienti. Ecco quindi che a volte avvengono “scontri tra titani”, tema di un prossimo capitolo.

Come riconoscere, a parte per l’età, un autista pericoloso? Altri elementi possono aiutare. La musica tipica si chiama Reggaeton, una fastidiosissima accozzaglia di suoni elettronici ossessionanti e testi erotomani. L’apice della poesia la rappresentano canzoni tipo “Te quieto poseer”. Il microbusero di tipo animale è magari vestito come se uscisse dalla scuola superiore, e facesse parte del gruppo dei rimandati ribelli: jeans, maglietta, cappello girato indietro, rigorosamente stretto in modo da chiuderlo sulla parte alta del cranio, dando l’effetto di far sembrare che la testa abbia una forma a melanzana. A volte vorrei dare una manata per controllare la cucurbitaceità cranica.
Ci sono poi i pirati, veri e propri illegali. Questi hanno un bus di proprietà, ma non pagano la tassa alla ruta e quindi non devo rispettar nessun ordine né orario. Il loro unico obiettivo è raccattare più clienti possibili, rubandoli ai bus normali. Per mia conoscenza, sono salito su alcuni pirati nella tratta Tacubaya- Santa Fe. Si riconoscono per la particolare aggressività si guida e per il fatto che se devi scendere ma loro stanno superando un collega, aspetti finché sarà avvenuta la manovra.

Il microbusero lavora solo? Quasi mai. Due sono i possibili colleghi che si possono trovare:

-“El cuate”, l’amico. Questo elemento si trova sempre seduto alla destra del microbusero, su uno sgabello o su un secchio rovesciato. Normalmente prende i soldi del passaggio e ogni due minuti grida “Se pueden recorrer en doble fila por favoooor”, cioè incita i passeggeri a schiacciarsi e a spostarsi lungo il bus per far spazio ad altri. Ha pero anche un’utilità “strategico militare”. Quando l’ambiente si surriscalda, con clienti incazzati, ubriachi o con un tentativo di assalto al bus da parte di rapinatori, avere altre due mani a disposizione fanno comodo. Amen se hanno testa a melanzana.

-“La chava”, la ragazza. Quasi sempre la morosa dell’autista, o la fiammetta del momento. Questa silfide si siede sul cruscotto del bus, che in questo caso equivale ai quattro metri di spazio davanti al finestrino. Altre volte, però, si stravacca comodamente, manco fosse un triclinio romano di epoca imperiale. L’immagine che allego rappresenta quest’ultimo caso.

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3 risposte a Caronte, o il microbusero

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