Il lavoro più bello del mondo

Faccio il lavoro più bello del mondo. Certo, ognuno ha la propria opinione e i propri gusti, ma per una persona come me, fare il professore è fantastico. Le ragioni son tante! Normalmente un lavoro che ti dà soddisfazioni è un lavoro in cui puoi vedere il risultato dei tuoi sforzi. Penso agli artigiani, a chi ha fondato un’industria o a chi può vedere crescere il proprio lavoro, come i contadini o gli ingegneri, gli informatici…bè, insegnare una lingua rientra in questo tipo di soddisfazioni. Vedere che all’inizio i ragazzi impazziscono per pronunciare bene ghiaccio e aiuole, e verso metà corso già discutono e si insultano fra di loro in italiano…Quante gioie!

Per essere insegnante, sono necessarie alcune caratteristiche. Per essere un ottimo insegnante, tante altre! La conoscenza è fra le prime ma non è l’unica. Tutti gli italiani pensano di conoscere l’italiano. Mmmmm no! Gli italiani SANNO PARLARE ITALIANO(quasi sempre), ma non conoscono la lingua. Non sanno spiegare quando usare l’ausiliare essere o avere, a volte neppure sanno se si usa il congiuntivo o quando usarlo, al massimo lo giustificano con un “suona bene così”. Sta di fatto che molti italiani che emigrano fanno il professore di lingua mentre trovano qualcosa di meglio da fare. Io sono arrivato qui con l’intenzione precisa di insegnare e ho continuato per quel cammino.

La prima scuola che mi ha dato lavoro mi pagava una miseria, ma per me è stata fondamentale per sviluppare una tecnica di insegnamento. Dare lezioni di grammatica agli italiani è completamente differente a insegnare a dei messicani. Così, lentamente ho scoperto quali strutture per loro sono facilissime e quali danno un panico incredibile. Gli articoli fanno impazzire. Tanti studenti hanno sputato un sacco prima di pronunciare bene Gli. Altri ci han rinunciato! Quando poi vedono le preposizioni si mettono le mani nei capelli e io dico “no hay devoluciones de dinero”, non si fanno restituzioni dei pagamenti.

È necessaria una pazienza enorme, perché le persone che trovi di fronte sono le più disparate. Hai magari la ragazzina un po’ svampita, il signore attempato, la pensionata, il figo che vuole imparare italiano per scrivere status su Facebook che fanno bruciare gli occhi al leggerli, il/la professionista che si impegna corpo e anima e ottiene dei risultati incredibili, o quello che paga le lezioni, poi si presenta a lezione distratto e ti dichiara con un sorriso che non ha fatto né farà mai i compiti. TUTTI DEVONO ESSERE RISPETTATI. Nel momento in cui entrano a lezione, tutti sono parimenti importanti e la velocità della lezione deve essere pari a quella dello studente che apprende con più difficoltà. Se lo studente non parla, devo cercare di fargli domande finché riesco a strappargli qualche parola. La lezione non deve mai ridursi a un monologo col secchione.

Mi rendo anche conto che alla fine della giornata mi sento stanco ma felice e credo che quello sia il segnale che sto facendo qualcosa di buono, che ci metto passione, impegno e slancio e che neanche mi sembra di star lavorando! I primi mesi che ho passato in Messico non avevo amici né tante persone a cui parlare a parte la mia attuale moglie e i suoi familiari. Ciononostante, non sentivo solitudine, perché praticamente il mio lavoro mi fa passare la giornata in mezzo alla gente e facendo parlare il più possibile. È pure un’occasione ottima per ricevere alcune perle di saggezza:

-uno studente arriva a lezione in ritardo affermando che era appena uscito dal “laboratroio”, evidentemente un’officina di meretrici

-quando uno studente mi chiese cosa significava “è scomparsa”, io feci con la mano un segno di un pugno che si apre lentamente, e lui “EXPLOTÓ??” Cioè “è esplosa??”. Mi son reso conto tardi che somigliava pericolosamente a un segno che fa un Predator nel film Alien versus Predator

-una studentessa alle prese con la voce passiva, alla domanda “i chapulines,i grilli, erano mangiati dagli aztechi?”, risponde “Si, eravamo mangiati dagli aztechi”, dando un inquietante senso di reincarnazione alla frase.

-il verbo cullare, che gli studenti evitano come la peste vedendovi una sfumatura fin troppo sodomitica.

– studentessa che dichiara di avere una zia verde (intendeva uno zaino)

– quando spiego l’articolo Lo, sempre faccio una lista di casi rari in cui si usa, come p+s, Z-, gn…alla lavagna scrivo la parola psicologo, una studentessa lo riconosce giustamente come parola maschile, e mette l’articolo Lo, giustificandosi con “perché è un cazzo raro”, pronunciando male la parola caso.

Dovrò aggiornare questa lista perché le perle di saggezza sono qualcosa di molto frequente.

Concludo, dicendo che sono felice di quel che faccio e sono orgoglioso di sapere che alcuni messicani parlano italiano grazie al mio “lavoro”. Uno dei giorni più belli è stato quando uno studente mi ha detto candidamente “Profe, va’ in mona”. Non solo per lo splendido e preciso uso dell’imperativo del verbo andare, ma anche perché mi son reso conto che dare lezioni significa trasferire parte della propria anima.

Nella foto che allego, due miei carissimi amici e colleghi, segnalando frequenti stupri della lingua italiana in menù e pubblicità

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Una risposta a Il lavoro più bello del mondo

  1. Darío ha detto:

    Anche io sono insegnante di italiano per stranieri, ma io per il momento lo faccio qui in Italia. Sarà probabilmente uno degli sbocchi che cercherò una volta che mi trasferirò in Messico, tra qualche anno. Ma tu lavori per una scuola di lingue o un’Università privata, o cosa? Mi piacerebbe approfondire questo argomento. Se vuoi, per non intasare il tuo blog, la mia mail è littleseed@hotmail.com

    Mi piace

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