Il Microbus, l’alternativa economica alla vita

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. Questo potrebbe benissimo trovarsi scritto all’entrata del bus. Il microbus, chiamato anche pesero, o combi, dipendendo dal posto da cui parte e dalla dimensione, è il trasporto tipo autobus del Messico. Certo esistono anche autobus enormi, comodi e con aria condizionata, ma quelli sono per il trasporto interurbano e di agenzie di trasporto. Per il trasporto cittadino, quasi tutto il peso ricade sul microbus. Cos’è un pesero? È un autobus con una 20/50ina di sedili, di materiale variabile (dal metallo, al legno, a fini poltrone con scotch, o una somma di esse, dato che per riparare sedili assenti si fa quel che si può), senza cinture, con due aperture che possono restare perennemente aperte, dipendendo dalla discrezione o nonchalance dell’autista, e una vagonata di disperati che cercano di raggiungere la scuola o il posto fisso di lavoro. A decorare il tutto ci sono scritte più o meno sarcastiche e/o offensive, come “yo sí subo gordas”, io sì accetto ciccione, o “súbete, agárrate y cállete”, sali, reggiti e sta’ zitto, neon dai colori fantasiosi, come azzurro e viola, la cui utilità relativa ho individuato: ti mostra in maniera evidente quando hai la forfora sul giubbotto, perché diventa fosforescente. Provare per credere.
Il Caronte che è alla guida, poi, merita tutta l’attenzione necessaria, quindi gli dedicherò un intero articolo a questo “colorito” protagonista della vita messicana.
Al mio arrivo qui, subito mi ha sorpreso il nome pesero. Ho chiesto ad una collega prof di inglese, proveniente dal Chiapas, e lei mi ha detto che si chiama così perché la gente sta “como sardinas en una pecera”, come sardine in un acquario. Simpatica come teoria! Poi però ho scoperto la ragione vera: quando è cominciato il servizio, costava un peso. Anche oggi che costa 5 o 6 pesos, resta economicissimo: 28 centesimi di euro se il tragitto è di meno di 5 chilometri, 33 se più di 5.
Prendiamo un giorno qualsiasi per mostrarvi al procedura d’utilizzo. Mettiamo un orario di punta, tipo le 6.10 del mattino.

1) Scendi in strada e quando passa un bus, alzi la tua manina santa. Non esiste fermata del bus, TU SEI LA FERMATA.

2) Se il bus che vuoi prendere è straripante, risulta facilmente visibile. Ci saranno “grappoli di anime perdute” attaccate alla porta anteriore e posteriore, con almeno un piede dentro l’autobus e una manina che gli evita di venire sparate in curva per l’effetto centrifugo.

3) se il bus non è straripante, può comunque succedere che l’autista, per la strana congiunzione di Giove con Saturno, non voglia fermarsi, nonostante ti sbracci nel disperato tentativo di dimostrare una volontà di trasporto. A quel punto, puoi invitare il suddetto a tenere relazioni con la propria genitrice, di cui porrai in dubbio la moralità, alludendo ad un’attività di meretrice.

4) riesci a salire dalla porta davanti. A quel punto ti reggi con la destra mentre con la sinistra ravani nel pantalone, cercando le monete, in equilibrio mistico dato che il bus ha solo rallentato per permetterti di salire, non si è fermato completamente. Paghi direttamente in mano all’autista, non esiste biglietto. Poi, sempre con la sinistra, estrai le cuffie dal giubbotto, e con l’ausilio della bocca te le metti. O…

5) riesci a salire dalla porta di dietro. Dai i soldi alla prima persona che trovi, e dici la formula magica “Por favor le puede pasar”. Quest’ultima darà i soldi alla successiva e così via fino a dare i soldi all’autista, che darà l’eventuale resto che vi tornerà in maniera inversa. Quando sono arrivato qui, mi sorprendeva il grado di fiducia che questa pratica presuppone, ma funziona! Ho visto pagare con 200 pesos e tornare indietro il resto. Completo. Se l’autista “si dimentica”, o sbaglia, è sufficiente chiedere “mi cambio chofer!!”. Alla quarta chiamata, il resto arriva. O…

6) riesci ad aggrapparti, ma sei parte del “grappolo di anime perdute”, che sobbalza ad ogni dosso, attaccato alla porta e per metà fuori del bus, almeno con un braccio e/o una gamba. Come regola non scritta, paghi il passaggio solo quando entrambe le tue spalle sono DENTRO il bus.

7) stai per avvicinarti al punto dove vuoi arrivare. Se è il capolinea, ce l’hai fatta. Se è un punto del tragitto, devi essere più preciso. Ricordi che non esiste fermata? Bene. Potendo parlare all’autista, gli chiedi “Mi lasci alla fermata?” E magicamente, la fermata compare! Vuoi essere più preciso? Chiedi “lasciami alla farmacia, al dosso, lasciami dove è seduto il vecchio”, e puf, puf, puf, tutte le fermate che vuoi.

8) Se magari sei più vicino alla porta posteriore però, devi schiacciare l’apposito bottone. Quello vicino al quale c’è il cartello “se vuoi scendere, schiaccia il bottone, non sono un veggente”. Molte volte il bottone non funziona, quindi dovrai gridare in tono crescente “BAJAN!” (Scendono!), soprattutto se l’autista è occupato in qualche bestialità come superare selvaggiamente i colleghi, quindi non può permettersi di farti scendere. Se è così, preparati a saltare, perché anche la discesa sarà permessa dalla velocità bassa, il bus non si fermerà completamente.

Potete quindi capire come prendere un bus diventi un’avventura, e richiede una buona preparazione cardiovascolare. Tutto dipende, alla fine, dal microbusero, cioè l’autista. Buona persona, buon servizio. Animale selvaggio…servizio “scadente”. In uno dei prossimi articoli approfondirò la conoscenza con questo cardine della vita cittadina!

Foto di un pesero presa personalmente alle 5.50 di mattina

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3 risposte a Il Microbus, l’alternativa economica alla vita

  1. Claudia ha detto:

    Sto cercando di motivare Sven a riprendere ad imparare l’italiano così poi ti potrà leggere! Io gli traduco/riassumo i tuoi articoli per ora! Grande, amico mio!

    Mi piace

  2. Pingback: Di male in peggio, contingencia ambiental | Estoy Messicando!

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