I messicani, o “Non solo sombrero”

  Se dico messicano, quale immagine mentale sorge? Un tipo seduto, con sombrero enorme, baffi lunghi, appoggiato ad un muro o ad un nopal(cactus). Indovinato? Bé non sapete quanto questa immagine faccia incazzare i suddetti messicani. Probabilmente questa immagine divenne celebre grazie ai video e foto della Rivoluzione Messicana che fecero il giro del mondo agli inizi del Novecento.

I messicani dicono di essere “como los tamales, hay verdes, de rajas, de mole, dulces,…”, cioè sono di ogni colore e tipo, questo grazie alle fusioni (ehm, si legga invasioni) dei popoli.

Sono un popolo estremamente orgoglioso, e allo stesso tempo umile. Orgogliosissimi del proprio paese e delle proprie tradizioni e feste, non solo durante le partite di calcio come nel caso italiano. Quando qui c’è una festa civile, è sul serio UNA FESTA. Si dipingono il tricolore, si travestono e si ubriacano, per festeggiare al grido di ¡VIVA MÉXICO, CABRON!

Umili perché riconoscono il Messico come un paese con gravi problemi, in primis la sicurezza pubblica e la corruzione, anche se sono ignari del potere economico della propria patria (attualmente all’undicesimo posto tra le economie mondiali, l’Italia è nona). Altro fattore dell’umiltà è il malinchismo di cui però parlerò in un altro articolo.

Sono molto permalosi: si offendono facilmente e a volte quando ce ne rendiamo conto è troppo tardi. Ricordo la prima volta che ho “offeso” qualcuno: nel metro, starnutisco e una signora di fronte a me dice “Salud”. Io non la sento, e quindi non le dico il fondamentale “Gracias”. La signora mi silura con un “Que grosero” (tipo screanzato). Mia moglie, seduta a lato della signora, ascolta tutto e se la gode.

Sono anche un popolo estremamente religioso, soprattutto a livello intimo. La giornata è scandita da una routine di gesti, segni e topografie religiosi che ne scandiscono il passaggio, ma di questo parlerò di più un’altra volta.

Hanno un concetto strano del tempo, soprattutto quello privato e del divertimento. A lavoro possono anche essere molto puntuali, ma quando si tratta di uscire con gli amici o incontrarsi nel tempo libero, sono sempre in ritardo cronico. L’orologio messicano corre in ritardo di 40 minuti. La cena è alle 7? Alle 7.30 arriva il primo invitato, generalmente portando il dolce. Chi doveva portare l’antipasto arriva alle 8. Una parola che ho imparato a temere e amare è ahorita. Non si può tradurre letteralmente, è qualcosa tipo “adessino”. Significa, lo so che lo vuoi ora, ma lo farò appena posso(…voglio). Se è fastidioso quando chiedi che ti passino la salsa, immaginate se questa risposta vi arriva da un dipendente pubblico che deve risolvere il vostro espediente burocratico.

Amano la propria famiglia e sopra ogni cosa la Dea della casa, la madre. Non per nulla, l’insulto di base incita ad avere relazioni sessuali con la propria genitrice! Questa sorta di sindrome di Edipo, confermata dagli improperi, diventa dato di fatto il giorno della madre, che qui è Festa con tutti i crismi: in quel giorno è meglio non uscire, neanche parliamo di trovare un posto al ristorante: ogni luogo pubblico o centro commerciale trabocca di matrone messicane, celebrate e viziate dalla prole.

Finalmente, vorrei distruggere ma anche dare un senso al cliché del messicano lento che si prende la siesta e che risponde imperturbabile ad ogni male o problema. Messicani lenti che sono in perenne pausa? Scordatevelo. Città del Messico corre e vive 7/7 e 24/24. Provate a muovervi per strada o nei mezzi pubblici, se non rispettate il ritmo forsennato di tutti, verrete investiti (da una macchina o dagli insulti). Ma è pur vero che questo popolo possiede una capacità enorme di accettare e in parte risolvere ogni tipo di crisi con la preoccupazione necessaria, ma senza esagerare. Questo è stato un toccasana per la mia paranoia, e mi rendo conto che diventando un po’ messicano, mi sto godendo la vita con molto meno stress. Ahorita, señor!

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Informazioni su merkaura

Sono un ragazzo dell’85 della campagna vicentina che la vita ha catapultato in una metropoli antropofaga. Ho una laurea in Storia e una laurea Magistrale in Scienze delle Religioni. Mi guadagno da vivere a Città del Messico dando lezioni di italiano, francese e spagnolo a messicani e stranieri che abitano in Messico, per scuole, imprese o privati. Vivo in una casa in collina, tranquilla e circondata da un bosco miracolosamente salvatosi dall’espansione cittadina. Sono sposato con una messicana e abbiamo due cani a cui parlo in dialetto. Amo mangiare, bere, viaggiare, leggere, scrivere, infatti da quasi 3 anni amministro un blog in cui scrivo ogni settimana descrivendo questo paese, https://messicando.wordpress.com/. Odio le attività adrenaliniche, guidare e non mi interessa lo sport in generale. Unica eccezione delle lunghissime camminate, di 5 o 6 ore in ambiente urbano o in campagna. Sono una persona timida ma quando do lezioni indosso una maschera spigliata e molto più divertente. Se avete bisogno di informazioni su questo paese o volete spettegolare un po’, scrivetemi pure!
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8 risposte a I messicani, o “Non solo sombrero”

  1. Andrea ha detto:

    Grande Denis! Hai colto appieno lo spirito del popolo messicano, con i suoi pregi e i suoi difetti. I primi superano abbondantemente i secondi.

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  2. smndra ha detto:

    Bravo, condivido in pieno, anche se aggiungo che nel Sud (Guerrero e dintorni) l’amaca e la calma la fanno da padroni. Lì, ahorita, si può dilatare fino a farti dimenticare cosa stavi aspettando… 😀

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  3. Laura Domínguez Ortega ha detto:

    Io sono messicana e mi fa piacere leggere questi tipi d’articoli che fanno vedere come è il mio paese in realtà. Grazie mille 🙂

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