Huachicol, ovvero come risolvere un problema creando un desmadre

Una parola da una settimana a questa parte è diventata un must fra le notizie messicane: huachicol e il suo derivato huachicoleo. Cosa significa?

Con una piccola ricerca ho trovato due possibili ipotesi: una latina (la lingua di Roma, non una ragazza che balla salsa) e una Maya (il popolo, non l’ape). Nell’ipotesi latina deriverebbe dalla parola aquati, passata in francese col termine gouache, e significa annacquato. Nell’ipotesi Maya deriverebbe da

Wach o Guach che si traduce come forestiero o ladro. Scegliete quella che preferite. In Messico c’è quasi sempre un tentativo di trovare un’origine nativa o indigena alla maggior parte delle parole messicane moderne (vedi mariachi, Guadalupe, quesadilla) ma questo indigenismo quasi sempre innocente a volte lascia il tempo che trova. Oh! Ho trovato materiale per un altro articolo. Scusate, ho perso il filo del discorso.

Huachicol, in Messico, indicava ed indica una bibita alcolica adulterato e/o annacquata (vedi l’ipotesi francese del termine) e che si vendeva a prezzo super economico. Il liquore era chiaramente pericoloso, potevi perdere la vista, ma anche così i clienti si trovano sempre. Il termine che si usa in questi giorni, però, non fa riferimento a bibite spiritose. Si tratta infatti del furto di petrolio e benzina, commesso lungo gli oleodotti che percorrono il paese. Per i pochi che non lo sapessero, il Messico è un produttore di petrolio, che si estrae sia sulla terraferma che in aperto oceano con le piattaforme petrolifere. Il trasporto avviene attraverso dei tubi, gli oleodotti appunto, per giungere alle raffinerie o ai centri di smistamento. In questi lunghi, lunghissimi trasporti (si parla di migliaia di chilometri) il tubo viene “munto”. Non immaginatevi un campesino che si avvicina al tubo, apre un rubinetto e se ne va con un secchio gocciolante. No, la realtà è molto più inquietante. Si tratta di furti ENORMI, con intere autocisterne che se ne vanno. “E che -vi chiederete- non se ne sono mai accorti?” Certo. Lo sapevano. E a vari livelli, anche mooooolto alti (vedi i presidenti precedenti). Ma chiudevano gli occhi con laute mazzette. Il sistema è andato così bene che il furto è cresciuto esponenzialmente negli ultimi 12 anni. Quando dico esponenzialmente, non sto usando un’iperbole.

L’attuale presidente ha deciso di mettere un freno a questa emorragia di greggio e ha bloccato il flusso degli oleodotti per poter vedere dove e come avvenivano i furti, e alcune teste stanno già rotolando. I dati sono più che incoraggianti, e si prospetta un recupero quasi completo del controllo degli oleodotti. C’è però un “ma” abbastanza grande. Una volta bloccati gli oleodotti, la benzina è stata mandata in giro per la repubblica con autocisterne, ma la quantità è stata vistosamente insufficiente. Da più di una settimana una parte industriale della repubblica è praticamente in letargo. Girare per le strade la settimana scorsa ti faceva sentire come in epoca natalizia, poco traffico e tutto scorreva. Peccato che questa illusione veniva dal fatto che le pompe di benzina avevano finito il carburante o lo vendevano centellinando, causando file di chilometri vicino alle stazioni di servizio e ore di attesa per fare un pieno (quando ti permettevano di farlo).

Meno benzina, meno macchine, meno lavoro. I mezzi pubblici che io uso erano straordinariamente liberi, ma ho saputo che alcune linee del metro sono arrivate al collasso. Per gli specialisti e professionisti che possono lavorare da internet il problema è relativamente leggero perché possono lavorare da casa, ma cosa possono dire gli operai o i commercianti? La central de abasto, enorme mercato all’ingrosso che è la porta d’entrata di molte merci alla città, si trova a lavorare a ritmi lenti perché molti camion non sono potuti arrivare, essendo sprovvisti di benzina.

Certamente non è mancato l’ingenuo hipster che ha gioito sperando in una rivoluzione su due ruote, ma se vivi a Verona e lavori a Padova, col cazzo che la bicicletta ti risolve la vita. I fatti si fermano qui e cominciano le teorie del complotto. Sì perché entrambi gli schieramenti politici hanno cominciato a sparare accuse e non si capisce chi abbia ragione. La destra dice che questa incapacità è imperdonabile e ESIGE il ritorno immediato della benzina, facendosi paladina dei cittadini. Peccato che siano proprio questo partiti i responsabili della situazione, avendo permesso e agevolato il furto durante i loro anni di governo. Mormorano che ci sono delle barche piene di petrolio al largo del paese a cui viene impedito di approdare, perciò la situazione di desabasto (scarsezza, non fornitura) sarebbe prolungata artificialmente. Dall’altra parte (i tifosi del governo) si dice che la benzina potrebbe già arrivare ma (come afferma lo stesso presidente) ci sarebbero dei sabotaggi che non permettono di riprendere il ritmo normale. Si spera che questa situazione non duri molto ma c’è anche ottimismo, speranza che questa crisi (perché questo è, è inutile cercare attenuanti) sia utile a ripulire il paese da un po’ di sporcizia corrotta. I mercati sembrano confermarlo, con il peso che guadagna sempre più valore rispetto al dollaro e vari giornali finanziari che vedono con stima e favore la manovra.

Non ci resta altro che aspettare, perché a differenza delle diatribe religiose o quelle sui gusti migliori delle pizze (no, la pizza hawaiana non è ammissibile) le teorie e le opinioni politiche vengono confermate o sputtanate con il tempo. Qualche meme di farcitura!

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Chairo e Derechairo, chiarire i termini

Scusate la pausa natalizia, mi ero dimenticato di avvisare che non avrei pubblicato per un po’! Riprendiamo questo anno de la chingada (ndr) con un articolo per chiarire il lessico messicano, in particolare la parola chairo.

Originalmente la parola chairo deriva dal nome di una zuppa che si serve in sud America, fatta con carne, patate, carote, mais, cipolla e fave. In Messico questa parola ha cambiato completamente di semantica, indicando in un primo momento un giovane segaiolo. Si, proprio uno che si masturba, infatti la masturbazione si dice chaira o chaqueta. Come siamo passati dalla zuppa alle seghe, non ne ho idea.

Il passo ulteriore è stato quello di passare da una sega reale a una sega mentale. Così la parola chairo si applicava ai giovani che si facevano seghe mentali, che vivevano in una dimensione onirica o erano completamente scollegati dalla realtà. Ora ci stiamo avvicinando al significato attuale, aggiungendo la nota politica.

Un peje lagarto

Con le elezioni del 2012 e la vittoria del PRI, sono stati etichettati come chairos tutti i giovani di sinistra o pseudo sinistra che si dicevano contrari alla vittoria di Peña Nieto. Col passare dei mesi, chairo è diventato un termine che indica direttamente un messicano che appoggia Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO, attuale presidente messicano). Altri termini dispregiativi sono AMLOver, Pejezombie, Pejechairo. Peje, è un pesce tipico di Tabasco, la regione di Amlo, ed è diventato un nomignolo per il presidente stesso.

Con l’arrivo al governo di AMLO abbiamo visto sorgere un termine uguale e contrario, il derechairo (chiaro gioco di parole fra derecha, destra, e chairo). Il derechairo ha caratteristiche simili al chairo ancestrale, ma con una curiosa modifica. Il chairo era un cittadino di sinistra, che manifestava senza realmente sapere come stavano le cose, esigendo dei diritti presi dalla panoplia classica dei movimenti riformisti, ma comportandosi come un capitalista normale. Esempio classico di vari memes, il chairo parla dei diritti dei lavoratori, seduto al tavolo di un macdonald.

Il derechairo è molto più masochista. Spera che il proprio paese vada a rotoli, finisca in una crisi, per dimostrare che AMLO non è un buon presidente. È un topo che spera ottusamente che la barca affondi perché odia visceralmente il capitano.

Possiamo riconoscere al chairo alcune caratteristiche messianiche (crede che il peje sia effettivamente la panacea per ogni problema messicano e ha una fede quasi religiosa) e ho visto pubblicare delle immagini più simili a santini che a foto di politici, in cui si dimostra una fiducia che rasenta il fanatismo e frasi come “siamo al lato del nostro presidente, condividi se sei d’accordo”, cose viste in Italia solo con i tifosi di Salvini. Aggiungo solo che già esistono dei pupazzetti con AMLO in versione infantile. Questo spirito di rivincita può essere effettivamente pericoloso perché un politico appoggiato da fedeli più che da elettori è un politico che inasprisce il dialogo con gli altri partiti e viene illuso di poter farne a meno.

Dobbiamo però riconoscere al derechairo un’ottusità cieca e capricciosa, nel cercare il male in ogni iniziativa, anche quando è premiata alla prova dei fatti. Incapace di accettare ciò che di bene viene fatto o progettato, preferisce sparare a zero classificando come jodidos chi non ha ancora perso la speranza nel nuovo presidente che ha appena un mese di governo. Politici corrotti, incapaci o semplicemente ladri diventano all’improvviso ricettacoli di bontà e di spirito civico se confrontati con il mostro alla presidenza. Ha l’incubo di vedere il Messico trasformarsi in Venezuela e non ha la minima idea di cosa differenzi le due situazioni socio-politiche, e neppure è interessato a capirlo.

La battaglia fra i due estremismi è a suon di meme, innocenti scorregge virtuali, e mentre il campo di lotta si manterrà non fisico, non ci sarà alcun problema.

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Roma di Cuarón

Articolo a tema cinematografico, dopo i rari precedenti di Coco e Como agua para chocolate. Mi subo al tren del mame dell’ultimo film di Cuarón. Questa espressione si interpreta come seguire la tendenza, mettersi in coda per il fenomeno del momento.

Questo articolo parlerà del film Roma, disponibile su Netflix, cercherò di non spiegare tutto ma se volete avere una sorpresa completa vi chiedo per favore di non leggere. Tornate a questo articolo solo dopo aver visto il film se volete stupirvi senza saper nulla della pellicola. Se invece volete continuare e saperne di più prima o dopo la visione del film, avanti con la lettura!

Bentornati! Il film è la cosa più messicanamente triste che potrete vedere in vita vostra se non conoscete la terra azteca. È un film autobiografico, Cuarón si descrive infatti come il bambino più piccolo della famiglia. È anche un film sull’ingiusta e disuguale società messicana, con brutali differenze fra i ceti sociali.

Quando ne ho sentito parlare per la prima volta è stato nel volo per l’Italia, leggendo un articolo in un giornale gratuito a bordo. Lo reclamavano come un capolavoro in formazione, un’opera maestra annunciata ancor prima di nascere. Sapendo il tema e che era in bianco e nero, ho pensato subito che fosse un richiamo al neorealismo italiano, e un fare un occhiolino a Fellini. Mia moglie pensava che prendesse il nome del quartiere omonimo di Città del Messico. Aveva ragione lei. 😦

La storia gira intorno a una ragazza di Oaxaca, territorio semiselvaggio della repubblica messicana, che lavora come chacha, colf, per una famiglia del ceto medio alto nella capitale del paese. La vicenda si ambienta negli anni ‘70 nel quartiere Roma, un quartiere di lusso dell’epoca, che oggi rimane una zona bohémienne con ottimi ristoranti e un sacco di gente con barba e cani con maglioncino.

La ragazza vive in maniera indiretta una tragedia della famiglia per cui lavora…e in maniera molto, ma molto più diretta vive una tragedia personale. Le due tragedie si intrecciano ed esplodono in una bomba di momentanea comprensione reciproca verso il finale. Sì, momentanea, perché la domestica Cleo (Yalitza Aparicio) malgrado condivida la casa con la famiglia, vive su un pianeta differente, ignorata e involontariamente disprezzata dai familiari benestanti.

Enormi e ingrombranti protagonisti del film sono le luci e i suoni. La fotografia è spettacolare e vedrete passare moltissimi aerei nel cielo, difatti il film si apre e chiude con la scia di un aereo…i venditori di cibo, camote, gli arrotini, sono quelli che ascolto tutte le settimane nel Messico moderno. Sono sopravvissuti alla trasformazione cittadina. La creazione dei suoni ha avuto un costo altissimo: può sorprendervi ma si è impegnato di più per Roma che per il film Gravity, ambientato nello spazio. Ha ricreato un quartiere e ha fatto arrivare mobili per ricostruire la casa paterna, magari lo spettatore non lo nota ma sta ammirando un micromondo certosinamente ricostruito da chi l’ha vissuto in persona. Perfino il gansito nel frigo. Il gansito (paperella) è una merendina industriale, come dire la nostra Girella. I messicani lo mettono nel frigo perché dicono che freddo è più buono. Il gansito nel frigo è la cosa più genuinamente messicana che ho riconosciuto nel film.

Il percorso di Cleo ci permette di vedere eventi e luoghi del Messico dell’epoca: la povertà squallida e incredibile dell’Edomex, el halconazo (un attacco della polizia agli studenti manifestanti), i tetti della città, praticamente rimasti uguali, i cinema, chiaramente punto di attrazione per il Cuarón bambino, che sarebbe diventato regista. Ci sono tanti, ma tanti simboli e possibilità di lettura. Frugando un po’ su Google ho confermato alcune ipotesi, ma è bello se lo fate voi stessi. Solo ve ne do una: in una scena, mostrano una sequenza quasi cinese, con centinaia di uomini che si allenano con il kendo, sincronizzati e bellissimi. Bene, questi sono collegati con el halconazo da una teoria del complotto. (Cercatela)

E cosa dire di una delle scene finali che è anche la locandina del film? Notate la figura triangolare? Vi ricorda qualcosa?

Ricordate che mi ero sbagliato parlando dell’origine del nome del film? Be’ neanche tanto. Per stessa ammissione del regista:

«L’Italia? Ho attinto inconsciamente ai registi italiani che mi hanno influenzato maggiormente. Scola, Pasolini, Taviani, Rossellini sono nel mio DNA. E soprattutto Fellini, tanto che al supervisore del suono ho chiesto proprio di ricreare il vento come faceva lui, nelle scene di spiagge o nei momenti onirici dei suoi film. Ho cercato di evitare riferimenti a livello cosciente e questo ha richiesto uno sforzo enorme, ma ne troverete comunque tanti».

Il film ha giustamente vinto il Leone d’oro di Venezia e ha creato polemica perché è stato proiettato su Netflix quasi in contemporanea alle sale cinematografiche. Per questo è stato rifiutato con sdegno dal festival di Cannes.

Guardatelo, è triste e altrettanto bello.

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Le cascate di El Chiflon

Per la prima volta da un sacco di tempo mi sono dimenticato di scrivere l’articolo settimanale! Questo vi potrebbe mostrare a che punto sono impegnato. Non tutto è cacca, molti sono impegni sociali o cose esterne al lavoro…nonostante ciò sento un senso di agobio, sfinimento, che probabilmente finirà solo in gennaio quando riprenderò una routine grigia e perciò stesso maneggiabile.

Come mi ha fatto notare una lettrice (ciao Concepción!), non ho finito di parlare del Chiapas! E ha ragione. Oggi vediamo una delle ultime due mete che ho visitato: le cascate del Chiflon e il parco di Montebello.

Entrambe sono visitabili in un solo giorno se fate base a San Cristobal de las Casas. Se contrattate un tour potrete evitare di impazzire cercando come arrivare. Perché non ci sono cartelli. Ho controllato. Vedrete il primo cartello verso il Chiflon quando mancano 500 metri all’arrivo. Il cammino è splendido. Per più di un’ora sembra di passare per la campagna vicentina. Che è splendida, anche se la maggior parte del mondo non la conosce. Passerete a lato di fattorie, campi, cani che placidamente guardano le macchine passare, gente che fa colazione in corte. Bellissimo. Una sequenza di quadri di vita tranquilla. È stata interrotta solo quando una persona nel furgone del tour ha cominciato a vomitare. Meschina.

Arrivando al posto, si avvicinerà un accompagnatore, che vi dirà fin da subito che lui vive delle mance che gli danno i turisti. Comincerà avvisandovi che la salita è difficile e che bisogna affrontarla con calma, che sono ventordici milioni di scalini. Puta madre. Io sono un incapace completo quando si parla di atletica e anche peggio se si parla di spostamento in verticale. Quindi, un bel po’ di panico preinizio. Cominciamo e scopro che le avvertenze erano tutte eccessive: si sale in maniera super tranquilla, il paesaggio è bellissimo, gli scalini sono sicuri e non sono scivolosi, c’è un corrimano per ogni eventualità. Unico intoppo è l’attesa per fare le foto perché la guida si trasforma in fotografo professionale e con i vostri cellulari vi farà un book degno di una modella anoressica. E qui il naco chilango esce in tutto il suo splendore. Stringete i denti e salite con calma.

Il parco El Chiflon comprende tre cascate, El Suspiro, Ala de Angel e l’ultima si chiama Velo de Novia, per il biancore. Mentre salite troverete due punti di ristoro, per comprare dorilocos, frutta a pezzi o l’immancabile (per i messicani) michelada. Sono dei punti assurdamente inutili dato che la salita è molto, ma molto leggera. Se siete abituati alle montagne italiane, riderete di tutte queste precauzioni delle guide. Un Monte Summano vale come 30 Chiflones. L’unica pesantezza è il calore ma anche questo viene stemperato dal bellissimo effetto aerosol delle cascate. Quando vi avvicinerete a una ci saranno gli spruzzi di acqua fresca che vi riporteranno a una temperatura accettabile. Infatti, alla fine della salita sarete quasi bagnati ma non si sa se è più sudore o acqua della cascata.

Le cascate in sé sono meravigliose. La prima è tranquilla e vicino alla sua fine c’è anche un piccolo spiazzo dove fare picnic.

La seconda è già più gloriosa, potente, e lo noterete dal ruggito. Dopo la seconda se cercate verso sinistra vedrete uno strano punto verde: è un’apertura, un respiradero: attraverso il buco vedrete l’acqua verde sottostante.

https://instagram.com/p/BqhWsi_FI_u/

La terza cascata è mastodontica, 70 metri. Un vero e proprio mostro che vi darà una sensazione simile a quella del cañón del Sumidero, il timore e la consapevolezza che si sente di fronte a un gigante naturale. Velo de Novia ha ben due punti di osservazione da cui potrete prendere le foto e i video che vorrete, rispettando i turni, chiaro. Da’ clic per vedere il video:

https://instagram.com/p/Bqro8_zFAt6/

Una bella e tranquilla gita che si conclude in due orette.

Piccola parentesi cobra, cioè un momento sputa veleno. Ricordate la ragazza vomitona? Andava accompagnata da una bendición (o bambino di ragazza madre) e dalla madre obesa. La madre obesa è rimasta con la bendición perché ha quasi avuto un infarto cercando di raggiungere la prima cascata. La vomitona ha chiesto alla guida se potesse aiutarla portando un borsone, la guida chiaramente ha accettato. Ecco quindi la vomitona fare pose da diva mentre la guida trasporta la borsa pesante su, su, su, fino all’ultima cascata. Alla discesa, quasi ritornati al punto iniziale, dopo essere passata di fronte alla prima cascata, la vomitona chiede alla guida se può restituirle la borsa e d’improvviso si trasforma in agile camoscio, quasi correndo in discesa. La guida cerca di tenere il passo ma deve preoccuparsi della sicurezza di tutto il gruppo, una decina di persone. La vomitona ci supera e si fionda nel furgone. Non dà neanche uno spicciolo alla guida che le ha portato il borsone per quasi tutto il percorso, e che giustamente ha una faccia amareggiata. Pinche naca culera.

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Cara de niño, mostro casalingo

Un mese fa, in vacanza. Mio cognato scrive a mia moglie e le chiede “Il cane può mangiare faccia di bambino?” Silvia dice di no. Non faccio domande ma mi immagino sia una qualche bestia dal nome esotico. Non siamo soliti alimentare i cani con carne di infanti perché la digeriscono male.

Passa una settimana e sono a casa. Mi sveglio alle 5, porto fuori i cani, torno in casa, vado a preparare il caffè e BUM, c’è una belva in cucina. Mai vista prima, di colore giallo arancio, ferma in mezzo al pavimento, sembra un calabrone ciccione e senza ali.

Silvia esce dal bagno e le chiedo con leggiadra favella “Que chingado es eso?” Lei vede e “AAH ES UN CARA DE NIÑO! Tieni fuori i cani dalla cucina”. Comincio a spaventarmi perché evidentemente Silvia ha visto che l’insetto aveva un mitra che io non avevo notato, dato che la sua reazione mi è sembrata un po’ esagerata. Esce, va in camera e con una scarpa lo colpisce una due tre quattro mille volte. Lo maciulla, lo spappola. Poi con la carta assorbente raccoglie il budino (vi dico che era proprio grande). Mentre beviamo il caffè mi spiega che quell’insetto è estremamente velenoso, mortale. Una sua parente quando ne trovava uno lo inondava di Pinol (un detergente per pavimenti) per torturarlo prima di stecchirlo. Poi mi viene in mente il messaggio del cognato e collego il tutto, quindi è da un po’ che vive con noi senza pagare affitto.

Non contento, vado a scuola e mentre sono in attesa dei primi studenti faccio una rapidissima ricerca. Si chiamano volgarmente cara de niño ma hanno anche un nome più elegante, Grillo di Gerusalemme. E sono, a tutti gli effetti, dei grilli.

Non hanno tenaglie né pungiglione, non sono velenosi. Se si sentono in pericolo possono morderti ma vorrei vedere chi ha il coraggio di tenerli in mano. Sono notturni e vivono da soli (ecco il perché l’ho beccato alle 5 accendendo la luce). Sono utili perché smuovono la terra aerandola. In Nuova Zelanda possono arrivare a essere enormi…ma non siamo in Nuova Zelanda. Tristissimo, abbiamo ammazzato un grillo enorme. Per fare un esperimento, provo a parlare del mio incontro con le signore che studiano francese alla 9. Le grida! Erano piene di orrore. Una di loro li chiama ragni. Un’altra dice che li chiamano faccia di bambino perché il loro addome assomiglia effettivamente a una faccia. Una terza la smentisce dicendo che si chiamano così perché urlano. Il delirio. Per confermare cerco su google e scopro che varie volte ne parlano chiamandoli ragni, ma non lo è perché ha solo sei zampe (grazie al cazzo, è un grillo). 

Quanto tempo ho perso per informarmi? Dieci minuti, in Google. Quante migliaia di grilli sono stati schiacciati da centinaia di casalinghe messicane lunatiche? O torturati, se assomigliano a mia suocera. Lo stesso succede anche con mammiferi locali che vengono scambiati per topi enormi. Quindi, per favore, se trovate un cara de niño, buttatelo fuori con la scopa, non è necessario trasformare la vostra casa in un set di Tarantino.

(Foto da internet, non ho potuto ritrattare quello che avevamo in casa perché l’hanno giustiziato)

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Hondureños e reazioni al vetriolo

Facciamo un piccolo esperimento. Chi ha scritto queste affermazioni su internet?

“Rimandiamoli a casa questi stupidi ingrati”

“E i poveri di casa nostra? Cominciamo ad aiutare gli illegali solo dopo aver risolto la povertà nazionale”

“E il Governo li aiuta? C’è gente che non ha una casa per colpa del [disastro naturale]”

“Meno uno” alla notizia della morte di un migrante

“Hanno forzato l’entrata? La polizia deve sparare a vista”

Politologo da baretto? Leghista incallito? Analfabeta funzionale alla tastiera? La terza è certamente la risposta giusta. La novità è che sono messicani. Le frasi sono state tradotte in italiano dai commenti che si leggono sotto ogni notizia che parla di onduregni. Se ne volete altri e divertirvi o causarvi un travaso di bile, basta che andiate in una qualsiasi pagina di cronaca messicana e apriate i commenti. Vi sorprenderà la similitudine alla feccia populista, ignorante, violenta e con la schiuma alla bocca a cui siete abituati in Italia. Siamo tutti uguali. Tutti finocchi col culo degli altri.

Andiamo con ordine, perché in Europa la notizia non è stata analizzata per bene. Da più di un mese è notizia di prima pagina la carovana dei migranti provenienti dall’Honduras e da altri stati dell’America centrale. Negli ultimi due decenni le persone che partivano da quella zona del mondo lo facevano da soli o in piccoli gruppi. Durante il loro tragitto infernale (migliaia di chilometri) venivano taglieggiati, rapinati, stuprati, torturati e uccisi o venduti. Principalmente dai messicani del sud, che nelle zone di Oaxaca e Chiapas diventavano (diventano) aguzzini. Se sopravvivevi lo facevi comunque ferito nello spirito e nel corpo. La novità è che ora i migranti vanno in massa, migliaia di persone unite, per evitare il flagello dei criminali messicani. E della polizia, molte volte altrettanto corrotta e criminale.

Attraversare un cammino isolato con altre tre persone o con altre 3mila fa una certa differenza. E i fatti lo dimostrano. La pura forza del numero gli ha permesso di percorrere rotte prima mortali. Certo, questo movimento è nato con un peccato originario: alla frontiera chiapaneca, i migranti hanno sfondato con la forza una barriera e sono entrati senza poter essere bloccati dalla polizia.

https://youtu.be/uaMfcgTmBXw

La polizia non ha reagito perché…be’, provate a sparare contro una massa di migliaia di persone, vi faranno a pezzi (letteralmente). Gli onduregni hanno fatto bene? No, assolutamente. Hanno usato la violenza per rompere la barriera fisica che li conteneva. Questo peccato originale macchia la reputazione di tutti i migranti anche se è stata una parte di loro a farlo. Un altro contingente è passato attraversando il fiume, in un punto della frontiera la porta d’entrata al Messico è un ponte.

Mentre si avvicinavano alla capitale saliva l’isteria collettiva. Il governo ha fornito riparo, cibo e cure mediche allestendo delle tende e bungalow in uno stadio.

Il sistema di trasporto metro ha riservato agli onduregni una carrozza (l’ultima) specificamente per facilitargli il passaggio da nord a sud della città. E qui, alcuni dei miei contatti messicani, gente che stimavo o che ritenevo intelligente, si sono trasformati in Borghezio dalla pelle scura. Ripeto: siamo tutti finocchi col culo degli altri. Proprio riguardo l’appoggio che il governo stava dando nello stadio, sono comparse foto che incitavano a creare odio nel pubblico messicano.

Ben presto l’ignoranza e la disinformazione hanno incontrato le loro amiche di sempre: le fake news e le immagini modificate. Si è sparsa la voce che i migranti fossero stati pagati da Trump per destabilizzare il Messico o per giustificare la mossa di Trump di muovere l’esercito alla frontiera e guadagnare voti e appoggi a destra. Si è detto che i migranti erano dei criminali, in particolare mafiosi della Mara Salvatrucha, che volevano installare una cellula in Messico. Come se il Messico non ne avesse a sufficienza di associazioni malavitose. Poi, pensate: se fossero dei mafiosi più o meno potenti, si farebbero migliaia di chilometri a piedi? La criminalità si infiltra sempre nei flussi migratori. Vi dice nulla Al Capone? Ma normalmente non attraversa mezzo continente con le vesciche ai piedi.

Gli aiuti alimentari e di vestiario sono arrivati in vari punti della carovana ma ogni volta che gli onduregni abbandonavano qualcosa per strada si trasformavano in un’arma a doppio filo. Come dire “Guarda, gli regaliamo cose e loro le abbandonano. Sciacalli ingrati”. Di nuovo, dejavu europeo.

Il momento più conflittuale è stato quando un’onduregna è stata intervistata e si è lamentata del fatto che le davano fagioli, dicendo che in Honduras quello è cibo per maiali. Apriti cielo. Ammettiamolo, lei è stata stupida. E incosciente. A caval donato non si guarda in bocca e sui fagioli regalati non si sputa. I messicani condividono con gli italiani un punto forte: difendono giustamente la propria cucina con le unghie e con i denti, ferocemente. La donna è diventata obbiettivo di attacchi digitali e meno.

I meme si sprecano, ma quello che è grave è che ha ricevuto minacce di morte. Rendendosi conto del polverone sollevato (era ormai diventata lady frijoles ) ha fatto un secondo video chiedendo scusa poi si è ritirata dalle telecamere.

https://youtu.be/0FkAjgK3Qyk

È ricomparsa negli Stati Uniti, arrestata, quasi certamente per aver cercato di passare la frontiera illegalmente. In questa ira anti-fagioli sono state anche modificate delle foto in cui alcuni onduregni sembrano chiedere un miglioramento del cibo. Tristemente, il cartello originale chiedeva giustizia per il figlio assassinato.

Ora molte frange della carovana migrante sono già alla frontiera statunitense e l’esercito nordamericano ha avuto la conferma di poter usare la forza per non permettere il passaggio. Due giorni fa si sono usati gas lacrimogeni per respingere i migranti e ci sarebbero gli estremi giudiziari per dare inizio a una denuncia per invasione…degli Stati Uniti, perché hanno sparato in direzione del territorio messicano! Come vedete la situazione continua ad essere bollente, e con il tempo non migliorerà di certo.

Messicani, vi chiedo scusa se in questo articolo notate astio e disprezzo verso chi si sente un leone da tastiera e sputa veleno sui migranti. Ma è proprio quello che sento, tanto verso i miei connazionali leghisti come verso i leghisti in terra azteca, inconsapevoli di esserlo. E se volete rispondermi “se ti piacciono gli onduregni, tieniteli a casa tua” sappiate che non è nulla di nuovo, è una frase trita e ritrita e usata in Italia da un decennio ormai. Mi aspetto presto un “aiutiamoli a casa loro”.

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Corte de Agua, lo scandalo è che non c’è stato scandalo

Per i nuovi arrivati in questo blog (benvenuti!!) sappiate che qui si parla principalmente di Città del Messico. Per tutti gli altri, sicuramente sapranno rispondere a questa domanda: quali sono i problemi principali della città? Se ci vivete e non siete una señora de las Lomas que traga queso cottage, fra i primi cinque problemi della città avrete sicuramente nominato l’acqua, o meglio la sua assenza. Triste destino per una città circondata da montagne, in una valle che ospitava un enorme lago alimentato da molti fiumi. La crescita urbana ciclopica e svariate scelte sbagliate hanno trasformato questo paradiso idrico in un purgatorio col contagocce. Ora la città deve cercare sempre nuove fonti e incanalarle, dato che le arterie idriche antiche sono state trasformate in canali di acque nere, reflue. Basta passare vicino a un torrente cittadino e sentirne la puzza. Se volete l’esperienza completa, potrete vedere come ogni volta che il fiumiciattolo fa una curva produce schiuma.

Questo lungo prologo serviva per farvi capire (o ricordare) quanto grave sia la situazione. Un mese fa la città ha cominciato ad annunciare un mega lavoro di trasformazione del canale di Cutzamala, il rubinetto principale, responsabile del 25% dell’acqua cittadina. I lavori che sarebbero durati cinque giorni prevedevano la chiusura completa del canale, lasciando a secco milioni di persone. Annunciato con larghissimo anticipo, hanno preparato la popolazione e quasi tutti i miei studenti hanno riempito di acqua vari secchi per poterla usare per la pulizia e per la fisiologia. Chi si è promesso di fare la doccia con lo stesso ritmo di prima, ha giurato di sbrigarsi. Molte persone hanno sofferto un’interruzione totale o parziale (per esempio una famiglia che conosco aveva acqua solo in orario 5-7 12-14 e 19-21). Le autocisterne che normalmente riforniscono anche le zone più disgraziate della città non potevano coprire l’intera area perciò sono diventate rare e care. Scene da Mad Max. Noi siamo stati fortunati perché abbiamo cisterna e una sorgente vicino a casa quindi non abbiamo visto nessuna differenza ma per sicurezza non abbiamo fatto la lavatrice. Essendo europeo non mi ha colpito molto il non poter farmi la doccia tutti i giorni (permettetemi l’autogol) e ho proceduto con una douche française (deodorante e via).

Così, da giovedì a lunedì non abbiamo avuto problemi mentre molte altre persone soffrivano. Lunedì, arrivano dei messaggi che dicono di portar pazienza ma i lavori continueranno per altre 12 ore. Che poi diventano 48.

Finiscono i lavori…ed annunciano che è stato tutto inutile. Dovevano mettere un pezzo di tubatura chiamato k invertita. Perché ha la forma di un lemure. No, ha forma di k.

Bene, risulta che non si è incastrata bene quindi nisba. Grazia, Graziella e grazie al cazzo. Uno studio di cinque anni, 500 milioni di pesos spesi, milioni di abitanti costretti a centellinare l’acqua nei secchi e un “scusate, proprio non ci entra”. Un mega furto, degno figlio incestuoso della corruzione con l’incompetenza. Ora le autorità hanno promesso che ci riproveranno fra dicembre e gennaio ma senza interrompere la fornitura d’acqua. Solo con gli anni scopriremo i veri retroscena e chi si è mangiato i soldi.

Ridiamoci sopra con qualche meme.

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