Il Messico ha il Gatell di cui aveva bisogno

Un questa epoca oscura e piena di terrore, dove la gente di rifugia nelle propria dimora per evitare il misterioso morbo del Catai, una luce infrange il muro delle tenebre, annegandoci con una soffusa aura di speranza: Hugo Lopez-Gatell Ramírez.

È un epidemiologo messicano, specializzato in malattie infettive e attualmente ha l’incarico di Subsecretario de Prevención y Promoción de la Salud. Si è laureato all’Unam e poi in un’università del Maryland, ed è autore di numerose ricerche in campo medico, oltre ad aver ricoperto vari incarichi pubblici sempre nella Sanità. Tutti i giorni, alle 7 di sera, offre una conferenza stampa di mezz’ora, dando informazioni sul virus, mostrando come si propaga, avvertendo e (la maggior parte del tempo) portando pazienza. MA TANTA.

Sì perché quando finisce la mezz’ora informativa, lascia spazio alle domande dei giornalisti, e lì arriva, insieme a domande effettivamente intelligenti, una valanga di ignoranza e merda perché il giornalista medio cerca la baruffa e vuole mettere il bastone fra le ruote allo specialista. E non ce la fa, perché Gatell risponde con calma, pacato e preciso. Ne avrà le palle piene ma si mantiene sempre freddo e cortese. Un eroe, che i messicani amano, di cui avevamo bisogno. E i meme lo confermano. Se Susana Distancia è Black Widow, Gatell è il puto Iron Man.

Gatell premier, subito.

(Se avete notato che gli articoli sono brevi, non è un caso. Ho un ritmo di lavoro abbastanza pesante e quando non ho lezioni di lingue sto preparando la lezione di storia per il sabato, o riposando, o dormendo; appena possibile riprenderò un ritmo più calmo che mi darà l’opportunità di scrivere di più! Intanto grazie)

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Susana Distancia

Quando il governo messicano vuole lanciare un messaggio a tutta la popolazione, lo fa quasi sempre in maniera semplice, accattivante anche se, bisogna ammetterlo, quasi sempre infantile. Slogan, canzoni, personaggi che devono colpirti per restarti impressi in testa. Mi vengono in mente checate mídete muévete (más vale prevenir) e la cumbia del chikungunya (un virus). Sempre su questa linea è comparsa una nuova eroina, Susana Distancia.

Se avete un discreto livello di spagnolo avrete di certo capito il gioco di parole, su sana distancia (la vostra distanza salutare). È una tizia in calzamaglia, con le braccia aperte a mo’ di uomo vitruviano, che mostra che la distanza giusta da mantenere è proprio quella di un braccio, cioè un metro. Chiaramente i messicani hanno fatto…i messicani e in mezz’ora era già pronto il collega più volgare Abraham Sealaverga, traducibile con un approssimativo Levatevi dal cazzo.

Scherzi a parte, in questi giorni c’è stata un po’ di corsa ai supermercati, io essendo in panico ho richiesto un’altra po’ di spesa con consegna a domicilio però quasi un quarto dei prodotti richiesti erano esauriti e non mi sono arrivati. Comunque, oggi ho fatto un giro al super alle 7 di mattina (miércoles de frescura de LaComer) ed era super rifornito, non mancava nulla ed eravamo una quindicina di persone in tutto il super. Che però non è normale, alle sette di mattina di un mercoledì.

A livello politico sembra che le cose siano state prese finalmente con un po’ di serietà, ora sono chiusi tutti i luoghi di intrattenimento e sport, e sembra che il protocollo di prevenzione e informazioni sia stato ben fatto, il numero dei contagiati continua a crescere ma chissà, magari si eviterà il disastro europeo.

Vi lascio con altri supereroi improbabili e meme a riguardo!

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Quarantena volontaria

Tutto il mondo si prepara all’ondata del Corona virus che riempie gli ospedali e causa la morte di molti anziani (e qualche giovane). Il Messico ha provveduto a chiudere in anticipo le scuole, mandando in vacanza i bambini per il periodo di Pasqua. Varie università hanno sospeso le lezioni e molte imprese hanno obbligato gli impiegati a lavorare in Home Office. Il presidente messicano prende sotto gamba la minaccia, incapace di comprendere la gravità della situazione (o criminalmente consapevole, perché causerà la morte di migliaia di cittadini).

Io e mia moglie ci siamo messi in isolamento volontario venerdì scorso. Abbiamo comprato qualche scorta (no, non abbiamo trenta scatoloni di carta igienica e neppure cinque litri di gel disinfettante) e abbiamo scelto di evitare i contatti esterni. Certo, questa è stata una scelta agevolata moltissimo dal fatto che la sua impresa l’ha obbligata a non presentarsi in ufficio e che le mie lezioni si possono facilmente dare in linea.

Non ho avuto perdite di orari, tutti gli studenti mi hanno confermato la lezione, anzi, alcuni studenti mi hanno chiesto di passare a virtuale prima che potessi proporglielo. Che dire, ho culo, o comunque ho instaurato una buona relazione con loro che sicuramente ha reso la lezione abbastanza stabile. Proprio quando avevo deciso di chiudere il guscio, mi sono ricordato che avevo mandato a fotocopiare dei libri. Così siamo corsi verso Revolución a recuperarli, poi ho chiuso con il mondo.

Egoisticamente, le cose ora sono molto più comode. Mi sveglio un’ora dopo, mi libero subito appena finiscono le lezioni, non spendo niente di benzina. Stare a casa con mia moglie mi va anche bene, ho saputo che in Cina c’è stato un boom di divorzi, per ora non è il mio caso. Mangiamo meglio e sinceramente mi diverto. Due cose si sono rivelate fondamentali, le cuffie e una sedia.

Mia moglie mi aveva regalato un paio di cuffie per Xbox per Natale. Gioco rarissimamente in multi player ma si sono rivelate splendide per le lezioni in linea. Sempre per gennaio, avevo comprato una sedia da ufficio ergonomica perché avevo il culo rettangolare dopo 5 ore di lezione. Anche quello è stato un acquisto oculato vedendo quanto lo uso ora.

Gli infetti per ora sono pochi, e spero che così restino, ma cosa avrebbe il Messico meglio degli altri paesi colpiti? Nulla, quindi non voglio illudermi.

Intendiamoci, mi sono messo in quarantena perché IO POSSO. Situazione economica e lavorativa mi permettono di dire ciao ciao al mondo fisico per un buon periodo. Ma come ho letto in un’immagine pubblicata da un’amica, la romanticizzazione della pandemia (fatta di pigiama, coccole, Netflix e preoccupazione “per gli altri che stanno fuori”) è un privilegio di classe. Non è una misura accettabile per tutti, anzi è proprio un lusso da pochi. Non ho figli, non devo pagare un mutuo, non ho debiti. Le mie preoccupazioni cominciano e finiscono con la salute mia, di mia moglie e dei miei cani. La mia famiglia e gli amici in Italia stanno segundo le regole del paese, e non posso aiutarli in nessun modo, solo sperare. Qui in Messico amo i miei amici e i miei studenti, ma l’unica cosa che posso fare è insistere con la campagna di informazione. Punto.

Quindi, dalla mia posizione comoda, preoccupata e dalle mani screpolate a forza di lavarle, vi chiedo, vi supplico di non fare cazzate come andare a una festa questo fine settimana. Poi, se sto dicendo delle cazzate e avrete limitato la vostra vita sociale per qualche settimana, sarà un sacrificio minore se comparato alla morte di uno dei vostri cari perché la terapia intensiva dell’ospedale non ha più posti disponibili.

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Coronavirus in Messico

Potevo non salire sul tren del mame del Coronavirus? Pos no.

La maggior parte dei lettori di questo blog stanno in Italia, perciò tenete duro, armatevi di pazienza e di Netflix e non uscite. Porfis.

Qui in Messico i casi segnalati sembrano ancora pochissimi, fino alla settimana scorsa si parlava di 7 ammalati, oggi è apparso il virus a Puebla per un ingegnere italiano che era venuto alla Volkswagen per fare un corso…ma se negli Stati Uniti sono già più di mille, vuoi vedere che la situazione qui in Messico va meglio? Ma non credo proprio. Sono più che sicuro che i contagiati non si stanno contando bene, anche volutamente. Siamo in una metropoli asfissiante e affollata sempre e domenica c’è stato un mega evento, la marcia femminista, che ha riunito milioni di donne in tutto il paese. Fate la somma.

Personalmente, vedo le prime conseguenze. L’impresa in cui do lezioni ha annunciato che non riceverà più visite di fornitori esterni, ieri mi hanno lasciato entrare ma penso sia stato per disinformazione (e hueva) dei poliziotti all’entrata. Non voglio correre il rischio di vedermi bloccato alle porte dopo aver guidato per mezz’ora quindi tutte le prossime lezioni con quell’impresa le darò per videochiamata. Egoisticamente, è una pacchia. Ho anche cominciato a introdurre le pratiche in uso nel mondo, non toccarsi la faccia, lavarsi le mani il più possibile, disinfettare le superfici (e il cellulare). Non è necessario arrivare alla fase più grave per poter introdurle. Sarebbe stato meglio farlo da prima, quindi io comincio già da ora. Se sei messicano, fallo pure tu.

Ho anche annunciato a tutti i miei studenti che non li saluterò più con contatto fisico. In cambio ho proposto alcune alternative fighe:

⁃ colpo di fianchi alla maniera pelota precolombiana

⁃ breve duello con i pennarelli

⁃ Piede a piede, gomito a gomito, ginocchio a ginocchio

⁃ Applauso da lontano

⁃ Palpata di culo

⁃ Pugno allo stomaco (ma prima ci si lava le mani)

⁃ Coreografia di ballo, da 40 secondi a venti minuti: il tempo necessario per preparare ed effettuare il ballo si conteggerà come tempo di lezione e verrà pagato.

Per ora nessuno ha accettato la palpata di culo 😦

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La corregidora

Queretaro si trova a due orette da Città del Messico ed è una visita ottima per un fine settimana. È una delle città più importanti del paese dal punto di vista storico e culturale anche se le sue dimensioni ridotte non lo suggerirebbero.

Il centro di Queretaro è attraversato da un’Avenida principale chiamata Corregidora. Chi è? La moglie del Corregidor. Ignoranti. Scherzi a parte, è uno dei personaggi principali dell’indipendenza messicana. Il corregidor era come il governatore di una città. Nei primi anni del 1800 María de la Concepción Josefa Ortiz Magón, moglie del Corregidor di Queretaro, diede ospitalità nel proprio palazzo a vari gruppi “culturali”, chiamate in spagnolo tertulias, che in realtà erano degli intellettuali, politici, chierici e militari che stavano complottando per dare inizio a una rivolta per diritti dei creoli, le persone nate in Nuova Spagna, che non avevano gli stessi privilegi degli spagnoli. Rivolta che avrebbe poi preso una piega differente, concludendosi con l’indipendenza dalla Spagna.

Josefa era l’unica donna di questo gruppo di complottisti e questo da solo dovrebbe bastare per dimostrarne il valore per la causa e l’importanza per il paese. Oltre al colpo per il marito. Di per sé è brutto scoprire che la moglie mette le corna. Immagina una moglie che vuole farti esplodere il paese da sotto i piedi e lo sta organizzando a casa tua mentre vengono serviti tè e biscotti.

Si dice che Josefa fosse anche amante di Allende, il generale, ma mi sembra un chisme troppo figo per essere reale. Come dire che Cavour e Garibaldi limonavano in segreto. “Risorgimi, Conte del mio cuore”. Brrrr.

Quando alla fine il complotto viene scoperto, la Corregidora era al primo piano e colpì il pavimento con le scarpe, facendo sapere al piano di sotto che stava per precipitare tutto. Allora corsero ad avvisare a Hidalgo, il sacerdote, che si trovava a Dolores (oggi Dolores Hidalgo). Questo diede inizio alla rivolta armata, in anticipo rispetto alla data prevista. Il fantino postale che corse per annunciare la notiiza al Cura viene chiamato con roboante cagonaggine “el jinete del Destino”. Ya bajaleeeee, dos rayitas almeno.

Attenzione, nonostante la Corregidora sia considerata una gloria Queretana, non lo era. Josefa era di Città del Messico e il marito era spagnolo.

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L’acquedotto di Queretaro, la leggenda del marchese e Sor Marcela

Sono stato a Queretaro il fine settimana, zona bellissima e di cui conoscevo solo la “mera ciudad”, ho trovato un sacco di materiale quindi i prossimi articoli saranno di base queretana. Si les caga pos ni modo.

Partiamo con una leggenda sull’opera architettonica e vero simbolo della città, il suo bell’acquedotto.

La città di Queretaro è attraversata dal fiume…Queretaro. Fantasia portami via.

Tutta la città lo usava per le proprie necessità ma quando le industrie cittadine hanno cominciato a sversare i liquami nel fiume la gente ha cominciato a morire di colera. Era inizio Settecento. Siamo sempre stati figli di puttana, non siamo peggiorati con il tempo.

A preoccuparsi della situazione c’erano delle suore cappuccine che hanno chiesto aiuto al loro protettore, il marchese Juan Antonio Urrutia y Arana. Durante un viaggio da Città del Messico a Queretaro, per vedere di persona la situazione, il Marchese si fece accompagnare da 7 suore, la più giovane delle quali era Suor Marcela (17 anni). Il marchese se ne innamorò (aveva già 60 anni e rotti, quindi pedofilia mascherata da romanticismo). All’arrivare in città, decise di chiedere alla suora di sposarlo, ma lei rifiutò perché era sposa di Dio. Aldilà del fatto che il marchese era un asqueroso rabo verde, aggiungo. Comunque, tanto insisteva che alla fine la monaca accettò di piegarsi al desiderio del marchese, a una condizione: costruire l’acquedotto. Se si fosse realizzata la sua richiesta, lei avrebbe saputo come ringraziarlo tutte le notti per il resto della vita del vecchiaccio bavoso.

Il marchese allora si mise all’opera e nel 1738 si concluse la costruzione di un acquedotto lungo 1,280 metri e fatto di 74 archi. Arrivava a trasportare 70 litri al secondo. Tornato da Marcela, scopri che la suora l’aveva fregato, la promessa delle gioie notturne era un velato riferimento alle preghiere per l’anima del marchese, preghiere che avrebbe fatto fino alla morte dello stesso.

Per togliere quel poco di romanticismo che resta alla storia, devo aggiungere tre dati:

Il marchese era già sposato.

La marchesa ha pagato quasi tutto.

Suor Marcela era nipote della marchesa. Quindi, a volersi ingroppare la suora minorenne, era lo zio.

Fine.

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Come preparare mate

Oggi articolo alimentare, sul Mate! E voi vi chiederete, cosa c’entra il mate con il Messico? Un cazzo. Assolutamente niente. Solo che ho uno studente che ha una parte di famiglia in Patagonia e mi ha regalato una tazza per il mate e mi ha spiegato come prepararlo. È una bibita tipica del Sud America, per questo qua in Messico lo bevono solo gli hipster. Ed io. I due soggetti non sono assolutamente collegabili. E il fatto che ora ho la barba non c’entra.

In Italia ne avevo comprato ma non sapendo come prepararlo lo bevevo come un noob.

Allora, procediamo a spiegare come prepararlo.

1 – Versate il mate sbriciolato nella tazza, fino a quasi riempirla. Poi metteteci la mano sopra, sigillandola, rovesciatela e scuotere un po’. Al rimuovere la mano vedrete che il palmo è pieno di polvere verde che dovete buttare via. Ripetete l’operazione varie volte. Questo si fa come rituale di ringraziamento al dio Guaranì. Noescieeeeertooo, togliere la polvere aiuta che non si blocchi la bombilla (cannuccia)

2 – Piegate un po’ la tazza per mettere la polvere in diagonale

3 – Versate dell’acqua a temperatura ambiente sempre nella parte più bassa dell’erba (la parte alta deve rimanere asciutta). Lasciate che si assorba.

4 – Impiantate la cannuccia nella parte di polvere più bassa, fino a toccare il fondo della tazza. IMPORTANTE: ora la cannuccia non si muoverà mai più. Non usatela come paletta da gelato. Siete giustificati solo in caso di terremoto.

5 – Ciucciare l’acqua finché sentirete il suono che indica che non ce n’è più e sputatela. Il mio amico dice che questo primo sorso si chiama mate del tonto ed è lassativo.

5 – Ora è tutto pronto. Mettete a bollire dell’acqua, poi versatela (sempre nella parte bassa) fino a QUASI riempire. La parte alta dell’erba deve rimanere ancora asciutta. Se avete fatto bene tutte le operazioni dovreste vedere delle bollicine. Se non è così, siete una delusione per il genere umano e vi disprezzo profondamente. Ritirarsi dal consorzio civile diventa un’opzione improvvisamente allettante.

Quando finite il mate potete ricaricarlo con altra acqua calda. Personalmente trovo molto comodo tenere un thermos di acqua calda per non doverla scaldare ogni 20 minuti.

Quando non sentire più il sapore (dopo svariate ricariche) potete ricambiare le foglie secche ma se non ne avete tanto potete solo buttare via le foglie bagnate della parte alta e metterne di asciutte.

Potete anche aggiungere un cucchiaio di caffè o dello zucchero prima di versare l’acqua, per modificarne il sapore.

Y ahora, a chupar.

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