Xochimilco, l’acquitrino di Città del Messico

Anche questa settimana cerco di sopperire a una mancanza assurda: sono tre anni che scrivo sul Messico e non ho mai parlato di…Xochimilco! Ma come è possibile? Miseria ladra, sto perdendo colpi!

Xochimilco è parte integrante di Città del Messico, il suo nome significa “nel campo dei fiori”. È una delegación, cioè un quartiere della città con entità politica propria, come se fosse un municipio. Si trova al sud, ed è una parte bellissima. La cosa più curiosa è che Xochimilco rappresenta tutto quello che la città era in epoca antica, una zona lacustre dove è più facile spostarsi in barca che camminando. È molto, molto facile arrivarci, potete prendere periferico verso il sud o potete prendere il tren ligero, che di leggero non ha una minchia, e che parte da Taxqueña, una stazione della metro. Quando arrivate a Xochimilco, potete dirigervi a uno dei vari imbarcaderos, i moli da cui partono le barche locali, chiamate trajineras. Le trajineras sono delle chiatte dalla pancia lunga e stretta e munite di tetto. Ogni trajinera è colorata e decorata, e hanno nomi da donna.

Quando siete al molo potete contrattare una trajinera. I prezzi sono scritti e non possono fregarvi, cosa che era più che possibile quando sono arrivato, nel 2012. Non ricordo bene ma mi sembra che un’ora di trajinera siano 500 pesos. O era mezz’ora? Se qualcuno ci è andato ultimamente mi può confermare? Be’, dicevo: la contrattate per il tempo che volete. C’è gente che ci organizza le feste, tipo trenta persone con il cibo e tutto. In quel caso va bene noleggiarla per quattro ore. Le trajineras hanno tavole e come dicevo sono coperte quindi se piove non succede nulla. 

A governarle sono dei ragazzi o uomini del posto che con un lungo palo muovono la barca. Praticamente con il palo raggiungono il fondo poi spingono, muovendo il tutto. Immaginate di farlo per quattro ore! Io mi stancavo il braccio anche solo girando la polenta. Mio papà potrebbe guidare una trajinera. Si possono portare bevande e pietanze a bordo, ma se preferite mangiare qualcosa di fresco, ci sono barche che preparano cose da mangiare e che vi abborderanno (pirati ghiottoni) se gli fate un cenno. Patate, chicharron, tacos, quesadillas, birra, non soffrirete la fame. Se volete, avrete anche la musica perché alcune barche sono di bande, anche quelle vi possono accompagnare, dandovi “atmosfera”. 

Andiamo a domande pratiche: per pisciare? Ogni venti minuti arrivate ad un punto di bagni pubblici e il ragazzo vi chiederà se qualcuno vuole scendere per i bisogni. La barca può rovesciarsi? No, ma può affondare. È già successo, ma lo fa solo quando è strapiena. Nei periodi di alta stagione, in estate nei weekend ci sono tantissime trajineras e si crea traffico nei punti di arrivo e partenza. Come fanno a gestirsi, ad avere un ordine? Non ce l’hanno. Sono chilangos, quindi bestie alla guida, anche di trajineras. Sono stato personalmente in una trajinera che è stata “bullizzata” dalle altre, spinta a un lato con i colleghi che non permettevano più di disincagliarsi. Bastardi. 

Passerete a fianco di giardini e vivai di fiori, campi, canali grandi o stretti, passerete per zone rumorose e festose e altre di un silenzio spettrale. Volendo potete anche chiedere di passare per la famosa isla de las muñecas, tema di un altro articolo. Vi incuriosiranno i cani. Vedendo passare le barche, si sono abituati a chiedere cibo, seguendole per quanto possibile. Tutte le volte temo (o spero?) che saltino in barca. 

Durante dia de muertos si organizza uno spettacolo a tema Llorona. Ricordate infatti che questo mostro di origine latina infesta le zone d’acqua, e l’ambiente di Xochimilco è perfetto per questo. È anche culla degli ultimi Axolotl, bestie stranissime. 

Quindi, se avete una settimana a Città del Messico, non potete perdervi una gita in trajinera. Molto meglio se ubriachi.

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Axolote, il wolverine messicano dal sorriso ebete

Comincio con questo articolo un tema che non ho mai toccato, la fauna messicana. Complice il fatto che vivo in città, le uniche bestie che incontro sono quelle che ti tagliano la strada causandoti una valanga di bestemmie. Se mi perdonate questa battutina, vorrei introdurre il vero protagonista dell’articolo, l’Axolote (o ajolote)!

È un animale tipico della zona centrale del Messico, viveva nella laguna di Texcoco ma ora si può trovare solo a Xochimilco. Sì, proprio il posto turistico con le trajineras. Gli aztechi se ne nutrivano o lo usavano per dei rituali e lo consideravano la reincarnazione del dio…Axolotl (grazie al ca*zo). Diciamo che è una salamandra, un anfibio. Ma strana, perché rimane nella fase larvale iniziale (come un enorme girino) durante tutta la vita, mantiene una cartilagine che non diventa mai osso e non raggiunge mai la fase completamente anfibia, trasformandolo quindi in un animale praticamente acquatico. È molto comune vederne le foto o i video perché è genuinamente simpatico e ha una faccia che sembra tra il tonto e il sorridente. Questo maschera la sua natura predatoria, carnivora e cannibale. Uuuh, ternurita.


A rendere speciale questo animaletto è la sua portentosa capacità di rigenerarsi. Le salamandre riescono a far ricrescere la coda e le zampe ma l’axolotl fa ripartire anche gli organi! Un Wolverine messicano. Per questo motivo il suo genoma è stato già mappato completamente, prima che sia troppo tardi. Sì perché l’axolotl, complice anche il proprio habitat delicato, è in via di estinzione. I principali fattori di rischio per la sua sopravvivenza sono l’urbanizzazione, l’inquinamento e i predatori più grandi, includendo…i messicani, che se li mangiano. “Todo lo que anda, corre o vuela, a la cazuela” (tutto quello che cammina, corre o vola, in pentola).


Per sensibilizzare la popolazione e creare più amore e quindi più rispetto verso questa bestiaccia onnipotente, il governo ha pensato di trasformarla in mascotte della città ed eventualmente del paese, quindi sono già in vendita dei peluche di Axolotl. Sperando che non diventino presto l’equivalente messicano dei peluche di dinosauro. Guardate cosa dice la pubblicità di uno di questo peluche:
While this little salamander has no home near Mexico City anymore, he’s hoping to find a nice home with you!, This mythfit is 100% polyester fleece …

(Foto da Internet)

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Un piacevole calduccio infernale

Come ho già detto in un’altra occasione, il clima a Città del Messico è abbastanza nevrotico…ma solo nell’arco di 24 ore. Le temperature variano molto e la pioggia è stranamente puntuale (parte verso le 4) per un terzo dell’anno. Ma, appunto, la nevrosi si limita alla giornata, se si guarda l’andamento annuale, la cosa è molto differente. Il clima è generalmente mite, con inverni accettabili e estati mitigate dalla pioggia. Questo trasforma gli abitanti della capitale in checche, nenas, che appena incontrano un clima “estremo” impazziscono. È il caso attuale! 

Siamo nel mezzo di un’ondata di calore, insolito per la città. Personalmente lo sento e lo vedo come un bel calduccio, niente di mortale. Non c’è nessuna nuvola e il sole picchia tutto il giorno, lasciandoci una sera tiepida che dà voglia di cenare con anguria. Ma che ca**o volete di più? Sono molto più contento, forse per il fatto che sono meteoropatico. Perfino il traffico mi sembra più fluido! Come se la gente si stressasse meno quindi rendesse più agevole guidare. O almeno questa è la mia impressione. Il problema ci sarebbe se questo calore continuasse per un periodo più lungo, ma nel frattempo possiamo goderci il momento. 

A me ricorda molto il mio meraviglioso Veneto, dove il freddo è freddo e il caldo è caldo. Andare più leggero, dare lezioni in maglietta dalle 7 am alle 8 pm (sì, ho già ripreso il mio ritmo normale di lavoro) mi elettrizza e mi fa dare le lezioni con entusiasmo. Forse il fatto che mi reidrato con caffè potrebbe anche essere una ragione di questo mio “entusiasmo” che forse dovrei cercare di riconoscere come overdose da caffeina.

Vabbè, chiudiamo con la nota ironica dei memes sul tema!

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Vestire alla messicana: jorongo e guayabera

Non mi interessa la moda, mi sono sempre vestito casual, che è una maniera di aggiungere un po’ di dignità al fatto che vestivo in maniera sciatta (fodonga o fondonga). Arrivato in Messico e cominciando a lavorare come professore le cose sono cambiate perché ho dovuto mettermi dei vestiti più…professionali. Quindi, avanti tutta con camicia, pantaloni, cravatta e giacche formali. Ricordo che il primo giorno vestito così pensavo di andare ad una comunione, o quella era la sensazione. Ora, grazie anche al cambiamento dei datori di lavoro, mi sono adeguato ad uno stile intermedio, con pantaloni e scarpe “serie” e una polo. Ho decine di polo. Vivo di polo. Porco polo.Nonostante la mia riluttanza verso il vestire (e la decenza) in Messico ho scoperto due splendide eccezioni, dei capi che veramente mi piacciono, e per mia fortuna sono climaticamente opposti. Il jorongo e la guayabera. Eccezionalmente, farò io stesso da modello!

Il jorongo attuale, quello più commerciale e più facile da trovare vestito dalla gente è una…felpa di lana tessuta spessa. Ha una tasca orizzontale aperta sulla pancia, dove si possono infilare le mani e ha un cappuccio (gorra). Sembra leggera ma è molto ben isolata termicamente, è fantastica in autunno e inverno. Guardate me, non i cani. Sì lo so, sono bellissimi. Sono miei.

Era usata dai contadini per proteggersi dal freddo.

Facciamo una piccola differenza fra sarape, poncho e jorongo. Il sarape è una copertona di lana con cui ci si può coprire. Il poncho (che è conosciuto anche in Italia) e il jorongo hanno un buco al centro dove si infila la testa. Da qui il detto “Cualquier sarape es jorongo si se le abre bocamanga”. Da qui una probabile origine della parola: gorra+ongo. Ongo è il dispregiativo messicano, come fodongo. In realtà se uno compra un jorongo oggi avrà la forma di una felpa (come vi ho detto), ha perso la somiglianza con il poncho. È tipico e originario del Messico ma anche parente di vestiti simili della regione andina.

Passiamo alla versione hot, la guayabera. È una camicia da uomo fighissima, leggera e fresca, ha il colletto e delle decorazioni geometriche in senso verticale. È bellissima. Sì, avete notato che mi piace? 

È elegante e allo stesso tempo comodissima. È tipica di tutta l’area ispanofona…includendo le filippine, che per chi non lo sapesse, sono state colonia spagnola. Ho letto che si conosce anche come camicia cubana o camicia da matrimonio, ma anche questo capo di abbigliamento ha origine agricola, per lavorare comodamente durante la stagione calda. È di lino, seta o cotone. Parlando dell’origine…ci sono varie teorie, questo significa che non si sa proprio nulla. Vi dico le varie teorie così vi fare una risata.

– prodotta nella zona del fiume Yayabo, in origine forse era chiamata Yayabera.

– il taschino serviva per portarsi al lavoro una guayaba, da questo il nome (sembra patetico ma per me è l’ipotesi più probabile)

– la Repubblica Dominicana era specializzata nella coltivazione di guayabas, e lì potrebbe essere nata

– è di origine filippina, lo usavano i nativi prima dell’invasione spagnola (nessuna prova per poterlo confermare)

Come vi ho detto, un desmadre. Non importa come è nata, è fantastica.

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“Pues…” Come negano i messicani senza dire NO

Ai messicani risulta abbastanza difficile dire di no. Ho sentito questo anche di altre culture (non so se era la cinese o la giapponese) ma è comunque divertente vivere in un ambiente del genere. Quando si fa una domanda, bisogna interpretare un po’ e cercare di capire se l’incertezza che si riceve come risposta debba essere convertita in un NO, detto in maniera gentile. Le uniche negazioni dure, secche e quasi dette con gusto, provengono esattamente dalle persone che dovrebbero evitarle, quelle che lavorano al servizio ai clienti, come commesse, impiegate del servizio pubblico, poliziotti. Comunque, dando fine alle lamentele, vi mostro alcuni dei possibili “no” gentili.

A ver, déjame checar

Super diplomatico, usato soprattutto in ambiente lavorativo. La persona non controllerà e in conseguenza non farà nulla.

Lo reviso y te aviso

Leggera modifica, stesso risultato. Non ci saranno controlli, molto meno vi avviserà.

Si, ahorita

Ah, il magico ahorita. Questo tempo futuro impreciso, rende quasi impossibile la realizzazione della richiesta. Frustrante quando te lo dicono in un ufficio pubblico.

Poosssss yo creo que sí

No. Assolutamente no.

Yo te llamo cuando llego

Usato quando si vuole rifiutare un invito sociale, la persona non si presenterà.

Lo que le manejamos nosotros…

Frase del venditore di cibo per strada o in un ristorante. Se chiedete tacos di gamberetti in una taqueria normale, vi diranno “quello che noi vendiamo è…”, cioè non gamberetti.

Suena bien, luego lo vemos/Suena interesante

No, la tua idea non piace proprio.

Podría ser, a lo mejor

No.

Habría que checar el precio

È carissimo, no.

Ya veremos

Non vedremo proprio niente.

Ah sí, cuando quieras!

Quando proponete un’uscita sociale. Non rivedrete mai più quell’amico.

Jajaja

La più evasiva, si può incontrare nei messaggi, in chat, ma anche (più rara e pregevole) di persona, faccia a faccia. Una risata nervosa serve per evitare la negazione. Se avete la persona davanti, potete vedere la bocca ridere ma gli occhi morti. Bello!

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Nello stato di Jalisco…Chapala e Tlaquepaque

Come già annunciato nell’ultimo articolo, parleremo di due località dello stato di Jalisco. Il più bello è chiaramente il villaggio di Tequila ma quello lo abbiamo già descritto! (Notate il plurale maiestatis) 

CHAPALA

Chapala è un lago della zona ovest del Messico. L’area che la circonda si chiama Ribera de Chapala, riviera, e ha vari villaggi sulla costa. Il paesino si è specializzato nel turismo, autobus e macchine private portano i turisti in questa cittadini piena di ristoranti specializzati in pesce. 

C’è un “lungo mare” (lungo lago?) che permette una passeggiata vedendo gli uccelli acquatici e le barche che vanno e vengono in direzione delle isole. 

La più piccola e più vicina alla cittadina si chiama isola alacranes (scorpioni) l’altra si chiama Mezcala e ha una storia gloriosa. Dovete sapere che la/le guerra/e di Indipendenza messicana (1810-1821) sono un periodo desmadroso (casinista) della storia nazionale. Complice anche la geografia immensa e complessa del paese, nelle varie regioni le popolazioni si ribellarono in tempi e modalità differenti, e con diversa fortuna. Nel lago di Chapala, i villaggi circostanti la ribellione risultò vittoriosa contro l’esercito realista. Consapevoli che stava per arrivare un esercito di rinforzo che avrebbe cercato di stroncare la rivolta, scelsero di raggrupparsi nell’isola di Mezcala e la fortificarono, costruendoci anche case, una fabbrica di polvere da sparo, una chiesa, insomma un paesino dove poter anche vivere fra un attacco e l’altro. 


L’esercito realista in varie occasioni cercò di sconfiggerli, ma non ci riuscì, perché le canoe e le barche con cui attaccavano venivano distrutte prima di poter sbarcare. Dopo quattro anni di resistenza, dovettero capitolare ma con tutti gli onori e approfittando di un amnistia per tutti quelli che abbandonavano le armi. 

TLAQUEPAQUE

Questo coloratissimo paesino si trova solo a venti minuti dal centro di Guadalajara. Si può raggiungere con qualsiasi turibus, fanno il giro ogni venti minuti. Il paesino di visita camminando, è proprio stupendo. Il municipio ha deciso di svilupparsi in senso turistico e culturale, attirando artigiani e artisti che hanno potuto piantare le proprie botteghe e galleria d’arte lungo la via principale della città e le strade laterali alla stessa. 

Ci sono vari negozi di artigianato e di dolci tipici, e le chiese (quasi ignorate dai turisti) sono pulite e imbiancate di fresco, non per nulla è un pueblo magico, un’iniziativa come quella nostrana dei Borghi d’Italia. 

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Guadalajara, la perla dell’Occidente

Guadalajara è una città che ho sentito nominare molto spesso da quando vivo in Messico. È super importante per questa nazione e stranamente è completamente sconosciuta al resto del mondo. Le uniche volte che ne avevo sentito parlare prima di arrivare qui è stato nel telefilm Two and a half men (Due uomini e mezzo) dove il protagonista più stupido diceva varie volte che ha studiato medicina all’Università di Guadalajara, in Messico. E non lo diceva come un complimento, era per dire che ha studiato in un posto di pessima qualità. Comunque, da quando mi hanno messo la pulce all’orecchio e sentivo parlare di questa città dal nome lunghissimo, mi è partita la curiosità di conoscerla che con il tempo è aumentata. Un mese fa finalmente ci siamo andati, approfittando di settimana santa.
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È una città bellissima. Il centro città è tenuto molto bene, pulito, sicuro e visitabile tranquillamente a piedi. Il simbolo della città e il suo vero cuore è (come prevedibile) la cattedrale. Quest’ultima ha una forma molto strana, infatti l’edificio centrale è affiancato da due torri molto alte, dandole una struttura quasi a M.

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In un certo senso, è quasi il logo della città perché anche le farmacie della catena “Farmacia Guadalajara” lo schematizzano. Altra stranezza: di solito la cattedrale dà su una piazza su cui c’è anche l’edificio di governo, no? Be’, la cattedrale tapatia ha una piazza per ogni lato, creando una croce Latina di piazze. Perciò, una cattedrale al centro di quattro piazze, ognuna circondata da edifici di governo, monumenti o musei.

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Per un certo periodo, si è pensato di innalzare Guadalajara a capitale della repubblica. Ve lo immaginate!! Effettivamente la città ha la capienza per poter ospitare mega eventi e summit internazionali, e le infrastrutture vengono usate con frequenza per gli eventi internazionali sportivi e culturali, come la fiera del libro.

Un abitante della città di Guadalajara, e per estensione un abitante dello stato di Jalisco, viene chiamato Tapatio. Questo termina deriva, come sempre, da una parola nahuatl, tapatiotl, che significa “tre pezzi” e indicava tre mucchietti di dieci semi di cacao ognuno, la moneta dell’epoca. Come dire che se in Giappone ci fosse un’estinzione di massa, poi i sopravvissuti si chiamerebbero Yen.

Famosissimo è il teatro Degollado, in stile neoclassico, enorme e che ti fa sentire di fronte ad un templo greco. Non l’abbiamo visitato all’interno quindi vi consiglio di andarci voi e poi dirmi cosa ne pensate!

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Un monumento centrale (geograficamente e metaforicamente) è la Rotonda degli uomini illustri, dove si mostrano i cittadini più importanti della storia della città. Sinceramente, da italiani non riconoscerete nessuno. L’unico “famoso” è il muralista Orozco, artista che giustamente potrete apprezzare nel Palazzo Nazionale (con un ENORME mural su Hidalgo) e all’Hospicio Cabañas.

Quest’ultimo era in origine un orfanotrofio, poi è passato per vari usi fino a giungere ad essere museo di arte moderna. Un altro museo simpatico è il Museo regional, dove vedrete lo scheletro intero di un mammut. Poi potete uscire tranquillamente perché il resto dell’esposizione fa cagare. I pezzi, i reperti e i quadri sono esposti in un disordine voluto (può realmente esistere una cosa del genere?) e l’idea che ti resta è quella di vedere la collezione privata del mona del villaggio. Però ha un mammut, ed è un gran bel però.
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Se uscite un po’ dal centro potrete ammirare altri due punti forti della città; camminando per quindici minuti, arriverete infatti all’università di Guadalajara ma soprattutto al Templo Expiatorio, una chiesa moderna (è della fine del ‘900) ma in stile neogotico, meravigliosa.

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Vi consiglio, quando la visitate, di conoscere Guadalajara anche con lo stomaco. La città infatti offre alcune specialità introvabili nel resto della repubblica. Partiamo dalla bibita chiamata tejuino. È una bevanda leggermente alcolica data dalla fermentazione del mais a cui si aggiunge piloncillo limone e sale. Se la bevete con ghiaccio è molto rinfrescante e buonissima. Altro piatto tipico è la torta ahogada, di cui ho già parlato in precedenza. Pure i pozole hanno delle varietà uniche in questa zona, come il pozole in stile Jalisco (PORCA TROIA CHE FANTASIA CON I NOMI) e il pozole verde. Un’ultima curiosità culinaria è la Jericalla. È una specie di panna cotta.

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Si dice che le suore che lavoravano nell’orfanotrofio cittadino (il già citato Hospicio Cabañas) preparassero regolarmente una cremina per i bambini. Un giorno una suora si dimenticò le creme nel forno e queste si bruciacchiarono in superficie. Stranamente, il risultato era buono lo stesso, anzi il gusto era migliorato, quindi cominciarono a bruciarle intenzionalmente da quel momento. Il nome del dolce deriva da quello del paesino originario della suora idiota che ha bruciato un’intera vassoiata di creme. Invece di pigliarla a sberle si è beccata la gloria. Fortunella.

 

Dalla città partono dei bus turistici che portano in altre località del bellissimo stato di Jalisco, come il famoso paesino di Tequila e altri villaggi, ma questo sarà tema di un altro articolo!

Ah ragazzi, sto dando più impulso possibile anche alla parte grafica del progetto Messicando, cioè il profilo Instagram collegato. Ora sto pubblicando una foto al giorno, se volete iscrivervi lo trovate con lo stesso nome, messicando, o per il mio nickname, Denis de Mirabea, spero che vi piaceranno gli scorci e gli scatti quotidiani di questo strano ma meraviglioso paese.

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