Whitexicans

Cosa significa essere Whitexican? La spiegazione è molto semplice. È l’unione di White e Mexican. Messicani bianchi. Come già detto in svariate occasioni, il razzismo in Messico è una costante tanto sottile da essere abbastanza invisibile, se uno non ci fa caso. Poi uno si addentra un po’ di più nella mentalità locale e scopre un mondo di pregiudizi, in alcune occasioni differenti dai nostri.

Considero i meme una forma di comunicazione popolare e vincente e un’eco (eco è femminile, ho controllato) della mentalità locale. Così, voglio mettere a confronto due tipi di meme, i meme di Prietos en aprietos (mori in difficoltà) e quelli sui Whitexicans. Prieto, probabile prestito dal portoghese, in cui significa nero, è un termine leggermente dispregiativo che si usa con le persone di pelle scura. I loro meme mostrano sempre delle situazioni ridicole, a volta di conflitto con la legge, e vengono presi in giro per le occasioni in cui si cacciano quasi da soli, nel trasporto pubblico o nel loro abuso di alcool.

I meme di whitexicans sono differenti. In generale, vengono rappresentati come persone ingenue o snob, completamente estraniate dal mondo reale in cui vivono. Preoccupati dai social network e dall’immagine che danno in questi campi, scadono nel ridicolo senza rendersene conto.

Il loro razzismo è fastidioso proprio perché è inconsapevole. Vivono in una bolla talmente ermetica da fargli credere che i limiti della bolla coincidono con i limiti del mondo. Se uno mi dice, fatto realmente successo, che è felice dell’incremento della sicurezza di Polanco (i Parioli di Città del Messico) e si sente in Europa quando ci cammina, e lo prende come indice del progresso del paese, be’, significa che non si è informato sugli indici di criminalità e ignora il mondo attorno a Polanco.

Due casi di whitexicans mi hanno colpito per il fastidio che hanno generato. Il primo è di un tizio che ha trovato un centroamericano per strada che stava mendicando cibo e ha deciso di regalargli il resto del suo pranzo. Ammirevole, direte. Sono d’accordo, ma lui ha avuto la faccia tosta di farci un album di foto da pubblicare su tutti i social network, includendo foto con se stesso seduto a fianco del ragazzo mendicante, una foto in cui il ragazzo sta mangiando direttamente dal topperware, e l’hashtag humble (umile). Schifoso pezzo di merda.

L’altro, più recente, più grave. Domenica sera c’è stata la festa dell’indipendenza messicana, con la cerimonia del grido. Lo Zócalo, la piazza principale, si riempie di gente che viene ad ascoltare il presidente e a festeggiare la patria. Una pilota di interjet (subito battezzata LadyBomba) ha pubblicato su Facebook che vorrebbe lanciare una bomba nello Zocalo, e che non le dà fastidio se qualcuno si scandalizza per questo. La compagnia di aerei ha detto che procederà con gli accertamenti. Spero vivamente che perda il lavoro. #humble.

(Immagini da Deforma e altri siti)

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Fuchi! Guácala!

Uno pensa che se vuole dimostrare un senso di schifo, produce un suono universale. Non è così. Ogni lingua e ogni cultura ha prodotto dei suoni di disapprovazione diversi. Bleah in Italia, burk in Francia…e in Messico?

Rispondi alla domanda: sei una ragazzina o vuoi parlare come una ragazzi? Allora basta fare Iuuuuuuuuu. Se sei uomo, qualificherà pesantemente le tue preferenze sessuali.

Se vuoi usare un termine più neutro, puoi scegliere fra fuchi o guácala.

Da cosa deriva fuchi? Non ne ho la più pallida idea, e neppure internet ce l’ha. Solo ho capito che si dice anche fuchile, ma l’origine della parola è sconosciuta.

Mooolto più divertente è l’origine della parola guácala. È strettamente imparentata alla parola huacal, cesto, bancale o canasta. In tempi antichi, la gente si lavava le proprie estremità in questi recipienti pieni d’acqua. Poi, giustamente, buttavano l’acqua dalla finestra. Dato che erano solo parzialmente incivili, gridavano per avvisare del decollo dell’acqua sporca. Guacal! Da lì, guácala come nome relativo a qualcosa di schifoso. Dallo stesso fenomeno viene il termine aguas! come indice di richiesta d’attenzione per un pericolo imminente.

Perché proprio ora, proprio oggi un articolo di questo tipo? Dipende ancora una volta dall’attualità. Il presidente messicano, AMLO, è famoso per le sue frasi ad effetto dal retrogusto un po’ antiquato o provinciale, come me canso ganso. In visita allo stato di Tamaulipas, funestato dalla violenza del narcotraffico, ha preso la parola usando delle frasi colorite (a dir poco). Prima ha chiesto alla delinquenza che le bajen, cioè che si diano una calmata. Poi ha detto che la delinquenza deve andarsene a quel paese, fuchi, guácala, esattamente come la corruzione, fuchi, guácala! Traducendo in termini italiani: immaginatevi un Giuseppe Conte che dice “La mafia deve andare a cagare! Devono calmarsi! Che schifo, bleah, sono come i corrotti, bleah”. Allucinante, no?

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Morire in trajinera

Xochimilco è una delle zone più belle da visitare qui nella capitale messicana. I canali navigabili la rendono unica, e la cosiddetta (con MOOOOOLTA ESAGERAZIONE e poca umiltà) Venezia messicana viene visitata ogni fine settimana da migliaia di turisti stranieri e messicani che si divertono e spesso organizzano feste nelle trajineras, le tipiche barche a remi.

La notizia di domenica è stata che un ragazzo poblano (dello stato di Puebla) stava partecipando a una festa di compleanno con degli amici, è caduto in acqua mentre cercava di passsare da una trajinera a un’altra e non è più riemerso. A rendere il tutto più vistoso è il fatto che abbiamo un video che mostra il momento esatto della caduta in acqua. Cercatelo pure su Google, lo troverete subito.

Questo fatto è tragico ma è un’altra sensazione quella che prevale, la rabbia. Dei ragazzi si stavano ubriacando in trajinera, ballando. Niente di nuovo e niente di tragico, in Messico una festa senza ubriachi è quasi impossibile da trovare. Pure il defunto, José Manuel, era ubriaco. Chiamiamola cazzata minore. Nel video si vede un ragazzo passare da una barca all’altra, e José Manuel che cerca di fare lo stesso. Cazzata GRANDE. Se di per sé è leggermente pericoloso farlo quando la barca è ormeggiata al molo, immaginate cosa significa farlo quando è nella laguna. E da ubriachi. Il darwinista interno mi sta dicendo “se l’è cercata e la natura ha fatto il suo corso”.

In un articolo ho letto che uno dei suoi amici si è buttato in acqua per cercare di salvarlo. Uno. Dal video si vedono tre barche piene di “amici”, e tutti a guardare in acqua, senza fare un passo.

Anche la pinche culera che stava facendo il video mostra molto bene quali sono le sue priorità: “no manches empecé a grabar solamente una historia y salió como se cayó”. Brava. Sai quante visualizzazioni hai già ottenuto?

Il corpo è stato ripescato il giorno dopo. La polizia ha fatto dei test agli altri partecipanti alla festa ed erano (chiaramente) ubriachi, e sono state trovate birre e bottiglie di Bacardí nelle barche. Wow, sono scioccato. È la prima volta? Assolutamente no. Negli ultimi due anni sono già morte sei persone in situazioni simili. Il caso più inquietante potrebbe essere quello del febbraio del 2017. Due ragazzi si erano ubriacati ed erano caduti in acqua. Uno muore, l’altro viene salvato. Mentre li recuperano, pochi metri più in là trovano…un altro corpo, di uno sconosciuto. Quanti corpi di ubriachi idioti nascondono le acque di Xochimilco?

La sindaca della città, Sheinbaum, ha deciso di tentare di risolvere la situazione. Saranno obbligatori dei gilet salvagente per tutti quelli che andranno in trajinera e sarà proibita la vendita di alcolici. Traduzione: la vendita di alcolici sarà fatta di nascosto e con prezzo maggiorato.

Se possibile, la storia del ragazzo affogato ha una nota finale ancora più triste: abbandonato dai compagni mentre annegava, lo hanno lasciato solo pure durante la veglia funebre. O forse hanno avuto tantita madre e non si sono presentati per paura di venire linciati dai parenti.

(Foto da internet)

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Lezioni in pigiama: insegnare con videochiamate.

Questa volta, articolo “professionale”, vi voglio parlare delle lezioni in videochiamata!

Per una buona parte della mia vita lavorativa ho sempre e solo dato lezioni dal vivo, vedendo gli alunni in una scuola, in un caffè o a casa loro. Effettivamente, non avevo proprio alternativa. Le scuole e gli studenti volevano (pretendevano) il prof a domicilio, caldo e fumante. No, quella è la pizza, scusatemi.

Questo portava chiaramente a un’amministrazione dei tempi ben precisa, col calcolo dell’andata e ritorno. Se ho una lezione nel nord della città, una ad ovest e un’altra nelle colline, la mia giornata lavorativa che comincia alle 6 e finisce alle 7 di sera si compone di solo sei ore effettive di lezioni. Anche per questo, mi sono risposto da solo alla domanda “perché durante i primi due anni in Messico guadagnavo così poco?”. Be’ perché passavo una quantità di ore nel trasporto pubblico quasi uguale alla quantità di ore lavorate. Metti caso che mi pagano un’ora e mezza di lezione 300 pesos. Sembra un prezzo decente. Ma se ci metto un’ora di andata e una di ritorno, il guadagno cala a picco.

Avere la macchina ha migliorato leggermente la situazione ma a risentirne è stata la pace dell’anima. Mi stressa guidare, ciononostante ho potuto moltiplicare le lezioni. Ma se finisco alle 8 di sera a casa di una famiglia che vive nella zona fifí di Santa Fe (“a poco que en Santa Fe hay algo que no es fifí?”, pregunta justamente mi querido lector chilango) con traffico e pioggia io arrivo a casa alle 9 e un quarto, in tempo per mangiare in tre bocconi una frittata che mia moglie ha avanzato e bere un tequila per darmi la forza di accettare un altro giorno simile.

Vuolsi così colà (lettori messicani, questo è un passo della Commedia Dantesca) che un giorno ho dovuto dare una lezione per video chiamata. Mi sembrava abbastanza utile dato che lo studente vive in Basilicata (ciao Rossella!). Così, ho cominciato a dare lezioni via internet.

Partiamo dalle cose più banali: questo tipo di lezioni sono possibili solo se il prof e lo studente hanno una buona connessione. Se avete il modem che fa i gridolini tipici degli anni ‘90, lasciate perdere.

Altra cosa necessaria è un buon ambiente. Nel caso più fortuito, siete a casa vostra, come lo studente, e c’è un bellissimo silenzio che vi avvolge e permette una tranquilla e comoda lezione. Nel caso peggiore, vostra moglie sta facendo un frullato con la ghiaia e il vicino di casa bestemmia gridando. Un’ottima alternativa all’impossibilità di dare lezioni a casa è andare in un bar. Ora, gli Starbucks sono di solito un’opzione decente, ma in ora di punta sono talmente pieni che la connessione è ridotta al minimo perché tutti stiamo su Facebook o su Instagram pubblicando la foto di un MERDOSISSIMO Latte Mocha (“se pronuncia mocia güey, así le dicen en Italia”) al tè verde parzialmente scremato con chispas de TU P*TA MADRE e con l’hashtag #luxurylife #perdonamemadrepormividaloca #justme.

Scusate lo sfogo. Dicevo, lo Starbucks va bene quando non è pieno, ma ha anche un’altra variabile da considerare: la musica. Se il barista (o il miserabile responsabile di scegliere la musica) decide di usare il proprio account di Spotify farcito di reggaeton, il clima della classe sarà presto rovinato.

Andiamo ora ai pro. Ripeto: siete a casa vostra. Avete tutto il materiale pronto, libri e anche degli extra come oggetti e mobili da poter mostrare. Non so voi, ma io non giro per la città con un casco di banane, dei pomodori e un chilo di parmigiano. Poi, dato che siete a casa vostra, potreste anche rilassarvi. Con gli studenti con cui sono affiatato, non mi vergogno a dare lezione in pigiama o in vestaglia. Se chiedono uno spogliarello devono pagare di più (no te alcanza, güey). Se il prof o lo studente è in ritardo non è una tragedia. Se la lezione si cancella, neppure. Chiaro, bisogna stabilire delle regole all’inizio. Normalmente, se lo studente cancella all’ultimo minuto, dovrebbe pagare, perché SI SUPPONE che il professore si è preparato nei minuti precedenti alla lezione. Se la lezione è alle 18 e io alle 17:58 ho un taco gocciolante in mano, non mi offendo se la lezione viene cancellata. Mi dà il tempo di farmi un caffè. Questa è probabilmente la differenza principale con le lezioni dal vivo, la flessibilità. Se io devo guidare fino a Tultitlan per darti la lezione, e tu me la cancelli, non solo ME LA PAGHI, ma alla lezione dopo mi baci le chiappe. È scritto nella Costituzione.

Testimonianza di rilassatezza: lo studente segue la partita della Juve mentre “impara italiano”

Un ultimo punto da descrivere è sicuramente il più bello e sono gli attori involontari, la fauna casalinga. Spesso e volentieri ci sono bestie che entrano nello schermo, “disturbando” la lezione. A me non dà assolutamente fastidio, anzi, rende molto più leggero il tutto e permette due secondi di distrazione per rompere il flusso della grammatica.

Ora, andando ai fatti: che applicazione usare? Io mi trovo bene con Skype e Zoom. Quest’ultima, in particolare, la uso ogni volta che devo dare una lezione con chiamata multipla, tre o più studenti. Se volete usare la versione gratis e fate una chiamata con più di due utenti, ogni 45 minuti la chiamata verrà conclusa e dovrete far ripartire un’altra sessione. Niente di impossibile, insomma. Entrambe offrono la possibilità di condividere e inviare file audio e immagini, hanno anche una lavagna virtuale dove io e gli studenti possiamo scrivere. Dato che io sono molto “vecchia scuola”, molte volte scrivo delle cose su una lavagna reale e mando le foto. Lentamente sto creando un archivio di foto con i temi di italiano e francese che possono mandare anche in altri corsi quando arrivo a quel punto. In effetti, uso il cellulare come lavagna, mandando parole, foto e richiedendo agli studenti di scrivere parole e frasi.

Perché la gente non vuole la lezione in video? Be’, si perde la componente umana. Molti studenti (e anch’io, non sono un automa) amano il tête-à-tête, il poter vedere la persona effettivamente entrare e uscire, il dare un passaggio, salutare con un bacetto o una stretta di mano. Non voglio sembrare maniaco (lo sono, ma non voglio sembrarlo) ma anche la componente olfattiva è importante. Alcune studentesse hanno un profumo talmente particolare che quando penso a qualcuna di loro il profumo è la prima cosa che salta alla memoria. Uno studente che ti offre un caffè è una delle cose più belle della vita. Io stesso offro il caffè allo studente della domenica, siamo amici. Ecco, forse questo: è molto più facile diventare amici quando le lezioni sono in corpore.

Perciò, se potete e se volete, cercate di dare lezioni in video chiamata. Attualmente, la metà delle mie lezioni sono con questa modalità. Questo moltiplicherà le vostre ore di lavoro reali, alleggerirà la vostra vita e vi permetterà di ridurre il tempo fra fine della lezione e lo svenimento sul divano. Se invece la componente fisica è per voi indispensabile, lasciate perdere il mio consiglio.

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Stupri e diamantina rosa

La settimana scorsa una manifestazione femminista ha accaparrato l’attenzione di tutta la stampa nazionale e si è fatta conoscere anche dalla stampa estera. A provocarla sono stati dei casi di stupri ed omicidi rimasti impuniti. Nulla di nuovo per il Messico, ma la frequenza di questi casi sembra crescente…o forse si ha questa sensazione solo perché i casi sono sempre più spesso resi pubblici.

Comunque, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il supposto stupro di una 17enne da parte di quattro poliziotti. Dico, supposto, perché non ci si capisce un cazzo. Ho già letto varie versioni e non ho i mezzi per poterle verificare. Secondo una prima testimonianza della ragazzina, sarebbe stata fermata da quattro poliziotti all’uscita di una festa, e questi avrebbero abusato di lei. Ma dai video e da un cambio di opinione della stessa ragazzina, sembrerebbe che quest’ultima avrebbe avuto dei rapporti sessuali durante una festa, si sarebbe ubriacata, avrebbe fatto schiamazzi notturni e la polizia sarebbe accorsa chiamata dai vicini di casa, poi avrebbe detto alla madre di aver subito uno stupro, ma il giorno dopo avrebbe (appunto) cambiato opinione. Sappiamo tutti che i traumi possono anche provocare la tentazione di ritirare le accuse per paura delle conseguenze, o sinceramente la ragazza, passata la sbornia, si è resa conto della cazzata. L’innocenza dei poliziotti anche essere una fake news, creata per sgonfiare il caso dello stupro. È un fatto gravissimo e non poter ancora sapere con chiarezza cosa sia successo rende tutto ancora più grave.

Per aggiungere un altro strato a questa lasagna di merda (perdonatemi quest’immagine orribile se state leggendo mentre mangiate) dobbiamo dire che proprio questo (teorico) stupro è stato l’impulso della rivolta, ma era chiaramente l’ultimo caso e il più evidente, la lista di violenze e morti si allunga per migliaia di messicane che le hanno sofferte. Da venerdì a oggi (martedì) sono già state ammazzate 17 donne.

Una prima dimostrazione di sdegno è avvenuta fuori da una centrale di polizia, con il lancio di diamantina rosa contro il capo della polizia, lunedì 12 agosto, proprio per esigere chiarezza e una punizione per i quattro poliziotti.

Questa diamantina rosa è diventata un simbolo della rivolta, anche varie donne hanno cambiato la propria immagine su Facebook aggiungendola alla foto profilo, dimostrando il proprio consenso. La situazione è precipitata venerdì scorso, con la manifestazione/rivolta che ha coinvolto il centro della capitale. Ci sono stati incidenti e violenze, le zone più colpite sono state le stazioni del metrò e metrobus Insurgentes con distruzione delle installazioni e interruzione momentanea del servizio. Si sono registrati attacchi ai giornalisti e vandalismo contro negozi e mezzi di trasporto. Ironicamente, uno dei furgoni vandalizzati era di proprietà di un gruppo femminista che aveva raggiunto la capitale per partecipare alla manifestazione.

Un’altra zona colpita è stato l’Angel de la independencia, vera icona di Città del Messico. L’area è stata transennata e ripulita nei giorni successivi ma questo colpo simbolico ha causato molte lamentele da parte dei cittadini.

Sopratutto, ha spaccato a metà la popolazione, con una presa di posizione etica e ideologica ben definita. Voglio riassumere le due posizioni.

Posizione 1

Le violenze sono state completamente inutili, e hanno fatto perdere onore e rispetto al movimento femminista. Si sono dimostrate uguali ai maschi violenti che stanno cercando di accusare. Esistono mezzi legali, giusti e codificati dal diritto per poter esigere giustizia e per ottenere il riconoscimento di una situazione umanamente terribile. Attaccare anche fisicamente gli uomini solo per essere nati maschi qualifica questi manifestanti come dei criminali sessisti. Imbrattare dei monumenti e distruggere le infrastrutture non riporterà in vita le donne uccise e non fermerà le violenze verso altre donne, è stato solo un inutile sfogo. A ripulire il tutto sono state altre donne. Non è il modo giusto di dimostrare la propria contrarietà, sono esistiti movimenti pacifisti che hanno cambiato il mondo, come quelli di Gandhi o Martin Luther King.

Posizione 2

A mali estremi, estremi rimedi. Da più di un secolo la legislazione messicana protegge sulla carta le donne, ma nella realtà nascere femmina in terra messicana è una tragedia preannunciata. I mezzi legali, le manifestazioni calme, le raccolte firme e le richieste in ginocchio sono completamente inutili. I cittadini che criticano questa rivolta sono dei machisti ipocriti che usano la legge a proprio favore e le donne che la criticano sono delle succubi complici. La situazione è terribile e la violenza è l’ultima arma rimasta per poter esigere un trattamento degno a tutti gli esseri umani, maschi o femmina. Se vostra madre, moglie o sorella avesse vissuto uno stupro o un omicidio, anche voi vorreste distruggere tutto. Riconoscetelo. Non chiedete un movimento pacifico e silenzioso perché le rivolte violente sono quelle che fanno più rumore, prova ne è il fatto che la sindaca non ha criminalizzato la manifestazione e ha promesso più chiarezza.

Come vedete, lo scontro di vedute è ben netto e rende difficile un dialogo. Sorprendentemente, la spaccatura non passa rigidamente fra i due sessi. Ma è chiaro che gli uomini sono più portati a sentirsi rappresentati dalla posizione 1 e viceversa. Io vedo i meme come potenti vettori di messaggi e opinioni. Subito dopo la rivolta sono partiti vari slogan: varie donne hanno lanciato il messaggio “queste femministe non mi rappresentano”. Risposta: “ti credo, non rappresentiamo la tua insipida indifferenza, ma le donne morte che non possono più parlare”. Altro slogan: “non tutti i maschi sono mostri, l’omicidio lo fa un assassino, non un uomo, uno stupro lo fa uno stupratore, non un uomo”. Risposta: “Sì, non tutti i maschi sono mostri, ma ce ne sono abbastanza per: …” e partiva una lista di crimini perpetuati in Messico. Sul serio, entrare in un social network in questi giorni equivale a leggere la trascrizione di una litigata a turni.

Penso che questo caos provenga dal fatto che si basa su un dilemma etico antico quanto l’uomo: l’uso della violenza è giustificabile? Esiste la violenza a fin di bene?

Io capisco la disperazione e la furia, ma so che in ogni movimento si infiltrano persone che cercano solo il caos e un facile sfogo alla propria rabbia repressa. Maschi o femmine. Per la pressione a cui sono sottoposte e per la mancanza di speranza in un cambiamento, capisco la distruzione ma non la approvo. Non la approverei per nulla, se la mia macchina fosse stata sfasciata durante la manifestazione, questo ve l’assicuro.

Mi piacerebbe sperare che sia possibile un movimento societario di giustizia, ma questo deve partire da una riforma profonda dell’educazione in casa, una riforma scolastica con un controllo più serio sui valori insegnati nelle scuole durante le ore di Educazione Civica, una riforma penale per castigare finalmente i colpevoli di stupro, sequestro e omicidio, in pratica girare il Messico come un calzino. Sono sicuro che alla base di tutto il male ci sia la connivenza familiare nell’allevare machines e la mancanza di fiducia nella giustizia, la normalità della corruzione e la rassegnazione ad essere un paese violento, perché Güey, esto es México. Mi piacerebbe poter pensare che una rivoluzione culturale è possibile, e che le rivolte potranno essere riviste solo come il grido lancinante di una richiesta di aiuto che è stata accolta.

PS: ora sono attivo anche in Twitter, mi trovate al profilo @Merkaura

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Due parole sul Texas

Sicuramente avrete sentito la notizia dell’ennesima strage di innocenti avvenuta in Texas, al più classico stile statunitense, con un idiota armato di fucile che spara contro la folla per uccidere più gente possibile. E qui mi aspetto l’utente burino (lo siamo un po’ tutti, dipende dal giorno, ve lo assicura il blogger burino) che dice Embe’? A me che cazzo me ne frega? Io c’ho il reddito de cittadinanza, e poi, te, che c’azzecchi? Non era questo un blog sul Messico?

Appunto, c’azzecca. Il mio burino interiore mentale parla in Romanaccio, colpa delle commedie italiane di serie B, perdonatemi.

Per poter capire bene la stupidità estrema dell’atto e delle sue giustificazioni, voglio fare una breve digressione sulla storia del Texas.

Quello che chiamiamo Texas (csas) in realtà si chiamava Texas con la X alitata (te-jas), lo stesso suono che faremmo se pronunciassimo bene hotel.

Il Texas apparteneva alla Nueva España, l’enorme parte di territorio dell’impero spagnolo che copriva una buona metà del Nord America e finiva in America centrale. Quindi, il sud dell’attuale nazione statunitense apparteneva all’impero spagnolo. Ed è in questa enorme terra che è sorta l’identità culturale che oggi chiamiamo messicana.

La zona del Texas era stata colonizzata tardi e male dagli spagnoli, questo anche per la presenza dei Comanche, bellicosi e poco inclini a condividere il piano di conquista europeo. Verso la fine del Seicento, i francesi erano riusciti a construirci un fortino e fu solo questo a dare l’impulso alla Spagna per colonizzarlo in maniera definitiva. Come i miei cani, se uno comincia a mangiare dalla ciotola, sorge violenta e implacabile la fame anche all’altro cane.

A partire dal 1715 si istituiscono varie missioni e si creano delle micro comunità di 200/300 persone di agricoltori e allevatori. Passa un secolo e la situazione non è quasi cambiata. Il territorio, immenso (è grande più del doppio dell’Italia) è scarsamente popolato. Questo perché a separare il Texas dal centro del Messico c’è il deserto, questo rende il territorio texano quasi un satellite lunare. Ecco il numero di abitanti del Texas nel 1804, esclusi africani neri e amerindi:

Questo significa che la metà degli abitanti di Breganze (il mio paesino) stava popolando un territorio grande due volte l’Italia. Porca puttana, io avrei una provincia tutta per me.

Nel 1821, alla fine della guerra d’indipendenza dalla Spagna, comincia la storia del Messico. Storia convulsa. Il periodo che ora voglio descrivervi è quello di Santa Anna, generale e più volte presidente messicano. Questo nome viene maledetto da tutti i messicani perché Santana (abbreviato) fu responsabile di immensi tragedie e dolori. Appena lo nominate, il messicano partirà come una macchinetta dicendo la classica formula “el que perdió mitad del territorio nacional”. Non scherzo, i messicani sono stati traumatizzati e indottrinati con questa formula. Guardate cosa appare quando cerco su Google “perder mitad del territorio”.

Come dice Armando Fuentes Aguirre nel suo libro “Santa Anna”:

Il Texas era messicano, questo è sicuro.

Il Texas non era dei messicani, anche questo è sicuro.

Il Messico aveva dei problemi di sfruttamento del territorio texano, per questo cercava di popolare quelle terre con coloni europei e statunitensi. Dopo un accordo con l’impresario Stephen Austin (non per nulla chiamato “Padre del Texas”) si organizzò l’arrivo di centinaia di famiglie statunitensi nel territorio texano. Ripeto: era un accordo, il governo messicano aveva richiesto l’arrivo della popolazione. I nuovi arrivati cambiarono decisamente la bilancia demografica. E con l’aumentare del numero dei coloni del nord, cominciarono gli attriti, principalmente riguardo tre punti: la differenza di culto (cattolici messicani contro protestanti statunitensi), l’abolizione della schiavitù nello stato messicano, che ostacolava l’economia dei coloni statunitensi schiavisti, e per terzo e ultimo gli attriti tra l’esercito messicano e la popolazione non latina, che non accettava più il giogo di chi, teoricamente, avrebbe dovuto avere il monopolio della forza.

Si giunse al punto di rottura nel 1836. Il due marzo vari coloni del nord assieme a texani locali firmano una dichiarazione d’indipendenza. L’esercito di Santa Anna non si fa attendere, una parte dei soldati texani si rifugia al Álamo (un ex monastero scarsamente difendibile) e dopo due settimane di assedio e con moltissimi caduti nel fronte messicano, la “fortezza” viene espugnata. Una vittoria di Pirro. Dopo poco più di un mese, ci sarà infatti la battaglia di San Jacinto. L’esercito messicano era composto da 1600 persone. Il generale texano Sam Houston, con soli 800 soldati, riesce a coglierli di sorpresa e a massacrarli. Come è possibile? Be’, Santa Anna aveva la sbornia e stava dormendo. I soldati erano in una gustosa siesta, sicuramente tranquilli ed ebbri di vittoria. Per questo la sorpresa fu completa. Pensate che durante l’attacco morirono solo 9 texani.

Santa Anna scappò a cavallo ma fu raggiunto e riconosciuto. Lo catturarono e lo obbligarono a firmare una dichiarazione di indipendenza. Così comincia il periodo della Repubblica Texana. Periodo corto perché nel 1845 il Texas si annette agli Stati Uniti.

Fine? No. Per quasi un secolo, la popolazione latina diventa “minoritaria” in quello che teoricamente era stato territorio messicano (almeno sulla carta, perché come abbiamo visto non era numericamente sufficiente per sfruttarlo e difenderlo). Ma nel Novecento, le migrazioni cominciano a mutare nuovamente gli equilibri. I messicani cominciarono a “ricolonizzare” il territorio texano, al punto che negli anni ‘90 si calcola che più della metà della popolazione dello stato parli già spagnolo.

Per gli ignoranti, questa è un’invasione. Per chi conosce la storia, è un ritorno. Questa situazione demografica fa impazzire i suprematisti bianchi, che vorrebbero un’America del Nord bianca e protestante. Da qui, la solita operazione matematica: ignoranza + paura = odio. Qui in Messico come in Italia, come negli Stati Uniti, come ovunque. Ecco perché i latini (i messicani, precisamente) sono e saranno obbiettivo di terrorismo negli Stati Uniti.

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Hombres necios

Nel pantheon nazionalistico messicano c’è una figura insolita, una suora. Si capisce un generale, un presidente, un condottiero, un artista obeso e la moglie monociglio (ops)…ma una suora? Non sono famose solo per il rompope, il liquore d’uovo? Ebbene, una suora, sì. Se guardate i 200 pesos messicani, la banconota verde, ci trovate proprio una pinguina.

Si chiamava Juana Inés de Asbaje y Ramírez de Santillana, ma tutti la conoscono come Sor Juana. Fu un’intellettuale a tutto tondo, nella Nuova Spagna della seconda metà del Seicento. A 21 anni divenne monaca per poter studiare, perché all’epoca le donne non potevano accedere alle sfere alte della cultura (e diciamo neppure alle basse), ricordo a tutti che la prima donna universitaria al mondo fu la veneziana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, che si laureò a Padova nel 1678. Se al giorno d’oggi una donna colta intimorisce, immaginatevi all’epoca di Juanita.

Comunque, protetta (fino ad un certo punto) dall’abito monacale, poté dare libero sfogo alla propria vena artistica, producendo poesie (la metà della sua produzione letteraria ricade in questo genere), prosa, teatro, toccando temi religiosi e “mondani”, come il rapporto uomo – donna. Come? mi sembra di sentirvi. Ma la monachella che cazzo ne sa? (Esce il burino interiore). Il tema di questo articolo è proprio la sua poesia più famosa, Hombres Necios (uomini stolti o uomini testardi, come diremmo oggi). Ve la pubblico per intero alla fine di questo articolo con la traduzione in italiano, che ho trovato nel blog https://paoloandreaguido.wordpress.com/tag/sor-juana-ines-de-la-cruz/

Leggetela, è bellissima e noterete una rabbia contenuta a fatica e ammantata di poesia ma che non riesce a smorzare il calore della furia della giustizia.

Momento chisme (gossip): Sor Juana ha avuto una lunga relazione amorosa con la Virreina, la Viceregina o come minchia si chiami la moglie del Viceré spagnolo. Prova ne è un’enorme produzione epistolare fra le due dame. Povera Sor Juana, il suo intelletto e il suo cuore erano sbocciati in un’epoca spaventosamente sbagliata, se fosse stata mia contemporanea sarebbe sicuramente una scrittrice di fama mondiale, felicemente appagata dalla propria vita amorosa. Nel Seicento, soffrì censure e l’eterno martello dello strapotere maschile, che a stenti fece sopravvivere la stella brillante del suo genio letterario. Comunque, è un personaggio talmente complesso che in futuro dovrò dedicare un enorme articolo per descriverne la vita, degna di un romanzo. Ora vi lascio alla sua poesia, poi pubblicherò vari meme perché è stata usata per mostrare come si possa limitare la volgarità dicendo con eleganza lo stesso concetto. È spassosissimo se conoscete bene lo spagnolo.

Hombres necios que acusáis

a la mujer sin razón,

sin ver que sois la ocasión

de lo mismo que culpáis.

Si con ansia sin igual

solicitáis su desdén,

¿por qué queréis que obren bien

si las incitáis al mal?

Combatís su resistencia

y luego con gravedad

decís que fue liviandad

lo que hizo la diligencia.

Parecer quiere el denuedo

de vuestro parecer loco

al niño que pone el coco

y luego le tiene miedo.

Queréis con presunción necia

hallar a la que buscáis,

para pretendida, Tais,

y en la posesión, Lucrecia.

¿Qué humor puede ser más raro

que el que, falto de consejo,

él mismo empaña el espejo

y siente que no esté claro?

Con el favor y el desdén

tenéis condición igual,

quejándoos, si os tratan mal,

burlándoos, si os quieren bien.

Opinión ninguna gana,

pues la que más se recata,

si no os admite, es ingrata,

y si os admite, es liviana.

Siempre tan necios andáis

que con desigual nivel

a una culpáis por cruel

y a otra por fácil culpáis.

¿Pues cómo ha de estar templada

la que vuestro amor pretende,

si la que es ingrata ofende

y la que es fácil enfada?

Mas entre el enfado y pena

que vuestro gusto refiere,

bien haya la que no os quiere

y queja enhorabuena.

Dan vuestras amantes penas

a sus libertades alas

y después de hacerlas malas

las queréis hallar muy buenas.

¿Cuál mayor culpa ha tenido

en una pasión errada:

la que cae de rogada

o el que ruega de caído?

¿O cuál es más de culpar,

aunque cualquiera mal haga:

la que peca por la paga

o el que paga por pecar?

¿Pues para qué os espantáis

de la culpa que tenéis?

Queredlas cual las hacéis

o hacedlas cual las buscáis.

Dejad de solicitar

y después con más razón

acusaréis la afición

de la que os fuere a rogar.

Bien con muchas armas fundo

que lidia vuestra arrogancia,

pues en promesa e instancia

juntáis diablo, carne y mundo.

E in italiano:

Stolti uomini che accusate

la donna senza ragione,

ignari di esser cagione

delle colpe che le date:

se con ansia senza uguale

sollecitate il suo sdegno,

perché le chiedete impegno

se poi la incitate al male?

Non volete resistenza

e dopo, con gravità,

dite che è disonestà

quel che fece diligenza.

È somigliante l’ardire

del folle pensiero vostro,

al bimbo che gioca al mostro

e poi si lascia impaurire.

Volete, con stolto eccesso,

incontrare in chi cercate,

Taide, se la corteggiate,

ma Lucrezia nel possesso.

Quale umore è più perverso

di quel che, sconsiderato,

lo specchio appanna col fiato

e accusa che non è terso?

Con lo sdegno e col favore

avete contegno uguale,

tristi, se trattati male,

beffardi, se con amore.

Non c’è verso né maniera;

quella più morigerata,

se non vi vuole, è un’ingrata,

e se vi vuole, è leggera.

Con stoltezza sempre agite

e, con impari equità,

l’una rea di crudeltà

e l’altra facile dite.

Come ha da essere formata

chi il vostro amore pretende,

se quella che è ingrata, offende,

e quella facile, è odiata?

Però, tra l’odio e l’affanno

che il vostro gusto comporta,

saggia è chi amor non vi porta

e lagnatevi del danno.

I vostri affanni d’amore

liberano le loro ali,

e dopo gli inflitti mali

le volete di buon cuore.

Chi colpa maggiore ha avuto

in una passione errata:

chi cade perché pregata,

o chi invoca da caduto?

O chi più si ha da incolpare,

pur se entrambi l’han sbagliata:

chi pecca perché pagata,

o chi paga per peccare?

Perché mai vi spaventate

della colpa che voi avete?

Fatele come volete

o come le fate amatele.

Smettetela di assillare,

e poi, con maggior ragione,

accusate la passione

se una vi viene a pregare.

Io molti argomenti fondo

contro le vostre arroganze,

ché unite in promesse e istanze

l’inferno, la carne e il mondo.”

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