Mangiare con quattro spicci, fondas e cantinas

Se volete mangiare BBB (bueno barato y bonito, buono economico e bello) il Messico è il posto giusto. Certo, questo vale anche per l’altra BBB (bale berga la bida). Oggi parleremo di questi luoghi magici, dove realizzare le BBB che preferite: le fondas e le cantinas.

Una fonda è fondamentalmente un ristorantino senza tante pretese. Dico fondamentalmente perché in realtà molte volte si tratta della casa di una signora, decorata a trattoria. Vendono cucina casereccia esattamente come una trattoria nostrana, con pochissime varianti nel menù fisso. 
Sempre si comincia con un’insalata o una pasta scotta, per poi proseguire con l’immancabile riso alla messicana, cioè un riso rosso con carote e piselli.


Si arriva quindi al piatto forte, che è sempre una preparazione di carne o chile ripieno o qualche rara volta un pollo al mole economico. Il tutto si innaffia con un litro di agua de sabor, quasi sempre è Jamaica (karkade) o limonata. 


Per antipasto e per accompagnare ci sono i totopos cioè triangoli di tortilla fritti. Non ti danno mai il caffè 😦 in compenso potrebbero avere anche un dolce che è la gelatina o arroz con leche, i dessert più economici della cucina messicana. Totale: 50 pesos, meno di tre euro, anche se a volte se chiedi la bistecca alla milanese o altri tipi di carne “pregiata” il prezzo può lievitare a 70 pesos, che in ogni caso è pochissimo. Gli orari sono abbastanza ampi e coprono dalla colazione alla cena, anzi di solito il pacchetto colazione è quello che più vende, con caffè, frutta e molletes (bruschette con purè di fagioli) o chilaquiles. 
Cosa differente è la cantina, molto più simile alla nostra osteria. Fino a un mese fa non ero mai entrato in una, e mi dispiace non averle provate prima. Le cantine tipiche sono tutte nel centro della città, nel cuore profondo di Città del Messico. 


Uno sempre pensa che il centro cittadino sia quello più avanzato e più lontano dalla tradizione. Sì e no. Nel centro della capitale si conservano sacche resistenti del mexico verdadero, come le pulquerie e le cantine. Se aggiungete il fatto che la colonia Guerrero è a 20 minuti a piedi dal palazzo di Bellas Artes, capite bene che tutto è concentrato e la realtà è abbastanza contrastante. Vabbè, dicevo: la cantina si concentra sull’alcool. Ha le porte che si aprono come quelle del saloon dei film western. Quando arrivi nel menù ci sono piatti e bibite ma puoi anche solo ordinare da bere. Questo perché ogni volta che prendi una birra o altro, ti offrono (gratis) botana, stuzzichini, che in realtà sono dei veri e propri piatti. La scelta è fra una decina di opzioni, come brodo di gamberetti, tacos dorados, chicharron…Capite? Chiedete il bere e il cibo è gratis. Altra birra, altro piatto, e così via. Due settimane fa il cameriere insolitamente continuava a offrire (con insistenza) il caldo de camarones e io come un coglione ho accettato. Questo mi ha dato tre giorni di infezione allo stomaco. BBB(2). A parte questo, tutto bene! 

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Teotihuacan, la Città degli dei

Rivedendo i temi degli articoli, ho notato un’enorme mancanza da parte mia: in tre anni di blog sul Messico non ho mai parlato di Teotihuacan! Perciò, è arrivato il momento di supplire a questo errore.

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Per chi vive a Città del Messico, questa famosissima area archeologica è vicinissima, ad un’ora di macchina più o meno. Questo fa di Teotihuacan praticamente la zona archeologica più visitata dagli abitanti della capitale. È un area estesa, e percorrerla per bene vi occuperà la giornata. Il sole picchia forte, quindi proteggetevi con creme solari, cappellini e ogni cosa che vi possa rendere simili ad un turista tedesco. No, le crocs con i calzini bianchi potete evitarle.

Appena arrivati vedrete subito che i punti focali sono due piramidi, cosiddette del sole e della luna. I nomi non sono quelli con cui erano conosciute originalmente ma non ricordo quali erano, solo che quella “del Sole” era probabilmente dedicata a Tlaloc.

L’attrazione principale è la salita alla piramide del sole. Si fa facilmente, ve lo dico io che sono una schiappa quando si parla di ascensione o discesa. Ci sono le scalinate e nei punti più difficili cominciano delle corde da usare come corrimano, quindi niente panico, non c’è nessun pericolo (lo sto dicendo più a me che a voi). Oltretutto, se ci andate di domenica troverete traffico alla piramide. Sul serio, salirete le scale e al primo livello avrete già la fila per accedere alle altre scale. E così via per tutti i livelli.

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Arrivati alla cima vi godrete lo spettacolo mozzafiato di tutta l’area circostante. E incontrerete la fauna inutile e molesta di quelli che si ritengono “spirituali”. Sì perché la piramide attira schizzati da tutto il mondo, che arrivano alla cima e la toccano per “ricaricarsi” o sentire il flusso energetico del pianeta. Imbecille, tanto vale che sali sulla torre latinoamericana a fare i tuoi rituali. Che poi se si sbrigassero, a me non fregherebbe proprio nulla della loro filosofia da quattro soldi. Ma vi ho appena detto che se ci andate di domenica, c’è tanta ma tanta gente. L’ultima cosa che ci serve è uno sfigato che si siede in cima alla piramide, si mette le cuffie e con le ditina fa i segni come se stesse meditanto. Ma crepa, tu e il tuo immenso bisogno di attirare l’attenzione. Fine della parentesi rabbiosa.

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Passati in cima 10-15 minuti necessari per riprendere fiato e farsi 15 selfie, potete riprendere la discesa. Abbiate pazienza se davanti a voi vedete persone che vanno lente, superatele solo quando arrivare ai livelli intermedi, non fate gli sbruffoni a prezzo di spaccarvi la testa. Fate con calma e godetevi la camminata. Tornati a terra potete proseguire lungo il viale dei morti (mi sembra che si chiami così, Calzada de los muertos) cioè la strada principale che porta in faccia alla piramide della luna. Quest’ultima si può salire solo fino a metà, la seconda parte è inagibile, io non l’ho mai fatta.

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Ah, mentre camminate troverete un sacco di venditori ambulanti che hanno prodotti fighissimi, come dei fischi che vi permettono di suonare come un puma, delle maschere in falsa pietra, tappeti e tovaglie “azteche” e acqua venduta illegalmente e come se ti stessero offrendo cocaina, perché è proibito introdurre cibo e bevande all’interno del parco archeologico.

Tutte le segnalazioni e i cartelli sono in spagnolo e in nahuatl.

 

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Potrete visitare anche altre parti più piccole come un tempio con dei fregi ancora abbastanza visibili e un museo annesso che spiega la storia della civiltà teotihuacana. Questo è un punto importante: quasi tutti credono che questa città fosse parte dell’impero azteca, ma sono cazzate. Quando gli aztechi hanno trovato questa città, la cultura che l’aveva costruita era già caduta. Gli aztechi la chiamavano città degli dei, e ne fecero un importante centro cerimoniale, ma l’impero di Teotihuacan è di moooooooolto tempo prima. Per fare dei paragoni: la fondazione di Mexico-Tenochtitlan è del XIV secolo, diciamo quando Dante stava scrivendo la Divina commedia. L’impero di Teotihuacan sorse nel III-VI secolo, quando in Europa era da poco caduto l’impero romano. È tutto un altro ordine di grandezza, non confondetele.

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Nella città sono stati trovati dei quartieri che hanno cultura materiale e decorazioni omogenee che fanno pensare a delle “ambasciate” ante litteram. Per esempio, una zona della città aveva resti che mostravano che era abitata da gente di Oaxaca, una zona che si trova a più di mille chilometri di distanza. Probabilmente era la zona abitata dai mercanti di quella città o avevano una struttura tipo il fondaco veneziano, cioè un magazzino per le merci e anche una rappresentanza “diplomatica” per quel gruppo di artigiani e commercianti stranieri. Incredibile, no? Ci sorprendiamo sempre quando si scopre quanto complesse sono sempre state le società umane.

Una volta passata una bellissima giornata qui, potete andare a mangiare nel vicino ristorante La Gruta, se possibile prenotate che è sempre pieno!

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Gente che delira su Google e finisce…qui

Seconda parte dei deliri su Google!

Le messicane si fanno il bidè
Questa è simpatica, perché presuppone l’esistenza del bidè. Ah ah, ingenuo.

Mexico es la verga = traduzione 
😀

Palo messicano con persone che girano
Fantastico, questa è la definizione perfetta dei voladores de Papantla. Immaginate Quando l’Unesco ha deciso di approvarla come patrimonio culturale immateriale. Paese: Messico. Descrizione: palo messicano con persone che girano. Stato: approvato.

Carta igienica nel cestino Messico – Carta igienica Messico non nel wc – Perché in Messico non si butta carta igienica nei gabinetti
Informazione da sopravvivenza: avrete infatti notato che una buona parte dei luoghi pubblici (e delle case private) non accetta la carta igienica nel wc, per colpa della dimensione delle tubature. E dato che non potete chiederlo al proprietario di casa, è sempre meglio lasciare la carta igienica nel cestino che vedete a lato, anche se è una fonte spaventosa di germi. L’alternativa è bloccare il cesso della persona che vi ha invitato. Fate voi!

Spingi o no
Nel dubbio, meglio di no.

Come si mangiano le tortillas
Usando solo i mignoli. Se non ce la fate lasciate perdere e passate al sushi.

Leggenda tacos
Uuuh, questa sarebbe piaciuta anche a me. La leggenda del taco solitario.

Traduzione italiano se te cayó un papel el que te envolvía bombón 

Fantastica, sicuramente un’italiana ha ricevuto questo piropo e l’ha cercato su Google. Per fortuna avevo fatto un articolo a tema.

Stirare le zampe morire
Estirar la pata, letteralmente. Ma in italiano non funziona!

Mi piacciono le persone matte e folli come me…in spagnolo
Questo cholo italiano cercava di farsi un tatuaggio con questa scritta, sicuramente. Il primo mese di lavoro qui ho parlato con un messicano che voleva tatuarsi una cazzata del genere ma in italiano. Ragazzi, se non conoscete la lingua o non avete nulla a che fare con quel paese o quella cultura, lasciate perdere. Fa pena e il tatuatore farebbe proprio bene a scrivervi un’altra cosa. 

Perché in Messico mangiano piccante la mattina?
Non lo so, ma li amo per questo. I chilaquiles sono una benedizione divina. 

In aereo porto mango Messico Italia si può
Mmmm puoi portarlo ma magari mangialo prima di salire a bordo. Sai com’è.

Parlare con le botana
Eh, quante volte ho cercato di parlare con una borsa di arachidi. Ma mica rispondono a tutti. Ci vuole pazienza.

Mi scappa la pipì ragazza – Scappa pipì piegato in due – Mi piace mio marito quando gli scappa la pipì – Marito pipì carta igienica – Mi scappa forte la pipì 2015
…ok.

Come si chiama il bidè in Messico
Alcide. Ma è timido, quindi non ti risponde se lo chiami.

Come si riproducano le cucaracha
Per mitosi.

Gli altri hanno un lavoro più bello del mio 
Tristissimo 😦

Donna che scorreggia hot
Non ci pensi proprio a cercarla, fatelo voi e ditemi cosa esce.

Culi messicani
Sto tizio ha scambiato Google con pornhub. Ho anche provato a cercare su google ma non esce la mia pagina! Chissà che giri ha fatto.

Queste sono state le frasi più strambe che ho trovato. Ah, due comunicazioni di servizio: 

-da qualche settimana la mail collegata con questo blog sta soffrendo vari tentativi di entrata indebita, penso che la colpa sia proprio che la mail è collegata a questa pagina che ormai è abbastanza “pubblica”. Se vedete qualcuno scrivere robe strane, non sono io.

– metterò una persona di mia fiducia come co-amministratore della pagina di Facebook, per inviare link di foto, video e materiali interessanti sul Messico, io mi occuperò solo della scrittura degli articoli, così evito che la pagina di Facebook “muoia di inedia”.

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Cerchi porno latino e finisci nel mio blog, ovvero: le strane e divertenti vie che portano da Google a questa pagina

WordPress ha una funzione bellissima che ti permette di vedere quali parole sono state cercate su Google e hanno fatto raggiungere a un utente la tua pagina. In questa maniera si può vedere come sono solo una decina di articoli quelli che trainano il tuo blog e lo fanno conoscere a sempre più gente. Più gente passa per gli articoli e più la pagina acquista valore per il motore di ricerca e guadagna posizioni quando una persona cerca una parola chiave. Per esempio, un’amica (ciao Julieta!) mi ha detto che se cercate su Google Città del Messico, dopo varie immagini della città apparirà un omino che nemmeno è messicano (cucu!). Per chi vuole precisare che quella foto comunque è dell’intervista del Fatto Quotidiano, gli do ragione, ma loro mi hanno trovato tramite i motori di ricerca.

Come uno ci si aspetta, la maggior parte delle ricerche sono su temi culturali e culinari relativi al Messico. Compare di tutto, tacos al pastor, barbacoa, aguachile, elotes, esquites. Moltissime ricerche avvengono per individuare la traduzione di espressioni e frasi tipiche messicane, come güey, chido, chale, chafa, naco e altri gioielli del genere. Un vero pilastro culturale è la Llorona, che ispira tantissima curiosità. Un’altra curiosità è l’attrazione degli italiani per la cucaracha, questa musica-bestia-strumento musicale? Che diavolo è? Altre sono attrazioni turistiche come Tolantongo. Sono però rimasto molto sorpreso dalle ricerche di alcuni utenti e questi due articoli si dedicheranno proprio a questo e a rispondere ai pochi utenti che non hanno trovato la conoscenza ricercata nei miei articoli. È il mio primo meta-articolo, anche per festeggiare che ho cominciato a scrivere questo blog quasi tre anni fa, nel febbraio 2015 (PORCA PUTTANA come passa il tempo e blabla chorro chorro chorro).

I tabù: Ketchup sulla pizza – cappuccino dopo pranzo
Tanti, ma tanti italiani cercano di capire se è possibile infrangere questi tabù alimentari, e arrivano agli articoli riguardanti la pizza messicana devastata dalle salse e dall’usanza messicana di usare il cappuccino alla cazzo. Perdon, volevo dire liberamente. Ragazzi, fate quel che volete! I tabù sono stati fatti per permettere o agevolare la sopravvivenza di gruppi etnici o culturali, ma nessuno vi strapperà il passaporto se metterete il checiap (come ha scritto un utente) sulla vostra pizza ai quattro formaggi, per poi dare il colpo di grazia prendendovi un bel cappuccino dopo cena. Al massimo vi sputeranno in faccia.

Dottor stranamore: Ragazze messicane – Che uomo piace alle messicane – Donne messicane come sono – Ragazze messicane come sono – Cosa pensano le messicane dei ragazzi italiani – messicane ubriache
Eh, il fascino dell’esotico. Molte ricerche sono a tema amoroso-erotico, con gente che vuole cruzar el charco in cerca di una Latina che gli faccia valer la pena il viaggio. Ammetto che è sempre facile e divertente generalizzare, come una mia studentessa che mi chiede se gli italiani tradiscono più o meno dei messicani. O chi difende il dogma che le messicane sono passionali e gelose. Sono TUTTE CAZZATE. L’unica cosa che cambierà saranno gli spuntini che vi farete insieme, se vi cercate una messicana saranno più facilmente a base di mais.

Dottor stranamore 2: Messicani amano italiane – Come sono i ragazzi messicani con le fidanzate 
Giusto per mostrarvi che non esistono solo i morti di f*ga, abbiamo la prova che pure le ragazze prima di trasferirsi in Messico vogliono saperne un po’ di più sul carattere dei loro possibili partner. Sai com’è, è sempre meglio sapere in anticipo se la cena sarà offerta o se si farà alla romana.

Dottor stranamore 3 (Reggaeton remix): Perché l’italiano le piace la mexicanas 
Questa tarada (perdon, ingenua) fanciulla è sicuramente una studentessa alle prime armi con la lingua italiana, o una studentessa veterana ma fisiologicamente incapace per le lingue (ce ne ho, cof cof). Notate la struttura ibrida della frase, la mano tremante che cerca di scrivere in italiano con le leggi grammaticali dello spagnolo, incapace addirittura di fare una buona concordanza di genere e numero. Peste ti colga, giovane romantica. Se fossi una mia studentessa tu manterrei solo al prezzo di 300 pesos all’ora.

Come si dice in spagnolo senza la cucaracha
Si dice “sin la cucaracha”. Prego.

Bien peda traduzione
Questa mi ha fatto tanto ridere perché mi sono immaginato la scena. Il ragazzo messicano che dice all’italiana appena arrivata nel paese “Nos vemos esta noche, te quiero bien peda”.

Qualcosa sul Messico
Così, un pomeriggio di noia, meglio se cerchiamo qualcosa sul Messico (letteralmente).

Sono il wc di mia moglie. Sono stato il wc di mia moglie per un giorno
Qua non so cosa pensare. O è un gravissimo problema di autostima e disequilibrio nella coppia o è una manifestazione di coprofilia, tipo “pioggia dorata”. Scegliete voi!

Come ti rubano il cell in metro a Città del Messico, Città del Messico puzza
Giusto per arrivare preparati, è meglio confermare o sfatare qualche mito. Sì, la zona dell’aeroporto puzza, colpa di una discarica vicina, e lo smog vi assalirà le narici i primi giorni. Sì, nel metro rubano i cellulari, come a Milano e in tutti gli altri posti con tanta gente e tante opportunità di borseggio.

Ya depositaron
Un godinez che cercava qualche bel meme e invece si fionda su una pagina incomprensibile.

Che animale è la barbacola
È un mostro terribile, coperto da lanugine e con una lunga coda, da cui il nome. L’unica maniera di ucciderla è farla a pezzi e seppellirla, mantenendola vicina ad una fonte di calore per svariate ore. Disseppellitela a vostro rischio.

Una rarissima immagine della barbacola

Garibaldi
Tanti italiani cercano la presenza di Garibaldi in Messico e scoprono l’esistenza del nipote del più famoso e nostrano Giuseppe. Questo mi rincuora, io non ne sapevo nulla e sono felice di poter aiutare a svelare questa pagina poco conosciuta della Storia.

Malocchio minestra
Si può maledire una persona con una zuppa di fagioli? Mistero.

Mi spalmo sulle gnocche 
Eh, bravo.

Idee festa tema il padrino
Pensate, qualcuno voleva farsi il proprio mafia party e cercava degli accostamenti abbastanza ammiccanti ed è finito alla tradizione messicana di organizzare feste a sbafo facendole pagare ai padrini. Tristissimo.

Una bambina di sei anni a pignata
Sì, ma di sicuro tu non “ai” la licenza media.

Il sombrero è messicani – ma i messicani mettono il sombrero
Sì. Infatti le porte sono molto più larghe che nel resto del mondo perché i messicani erano stanchi di entrare nelle stanze piegando la testa. Appena arrivi a Città del Messico ti danno un sombrero e devi mantenerlo durante tutta la permanenza.

Come si beve la birra in Messico
Col culo. Si mette la bottiglia nel didietro e si inspira fortissimo. Ah, stappatela prima. Il pronto soccorso ve ne sarà grato.

Soffiare sul cemento religione
Oddio, non la so questa! Ma mi interessa il tuo culto, dimmi di più.

Rompompe cos’è
È un liquore tipico messicano, carissimo perché si deve bere da un’apposita pompa, dato che si estrae il liquido dalle bottiglie senza toccarle. Da non confondere con il ben più miserabile ed economico rompope. Che schifo i poveri.

Spero che voi vi siate divertiti leggendo, almeno la metà di quando mi sono divertito io scrivendo. Ci vediamo la prossima settimana con l’altra metà dei deliri.

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Alla ricerca del tempo perduto, o come lasciare Facebook (non sto plagiando Proust)

Per una serie di strane coincidenze sto vivendo un periodo bizzarro. Ma strano buono stavolta, non strano tipo porca-puttana-speriamo-finisca-presto. Credo che la cosa migliore sia spiegare i singoli punti.


– Due settimane fa ho fatto scoprire Black Mirror a mia moglie. Per chi di voi non avesse visto l’ultima stagione e volesse vederla, stiamo per entrare in un allarme spoiler quindi la parte che vi consiglio di non leggere sarà racchiusa fra questi suoni fastidiosi: LALALALALALALALALALALA. Bene, benvenuto a chi è rimasto. Dicevo, in un capitolo si ipotizza un social network in cui si danno punti alle persone. E si ricevono. Se il postino ti sta sul cazzo gli dai 1/5, se è fantastico 5/5. Lo stesso farà lui. Il tuo punteggio totale è una media di tutti i voti che hai ricevuto. Una persona normale ha fra 2 e 3, chi è super popolare raggiunge i 4 punti. Questi punti influenzano la tua vita per ricevere sconti, vantaggi, giudicare le persone appena viste, nei colloqui di lavoro. La protagonista è ossessionata dal punteggio e sviluppa un’identità ipocrita e melensa per guadagnare più punti possibili, mentre dentro di lei è una perra. Alla fine scivolerà in un baratro da incubo che la distruggerà socialmente e personalmente. Mi ha impressionato. LALALALALALALALALALALA

– Sto leggendo un libro bellissimo che si chiama PlenaMente (chiaro gioco di parole, tipo PienaMente). L’anno scorso mia suocera (e commercialista) mi ha avvisato che stavo guadagnando troppo e spendendo troppo poco. Ebbene sì, per il fisco può esistere anche questa categoria di contribuente. Conseguenza, avrei pagato un chingo di tasse. Mi ha suggerito di comprare il più possibile materiale da poter fatturare. Cancelleria non posso, d’altronde non mi servono 500 matite. Allora ho comprato libri. Dato che (come sempre) mi sentivo molto stressato, sono andato nel settore “psicologia”, pericolosamente vicino ai libri di auto-aiuto come “perché pensi di essere una gallina se sei nato Aquila” e altre mamadas del genere. Così ho comprato tre libri sullo stress e la migliore gestione del tempo (e della pazienza). Ho cominciato subito a leggerne uno, del “famoso” Deepak Chopra ma quando sono arrivato alla frase “continuate a guardare dentro di voi fino a che sentirete che una colonna con la punta di color giallo lattiginoso si illumina” ho buttato questa merda pseudo-esoterica. Due settimane fa ho cominciato a leggere PlenaMente ed è bellissimo. Senza incrostazioni filosofico-religiose inutili, ti spiega alcune maniere di essere più presente nella tua vita. Vi è mai capitato che state mangiando qualcosa, fate per prendere l’ultimo boccone e…non c’è più? Lo avete già mangiato senza rendervene conto. O che state guidando soprappensiero e di colpo “Toh, sono già arrivato”. O peggio, siete distratti e involontariamente prendete la strada che ogni giorno vi porta al lavoro? Ecco, la maggior parte del nostro tempo noi non lo stiamo vivendo. Tristissimo, ma mentre abbiamo il presente davanti, la nostra testa schizza continuamente verso il passato e il futuro, mai al presente. Provate per credere, per una decina di minuti classificate quel che state pensando in presente passato e futuro, vedrete cosa succede. Viviamo al presente in rarissime occasioni, quando riceviamo una sorpresa, quando facciamo l’amore, quando ci facciamo male, quando parliamo con una persona a cui vogliamo bene. E a volte, neanche in quelle occasioni. Così, il libro propone varie maniere di vivere appieno la giornata, in un ciclo di 8 settimane di esercizi, obbligando la mente a rimanere dove deve essere, cioè nel momento che stiamo vivendo proprio ora. Cibo, luoghi, persone diventano all’improvviso più “densi” e profondi. E gli incidenti stradali diventano molto meno probabili perché state prestando la massima attenzione. 

– Non sono solo uno scrittore di blog, mi piace anche leggerne. Uno dei miei blog preferiti è gestito da una ragazza che vive a Barcellona e che è proprio brava a scrivere, e domenica ho ricevuto la notifica del suo articolo, questo. Non voglio rubarvi la sorpresa, vi consiglio di leggervelo. Mi ha fatto pensare tantissimo, al punto da convincermi. Quindi…

– Ho rinunciato a Facebook. Era ormai diventata un’orribile mania. Ci ero sempre attaccato, era la prima e l’ultima cosa che vedevo durante la giornata, mi distraeva alla guida, pure quando parlavo con la gente, mi dava fastidio durante i film, lo controllavo anche durante le lezioni ed ero (sono) sempre affamato di approvazione. Per farvi capire quanto era patologica la situazione vi basti pensare che da quando ho cancellato l’applicazione, continuo a sbloccare il cellulare per cercare…cosa? Ormai è diventato un istinto di cui devo liberarmi. Due o tre volte al giorno penso qualcosa e realizzo “Questo devo pubblicarlo!”. Porca troia, stavo proprio messo male. Non ho chiuso il profilo perché è pieno di foto e perché voglio mantenerlo per poter continuare a pubblicare come autore nella pagina di Estoy Messicando. Perciò, se sei arrivato a questo articolo tramite la pagina Facebook, tranquillo, tutto continuerà a funzionare come prima, l’articolo lo vedrai mercoledì o giovedì orario italiano. Se sei fra i miei contatti personali di Facebook invece, chiedimi pure il contatto di Whatsapp se vuoi o hai bisogno che rimaniamo in contatto frequente. (La foto me l’ha mandata mia moglie, non sono così sfigato da mettere mi piace ai miei stessi link, o non ancora almeno)

Mi piace questo nuovo periodo. La giornata è lunghissima e ho smesso di urlare e bestemmiare da solo quando guido. Sono più felice. Detto questo, ho bisogno di un consiglio tecnico: ho cancellato Facebook da cellulare e IPad, ma Facebook si “aggiorna” tutti i giorni sul mio cellulare e continua a re-installarsi da solo!! Come faccio a mantenerlo fuori del tutto? Grazie a chi mi aiuta! Sono un vecchio e la tecnologia mi spaventa. Cof cof. 

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La ley del pueblo

Vivo in un pueblo bien chingon che si chiama San Bartolo Ameyalco. Avrete notato che, come molti altri villaggi messicani, ha un doppio nome. Il villaggio precolombiano, Ameyalco, è stato ribattezzato col nome di un santo dai conquistadores, ma senza eliminare il precedente. È un villaggio sulle colline, che mantiene ancora intatto il suo nucleo originale, le stradine strette e in salita. Non è “bello”, ma è caratteristico. È il Messico reale. Ci sono i festoni che attraversano la strada e sventolano mezzo sbrindellati, le moto che salgono e scendono con casse di birre tenute ben in equilibrio in mezzo alle gambe (Ubereat spostati proprio). Gente che spara cohetes un giorno sì e l’altro anche, mute di cani randagi ma innocui che scorrazzano elemosinando cibo. Il signore del pulque che tutte le domeniche arriva con una tanica e ti vende il pulque a bicchieroni da 10 pesos o un litro per 20. Macellai che allontanano le mosche dalla carne cruda con una mano annoiata e venditori che ti regalano un po’ di tutto, da un pezzo di frutta a un piccolo taco, per convincerti a fermarti e mangiare da loro. Insomma, il Messico REALE, non Coyoacan. 

La gente è semplice e mantiene uno stile di vita rustico, ho avuto la fortuna di conoscere abbastanza bene una famiglia di questo pueblo. 

Tra gli abitanti originari ci sono degli “infiltrati” perché in questa zona collinare si sono costruite molte ville, si riconoscono perché i cancelli e le entrate sono altissime e sembrano delle caserme, per impedire la vista alla ricchezza che contengono. Sono delle cisti nel tessuto urbano del paesino.

Il nome Ameyalco deriva dall’unione di due parole e si può tradurre come sorgente del bosco. Questa sorgente è stata oggetto dei desideri più rapaci, tanto che quattro anni fa ha causato una vera e propria battaglia con machete. Il villaggio ha perso.

Mi sento sicuro vivendo qui. Gli unici “problemi” che possono diventare frequenti sono gli schiamazzi notturni degli ubriachi, ma non mi sembra una cosa pericolosa. Solo una volta, tre anni fa, tornando a casa abbiamo trovato una pancarta (uno striscione) proprio di fronte casa nostra. Diceva che una persona era stata derubata dal tassista proprio in quel punto, e alla prossima ci sarebbe stata una giustizia sommaria. Un linciaggio. La sicurezza pubblica sembra essere in mano agli stessi abitanti. Effettivamente, ora che mi ci fate pensare, non ho MAI visto poliziotti in piazza, né la domenica né alle feste più grandi. Certo, con l’enorme eccezione di quando la polizia ha attaccato gli abitanti che stavano difendendo la propria sorgente. 

A quanto pare, la polizia non ha accesso o non si interessa, perciò il villaggio si arrangia con il proprio senso di giustizia. 

A fine dicembre abbiamo fatto una posada con i vicini e abbiamo potuto conoscerci meglio. La vicina güera è sempre vissuta in questo pueblo, solo che abitava due strade più in su in casa dei genitori. Quando il suo ragazzo ha cominciato a dire che non si sente sicuro, che ogni volta che esce dal portone deve guardarsi in giro, lei ha ribattuto che non si deve preoccupare perché esiste la ley del pueblo. Dato che anche tutti gli altri vicini venivano da altre parti della città, ci ha spiegato cosa significa. Chi vive nel villaggio è parte del villaggio ed ha il diritto di essere protetto dagli abitanti. Non ci saranno attacchi all’interno del pueblo. Se uno “di fuori” fa del male al pueblo, l’intero villaggio risponderà all’attacco, come un corpo unico. Per chiamare a raccolta esiste una campana, basta suonarla per riunire la popolazione. Tipo Medioevo, quando suonavano le campane delle chiese e la gente usciva con i forconi! (O tipo Don Hidalgo! Ehm…)
La domenica andiamo per la nostra rituale barbacoa, e mentre saliamo la vediamo. Eccola! 


È tutto vero, allora. Vivo in una minacciosa ma bellissima parentesi medievale, a venti minuti dall’ultra-moderna Santa Fe.

(Cambiando di tema, ragazzi ho appena visto che siete tantissimi! La pagina di Facebook ha superato i 400 iscritti e il blog è a 540 iscritti. Tantissime grazie per il vostro apprezzamento!)

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La (fatiscente) Habana

Seconda parte della parentesi cubana, questa volta parlando della capitale. 
La Habana è una città strana. Mi sarebbe piaciuto dire che è una città fantasma perché l’idea che ti dà è di uno strano vuoto, qualcosa che non va. Poi ho visto che è brulicante di vita, e questo rende ancora più stretta l’etichetta che volevo usare. La Habana è una città zombie. Ecco, questo va già meglio. 

Abbiamo avuto la sfortuna di visitarla con nuvoloni grigi, vento e freddo, questo sicuramente ha influito sul giudizio complessivo, la sensazione che mi dava (mia moglie odia Padova perché l’ha visitata tre volte con la pioggia).

I monumenti della città sono fastosi, giganti, tanto la statua equestre di José Martí, ideologo e vero padre della patria cubana…

…come il Campidoglio, che ricorda l’omonimo monumento di Washington DC che ho sempre visto in foto. 


Camminando per la città per la prima volta abbiamo avuto difficoltà a trovare un ristorante. Abbondano delle zone tipo fast-food che vendono hamburger e hot-dog, ma la gente compra e cammina mangiando. I ristoranti sono un po’ spersi e stranamente lontani dai maggiori punti turistici. Sono frequentati dagli stranieri, ma allora non capisco dove vanno a mangiare i cubani della classe media. In ogni ristorante entrano ed escono gruppi musicali per guadagnarsi il pane con splendida musica cubana dal vivo.

Hanno costruito appositamente un centro commerciale solo ad uso turistico, ma ha strani orari, alle 11 era ancora quasi chiuso. 

Gli edifici del centro storico (la Habana vieja) hanno tutti un’aria di decadenza, dovuta alla scarsa manutenzione. Alcuni sono letteralmente pericolanti, e non sono segnalati né avvisati perché la gente non ci passi troppo vicino. Tetti sventrati, muri caduti. Sembra Toluca.

Vicino all’Alameda centrale, che là si chiama semplicemente parco, c’è un arco che dà accesso alla Chinatown locale. Appena passato l’arco la zona diventa orribile quindi scapperete a gambe levate. 

Vabbè, passiamo alle attrazioni. Imperdibile è la visita al Museo della Rivoluzione. 


Questa struttura è albergata in una villa del centro, che poi è stata usata come palazzo presidenziale. Il palazzo stesso è una reliquia dell’epoca della lotta alla dittatura. Il militare Batista giunse al governo nel 1952 in maniera illegale e iniziò una dittatura militare, appoggiata dagli Stati Uniti. La popolazione si organizzò in scioperi, occupazioni e veri atti di guerriglia per spodestare con la forza il presidente. Sui muri interni del museo della rivoluzione ci sono i segni degli spari perché alcuni patrioti (o terroristi) hanno cercato di assassinare Batista sparando da fuori verso l’interno dell’edificio, dove si trovava in quel momento il presidente. Nel museo potrete trovare la cronaca degli eventi che hanno portato Cuba a trasformarsi in un regime comunista, ma i pannelli e le vetrine sono tutti degli anni ’70-’80, anche il museo andrebbe svecchiato. Protagonisti assoluti sono Fidel Castro, Che Guevera e Camilo Cienfuegos, in quella che è conosciuta come la triade rivoluzionaria. 


Fidel e il Che sono famosi. Camilo? Era un amico di infanzia di Fidel e lo ha accompagnato durante la lotta per rovesciare il regime dittatoriale del “Presidente” Batista. È morto nella prima fase della lotta, e anche per questo ora è stato idealizzato. Se si muore giovani non si ha tanto tempo per tradire i propri ideali. Il museo è pieno di cimeli di tutti i rivoluzionari, con uno spazio speciale per il Che, vero e proprio semidio. Ho scoperto addirittura un pop guerrigliero che ci hanno trasmesso nel bus che ci portava alla città. Il video è talmente brutto da essere bellissimo. 
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La cosa che più mi ha impressionato è stata vedere la quantità impressionante di dati e prove che hanno accumulato riguardo ai diversi tipi di attacchi che gli Stati Uniti e la loro Cia hanno organizzato, tentativi di invasione, di assassinato, guerra biologica, aldilà della già conosciuta guerra commerciale. Al di fuori del museo trovate un memoriale con vari mezzi a motore e armi che hanno fatto la storia della nazione, spicca fra tutti il Grandma. 


Breve prologo per capire meglio: Fidel Castro è stato uno dei primi cubani a creare un nucleo di guerriglia e a tentare di attaccare il governo del dittatore Batista. Catturato, fu messo in carcere assieme al fratello Raul ma grazio ad un’amnistia fu scarcerato. Si trasferì in Messico dove conobbe Che Guevara. Insieme si organizzarono per poter addestrare un nucleo di guerriglieri e dare inizio alla rivolta nel proprio paese. Si addestravano in una fattoria nel sud di Città del Messico. Ma li hanno beccati presto e incarcerati (Perché in questa fattoria avete un poligono di tiro?). L’ex presidente Cardenas mosse dei fili per farli uscire e continuarono l’addestramento in zone meno evidenti. Era il 1956. Con la preparazione e i soldi ottenuti dalla diaspora cubana, comprarono uno yacht, appunto il Granma e sbarcarono a Cuba, dando inizio alla rivoluzione cubana. Il primo di gennaio 1959, approfittando dei festeggiamenti di Capodanno, Batista scappò dall’isola rubando un sacco di soldi della nazione. Così cominciò la Cuba comunista. 

Altro punto importante per i turisti è il Malecon cioè il lungomare. Tristemente il mare era talmente mosso che le onde riuscivano a sbattere contro la strada quindi non abbiamo potuto percorrerlo 😦 ma da lì si apprezza un forte militare e un faro dall’altra parte della baia. 

Vicinissimo c’è il palazzo dell’artigianato, vera Mecca per lo shopping turistico. Chiaramente i prodotti più ricercati sono gli alcolici e i sigari, ma non mancano gli strumenti musicali e vari strumenti in legno. Nella corte centrale, ai tavolini, troverete frotte di cagoni che si fanno spiegare come fumare un sigaro, ansiosi e smaniosi di cambiare il più presto possibile la propria foto profilo di Facebook. Sì perché questo è uno dei pochissimi posti della capitale dove c’è il Wi-Fi…se comprate una tessera apposita per poterne usufruire. Molto cara.

Che dire! È una città bella a suo modo, non la potete visitare con i criteri che avete sempre quando state camminando in una capitale. Probabilmente anche questo senso di incompleto o di decadente è quel che attira tanta gente, o almeno quella che non viene a Cuba solo per fare turismo sessuale. 

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