Lo stemma nazionale messicano (El escudo)

Lo stemma nazionale messicano è bellissimo, colorito e grintoso. Lo potete vedere al centro della bandiera messicana. Questo articolo serve per spiegarne i simboli. 

Partiamo dalla parte centrale: vi si trovano tre mega protagonisti, l’Aquila, il serpente e il cactus. Aquila e serpente sono animali potenti in quasi tutti gli universi simbolici, rappresentando forza e intelligenza. Il cactus è una delle prime cose a cui una persona pensa quando si immagina il Messico. Perché sono insieme? Si deve a una leggenda precolombiana. 


La leggenda

Gli aztechi, o Mexica, popolo egemone in questa terra quando ci arrivarono gli spagnoli, non era stanziati lì “da sempre”. Vi erano arrivati solo 200 anni prima. Il popolo azteca o Mexica ha vagato per dei decenni da una parte all’altra del Messico, in attesa di trovate un simbolo che li convincesse di fermarsi. Venivano da una terra mitica chiamata Atztlan, nome che a me dà sempre i brividi perché coincide spaventosamente con il suono di Atlantide, altra terra mitica che i greci posizionavano aldilà delle colonne d’Ercole. Tornando al tema, giunti nella laguna che oggi è Città del Messico, videro un’aquila che aveva catturato un serpente, posati entrambi su un cactus, e giudicandolo un potente segnale, costruirono quella che sarebbe diventata la capitale messicana, il 20 giugno 1325. 


I dati

La realtà è molto più umile, gli aztechi erano dei reietti e venivano sballottati da una regione all’altra dai popoli autoctoni che non gli permettevano di stanziarsi. Fondarono la loro città nella zona più miserabile che rimaneva, lasciata libera dagli altri, ma la loro industriosità (e aggressività) li trasformerà in un popolo pieno di gloria, che dovette cancellare e ricreare la propria umile origine. TUTTI gli imperi fanno così. Chi ha studiato un po’ di storia greca e romana lo sa benissimo. La storia azteca è quasi uguale a quella Veneziana, la città lagunare è stata infatti fondata da profughi che scappavano dall’invasione di Attila e il primo periodo della città si riduce a un’affannata lotta per la sopravvivenza, in quel territorio malsano, vivendo di pesce e della vendita del sale, prima e importantissima industria veneziana. 


Gli ignorati

Vi faccio notare che ci sono altri protagonisti di questo stemma! Se cercate in basso, vedrete tre lumache nell’acqua. A creare una mezzaluna in basso di sono anche un ramo di quercia e uno di alloro, rappresentando la forza e la vittoria.

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Pedos de monja o scorregge di suora

Camminando per San Miguel de Allende ho trovato un negozio che diceva “si vendono scorregge di suora”. Incuriosito sono entrato e ho chiesto informazioni, e mi hanno raccontato una mezza storia sgrammaticata. Per rimediare, vi racconto quello che ho incontrato su internet.

Tutto parte con un pasticcere italiano che si trasferisce a Barcellona all’inizio del secolo scorso. Qui crea un tipo di biscotti leggerissimi che chiama petti di monaca. La sfortuna volle che in catalano pets siano le scorregge quindi la gente cominciò a chiamarli…flatulenze monacali. 

A Queretaro (quindi qui in Messico) si dice abbiano reinterpretato la ricetta, mantenendo il nome originale, pedos de monja. Ora, malgrado tutte le pagine che ho letto dicano che si è “reinventata la ricetta”, io non ci vedo proprio una rielaborazione, sono due prodotti completamente diversi. I pedos de monja catalani sono biscotti con farina, uova e limone, quelli messicani sono cioccolatini, buoni ma nulla di straordinario. Una sola somiglianza ho trovato, ed è la forma tondeggiante, però anche questa è proprio parziale perché i dolci di Barcellona sono più appiattiti e quelli di Queretaro hanno l’apparenza di Baci Perugina. 


Quindi, l’unica cosa eccezionale è il mega furto del nome, applicato ad un dolce differente. Applauso solo per lo slogan, mejor adentro que afuera! con riferimento contrario a quel che si dice normalmente per i peti, meglio fuori che dentro.

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San Miguel de Allende, un tesoro messicano

Un mese fa ho avuto l’occasione di visitare un’altra perla di questa terra, San Miguel de Allende. Per quanto completamente sconosciuta in Europa, in Messico è un must, una città super famosa, ora vedremo il perché. Si trova nello stato di Guanajuato, a poche ore a nord della capitale, quindi se passate qui almeno due settimane, vale la pena toccarla. Come sempre, partiamo con un po’ di storia!


Questa regione era popolata da vari gruppi tribali, comunemente raggruppati col nome di chichimecas, “stirpe del cane”, così erano chiamati dagli aztechi, che li denominavano come barbari aggressivi. Queste tribù nomadi erano estesamente aggressive e anche gli spagnoli dovettero lottare per molto tempo per conquistare questa regione. Nel 1542 alcuni coloni otomí e taraschi arrivarono per colonizzare guidati dal frate Juan de San Miguel. Dopo vari attriti, i francescani e i chichimecas contribuirono alla fondazione di San Miguel el Grande, o San Miguel de los Chichimecas. Un primo sito di fondazione fu abbandonata perché aveva poca acqua. Dice la leggenda che i francescani videro arrivare dei cani tutti bagnati e li seguirono, scoprendo così una sorgente dove rifondarono la città. 
Durante la guerra di indipendenza, all’inizio del 1800, la città guadagnò la seconda parte del suo nome attuale. Qui infatti nacque Ignacio Allende, uno dei primi autori materiali dell’inizio dell’indipendenza messicana. Un altro nativo famoso sarebbe il Pipila…chiaro, se fosse esistito. Per gli italiani che non lo conoscono, ci scriverò un articolo sopra.
Andiamo all’epoca moderna. San Miguel de Allende è bella città, tranquilla e sicura. Raccoglie tutto il bene del Messico, e niente del male. La città ha stradine strette e colorate, molto spesso ripide dato che è una zona collinare. 

È una raccolta di ville coloniali, chiese e ristoranti di qualità. È proprio bella. Il punto più spettacolare è la Parrocchia di San Miguel de Allende, spettacolare e “sproporzionata” come ogni buona chiesa mastodontica che si rispetti. 

Di fronte troverete il classico parco alla messicana con il classico chioschetto.

 Il paesino si esplora velocemente, in 4-5 ore, e se salite fino al punto più alto avrete un mirador, un punto panoramico per apprezzare la città. 

C’è anche la casa museo di Allende ma purtroppo non ho avuto l’occasione di visitarlo. 😦
Se la città è “solo questo”, perché è un punto di attrazione così forte? Be’, sembra un parco di divertimenti a tema messicani. Leggendo la guida ho scoperto che quasi tutte le settimane ci solo feste e celebrazioni, e infatti ne ho beccata una appena arrivato. 

Una gran quantità degli abitanti sono stranieri, principalmente statunitensi, che l’hanno scelta come propria dimora per la tranquillità e il carattere folklorico. Anche per questo, comprare una casa qui è carissimo. Come destinazione turistica, la rivista Travel + Leisure, l’ha scelta come la migliore al mondo, con questa giustificazione:

A lo largo de los años hemos descubierto más grandes restaurantes y actividades, pero la ciudad todavía mantiene su herencia mexicana, su cultura y su encanto”, destaca la Revista Travel +Leisure sobre la ciudad Patrimonio Mundial de la Humanidad de la UNESCO.
Questi sono stati altri premi che ha vinto:
2016 – Tercer Mejor Destino del Mundo por la Revista Travel + Leisure

2016 – Mejor destino de México, Centro y Sudamérica por Travel + Leisure

2013 – ‘Ciudad No. 1 del Mundo’ por la Revista Conde Nast Traveler 

Detto questo, è una città bella ma non “incredibile” secondo me. Ne vedrete molte altre di questo tipo, e vale la pena visitarla di passaggio, andando verso Leon o Guanajuato. Capisco comunque perché molti stranieri l’hanno scelto come posto dove spendere i soldi della propria pensione, è sicura, tranquilla e luminosa.

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Il milanese-iberico-chilango

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Oggi mi va di parlarvi d’un personaggio strano, conosciuto due settimane fa. Per Linkedin mi contattano per un’intervista di lavoro. Incredibile, questo sito funziona sul serio e non è un Facebook lavorativo in cui vantarsi delle proprie prodezze professionali. Bueno, non solo. Comunque, ci mettiamo d’accordo per vederci al bar capitalista con una sirena come simbolo. Ha un classico nome spagnolo (due nomi e due cognomi) ma quando mi scrive che è arrivato, alzo gli occhi e vedo uno con due occhiali da sole enormi che mi dice “Ciao, aspe’ che mi prendo un caffettino”. Accento milanese. Stranissimo, quindi quando torna al tavolo chiedo subito riguardo la sua nazionalità e mi risponde “Sono spagnolo, ma ho vissuto a Milano e a Torino, ho amici a Napoli, ho viaggiato molto e ora sono qui, uè figa, son cittadino del mondo”. Concordo, ma sembra che l’impronta più forte te l’abbia lasciata la città della Madonina. Così parte l’intervista di lavoro. O meglio, non parte. Io faccio domande sulla natura del lavoro, la zona, il metodo. La maggior parte della chiacchiera risulta lui che si vanta della propria vita, tutte le esperienze lavorative e sportive che ha avuto:

“Ho giocato a livello professionale, una volta ho anche fatto una partita contro quel gigante toscano, come si chiama? (scena muta, nel calcio come in altre cose sono ignorante) Ma dai che lo conosci! Quello alto, famoso… E mi hanno detto, appena comincia la partita devi spaccargli le gambe, e io Ué testina, ma come cazzo faccio?”

(tra parentesi, chi cazzo è il calciatore toscano alto?)

Arrivando al dunque, mi dice che deve mandare dei prof a dare un corso di lingua in un’impresa italiana con sede a Polanco (zona figa). Quindi, professore nativo inviato a un’impresa italiana in zona agiata. “Possiamo pagare i professori [una miseria] all’ora”. Io evito di cambiare espressione ma con difficoltà. Perciò chiedo se il pagamento cambia se il professore viene inviato più lontano. “Be’ sì, se lo mandiamo [in culo ai lupi] lo paghiamo 50 pesos extra all’ora” Sti cazzi, offertone. “E pensa che ho anche avuto dei prof che mi rifiutavano i lavori perché erano in orari scomodi, ma io dico, sei qua per fare i soldi o che? Pirla, l’orologio fa tictac e i quattrini fanno dindin”. Penso che in quel momento abbia raggiunto l’apoteosi della macchietta milanese. Comunque, in quell’orario ero dall’altra parte della città quindi nisba.

 

Accento a parte, che secondo il suo parere poteva cambiare a piacimento (e mentre lo diceva ha assunto un tono pseudo napoletano alla Mario Bros) quando parlava italiano poteva farlo con enorme facilità…ma facendo gli errori tipici di tutti i miei studenti: assoluta ignoranza del congiuntivo (questo sconosciuto), assenza completa dei pronomi ci e ne, insomma c’era tanto da migliorare, più che vantarsi. Sicuramente ha un sacco di qualità, un buon uomo d’affari, un cittadino del mondo, uno sportivo abile, ma se devi fare un’intervista di lavoro, sarebbe meglio cercare di evitare di trasformarla in un palcoscenico per il proprio colossale ego, e concentrarsi un po’ di più sul candidato.

 

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Tempo

Uno ha priorità differenti man mano che passano gli anni. Sicuramente avrete visto anche voi quell’immagine in cui si mostrano i valori di soldi energia e tempo libero che variano a seconda delle tappe della vita. 

Durante la mia vita universitaria ho avuto un buon bilancio di studio, vita sociale e riposo e dato che lavoravo solo durante l’estate non dovevo anche mettere in bilancio delle ore di lavoro. Quando ho cominciato a lavorare qui la situazione è cambiata e ho cominciato a fare degli errori fatali. Sono un taccagno e un avaro, e ho cominciato a dare priorità assoluta all’esperienza lavorativa e al guadagno, seppur minimo. Così, mi son trovato a fare una routine da Sisifo senza guadagnarci quasi nulla. Esempio pratico: la lezione cominciava alle 8 dall’altra parte della città, avevo due ore di lezione poi ero libero. Mi pagavano 55 pesos all’ora. Risultato, alle 10 potevo uscire dalla zona nord della città e raggiungere la molto più lucrativa zona di Santa fe, che era a sud ovest. E dicevo, be’, meglio poco che niente. 

Quello di cui non mi rendevo conto è che stavo bruciando vita. Per essere lì alle 8 dovevo essere sul bus alle 6. Quindi, dalle 6 alle 10 sono quattro ore, pagate con 5 euro, totali. Stavo guadagnando 1 euro e 25 all’ora, esponendomi a rischi di incidenti, scippi o peggio. Ho perso venti chili durante il mio primo anno in Messico. Se non ci credete, guardate le foto del 2013 se mi avete fra i contatti di Facebook. Sono stato uno scellerato per un anno e mezzo. La mia unica fortuna è stata…che la scuola non ha più avuto corsi da offrimi, così ho offerto i miei orari mattutini a una scuola moooooolto più vicina a casa e che mi pagava il triplo. 

Io vedevo solo il guadagno (seppur minimo) e non mi rendevo conto che stavo bruciando la risorsa più importante che esista, il nostro tempo. Il tempo è denaro, diceva il cliché umano che è il milanese-spagnolo-chilango (creatura mitica conosciuta da poco e che descriverò in un articolo apposito). Così, quando me ne sono reso conto, ho cominciato a diventare un fanatico del multi tasking, che per chi di voi è ‘gnorante fa na verza (perdonate il rigurgito vicentino) sarebbe il fare varie attività allo stesso tempo. Preparare la lezione vedendo un telefilm noioso, cucinare con musica, leggere in piedi in fila per i vari documenti che ho avuto la necessità di produrre. Ora, mi imbestialisco ogni volta che uno studente mi fa perdere tempo (=soldi). 

Esempio pratico, che ha causato la nascita di questo articolo: domenica scorsa dovevo dare una lezione a tre studenti universitari che si trasferiranno in Italia. In questo periodo ho meno lezioni, quindi non volevo lasciar perdere questo guadagno. Dovete sapere che ogni alunno paga per sé, la somma che ne esce è un guadagno (mio) più che dignitoso. Durante la notte mi scrive un alunno e cancella la lezione. Ne restano due, delle quali una fa un commento ironico (dimostrando di aver letto il messaggio del collega). Sveglia alle 7, mi preparo, guido per mezz’ora, mi compro un caffè per resistere a una maratona di tre ore di lezione. Se mi stanco io, immaginate lo studente. Arrivo puntualissimo come sempre, e cominciamo, ma solo con la ragazza che offre la casa per la lezione. Dell’amica nessuna notizia. Non me ne preoccupo perché arriva sempre con 25-40 minuti di ritardo (e li paga, altra novità introdotta nei miei corsi quando ho visto che il mio tempo è denaro, prima ero talmente idiota da restare tempo extra per dare agli studenti i minuti persi, ero uno stupido e candido imbecille). L’amica la chiama, io le scrivo, nessuna risposta. Si completa la prima ora, e mi rendo conto che è possibile che non arrivi proprio. Dato che ogni studente paga per sé, il mio budget per la lezione DOMENICALE è stato ridotto di un terzo. Pochi calcoli e dico alla studentessa che mi dispiace ma dovevo lasciarla. Stavo usando la mia domenica mattina per guadagnare poco più dei soldi della benzina per fare andata e ritorno. Così ho salutato e sono tornato a casa a godermi il resto della giornata. Tra parentesi, la carognetta menefreghista non mi ha mai risposto e men che meno chiesto scusa.

Abbiamo poco o tanto tempo, a seconda di come si vedono le cose. L’importante è non sprecarlo. Ora vi aspetterete una mega pippa sul “vivi la vita, esci, conosci posti nuovi, e se qualcosa ti fa paura, FALLO CON PAURA!!!1!!!1”. Sto cazzo. Non salterei con il paracadute neanche se mi pagassero e vedendo il video che un amico ha fatto salendo in mongolfiera sopra Teotihuacan mi sono aggrappato al divano e ho sentito nausea. Ho 33 anni, so quello che mi piace e quello che non mi piace. È ora di farla finita di fare le cose che non mi vanno. Così, se ricevo un invito a una festa in cui non conosco quasi nessuno, la risposta in automatico è no, sennò sarei obbligato a stare per 5 ore son il sorriso ebete e la birra in mano senza saper cosa fare. Se siete introversi, capirete la situazione. Divoro libri, cammino tanto, mangio bene e bevo di qualità. Se guardo le statistiche del mio computer, sul gioco Civilization VI indica più di 400 ore di utilizzo. Considerando che viviamo in media 17 ore al giorno, tolte le ore di sonno, ho costruito civiltà artificiali per 23 giorni. Ed è stato fighissimo. Cercate qualcosa che vi piace e se è legale e non fate male a nessuno, buttatevi. E fanculo la mongolfiera. 

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Elezioni emozionanti 

Un evento di grande portata è appena accaduto in Messico. Le scorse elezioni presidenziali sono state da record. Premessa: le elezioni presidenziali avvengono ogni sei anni e i governi non cadono come quelli italiani. Tempo fa ho parlato dei partiti messicani ma vi rinfresco la memoria.

Il Pri è il partito sorto alla fine della rivoluzione messicana e che è stato al governo per 75 anni. È di destra e si è macchiato di…be’, quasi tutto. Corruzione, omicidio, strage (Tlatelolco), collusione mafiosa, fate voi. Per ripulire la propria immagine ha proposto Antonio Meade, un volto fresco per nascondere il passato sanguinario e criminale del partito. Non è servito perché, come hanno detto tre dei miei studenti “Vorrei votare per Meade…ma è del Pri e non posso farlo”. Curiosità: il suo è un nome di origine irlandese e si pronuncia Miid. Questo ha portato a una guerra fra chi lo pronuncia così, e chi lo pronuncia come si scrive, Me-a-de. Ho litigato con mia moglie per spiegare qual è la versione corretta e ho dovuto cercarle un video per mostrarlo.

In alleanza con il pri c’era il partito verde, un partito clientelare e l’unico partito verde al mondo a volere il ripristino della pena di morte.

Il Pan (partito di azione nazionale) è un altro partito di destra e ha rotto il monopolio priista andando al governo 18 anni fa e ha dato due presidenti (Fox e Calderon). Durante la presidenza Calderon è cominciata la guerra al narcotraffico, guerra violentissima (più di 100mila morti)…e inutile, dato che la mafia non è stata intaccata in maniera forte. Alleato con il Pan c’era il Prd che era…la sinistra!

Il partito Morena (movimento di rigenerazione nazionale) è nato e cresciuto attorno ad una sola persona, Andres Manuel López Obrador (AMLO) un politico di Tabasco che è uscito dal Prd e ne ha causato il fallimento elettorale, obbligandolo al tradimento ideologico (ricordate che il Prd si è alleato con il Pan?). I sondaggi lo davano come il favorito e anche per questo durante i dibattiti televisivi tutti attaccavano Amlo per rovinarne l’immagine. La voce che più circolava era che se lui avesse vinto il Messico sarebbe diventato una nuova Venezuela, cioè un paese fallito, in crisi economica, con una mega inflazione, le imprese straniere che non possono installarsi e con un dittatore al governo. Scenario da incubo, evocato solo per spaventare gli elettori, dato che il Venezuela e il Messico sono due nazioni completamente differenti. Alleati con Morena c’è il partito del lavoro, di tipo maoista, è un partito di ultra ortodossi, contrari all’aborto. La politica crea strani partner di letto, credo di aver letto da qualche parte. 

Poi c’era il Bronco, un indipendente, cioè non era parte di un partito. Non ha avuto molto successo, viene ricordato solo per la sua proposta di tagliare la mano (letteralmente) ai ladri.

Le elezioni si sono svolte con qualche incidente. Per le persone che volevano votare al di fuori del proprio domicilio, esistevano seggi elettorali “speciali” con 750 schede. Risulta che molti messicani si sono dimenticati di cambiare il loro domicilio e hanno cercato di votare in quelle. Quando hanno visto che erano finite le schede elettorali…hanno distrutto le urne e sparpagliato le schede. Molto, molto maturo. 

Dicevo, i sondaggi davano Amlo come vincitore per una ventina di punti, e così è stato. Più della metà degli elettori lo hanno preferito. Un autentico plebiscito. Ora, vediamone le conseguenze. Quasi tutti i messicani del ceto medio alto hanno il culo che gli brucia. Sono spaventati dal possibile cambio degli equilibri socio-economici che Amlo ha promesso di attuare. Fra i suoi obbiettivi ci sono la costruzione di un treno di alta velocità nel sud-est per collegare le spiagge caraibiche con altre città dell’interno, lo stop alla costruzione del nuovo aeroporto capitolino che secondo lui è un enorme spreco di soldi, potenziare l’agricoltura del sud (regione povera e popolata da persone con condizioni sociali e di scolarizzazione basse), creare nuove relazioni commerciali per bilanciare la sfiducia del vicino del nord (gli Stati Uniti di Trump) e in generale “cambiare le cose”, dare vita ad un nuovo Messico. Quando i rivali gli chiedono come troverà i soldi per fare questo, lui dice che eliminerà la corruzione dal governo, ed eliminerà “la mafia del potere”, il Prian, questo mostro bicefalo che ha governato il Messico per un secolo. Almeno, questo dice lui. Come lo otterrà, mistero, ma è un tratto messianico che ha attirato molti messicani (“quando arriverò io, i problemi si risolveranno”). Comunque, ha stravinto, e sinceramente sono curioso e contento. Curioso perché per la prima volta nella storia del Messico moderno, un politico di sinistra sarà al governo. Contento perché è un cambiamento, o promette di esserlo, e spero che lo sia perché la classe politica si è dimostrata molte volte marcia fino all’osso. Timore? Sì, le imprese straniere potrebbero scappare o vedere con sospetto questo governo “differente”…o potrebbe rivelarsi un bluff, in dicembre, potrebbe cadergli la maschera e potrebbe dimostrarsi uguale ai politici precedenti. Mancano pochi mesi all’inizio del nuovo governo in dicembre, ma mi emoziona più del mondiale. Per ridere, l’incontro del presidente attuale con il neo-eletto.

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Febbre da mondiale

I messicani hanno una passione per il calcio. Come (e più) degli italiani. I fanatismi locali li fanno ridere o stare tristi per le vittorie delle squadre cittadine. Le squadre più importanti sono i Pumas, Las Chivas, il Cruz Azul (una marca di cemento), l’America, ma ogni città messicana ha la propria. 

Quando c’è una vittoria nazionale, il rituale è quello di riunirsi all’Ángel de la independencia per festeggiare tutti insieme. Le partite della nazionale sono eventi massivi, come quelli nostrani. Da quando sono qui, sento il mito ricorrente della vittoria dei Mondiali. Ci credono, ci sperano, come una divinità. Allo stesso tempo, non hanno fiducia in loro stessi. La vittoria rimane, appunto, qualcosa di mitico e irraggiungibile. La scarsità di autostima nazionale si riflette anche nel campo sportivo. Idolatrano le squadre europee e quando c’è una partita contro di loro, i tifosi partono già con il timore. 

Personalmente, non mi interessa il calcio, i mondiali sono una distrazione leggera e per nulla fondamentale. Devo ammetterlo, la partita del Messico contro la Germania l’ho vista a cuor leggero e mi aspettavo una strage, una vittoria tedesca con più di 4 gol. Invece no, ha vinto il Messico uno a zero. Devo riammettere che tifavo Germania anche per uno scandalo che ha coinvolto la squadra messicana. Pochi giorni prima si era che scoperto che alcuni calciatori avevano contrattato una ventina di puttane per fare festa. Non ricordo il numero preciso di giocatori e di puttane, ma la proporzione era di tre “sexoservidoras” per giocatore, fatevi una ricerca su google se volete sapere l’algoritmo preciso. Pensate che uno dei giocatori ha richiesto e ottenuto un permesso speciale dall’allenatore per poter raggiungere la moglie (che era all’altro lato dell’oceano) per cercare di salvare il suo matrimonio. Ha ha, povero sfigato traditore di me*da. Vabbè, dopo lo scandalo il clima del paese era a metà fra l’ironico e l’incazzato, pensando che i giocatori stessero sprecando soldi e energie dietro a…minigonne a pagamento, invece la vittoria nella partita ha ribaltato gli animi. 


Poi c’è stato il dopo partita, alcuni tifosi messicani si sono comportati in maniera spregevole, bruciando la bandiera tedesca, maltrattando altri tifosi, celebre è diventato una carogna che ha fatto scendere dalla sedia a rotelle un connazionale che aveva la maschera di Amlo, un candidato alla presidenza (a proposito, domenica ci saranno le elezioni politiche). La Fifa ha chiesto e ottenuto il silenzio dalla tifoseria messicana, perché se non lo sapete uno degli slogan più frequenti è puto (frocio). 
Una strana leggenda dice che tifare o essere del Cruz Azul porta sfiga e fa perdere, perché con difficoltà riescono a vincere una partita. Così, vari tifosi messicani hanno regalato ai tifosi delle squadre avversarie magliette del Cruz Azul per “gufarli” 😀

Oggi una lezione è stata cancellata, perché c’era la partita e so che la maggior parte degli studenti voleva vederla. La partita è cominciata alle 9 di mattina e non avevo pane per fare colazione, allora sono uscito camminando per raggiungere l’alimentari più vicino. Vi giuro che quando è cominciata la partita ho potuto sentirlo perché tutte le televisioni erano accese col volume alto e io camminando passavo da una casa all’altra. Come un ponte radio!

La situazione era complicara perché il Messico poteva passare agli ottavi o no, dipendendo dalla vittoria contro la Svezia o la contemporanea partita della Germania contro la Corea. Qui uno schema della possibilità.


Ed è successo l’incredibile, il Messico ha perso tre a zero…ed è passato agli ottavi perché la Corea ha vinto contro la Germania! Così è cominciato un fenomeno strano, i messicani hanno cominciato ad adorare i coreani che vivono nel territorio nazionale e che, bisogna precisarlo, sono una comunità numerosa qui nella capitale. Mi sono divertito leggendo le reazioni e ve ne pubblico alcune. 




La domanda che mi faccio è: questo è stato uno slancio di amore spontanea e pubblico…quando la squadra nazionale perde, si sente astio contro i cittadini della nazione avversaria? Anche se sono solo degli impiegati? Credo proprio di sì, vedendo tutti i meme di felicità degli italiani, dopo aver saputo che la Germania se ne torna a casa.

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