Tepoztlan, la piramide e animali pucciosissimi

Se avete a disposizione più di una settimana di tempo e siete nella zona di Città del Messico, il mio consiglio è che andiate a visitare una cittadina vicina, chiamata Tepoztlan, nello stato di Morelos. La cittadina è facilmente raggiungibile via autostrada o con un autobus interurbano. 

La parte più interessante della cittadina è sicuramente il Tepozteco, un monticello che la sovrasta. Sulla cima del monte è stata costruita una piramide! La salita è abbastanza dura, ma ce la potrete sicuramente fare. Non è pericolosa ma io vi consiglio di arrivare presto per evitarvi la doppia fila. Sì perché il cammino che si fa alla salita vale anche per discendere, e nei punti in cui si fa stretto o dove le pietre sono meno stabili…lì sono cazzi vostri se avete anche una famiglia messicana cicciottella che sta andando nella direzione opposta. Quindi, partite presto per salire e al momento di scendere fate tutto con calma. 

Dicevo, una volta giunti sulla cima potrete ammirare i resti di una piramide. È del secolo XII-XIV, e aveva sulla cima un tempio dedicato a Ometochtli-Tepoxtecatl, divinità del pulque e del raccolto. Vicino alla piramide hanno costruito un bar che offre delle bibite rinfrescanti e energizzanti per chi è appena arrivato, credo che le chiamino con il folklorico termine di “levanta muerto”. 

Altra cosa pucciosa sono gli animali che lì ci vivono. Potrete infatti ammirare una comunità ben nutrita di cuatimundi, dei mammiferi molto simpatici. 

Cibo tipico di questa regione sono gli itacate. Se siete lettori affezionati di questo blog, saprete sicuramente che itacate è un termine che si usa per nominare gli avanzi che si portano via e si mangiano il giorno dopo. Bè a Tepoztlan sono invece delle gorditas triangolari che si possono riempire con un po’ di tutto e si mangiano per colazione. 

Se scendete in tempo potete anche fare un giro per il paesino che è “coloniale”, parola che in Messico indica i borghi ben conservati o non sventrati dall’urbanismo senza controllo. C’è anche una buona zona di mercato artigianale quindi un giorno in questo paesino è un giorno ben speso. 

Ah, le foto sono mie 😀

Pubblicato in Luoghi unici | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

I messicani e i diminutivi

Chi ha vissuto qualche mese in questo paese o ha passato un buon periodo con un messicano, si sarà sicuramente reso conto che i messicani usano moltissimi diminutivi, e a volte il risultato può sembrare infantile o vagamente Cursi, sdolcinato.

Son 40 pesitos por favor

Me da un poquito de jamoncito?

El quesito es bien bara bara!

En la mera esquina hay una tiendita donde vended de todo

Agréguele un tantitito de sal

Te vas derechito al infierno!

Y otras ridiculeces…perdon! Questo genere di alterazioni ti danno la sensazione di star parlando con un bambino, o che l’adulto che ti sta di fronte ti stia trattando come bambino o si stia prendendo gioco di te. In realtà, nella maggior parte dei casi l’interlocutore nemmeno si accorge di quel che sta dicendo, lo fa per abitudine, sicuramente per averlo adottato dalla famiglia e da tutte le persone con cui parla quotidianamente. Possibilmente, il parlare con diminutivi rende più leggera una richiesta e sembra trasformare in più amabile il discorso con un amico, parente o uno sconosciuto. 

È anche probabile che questo genere di tono sia indicativo della fragilità e dell’incertezza del carattere messicano, che cerca sempre di evitare parole troppo forti per non rompere quello che considera importante. 

Un caso eclatante di diminutivo è il sostituire Hombre e mujer con niño e niña. In questo caso, si cambia proprio la parola e il risultato è qualche volta agghiacciante. Tipo, “éste es el baño de niñas, los niños van allá.” No manches, e io dove piscio, che sono adulto?

O “es que estoy saliendo con una niña que es muy celosa”. Mi congratulo o ti denuncio come pederasta?

Ho appena avuto una breve avventura ospedaliera e questo mi ha permesso di vedere che i diminutivi non sono parte solo della lingua popolare ma che entrano anche in ambiti professionali alti come quello medico. Frasi come “levante su patita”, “le voy a picar la espaldita”, “cierre su manita”, “ahorita pasamos y le ponemos otro parchecito” non erano dette al reparto pediatrico, ma da un dottore cinquantenne e visibilmente professionale a uno straniero villoso e acciaccato. 

Pubblicato in Civiltà, Io, insegnante | Contrassegnato , , , , , | 3 commenti

Orribili bontà, il huitlacoche

Oggi articolo di cucina, dopo tanto che non ne parlo!Il protagonista di questa settimana è il huitlacoche, una bestia strana. È un fungo che cresce sul mais. A tutti gli effetti un’infestante, provoca formazioni tumorali alla pannocchia che comincia ad avere formazioni nero-bluastre, con chicchi enormi. Una cosa orripilante. Non per nulla in Francia lo chiamano charbon du maïs, corn smut in inglese e lo distruggono appena avvistato per evitare il contagio di tutta la piantagione. 


Se non fosse che dall’epoca precolombiana questa cosa si mangia. Sì perché il huitlacoche si usa per farne farina o anche come alimento singolo. In tutto il mondo questa piaga viene distrutta prima che si propaghi mentre in Messico si considerava una vera e propria benedizione, ho visto qualche articolo che lo chiamava caviale azteca. La farina ricavata dalla macinazione di questo mais “infestato” prende un colore scuro. 

Volendo potete anche farvi una quesadilla di huitlacoche, che ha un gusto decisamente amaro. A me non piace molto, mangiato in questo modo, ma i gusti son gusti!
Dal punto di vista alimentare il huitlacoche è una bomba. Ha pochissime calorie ed è provvisto di due aminoacidi essenziali che il corpo non riesce a sintetizzare. 
Quindi, se vi capita l’occasione, mangiate le tortilla o le quesadilla verdi, che a parte di essere molto fotogeniche, fanno anche bene!

Pubblicato in Cucina | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Atlantide chilanga

Siamo in pieno periodo delle piogge, sono i mesi che più odio. Sì, è bellissimo che la natura rispetti questa periodicità però i problemi cittadini ne vengono peggiorati, traffico, incidenti, ritardi e quando la situazione diventa grave ci sono le inondazioni. 
Mercoledì e giovedì ce n’è stata una grave, che ha colpito varie zone della città. Una bomba d’acqua (termine adorato dal giornalismo italiano) si è “riversata” sulla capitale il mercoledì pomeriggio. Di conseguenza, il rientro a casa per centinaia di migliaia di persone è diventato un vero inferno! Una linea del metro, quella arancione (Barranca del Muerto-El Rosario) si è inondata e hanno dovuto chiuderla, con tutta la gente dell’ora di punta del ritorno dall’ufficio che non ha potuto accedervi. Effettivamente questo problema ha causato altri disastri a catena. 
Chi ha il varo (la grana) ha chiamato un Uber, ma la domanda in crescita ha fatto aumentare il prezzo fino a livelli…europei. Così, l’alternativa Uber è diventata presto impraticabile. E allora? Tutti in strada camminando! Si sono formati cortei di pendolari che cercavano di accedere alla piu vicina stazione del metro ancor aperta, di altre linee. Il metro è disposto su livelli differenti e c’è un motivo se proprio quello più profondo si è colmato d’acqua. Per chi era in macchina, la situazione non è differente, perche alcune zone inondate sono diventate impraticabili, altri parcheggi si sono trasformati in cimiteri di auto perché l’acqua era tanto alta da causare la perdita totale del veicolo. Uno studente mio è tornato a casa all’una del mattino. 

Come al solito, dopo il disastro c’è un brevissssssimo momento di ricerca di cause e soluzioni. Cause: Città del Messico è in una posizione sfortunatissima. Certo, se fosse una capitale dell’età del bronzo abitata da meno di centomila persona, sarebbe una figata pazzesca. Ma non lo è. Mi spiace per tutti quelli che mitizzano il passato, ma se anche Tenochtitlan fosse sopravvissuta nella sua forma originaria, una laguna con delle isole abitate e delle chinampas a uso agricolo, avrebbe avuto solo due possibili destini. Diventare una capitale moderna, e quindi prosciugare la laguna per poter fare posto a nuovi edifici, o trasformarsi in una Venezia messicana, bellissima e inutile come quella nostrana. Perciò, la colpa principale dei disastri idrici della città è dovuta in parte al fatto che l’hanno scelta come capitale.

 Seconda causa, molto meno fatalistica, è l’inciviltà dei suoi abitanti. Ogni volta ripetono una statistica in cui si dice che la metà degli allagamenti è dovuta alla sporcizia che ottura le tubature e i tombini. Infatti, ogni volta mostrano foto e video degli addetti che cercano di sgorgare tutti gli accessi bloccati dall’immondizia. Quindi, se dobbiamo proprio parlare dei rimedi, credo che il rimedio supremo sarebbe evacuare la città. Non si può? Ok. Allora sarebbe meglio che chi ci abita getti l’immondizia dove deve andare e non lasciarla cadere con nonchalance. 
Come sempre, finiamo l’articolo serio con un po’ di ironia di meme.

Pubblicato in Luoghi unici | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 1 commento

Siamo un po’ tutti ibridi culturali, ma per favore la michelada NO!

Penso che una delle cose più belle di trasferirsi in via definitiva in un altro paese sia quella che la cultura del posto ti entra dentro e ti modifica. Almeno, questo succede se vivi concretamente nel nuovo paese e non ti sei rifugiato in una bolla di connazionali per evitarne il contatto. Così, lentamente diventi un ibrido. Questa ibridazione culturale è bellissima perché dimostra che la nostra identità è molto, MOLTO, elastica e dipende più dal nostro habitat che dalle nostre credenze che erroneamente consideriamo adamantine e infrangibili. Sei veneto solo perché sei nato e cresciuto in Veneto. Se fossi nato marocchino, saresti stato un orgogliosissimo Aziz, come dicono con ironia Los massadores nella canzone Jijo. Voglio stavolta scrivere su tutti i comportamenti ibridi che ho notato in me, e invito anche voi a dare il vostro contributo. La maggior parte dei lettori sono messicani in Italia o italiani in Messico ma ce ne sono altri che leggono da paesi differenti, sono curioso di conoscere la vostra esperienza. 
– Il tono e il ritmo della parlata, dipendono dal paese in cui avete passato più tempo ultimamente. Nel mio caso, ogni volta che torno in Italia mi dicono che sembro spagnolo. Questo si deve al fatto che se in Italia si becca uno che parla spagnolo, automaticamente è spagnolo. Anche per questo, tutti i cantanti di Reggaeton o merda affine vengono considerati cantanti iberici. Al visitare un amico che non vedevo da quattro anni, ho potuto parlare in dialetto ma lui mi ha confermato che il dialetto che stavo parlando…non era dialetto, perché il tono era completamente differente. 
– Cibi. Le pietanze e i pasti delle due culture convivono ma non si mescolano. Per esempio, di solito con mia moglie facciamo la colazione italiana e la cena messicana. Non è qualcosa che abbiamo deciso volontariamente, è più qualcosa che si impone con il tempo. La domenica la colazione è rigorosamente dolce, con cereali o fette biscottate e marmellata, e il pranzo e la cena sono sempre con le salse sulla tavola, e sono io a mettercele perché mia moglie quasi non mangia piccante. 
– i tabù alimentare delle due culture convivono invece di rompersi. Continuo a pensare con raccapriccio allo zio di mia moglie che ha messo aguacate (avocado) alla pasta al pesto che gli avevo preparato (mai più). Non mi farei mai un taco di soppressa, come non metterei mai (MAI) crema a qualsiasi pasta che preparassi, difetto che noto ogni volta che in Messico preparano la pasta. Sulla pizza la questione è differente. Se mangio una pizza italiana la mangio “all’italiana”, con olio e peperoncino in polvere al massimo (in pizzeria qui non si incontra quasi mai l’origano). Se mangio una pizza azteca o al pastor, ben volentieri ci metto Salsa Valentina. 
– i gesti si mescolano. Se in Messico uno fa o mi chiede una cosa assurda, gli faccio il gesto della manina, che fra parentesi è la gestualità italiana più famosa a livello internazionale, le dita riunite e la mano che si scuote leggermente avanti e indietro. Se attraverso la strada in Italia, alzo la mano a livello della faccia, insegnando il dorso all’autista che mi ha lasciato passare, è il gesto messicano per dire grazie. Non me ne frega niente del fatto che lui non capisca cosa voglia dire, lo faccio automaticamente e penso sempre in ritardo all’errore commesso. 
– insulti e imprecazioni creano un mix imbarazzante, comprensibile solo ai bilingue. Sparate come pinche puttaniere malparido, o fiol de na puta. Evito di scrivere le bestemmie ma anche lì c’è un sincretismo che potrei fare invidia all’Egitto tolemaico. Serapide spostati, lasciami passare. 
– alcune parole fortissime, veri fiori all’occhiello della lingua, sfondano le frontiere semantiche e idiomatiche e cercano il loro posto in tutte le conversazioni. Dallo spagnolo, parole come pinche o naco spingono per cercare di essere usate anche quando parlo italiano. Vorrei insistere con l’accademia della Crusca perché accetti in gran velocità la meravigliosa versatilità di pinche. Allo stesso modo, vorrei poter usare la parola furbo quando parlo in spagnolo, dato che non posso tradurla. E mi piacerebbe poter dire “me está tomando por el culo” perché dire che “me está viendo la cara” mi sembra troppo leggero. Però immaginatevi la reazione messicana all’ascoltare la prima espressione. 
– rimarranno pochissime abitudini alimentari quelle incompatibili o che non riescono a metter radice nella tua o altrui persona. Io considero ancora un’aberrazione ogni modifica che si faccia alla birra. Lasciatela in pace! Cristo, la salsa maggy NO! E nessuno che io conosca qui in Messico mangia la liquirizia con piacere. Sono battaglie perse. 
– anche gli istinti negativi, come il razzismo, diventano in qualche modo compatibili con la persona immigrata o in certa forma più “comprensibili”. Ho già scritto tanti articoli sul razzismo messicano, perché ora lo posso intercettare facilmente, però il fatto stesso che uso con frequenza la parola naco significa che sto disprezzando una persona per il suo modo di comportarsi (di solito alla guida) definendolo con un termine quasi etnico. Conosco anche dei messicani in Italia che sono diventati razzisti “all’italiana”, chi ha orecchie per intendere intenda!
– per ultimo, il tema più importante. La tua personalità stessa cambia. Non è solo questione di cucina e lingua, è proprio un’altra forma di vivere la vita. Trasferendomi nella capitale, non mi è toccata la versione soft del Messico, quella che sempre viene idealizzata, tipo trovare il gusto di vivere in tutto, mantenere la calma e il contegno, poter scherzare su ogni tema, pure la morte. So che in cinque anni sono diventato più aggressivo ma anche più consapevole delle mie capacità. Mi stresso come sempre ma questa volta vedo risultati e digerisco le piccole e grandi tragedie con una resilienza che mi sorprende, almeno finché non sono in famiglia! Quando mia mamma ha sbagliato uscita in autostrada, rischiando di farci perdere il volo, sono sclerato come d’abitudine!
Se dovessi tornare in Italia a vivere, sono sicuro che la versione messicana di Denis mi sarebbe molto utile. 

Pubblicato in Civiltà, Cucina, La mia avventura | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

La comodità di avere eroi della patria

Tutti i paesi del mondo, o almeno, tutti quelli di cui ho conoscenza, funzionano con un concetto artificiale che è la nazione. 

Non voglio che questo articolo si trasformi in un saggio di filosofia politica o in una sparata di antropologia politica, perché non ho il tempo di farlo e soprattutto non ne ho la capacità, ma magari posso lasciare qualche idea per farvi pensare mentre bevete il caffè. 

Siamo un gruppo (ora numeroso) di animali, sparsi ormai sull’intera superficie asciutta di questo pianeta. Le differenze genetiche sono minime, questo ci identifica come un’unica razza. Se volete fare una prova empirica, basta vedere le coppie “multirazziali” (concetto stupido già in partenza): se un uomo e una donna provenienti dalle parti opposte del pianeta possono avere un figlio sano e fertile anch’esso, significa che non sono di due razze diverse. Per lo stesso motivo, sarebbe stupido continuare a parlare di “razze di cani”. Mettete insieme una Chihuahua e un pastore tedesco e avrete una cucciolata sana e una madre sventrata ma felice. 

Bene, quest’ideale di unità è ancora più chiara se visto da satellite. Il pianeta è cosparso di montagne, oceani, fiumi. Pochissime volte le frontiere geografiche coincidono con le frontiere politiche di un paese. Diteglielo all’Irlanda del Nord. Così, gli ultimi quattromila anni di storia scritta ci hanno insegnato delle divisioni artificiali fra un “noi” e un “loro” comodo ma difficile da giustificare. All’inizio magari era un semplice al di qua e al di là del mare, poi una differenza nel nome che si usava per definire l’invisibile, poi una differente maniera nell’esprimersi, nel gesticolare. Il tribalismo è un concetto visibile in tutta la storia del mondo. Questa divisione culturale, squisitamente umana, ha avuto una nuova arma con la nascita del concetto di nazione. Che diavolo è una nazione? Normalmente è un gruppo di persone accomunate da una lingua, un territorio, una storia in comune. Chiaro che i limiti si possono stiracchiare finché volete per poter farci stare dentro chi preferite. Così, abbiamo la nazione palestinese (senza territorio) o la nazione Svizzera (con tre lingue) o la freschissima nazione del Montenegro che ancora non ha una storia nazionale semplicemente perché era parte del più grande percorso della penisola balcanica. Cosa importantissima per definire una nazione è che le altre nazioni la riconoscano. Cioè, è autopoietico! Sono nazione se un’altra nazione dice che lo sono. E così si spiegano i vari tentativi indipendentisti, come la Catalogna, che non sarà nazione finché la nazione in cui si trova (la Spagna) la riconosca come…nazione. 

 

Questo concetto di identità nazionale ha bisogno per forza di cose su cui puntellarsi, perché fa acqua da tutte le parti, ed ecco entrare in campo gli eroi nazionali. Sono facilissimi da identificare, perché li potete trovare sulle monete, sulle vie e sulle piazze. Nel caso messicano, il pantheon è un’accozzaglia di persone prese da 700 anni di “storia patria”, mescolando vinti e vincitori e creando una linea continua che esiste e esisteva solo nella testa di chi è al potere e vuole indottrinare il popolo. Abbiamo quindi gli eroi che si vedono e ripetono nella toponomastica e nelle banconote: Nezahualcoyotl, Benito Juarez, Sor Juana, Miguel Hidalgo, Morelos, Zapata, Madero…poi qualche decina di rivoluzionari, che quasi tutti i messicani conoscono solo di nome. Meno presente avete Francisco (Pancho) Villa, forse per la componente violenta del suo personaggio, anche se viene nominata in suo onore la stazione Division del Norte, la truppa che lui comandava. 

Effettivamente ci sono due enormi, ciclopici assenti. Li indovinate? Hernan Cortez e Porfirio Diaz. Ora, se vogliamo creare un punto di origine del Messico attuale, questo è proprio la Conquista. Cortez ne è il protagonista indiscusso. Allora, perché si evita? Credo sia abbastanza evidente, perché sarebbe come celebrare un massacro. Eppure, noto a volte una certa tendenza a “angelicare” gli aztechi o a rendere più buono un bando. Le uniche opere che ho visto in cui si dimostrava l’estrema violenza e ingiustizia di tutti e due gli schieramenti, sono dei quadri di Orozco che sono nel museo Carrillo Gil. Lì si possono vedere dei demoni battersi fino alla morte. Non vien voglia di tifare proprio per nessuno. 


Quindi, Cortez non si celebra perché è un distruttore di mondi. Sì, peccato che senza di lui il Messico non esisterebbe come oggi noi lo conosciamo. 

Passiamo a Porfirio Diaz. Questo presidente messicano è, a titolo di fatto, un dittatore, cioè un politico che non ha mai voluto rinunciare alla suprema carica istituzionale e perciò viene (giustamente) mal visto da un paese che (si dichiara) democratico. Ciononostante, più che a un despota Neroniano io lo paragonerei a un Ottaviano Augusto. Il Messico che Porfirio ha plasmato è un paese sorprendente, con un’industria in crescita, numerosissimi contatti diplomatici e intese soprattutto con la Francia (non per nulla Porfirio scappò e morì proprio a Parigi). La ferrovia si stava sviluppando, e il progetto fu abbandonato solo alla caduta del Megapresidente. Per invogliare artigiani abili, si organizzarono dei bandi a livello mondiale e questo portò alla migrazione di piccole comunità europee sul suolo messicano (vedi Barcellonette e Chipilo). Questa fu una spinta per l’attività artigianale e industriale grazie alle tecniche che gli artigiani portavano inevitabilmente con sé. Era un paese che cercava di stare al passo con il ruggente secolo che stava terminando, e quasi ci riusciva. Però non voleva cedere il potere. Se è per questo, neppure Benito Juarez voleva farlo, però la sua figura pubblica ha avuto un destino ben differente. 

Cosa differenzia un rivoltoso, un eroe e un martire? Il rivoltoso comincia una ribellione che viene schiacciata. L’eroe comincia una ribellione che rovescia il potere e crea una nuova storiografia autocelebrandosi. Il martire fa una ribellione, muore, poi altri con idee simili riescono a vincere e lo “ripuliscono”, strumentalizzando la sua morte e trasformandolo in puntello per il nuovo governo. Da questo punto di vista, politica e religione possono avere delle coincidenze inquietanti. 

Pubblicato in Storia | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Elezioni nell’Edomex, ridiamo per non piangere

In Messico due settimane fa ci sono state le elezioni “provinciali”, diciamo che alcuni stati della Repubblica dovevano votare le giunte e il governatore del proprio territorio. Cercate sempre di ricordare che il sistema politico messicano e quello italiano sono differenti e gli Stati messicani hanno più potere legislativo delle regioni italiane. 

Fra gli Stati che avevano le elezioni c’era anche l’Edomex, lo Stato del Messico. Questo Stato circonda quasi completamente la capitale ed è cruciale per tutta la repubblica. Non solo per la sua centralità o il numero di abitanti, ma anche perché è una cartina tornasole dell’opinione politica nazionale. Come dire, chi vince nell’Edomex, vince nella Repubblica. 


Ora, per capirci un attimo devo dare un minimo di spiegazione dei partiti politici. 

Il Pri (Partito rivoluzionario istituzionale) è stato per decenni il partito di governo, come se fosse una Democrazia Cristiana messicana. Nonostante il nome ossimorico (a chi cazzo è venuto in mente di usare il nome rivoluzione e istituzione nello stesso titolo) è un partito di destra. Quasi completamente marcio, è funestato dalla corruzione e dal nepotismo. Secondo partito è il Pan (partito di azione nazionale), anche questo di destra. Ha avuto il merito storico di rompere il monopolio della Dc…perdon, del Pri. Nel 2000 ha messo alla presidenza il panista Fox e nel 2006 il panista Calderon. Nell’elitismo messicano, ho visto che il pan viene considerato un partito di persone ricche, perciò molte volte viene votato da chi è (o spera di potersi considerare) di una classe sociale alta. Il Prd (partito della rivoluzione democratica) è di sinistra e ha conquistato differenti stati della repubblica, e soprattutto è il partito vincente nella capitale. La sua vera forza, però, era Amlo, Andres Manuel Lopez Obrador. Questo politico è stato governatore della capitale e nel 2006 era candidato presidenziale. Ha sfiorato la vittoria, e ha fatto una cazzata mastodontica: dopo aver dichiarato che c’erano stati brogli, è andato in piazza e ha fatto il giuramento come presidente. Come potete immaginarvi, c’era il rischio reale di una guerra civile. Dopo vari mesi di proteste, è tornata la tranquillità. Nel 2014 per conflitti interni al partito è uscito ed ha fondato Morena (Movimento di Rigenerazione Nazionale) attualmente il quarto partito papabile alla presidenza. Ripetendo, i partiti importanti sono Pri, Pan, Prd e Morena. Poi esistono le briciole, partitini senza speranza che solo servono per fare coalizione. Il più ipocrita e spregevole è il Partito Verde. 

Ok, riprendiamo. L’Edomex è la roccaforte del Pri, ha sempre votato per questo partito. Nell’Edomex si è presto visto che c’erano solo due possibili vincitori, il Pri e Morena. Il Pri ha postulato il cugino dell’attuale presidente (cof cof, nepotismo) e Morena ha postulato una politica di nome Delfina. 


Appena cominciata la campagna elettorale sono partite le corruzioni di massa del Pri. Alla gente vengono regalate borse della spesa, cisterne da mettere sul tetto, elettrodomestici o direttamente una banconota da 500 pesos, tutte con la fascetta del Pri e il viso deretanico del cugino presidenziale, chiamato Del Mazo. I gadget si sprecano.


 I giorni delle elezioni, si sono manifestate enormi e vistosissime irregolarità. Alcuni seggi non sono stati aperti, dove la zona era quasi completamente devota al partito Morena. Teste di maiale sono state scaricate davanti a tre sedi del partito Morena, per minacciare. 

Ci sono stati acarreados come sempre, cioè persone pagate (a volte solo con un panino e una bibita scadente) per venire trasportate a votare o a fingere di manifestare a favore del Pri. Al momento del conteggio, scene ridicole, con scrutatori che mentre contavano passavano da 500 a 800 direttamente. Per fortuna ci sono prove audio e video. Terminato il conteggio, risulta vincitore il Pri con Del Mazo. Morena denuncia un broglio elettorale e pochi giorni dopo a questo partito si aggiungono tutti gli altri. L’Istituto federale per le elezioni, organismo nato proprio per evitare i brogli…conferma i risultati. Due giorni dopo, con una faccia di merda degna di un film parodico, il governo dello Stato approva degli aumenti di tutti i trasporti pubblici. Come dire, grazie per aver votato per noi, eccovi la supposta. Per concludere in bellezza, a pochi giorni dalle elezioni si è svolta una manifestazione degli acarreados, che si lamentavano di non essere stati pagati con i 900 pesos promessi dal Pri! Messico, davvero un paese surreale o distopico. Vedendo il clima che si è presentato nell’Edomex, credo che alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo la situazione diventerà pericolosa. 

Pubblicato in Civiltà | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento